Mark Mahoney e Lana Del Rey dietro le quinte di West Coast
TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
Twitter

Paul Smith e Mark Mahoney: retorica del tatuaggio

In scala di nero con un solo ago, austero, senza colori. Figure di ragazze, bombe, armi, auto, elicotteri. Mark Mahoney e Paul Smith hanno lavorato insieme per l’autunno 2019

Paul Smith: gli inizi della carriera

Uno stilista è un artista – sarto, cutter, artigiano che plasma la materia a partire da un’idea, un’ispirazione che deriva dal mondo circostante, dal vivere nel consorzio umano. Paul Smith disegna e realizza abiti di sartoria maschile e femminile dal 1976, quando a Londra presentava le sue prime collezioni. L’abito è una costante, lo indossa ogni giorno, weekend incluso. L’abito accomuna, definisce un team, l’appartenenza a una squadra – come in uno sport. A sedici anni Paul Smith sognava di fare il ciclista di professione. Riceve in regalo dal padre una bicicletta e una macchina fotografica. In entrambi i casi la missione è una: esperire – toccare con mano, lavorare sul campo, dietro l’obiettivo o in sella a una bici. Un incidente mentre praticava sport cambia il suo destino – niente più bici ma abiti. Paul Smith ha aperto il suo negozio Vêtement Pour Homme a Nottingham nel 1970, vendeva abbigliamento di brand affermati accanto a pezzi che egli stesso disegnava – in 3 metri quadrati, al 6 di Byard Lane. Le foto le scatta ancora, una al giorno, su Instagram con l’hashtag #takenbypaul.

I colori di Paul Smith

Rosa, blu chartreuse e blu fiordaliso, mandarino, viola e caffè. Un mondo di colore prende vita sulle stampe degli abiti Paul Smith e nell’architettura dei settanta store sparsi per il mondo, come quello completamente rosa a Melrose, Los Angeles, instagrammato da turisti e celebrità – l’atto di vandalismo dell’ottobre scorso, Go fuck Yourself scritto sul muro, ha solo fatto aumentare i post su IG. Colori che ricordano un quadro di David Hockney: un tuffo nell’acqua blu di una piscina, una foresta verde in cui cammina un uomo solitario, l’interno di una casa dal design saturo di luce. Lo stilista è un artista. Non calibra le dimensioni di una cornice e di una tela ma di un tessuto, su cui applica fantasie e colori. A Los Angeles Paul Smith è andato un anno fa, ha organizzato una cena insieme all’amico Gary Oldman. La redazione del New York Times gli ha messo in mano una Polaroid e gli ha chiesto di documentare il suo week-end. Artista in azione, nelle foto ci ha messo se stesso, le ispirazioni di una vita di studio e di passioni. Unicità nella molteplicità: in un oggetto – fotografia o abito – un miscuglio di idee, la commistione delle arti.

I designer del gruppo Memphis

In una delle polaroid Paul si ritrae adagiato su una poltrona Memphis. Peter Shire, che del gruppo Memphis è stato membro, Paul lo ha incontrato proprio nel suo negozio rosa di Los Angeles. Peter Shire vive ancora in questa città, dove è nato nel 1947, nel quartiere Echo Park. Un mobile Memphis è la traduzione in design di un capo sartoriale di Paul Smith: dietro ci sono sperimentazione, eclettismo, recupero del kitsch. A Milano, a casa di Ettore Sottsass, l’11 dicembre 1980 si decideva la storia del design italiano e internazionale. Negli Ottanta non si era ancora alla fine della storia, come lo siamo oggi, nei Venti del Duemila – se non altro per la rivoluzione tecnologica che ancora doveva arrivare e che è diventata argomento poetabile per l’arte, la letteratura, il design, l’architettura, il cinema. Memphis era una dichiarazione postmodernista, riassunto e superamento di tutto quanto era stato detto, fatto, creato in precedenza. Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again: quella sera, a casa di Sottsass, il giradischi suonava Bob Dylan. Una canzone all’origine del nome Memphis. Ancora, commistione delle arti.

Illustrazione di Mark Mahoney
Illustrazione di Mark Mahoney

Come alchimisti, i designer del gruppo Memphis mettono insieme industria, colore, forme geometriche e kitsch e segnano un passo avanti rispetto al design minimalista, spento e senza personalità – così lo consideravano – dei Settanta. Non a caso si chiama Alchymia lo studio di design fondato nel 1976 da due coppie di designer – Adriana e Alessandro Guerriero e Alessandro e Bruno Gregori – a cui si uniscono due anni dopo Sottsass, Mendini, Branzi e De Lucchi. Alchymia dà il via prima di – e insieme a – Memphis al New Modern, lo stile del ritorno all’oggetto e alla sua funzione. «Per Alchimia le discipline non interessano quando sono considerate all’interno delle loro regole. Anzi, è importante indagare nei grandi spazi liberi esistenti fra di esse. Per Alchimia non bisogna mai sapere se si sta facendo scultura, architettura, pittura, arte applicata, teatro o altro ancora. Il progetto agisce ambiguamente al di fuori del progetto stesso, in uno stato di spreco, di indifferenza disciplinare, dimensionale e concettuale: il progetto è solo ginnastica del disegno. Per Alchymia vale la despecializzazione, ovvero l’ipotesi che debbano convivere metodi di ideazione e di produzione confusi, dove possano mescolarsi artigianato, industria, informatica, tecniche e materiali attuali e inattuali», scriveva Mendini nel suo Manifesto, nel 1984 – con Alchymia realizza il divano futurista Kandissi dedicato a Kandinsky e la poltrona barocca colorata a puntini dedicata a Proust.

Le foto di Paul Smith

Un’altra foto di Paul Smith cattura un tappeto con stampata la riproduzione di un tatuaggio. Shamrock – Social Club Sunset Boulevard. Hollywood, California è la scritta che campeggia attorno a un teschio trafitto da una spada. Shamrock Social Club è il negozio di tatuaggi di Mark Mahoney, amico di Paul nonché padre fondatore del tatuaggio in scala di nero e grigio con un solo ago – single needle tattoos. Diviene popolare durante la Seconda guerra mondiale, simboleggia forza e potenza attraverso un’estetica essenziale e austera, a differenza dei tatuaggi colorati da manuale. Mark inizia a fare tatuaggi nel 1977 a Boston, quando quel mestiere era ancora illegale. Il segno sulla pelle era un marchio per indicare minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi, carcerati e delinquenti. Nei Settanta è la dichiarazione di una rivolta contro i conformismi. A quattordici anni Mahoney girava al seguito di una banda di ‘ingrassatori’ ed era entrato nel Tattoo Spot di Buddy Mott a Newport, nel Rhode Island. Matura l’idea che i tatuaggi sono arte per il popolo, che uomini e donne possono indossare tutti i giorni. 

Tatuaggi di Mark Mahoney

La pelle è una tela – simboli religiosi, figure di ragazze, bombe, armi, auto, elicotteri sono i soggetti che Mahoney predilige. Nel corso della sua carriera ha tatuato i divi di Hollywood – sotto il suo ago Johnny Depp e Rihanna, Mickey Rourke e David Beckham, Brad Pitt e Angelina Jolie – ma non si considera il migliore. Si fa tatuare da Freddie Negretti, come ha dichiarato in un’intervista a GQ British «Mi piace farmi tatuare da lui. Il mio tatuaggio più recente è un ritratto di JFK e Jackie. Sono un bel ragazzo cattolico irlandese di Boston, e ricordo il giorno in cui è morto e come è andato a rotoli tutto il mondo». Con l’ammodernamento della zona di The Pike, vicina ai cantieri navali e meta di svago per i marinai in congedo, a Long Beach nasce un distretto dell’inchiostro. Oltre allo studio di Bert Grimm e Rick Walters – il più vecchio negli Stati Uniti – c’è lo Shamrock Social Club di Mark Mahoney. 

Mark Mahoney e Paul Smith

Mark Mahoney e Paul Smith hanno lavorato insieme per l’autunno-inverno 2019 realizzando una capsule di abiti, scarpe e accessori ai quali sono stati applicate una serie di illustrazioni disegnate a mano da Mark Mahoney. Compare la scritta  ‘Big Spender’, con il font cholo script tipico dell’East Los Angeles. C’è una rondine: se disegnata sulla mano simboleggia la velocità nello sferrare pugni, sul petto o sul collo – popolare tra i marinai – vuol dire che l’uccello scorterà in paradiso le anime degli uomini dispersi in mare. La stretta di mani con il mare e un veliero sullo sfondo ha tre significati: riporta alla Prima Guerra mondiale, allorché le forze americane e britanniche combattevano fianco a fianco in mare; è un riferimento al romanticismo transatlantico – marinai americani che si innamorano di ragazze britanniche; in questa capsule è un omaggio alla partnership tra il tatuatore americano e lo stilista inglese.

Matteo Mammoli

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
Twitter