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Fueguia 1833: tracciabilità nell’industria del profumo

La cultura, la storia e il territorio del Sud America imbottigliate in uno stabilimento a Milano, che investe in macchinari per l’estrazione delle molecole 

Lampoon: Julian Bedel

La prima fonte d’ispirazione per Julian Bedel – naso e fondatore nel 2010 di Fueguia 1833 – è sempre stata l’Argentina, luogo in cui ha vissuto fino all’età di 35 anni. Venendo da una tradizione di proprietari terrieri, Bedel ha iniziato a conoscere la natura dei paesaggi argentini fin dall’infanzia: la sua famiglia aveva una proprietà di duemila ettari in Entre Ríos, a nord di Buenos Aires, in cui gli animali erano liberi e le specie native prosperavano. Il giovane Bedel era solito prendersi cura dei fiori e delle piante, lavorando dall’alba al tramonto a contatto con la terra. I primi passi nel mondo della profumeria non sono stati mediati da una conoscenza dell’industria o del mercato. Bedel ha appreso le nozioni base di formulazione studiando la composizione di legni, olii, radici e fiori, e ha iniziato a individuare ricorrenze e affinità tra gli elementi volatili man mano che la sua formazione progrediva. «Lavorare con le molecole significa non conoscere l’identità di un ingrediente. È nello stadio della semiotica che si inizia a capire. Mescolare le piante è un modo di aggiungere complessità a un profumo»

Fueguia 1833: materie prime

Le materie prime sono selezionate e trasformate nel rispetto della complessità del loro profilo aromatico. In termini di processo, quando una pianta o un fiore è scelto come l’elemento principale di un profumo, un creatore deve svolgere ricerca sulle molecole volatili che lo costituiscono per poter elevare la bellezza dell’ingrediente. Il legno, ad esempio, è un ingrediente da 80 molecole; un fiore ne ha circa 150. Attraverso la fermentazione – di ingredienti come tabacco, cacao o oud – il conteggio sale a 300. Arrivare a comprendere la pianta con cui si deve lavorare permette di identificare i potenziali di compatibilità tra i vari elementi: combinazioni con piante le cui molecole o componenti assomigliano a quelli dell’ingrediente principale.

Fueguia Botany in Uruguay

In Uruguay, a cinque chilometri dalla costa, si trova Fueguia Botany: una piantagione di cinquanta acri che ospita centinaia di piante aromatiche originarie del Sud America, tra cui agrumi, vetiver, iris, marcela, acacia, ma anche specie invasive e piante medicinali. Fondata nel 2016, Fueguia Botany è il luogo in cui Bedel, memore delle esperienze nella piantagione di famiglia, ha iniziato ad approfondire lo studio dei processi di fermentazione di fiori e piante. Oggi questa è la base di ricerca e sviluppo del brand, dove il team sperimenta con i metodi estrattivi e le tecniche produttive. La sede dispone di un laboratorio attrezzato per l’estrazione supercritica ad anidride carbonica, che permette di distillare gli ingredienti applicando basse temperature, senza l’uso di solventi, e di visualizzare picchi e concentrazioni nelle molecole di una pianta. 

Lo stabilimento di Fueguia a Milano

L’intero processo produttivo si snoda a Milano, in uno stabilimento di mille metri quadri, cui si aggiunge una sede di cinquecento metri quadri dedicata alla lavorazione del legno per mobili, elementi di display e packaging. Anche il controllo qualità, lo studio degli allergeni e dei pesticidi, così come delle formule, dell’estrazione e della purificazione avviene qui. Le essenze sono unite all’etanolo e a componenti idratanti prima di attraversare un processo di macerazione, maturazione e filtraggio che si conclude con l’incisione, il riempimento, la chiusura e il confezionamento delle bottiglie. A marzo 2021 il brand ha speso 2.5 milioni di euro in attrezzature per il suo reparto di ricerca e sviluppo, approfittando degli incentivi diretti a sostenere l’automazione industriale. «Abbiamo investito in gas-cromatografia, spettrometria di massa e HPLC (cromatografia liquida ad alte prestazioni). Durante la fermentazione degli ingredienti, quando cerchiamo acidi boswellici – derivanti dalla resina di Boswellia sacra, Boswellia frereana e Boswellia serrata – queste tecnologie ci permettono di quantificarli e controllarne lo sviluppo nel tempo. Ci permettono di identificare il contenuto di terpeni nei materiali che acquistiamo, come la quantità di vetiverolo nel vetiver e di patchulolo nel patchouli, di allergeni e pesticidi». Per quanto riguarda le attività di ricerca e sviluppo, il team di Fueguia 1833 è impegnato nello sviluppo di un processo che prevede il congelamento dell’etanolo a -80°C: come spiega Bedel, «a queste temperature l’etanolo diventa selettivo nell’estrazione delle molecole, ed evita clorofilla e cere. È un modo per ottenere potenti estrazioni a base d’etanolo, riciclandolo, e utilizzando la cera avanzata nelle nostre candele». Si tratta di tipologie di investimenti che, sebbene non generino un immediato ritorno monetario, consentono al dipartimento di ricerca di ampliare le proprie capacità e competenze attraverso la sperimentazione.  

L’età di un profumo

Quando Bedel si accorse delle discrepanze tra l’odore di una fragranza appena prodotta e una prodotta uno o due anni prima – la cui essenza aveva avuto la possibilità di maturare e l’etanolo di ammorbidirsi – il concetto delle edizioni prese forma. «Nel 2016 iniziammo a mettere da parte il 10-15% della nostra produzione per offrire edizioni vintage. Aspettiamo cinque anni, quindi le imbottigliamo e le confezioniamo con un’etichetta vintage». Il metodo creativo di Bedel è un altro aspetto che permette al fondatore di risparmiare tempo, energia e risorse: questo prevede la stesura della formula in un foglio Excel, o su carta, successivamente modificata e bilanciata in laboratorio, per poi essere elaborata automaticamente – insieme ai 150 ingredienti necessari alla creazione del profumo – da un macchinario. Perseguendo la medesima prospettiva, il brand ha recentemente investito in un apparecchio tecnologico che consente di catturare le molecole volatili di un ingrediente, riproducendo il loro esatto odore senza che sia necessario cogliere il fiore o la pianta da cui esse hanno origine, rispettando l’integrità della natura e favorendo un approccio conservativo, che operi in armonia con l’ambiente. 

Le sedi sono alimentate a energia eolica, mentre le scatole dei loro profumi, così come gli interni della boutique di Milano, derivano da scarti di legno e avanzi di alberi caduti della specie Picea abies, o abete europeo, solitamente utilizzato come legno per la produzione di strumenti a corda. Durante la produzione, inoltre, non sono utilizzati i derivati dei muschi policiclici, elementi comuni in profumeria in grado di danneggiare le specie acquatiche. «Non vedo la sostenibilità come uno sforzo», sostiene Bedel. «Al contrario, si tratta di una scelta economicamente vantaggiosa». L’approvvigionamento dei materiali, la tracciabilità, le condizioni e la retribuzione dei lavoratori e la sostenibilità del processo (in termini di consumo energetico, rinnovamento delle colture e contaminazione delle acque) continuano a costituire aspetti critici per l’industria del profumo: nonostante l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, il settore fatica ad adottare norme e pratiche volte a rafforzare la sostenibilità delle proprie attività. Secondo Bedel, parte dei motivi che sottendono tale resistenza al cambiamento sono riconducibili alla mancanza di consapevolezza della clientela. «Non siamo stati addestrati a vedere cosa c’è dietro un profumo, o cosa comporta la sua produzione. I proprietari dell’industria dei profumi inseguono il profitto: se il cliente non chiede, gli viene dato ciò che c’è già. Da parte del cliente c’è una mancanza di responsabilità. Nel momento in cui le persone smettono di comprare, il paradigma cambia».

Le boutique Fueguia 

Le boutique Fueguia si trovano attualmente a Milano, New York (Madison e Soho), Tokyo (Roppongi e Ginza), Londra (Harrods), Buenos Aires e Jose Ignacio (Uruguay). I prodotti Fueguia sono disponibili attraverso una rete di partner di distribuzione.

Fueguia – fragranze ispirate ai tessuti

Fueguia 1833 presenta una selezione di fragranze ispirate a materiali tessili: denim, lino, seta, lana. Queste creazioni si legano a diversi tessuti, permettendo alla fragranza di essere rilasciata lentamente diventando parte dell’indumento stesso. Ogni profumo possiede note che sono complementari ai loro rispettivi tessuti. Dopo il lancio estivo di Indigo (creazione aromatica verde, nata dall’unione di geranio con menta e maggiorana, da abbinare con abiti e tessuti in denim), è la vota di Seda, profumo ispirato alla seta. Sino ad ora venduta esclusivamente presso la galleria di Harrod’s, a Londra, la fragranza è ora disponibile anche nelle gallerie di Milano e New York. Seda è una creazione floreale ambrata, nata dall’unione di gelsomino grandiflorum con gelsomino sambac ed ambra.

Veronica Gisondi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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