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Ortica: il recupero di una tradizione europea può nascere dall’Italia

Pianta selvaggia, l’ortica cresce spontanea nei pressi di terreni azotati. Tessile, agro-alimentare, farmaceutica e sviluppo della biodiversità agricola sono alcuni dei possibili impieghi

Ortica: gli usi nella storia

Nell’antica Roma si utilizzava l’ortica per filare abiti e cordame. In un quadro di Albrecht Durer, pittore e incisore tedesco di fine Quattrocento, un angelo offre dell’ortica al Creatore come regalo. L’esercito di Napoleone indossava uniformi tessute con le sue fibre. A cavallo della Prima e della Seconda Guerra Mondiale sostituì il cotone, diventato introvabile, facendosi per la prima volta spazio nella produzione su scala industriale. Facile da reperire, cresce spontanea, dalla pianura ai 1500 metri di altitudine. Oltre che nel tessile, è impiegata in cucina, cosmesi e farmaceutica. In Italia è una delle piante più comuni da incrociare durante una passeggiata. Nonostante la richiesta di mercato, il clima non ostile alla sua crescita e l’attenzione del manifatturiero verso filati di origine naturale, non si può ancora parlare di filiera di coltivazione a fini industriali.

La fibra che si ricava dall’ortica

Elastica, resistente alla torsione e dalla lucentezza simile alla seta, se lavorata in modo appropriato. La struttura cava della ffibra che si ricava dall’ortica permette di accumulare aria all’interno, creando un isolamento termico naturale e aumentando caratteristiche traspiranti e termoregolatrici dei lavorati. Gran parte dell’ortica utilizzata nel tessile italiano oggi è importata dalla catena Himalayana: qui cresce tra i villaggi delle montagne nepalesi. Moreno Rossi, titolare dell’azienda friulana Phrema Design, acquista in Hymalaya filati di ortica: «Come erba selvatica è una risorsa: si può usare quasi tutta la pianta. Dalla corteccia si ricava la fibra tessile, la parte interna del fusto produce carta di pregio; le foglie sono impiegate in zootecnia. Ho iniziato a importarla in Italia dopo un viaggio in Nepal dove, nel 2016, sono entrato in contatto con una comunità di profughi tibetani. Lavorano l’ortica a mano, in casa. È un prodotto grezzo, macerato con acqua»

Estrazione della fibra dalle ortiche

Esistono più metodi di estrazione di fibra dalle ortiche. I processi naturali sono quelli di macerazione all’aria o in acqua. Il primo, più lungo, termina con la degradazione del fusto della pianta dopo mesi di messa a terra. Il secondo – quello utilizzato dagli abitanti dei villaggi nepalesi – prevede che gli steli siano lasciati in acqua per il tempo necessario ad ammollire prima di essere decorticati. Come sottolinea Rossi «è economico ma ha tempi più lunghi di altri metodi di lavorazione. Più rapido e più costoso è il metodo chimico, in cui all’acqua si aggiungono carbonato di sodio e altri additivi che aiutano a sfibrare meglio. L’ortica ha un colore dalle sfumature verdi e grigie, per sbiancarla e tingerla è poi lavorata con altri additivi. Spesso si parla della completa sostenibilità dei filati in ortica. Bisogna chiedersi: fino a che punto si può ancora parlare di un prodotto 100% naturale se si utilizzano queste sostanze chimiche?». Asciugati i fusti, le fibre sono pulite, estratte dal resto della pianta e selezionate sulla base della loro lunghezza. Segue la fase della torcitura, che rende il filo adatto alla produzione di tessuti. A seconda di come è lavorata in questa ultima fase, può assumere caratteristiche simili a quelle del cotone, oppure della lana, tessuti con cui può anche essere miscelata per filare capi di abbigliamento. Grazie al suo colore verde, è un sostituto di coloranti artificiali per lane, lino e seta.

Global change award 2019 vinto da Green Nettle Textile

Le proprietà dell’ortica

Per crescere in natura all’ortica basta l’acqua piovana. Grazie alla presenza di urticanti, non necessita di pesticidi. Sopporta freddo e siccità e ha la capacità di prevenire l’erosione del suolo in montagna e collina. È nitrofila: ha bisogno di azoto per il suo sviluppo, per questo cresce in prossimità di terreni da bonificare, concimai o casolari e può essere usata per recuperare terreni agricoli con alto carico azotato. Quasi tutta l’ortica presente in Italia è spontanea. Esistono progetti che stanno cercando di costruire una filiera di coltivazione. Passi in questa direzione sono stati mossi dalla sede di Bologna dell’Istituto CNR-IBIMET che, in collaborazione con l’azienda Maeko Tessuti&Filati Naturali, ha lanciato il progetto Rifloc Ortica. Rossi sta lavorando alla fondazione di una rete cooperativa per la lavorazione di fibre animali e vegetali, tra cui quella dell’ortica. Guardando al settore alimentare, nell’aprile 2020 ha preso il via l’iniziativa Filodor, finanziata dalla Regione Emilia Romagna. Spiega Ilaria Marotti, ricercatrice del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e Responsabile Scientifico del progetto: «L’ortica è una pianta con composti funzionali e benefici per la salute: è ricca di ferro e altri minerali. Visto che in Italia al momento non esiste una filiera di coltivazione, ristoranti e agriturismi si affidano soprattutto alla raccolta spontanea, ma in Emilia il suo uso in cucina – per zuppe, minestre e paste verdi – ha radici antiche. Le coltivazioni oggi presenti sul territorio non superano i quindici ettari di superficie. Per il resto è importata da Germania, Polonia, Austria e Olanda». Con Filodor, che dovrebbe terminare nel 2022, «vogliamo aumentare la gamma e la qualità dei genotipi di semi di ortica utilizzabili a scopo commerciale-alimentare, partendo dalla raccolta dei 5 ecotipi del territorio regionale e da quelli disponibili provenienti da Polonia, Svizzera e Germania. La prima coltivazione è partita in un impianto pilota diviso in parcelline di venticinque metri quadri. Le piante saranno selezionate sulla base dei valori nutrizionali e delle performance agronomiche. Concluso il primo ciclo naturale, abbiamo effettuato analisi nutrizionali sia sulle ortiche essiccate che su quelle fresche. Contengono nutrienti come fibre, ferro, aminoacidi, polifenoli, flavonoidi e proteine. Essendo piante nitrofile, valutiamo poi la presenza di nitrati: per ogni genotipo lo scopo è costruire la sua scheda nutrizionale».

La coltura dell’ortica in Italia

Uno dei motivi per cui la coltura di ortica in Italia non è ancora ben sviluppata potrebbe essere di natura burocratica. Spiega Marotti: «Fino a maggio 2018, la coltivazione di specie officinali – tra cui l’ortica – doveva essere soggetta ad autorizzazione prevista da una legge del 1931: un agricoltore poteva coltivarle solo se dimostrava di avere una tradizione familiare in questa coltura oppure un diploma da erborista, altrimenti l’iter burocratico lo rendeva difficile. Con la riforma della normativa, le specie officinali sono ora considerate a tutti gli effetti colture agrarie, quindi liberamente coltivabili. Questo potrebbe favorire lo sviluppo di una filiera di coltivazione dell’ortica». La nascita di un sistema di coltivazione di ortica strutturato, secondo Marotti, «porterebbe anche benefici ambientali in linea con le politiche del Green Deal, aumentando la biodiversità nell’agricoltura tradizionale e aiutando a recuperare terreni agricoli con un eccessivo carico azotato. Dal punto di vista economico è uno strumento che potrebbe rivelarsi importante perché permette di diversificare le colture in azienda in un momento in cui le coltivazioni da reddito sono in difficoltà. L’interesse verso prodotti minori e mercati specifici c’è: le colture di ortica potrebbero far crescere le possibilità di guadagno per gli agricoltori. A Filodor collaborano realtà del territorio emiliano come l’azienda Le Querce, che già utilizza l’ortica per scopi erboristici; la cooperativa agricola sociale Coltivare Fraternità, con cui pensiamo di creare sughi di ortica; l’associazione Panificatori di Bologna, interessati a sviluppare prototipi di pasta e prodotti da forno»

L’ortica in erboristeria

L’ortica è ingrediente per tisane, lozioni, creme, compresse o pillole. Tra gli impieghi popolari: la cura dei reumatismi, la depurazione del sangue e il trattamento di dermatiti dovute a tossine e a scorretta alimentazione. Oggi è considerata un antianemico -per la presenza di clorofilla- e mineralizzante, per la presenza di ferro, calcio, fosforo, magnesio, carotene e vitamine A,C e K nelle foglie. L’ortica è impiegata anche in caso di convalescenze e denutrizione, perché le sue foglie, ricche di sali minerali come il silicio, stimolano e rafforzano il sistema immunitario. Per uso cutaneo ha invece effetto emolliente. È utile nei trattamenti di malattie croniche della pelle. Si usa anche in veterinaria come pianta foraggera. Oltre ad aumentare la resistenza alle malattie infettive, conferisce lucentezza al pelo degli animali.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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