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Rankin: le peggiori mostre che ho visto sono quelle curate dall’artista

Il fotografo britannico John Rankin Waddell – Rankin –  si confessa «Ci sono alcune mie fotografie che amo e che non suscitano interesse a nessuno, e viceversa. Bisogna affidarsi al giudizio obbiettivo di qualcuno di esterno»

Una delle difficoltà che un artista si trova ad affrontare prima di una mostra sta nell’affidarsi al curatore – non è facile lasciare che sia qualcun altro a decidere quali e quante opere verranno esposte, in che ordine e in che modo. 

Rankin – vita e carriera

Nato nel 1966, Rankin cresce tra la Scozia e lo Yorkshire. Dopo la scuola si iscrive al Politecnico di Brighton per studiare ragioneria – ma gli studenti di arte coi quali condivide lo studentato sembrano divertirsi più di lui. Per entrare a far parte di quel mondo, Rankin prende in mano una macchina fotografica e comincia a scattare. Non smette più. La sua fidanzata dell’epoca, Sam, completa l’opera introducendolo alla moda. Rankin lascia il Politecnico per studiare fotografia, prima al Barnfield College di Luton e poi al London College of Printing. Londra. Quella degli anni Ottanta, di Vivienne Westwood e di Paul Smith, dei Sex Pistols e dei new romantics, di Camden Town e di Brick Lane – ma anche Harrods, Bucking Palace, Covent Garden e Lady Diana in Dior e Versace quando la corona non le imponeva di indossare Catherine Walker. In quel periodo Rankin incontra Jefferson Hack, col quale dà vita a un periodico: un poster in bianco e nero, piegato in quattro, distribuito nei locali durante le serate. Da quel poster, nel 1991, nasce la rivista Dazed & Confused.

Lampoon interview: Rankin 

Le fotografie di Rankin sono esposte al Moma di New York al Victoria & Albert, e nella sua personale galleria-studio – Annroy. La sua casa editrice, Dazed Media, oltre a Dazed & Confused, pubblica in seguito anche AnOther, AnOther Man e Hunger. Rankin collabora con tutte le riviste della casa editrice, oltre ad apparire su quasi tutte le testate di moda internazionali. Recentemente ha avviato un suo progetto editoriale da solista, Rank. Promuove un’ideale di bellezza inclusivo, scostandosi dai canoni estetici mainstream e indagando peculiarità e diversità. Il diastema, le lentiggini, la vitiligine, le discromie, l’androginia/efebicità e l’asimmetria del viso: da impedimento a preiosità. Queste e altre imperfezioni le vediamo sulle passerelle, ma spesso inizia tutto sulle pagine di Dazed. Non una scelta editoriale ma un atteggiamento nei confronti del mondo. Se in principio c’era il desiderio da parte di Rankin e Hack di rompere gli schemi e andare oltre i tabù, il non rispettare le regole deriva piuttosto dal non comprenderle: «Ci sembrava strano non essere inclusivi, così come non essere in qualche modo diversi. Tutti i grandi creatori sanno istintivamente quali regole rompere, e queste regole per noi non avevano senso. Sono fiero che questa concezione estetica sia diventata mainstream»

Rankin, Ewan McGregor, 2003, Arena Magazine

Seven Photographs that changed fashion

Rankin è autore del documentario Seven Photographs that changed fashion – Sette fotografie che cambiarono la moda, mandato in onda dalla BBC nel gennaio 2014. Nel documentario, Rankin rende omaggio attraverso le sue personali reinterpretazioni alla fotografia di Cecil Beaton, Erwin Blumenfeld, Richard Avedon, Helmut Newton, Herb Ritts, David Bailey e Guy Bourdin. Se le riviste pubblicate da Dazed Media hanno un tono di voce ben definito e uno stile riconoscibile, tra i tratti distintivi dello stile di Rankin come fotografo c’è quello di essere mutevole, mai uguale a se stesso. Ha immortalato – tra gli altri – Kate Moss, Gisele Bundchen, Heidi Klum, Madonna, Jared Leto, Robert Downey Jr, Daniel Craig, David Bowie e la Regina Elisabetta – oltre a sua moglie, la modella Tuuli Shipster. Per Belstaff ha fotografato l’esploratore Sir Ranulph Fiennes. È autore della campagna di Dove, Real Women, una delle prime a mostrare donne con varie tipologie di visi e corpi. L’umorismo è una costante. «Si viene scelti dai marchi in virtù della propria opinione personale. Se non si ha un punto di vista il lavoro verrà brutto».

Rankin – from portraiture to fashion

Nella mostra Rankin – from portraiture to fashion – tenutasi a Milano nel febbraio del 2018 alla galleria d’arte 29 Arts in progress erano visibili diverse tipologie del lavoro di Rankin – dai ritratti, alla moda, alle immagini più concettuali. Essere moderni, nell’ambito della fotografia, è una partita persa a priori: «Se tutti possono fare una foto e poi farla sembrare bella aggiungendoci un filtro, significa che il mezzo stesso è obsoleto. Il paradigma è cambiato e non si tornerà più indietro». Se la parte anarchica di Rankin apprezza questa radicale e democratica libertà di espressione, la sua parte nostalgica lamenta la perdità definitiva dell’artigianalità della creazione. Pazienza per la contemporaneità, bollocks to contemporary – del resto i trend non gli sono mai interessati, piuttosto ha sempre cercato di stravolgerli.

Sara Kaufman

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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