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Olio di canapa: spremitura del seme e recupero scarti

L’Olio di canapa in Sicilia e Campania: i segreti della semina e del raccolto, dove grani antichi e canapa convivono. Società Cooperativa Agricola Molino Crisafulli e Canapa Campana

Realtà agricole italiane, diverse per grandezza e tipo di produzione, sono tornate a investire sulle coltivazioni di canapa a uso industriale, denominata cannabis sativa L. dopo l’approvazione della legge 242 del 2016. Francesco Sanmartino, della Società Cooperativa Agricola Molino Crisafulli e Giuseppe D’Ambrosio, Presidente di Canapa Campana, hanno puntato sull’olio ricavato dalla spremitura dei semi di canapa. 

Molino Crisafulli: canapa e grani antichi 

Nel 2008 la famiglia Sanmartino acquisisce il Molino Crisafulli Società Cooperativa Agricola, nei pressi di Caltagirone. Diventa un’impresa a conduzione familiare gestita da Francesco Sanmartino, il padre Gaetano e il fratello Giuseppe. In questa località sono presenti due impianti a circa cinque chilometri di distanza. Gestiscono l’uno dodici e l’altro otto ettari di terreni che ospitano grano e piante di cannabis a rotazione, un piccolo orto e un’area in espansione dedicata alle erbe aromatiche, per la futura produzione di oli essenziali.

All’impianto di produzione originario sono apportate opere di ristrutturazione. Rimane la base solida del mulino degli anni Cinquanta, con macina a pietra per la produzione di farine da grani antichi. L’idea di dare il via alla produzione di canapa arriva da una scommessa di Francesco Sanmartino intorno al 2012. Ha iniziato a prendere forma dopo sperimentazioni. Ancora di più dopo l’approvazione della legge del 2016 che regola la coltivazione di questa pianta per scopi industriali. In questo stesso anno, il primo ettaro, con semi di varietà monoica Futura 75. Dalla prima raccolta, si è inaugurato il primo olio di canapa siciliano.

La varietà si distingue per la sua qualità di semi, ma anche per la velocità del ciclo vegetativo. L’esigenza dell’azienda agricola è quella di velocizzare i processi: in cento giorni il seme di canapa deve essere pronto per essere trasformato. A metà marzo, al massimo i primi di aprile, si procede con la semina per poi raccogliere verso la metà o la fine di luglio. Il tutto, senza un’irrigazione abbondante, che risulta difficile trattandosi di grandi estensioni di terreno.

Miglior olio di canapa 2021

La spremitura dell’olio avviene in stanze climatizzate cercando di evitare i periodi estivi. Il macchinario utilizzato per questo procedimento, la pressa spremitrice per semi oleici Coter, permette di essere impostata per lavorare a velocità né troppo alta né troppo lenta, mantenendo così temperature piuttosto basse. Di solito non si superano i 35 gradi, onde evitare di perdere la qualità del prodotto finito. Cento chili di seme al Molino Crisafulli producono circa ventitré litri di olio di canapa di alta qualità, con omega 3 e omega 6 nel giusto rapporto e con livelli di THC conformi alle normative vigenti: 5ppm (parti per milione) per l’olio. La qualità dell’olio ha vinto per tre anni consecutivi al concorso come miglior olio di canapa italiano.

Dalla premitura rimangono circa venticinque chili di panello, da cui bisogna sottrarre qualche chilo di scarto per ottenere invece il materiale da macinare per produrre farina. Lo scarto diventerà integratore di mangimi per animali, mentre la farina, macinata a pietra diventerà altamente proteica (circa il quaranta percento di proteine) e senza glutine. Mescolata al grano antico coltivato sui terreni del Molino. Il Margherito, identico morfologicamente al Senatore Cappeli, è una varietà ‘antica’ autoctona della Sicilia. Prende il nome dalla contrada del comune di Ramacca dove fu coltivato per la prima volta.

Progetto SEMinCANTA

Acronimo che deriva da ‘dal SEMe di CANapa alla TAvola’, un progetto di filiera il cui obiettivo è quello di sviluppare delle linee guida comuni a partire dalla coltivazione in campo fino alla trasformazione del seme per scopi alimentari e industriali. Una filiera che appare oggi fondamentale per la diffusione della canapa nel contesto siciliano e in particolare nel progetto di cooperazione finanziato dal GAL (Gruppo di Azione Locale) con risorse del PSR (Programmi di Sviluppo Rurale) della Regione Sicilia destinati alla Ricerca e Sviluppo. L’indagine avverrà sui prodotti trasformati che derivano dalla canapa e verterà soprattutto sull’ambito qualitativo: si tratterà di delineare buoni comportamenti e regolamenti per la coltivazione in relazione al clima e alle modalità di trasformazione, per capire cosa incide sulla qualità dell’olio. 

La pressa spremitrice per semi oleici
La pressa spremitrice per semi oleici

Canapa Campana: ricerca continua e filiera corta 

«Fino al secolo scorso, la Campania era la prima regione al mondo per qualità della canapa coltivata e seconda al mondo solo alla Russia per estensione di terreni coltivati» spiega Giuseppe D’Ambrosio, Presidente di Canapa Campana. L’azienda nasce in via ufficiale nel 2015, dopo un nucleo primordiale di soci conferitori che avevano deciso di creare un’associazione per la canapa in questa regione. Ad oggi, Canapa Campana conta novantuno ettari di terreno sparsi nelle regioni del sud Italia: Puglia, Calabria, Molise e basso Lazio. Proprio in quest’ultima regione si trova l’associato di Canapa Campana più grande: l’Azienda Agricola di Pierangelo Morelli, in provincia di Frosinone, che coltiva trentuno ettari di canapa sativa L. per uso alimentare. In Campania, invece, si trova la filiera produttiva che riunisce una rete di microimprese artigianali per i processi di essiccazione e spremitura in vista della trasformazione in olio e farina.

Semina e raccolto

Ogni anno, Canapa Campana produce un quantitativo di semi in linea con la media europea che è di circa otto quintali ad ettaro. Grazie alla collaborazione con l’Università di Agraria e Meccanica applicata all’agricoltura, è stata progettata una vite senza fine per la premitura dei semi da olio che è messa in funzione ogni due ore e quaranta circa, per evitare il surriscaldamento. La produzione è di tipo industriale, quindi vengono processati una tonnellata di semi alla volta da cui si ricavano intorno ai centoventi litri di olio, ma la produzione può variare per varie condizioni. Più il seme è acerbo, più sarà alta la quantità di olio contenuto al suo interno e viceversa.

Tuttavia, trattandosi di una produzione industriale, non si può programmare con esattezza la raccolta dei semi affinché contengano una buona quantità di olio. Le piante di cannabis sativa varietà monoica vengono seminate da tradizione campana il giorno di San Giuseppe, il 19 marzo, ma dovendo operare su decine di ettari si procede a scaglioni. Lo stesso principio funziona per la raccolta: i semi non vengono raccolti tutti insieme e ciò comporta il fatto che alcuni saranno più acerbi e altri più maturi.

Le variabili atmosferiche giocano un ruolo in questa fase. La data di raccolta è fissata, se tutto procede per il meglio, la prima settimana di luglio e in seguito si può procedere alla lavorazione. Nel caso in cui vengano previste condizioni climatiche sfavorevoli, si può decidere di anticipare o ritardare la raccolta del seme. Una gelata mattutina improvvisa di qualche anno fa ha causato la perdita del quaranta per cento del raccolto. 

La farina di canapa, ricavata della spremitura del seme

La parte esterna del seme, la crusca, che rimane dalla spremitura è invece sminuzzata e polverizzata per trasformarla in farina di canapa. Lo scarto della lavorazione è minimo. I prodotti che ne derivano sono multipli. Con l’olio ad uso alimentare vengono creati due tipi di birra, grazie alla consulenza di sommelier specializzati. Dalla farina di canapa, invece, prendono forma nove tipi di pasta, prodotti da forno dolci e salati.

Il seme decorticato, ovvero il chicco che ha già subìto un primo processo di raffinazione in cui ha perso della crusca, è confezionato e venduto. Anche il canapulo, ovvero la parte legnosa della pianta che va dalla radice all’apicale, avrà una sua evoluzione in campo edile. A luglio 2021 dovrebbe partire a pieno regime una nuova società che racchiude alcuni dei soci di Canapa Campana e due esterni da Emilia-Romagna e Lazio. Per ora, si tratta di investimenti personali, ma l’obiettivo è la costituzione di un progetto di bioedilizia per la produzione di mattone, intonaci e smalti.

La legge 242 del 2016

La legge 242 del 2016 ha elargito disposizioni per la coltivazione della canapa. Denominata scientificamente cannabis sativa L. ne è regolamentata la produzione esclusiva di fibre o per altri usi industriali, diversi dall’uso farmaceutico, con sementi certificate. I possibili prodotti che si possono ottenere dalla coltivazione della canapa sono: alimenti e cosmetici; semilavorati come fibra, canapulo, polveri, cippato e olio carburanti; materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia. La coltivazione può essere utilizzata ai fini di fitodepurazione di siti inquinati. Per attività didattiche e dimostrative. Anche per la trasformazione in biomassa a fini energetici, consentito in esclusiva per l’autoproduzione energetica aziendale.

Eleonora Laura Bruno

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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