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Le cure prima della chimica: le erbe medicinali dell’Aboca Museum

Il soffitto della Sala delle erbe è cosparso di piante medicinali appese a essiccare, mentre si coltivano a piante officinali quasi 2mila ettari di terreno tra Umbria e Toscana: il primo museo in Europa dedicato alle erbe medicinali

Nel 2019, Palazzo Bourbon del Monte, dimora rinascimentale del Sedicesimo secolo a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, ha accolto oltre 14mila visitatori. È considerato il primo museo in Europa interamente dedicato alle erbe e alla cura dell’uomo nel corso della storia. È stato fondato da Valentino Mercati, presidente del Gruppo Aboca, società di assistenza sanitaria specializzata nella produzione di dispositivi medici e integratori alimentari naturali. Il museo prevede due percorsi: uno storico e uno interattivo. «Quest’ultimo nato di recente, da circa sei mesi. Si chiama Aboca Experience. Causa Covid lo abbiamo promosso poco, ma lo faremo. Racconta l’azienda, la sua storia e i suoi valori», spiega la direttrice del museo Anna Zita Di Carlo. In totale cinque sale interattive progettate insieme allo studio Dotdotdot e dedicate ad altrettanti aspetti della filiera e della vita aziendale. 

Al primo piano del Palazzo c’è il percorso storico. Le sale iniziali espongono reperti e strumenti: «Mortai, ceramiche, vetri e libri antichi», precisa la direttriceI mortai rappresentano l’attrezzo principale per il trattamento delle spezie, utilizzato in passato dalla figura incaricata di lavorarle, cioè lo speziale. Per fabbricarli sono stati impiegati diversi materiali, cambiati con i secoli: alabastro, pietra dura, marmo, ferro, argento, rame, legno, terracotta, ceramica, vetro. Soprattutto, bronzo. L’ideale per questo procedimento, in quanto resistente e non poroso. Questa caratteristica impediva agli ingredienti di essere assorbiti durante la pestatura. Basico fino al 1300, il mortaio diventa dal 1500 un oggetto d’arte ricercato e dal 1700 inizia a essere decorato con raffigurazioni floreali. «Nella seconda parte del percorso abbiamo ricostruito alcuni ambienti di lavorazione. Un viaggio nel tempo. Non si intende descrivere le proprietà delle singole erbe, ma raccontare il rapporto dell’uomo con le piante medicinali. Una relazione che ha radici antiche e che ha subito un rallentamento duecento anni fa con l’avvento della chimica. Il visitatore, attraverso alcune stanze, ripercorre il periodo antecedente. Faccio alcuni esempi: l’antico magazzino delle erbe, la spezieria del Seicento, il laboratorio fitochimico del Settecento, la cella dei veleni», prosegue la direttrice. 

Una volta superata la Sala della Storia, che riunisce i ritratti di personaggi della farmacologia e della chimica, si arriva nella Sala delle ceramiche. Qui sono esposti alcuni recipienti impiegati in campo farmaceutico, come albarelli, brocche, alzate, boccali. Fra tutti i materiali in questo caso ha vinto la ceramica (da cui il nome della sala, appunto). Garantisce impermeabilità grazie alla vetrificazione ed è resa luminosa dall’ossido di stagno. Strumenti per la distillazione sono presenti nella Stanza dei vetri, assieme all’occorrente per praticare incisioni da salassi. Nella Sala delle erbe il soffitto è cosparso di piante medicinali appese a essiccare. In tempi antichi la raccolta avveniva seguendo il tempo balsamico, cioè il periodo dell’anno in cui la parte utile della pianta raggiunge il migliore contenuto di sostanze attive. Una volta essiccate, le erbe erano conservate in ceste di vimini o scatole in legno. Nella stanza successiva si trova il Laboratorio dello speziale, riprodotto come era nel 1600. Anche in questo caso si ritrovano strumenti tipici del mestiere, come alambicchi, distillatori e forni. Ci sono poi le res pretiosae: prodotti costosi e di difficile reperibilità. Un coccodrillo imbalsamato appeso sopra al forno rappresenta la fertilità vegetale: era considerato simbolo di buon auspicio per l’attività dello speziale.

Nel 1700 si passa al Laboratorio fitochimico, che riproduce il luogo dove i farmacisti preparavano medicinali che avrebbero poi venduto. In quest’epoca gli strumenti si affinano e le conoscenze dei materiali crescono. Fra il 1700 e il 1800 si scoprono principi attivi – il chinino, la caffeina, la morfina, la codeina e la salicina. Non mancano i prodotti tossici, tutti riuniti nella Cella dei veleni. All’epoca, il farmacista li teneva qui, chiusi a chiave. Il percorso si chiude con una Farmacia del 1800, originale. Sul soffitto, due simboli: il coccodrillo imbalsamato (che rappresenta fertilità vegetale) e il carapace di tartaruga, che incarna la compassione degli animali verso l’uomo. 

«Al quinto piano c’è la Biblioteca Antiqua, che contiene oltre 2500 libri antichi sulle piante medicinali, scritti dal 1500 al 1900. Alcuni sono erbari decorati a fino, altri sono libri di antiche ricette medicinali. In Biblioteca, i nostri ricercatori studiano la storia per capire l’utilizzo delle piante nei secoli. Passiamo le informazioni che otteniamo all’azienda e dall’unione fra ricerca storica e ricerca moderna, spesso, nascono i nuovi prodotti», spiega Di Carlo. «Lo facciamo tramite un database, dove riversiamo i libri antichi per estrarre in seguito i dati». Le materie più studiate sono botanica, farmacia, medicina, arte e bibliografia. Alcuni esempi di testi antichi: Herbario novo di Castore Durante (Diciassettesimo secolo) o Trattato sulle droghe semplici di Nicolas Lemery (Diciottesimo secolo). I ricercatori hanno creato un sistema di archiviazione che ha permesso di catalogare 34.244 ricette mediche antiche e 11.362 tavole botaniche. Le pagine digitalizzate sono in totale 121.000. 

Aboca coltiva 67 specie diverse di piante officinali su un terreno di oltre 1700 ettari, fra Umbria e Toscana. Usa l’agricoltura biologica disciplinata dal Regolamento Europeo 834/2007: non ricorre a OGM, fertilizzanti e fitofarmaci (antiparassitari e sostanze impiegate per curare e prevenire le malattie delle piante). Promuove tecniche di coltivazione come la rotazione delle colture e il sovescio, una pratica agronomica che punta a rendere più fertile il terreno. Nel 2016 Aboca è entrata a far parte del sistema di certificazione Biodiversity Alliance, che esamina il livello di biodiversità dell’ecosistema agricolo: nel 2019, fanno sapere dall’azienda, Aboca ha ottenuto un punteggio di 97 su 100. All’interno del museo si trova anche Aboca Edizioni, la casa editrice del Gruppo Aboca. Tratta la divulgazione scientifica e si occupa soprattutto di ecologia, salute, scienza, storia, ambiente. Fra le pubblicazioni conta anche i facsimili di antichi erbari, riprodotti seguendo il più possibile gli originali, e le opere di autori legati alla Valtiberina Toscana, come Piero della Francesca e Luca Pacioli. Ad oggi conta oltre 90 titoli in catalogo, con 21 volumi pubblicati nel 2019 e oltre 30 nuove uscite nel 2020. 

Scendendo le scale si trova il percorso moderno, Aboca Experience. Due anni di lavoro e l’apertura sei mesi fa: un museo tattile e interattivo per raccontare l’azienda, dalla storia dei fondatori fino all’attualità. Il museo è sempre stato anche sede di un laboratorio didattico: «In tempi normali accogliamo moltissime scolaresche durante l’anno: portiamo i ragazzi a fare un percorso botanico nel nostro giardino e li facciamo esercitare con alcune preparazioni. Puntiamo molto sulla didattica e abbiamo rinnovato il laboratorio, sperando che gli studenti possano tornare presto». Nel frattempo, hanno traferito tutto su una piattaforma online: «Facciamo anche visite in streaming. Per noi le scuole sono un pubblico fondamentale. Ecco perché stiamo lavorando per mantenerlo vivo». 

Perché tutto ritorni alla normalità è necessario che il periodo pandemico passi. Fino ad allora, le sostanze vegetali estratte dalle erbe medicinali possono essere un valido aiuto. Per ridurre i problemi di sonno, ad esempio è possibile ricorrere agli estratti di griffonia, whitania e luppolo. Hanno la capacità di agire in sinergia su tutto l’organismo, abbreviano il tempo di addormentamento e migliorano la qualità del sonno, predisponendo così al riposo fisiologico. Due su tre tornano anche per quanto riguarda la riduzione dello stress. Lo dice la ricerca scientifica condotta in ambito metabolomico, cioè lo studio della composizione quali-quantitativa di una sostanza, e in ambito biomedico, che indaga l’interazione delle sostanze con l’organismo. Si parla infatti di ‘sistemi di sostanze’, cioè l’insieme di alcune sostanze naturali la cui sinergia esplica tali proprietà. Alcuni ‘sistemi di sostanze’ estratte da griffonia (Griffonia simplicifolia ), withania (Withania somnifera) e melissa (Melissa officinalis) sono utili per favorire un naturale stato di serenità, per equilibrare il tono dell’umore e per ridurre stati di agitazione, tensione e irritabilità. 


Museo delle Erbe
Aboca Museum Via Niccolo’ Aggiunti, 75,
52037 Sansepolcro AR

Elisa Cornegliani

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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