TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
Twitter

Tropico e i contrasti delle passioni: Non esiste amore a Napoli 

Il disco di debutto del cantante partenopeo: «Non sono felice del racconto che si fa di Napoli. Preferisco tenerla come sfondo piuttosto che rischiare di raccontare la città in modo banale»

Tropico – Davide Petrella

L’attrazione per il mistero e l’incompiuto è al centro della poetica di Non esiste amore a Napoli, disco di debutto di Tropico, nome d’arte di Davide Petrella, già autore e firma dell’indie/pop italiano. «Questo disco rappresenta la mia prima casa, dove ho messo a fuoco le cose che mi vengono meglio. Tutto parte dalle relazioni, io sto sempre in strada, ascolto. Racconto quel che racconterei una sera – o una notte – a una persona, senza far capire subito tutto», ha raccontato il cantante. 

Tropico del cancro di Henri Miller 

Il progetto Tropico è il risultato di esperienze, composizioni e ri-composizioni di Davide Petrella, che ha avvicinato il cantautorato dieci anni fa con il gruppo napoletano Le Strisce. Ora il salto, un’altra identità che non comunica con il Petrella autore né con il frontman di ieri. «Volevo separare le vite ed essere libero di non essere associato ad alcun artista con cui collaboro. Mi piaceva l’idea che il pubblico si interessasse a me perché ha ascoltato una mia canzone», racconta Petrella. «Ero a Cuba quando ho scelto il nome. L’ho trovato tra i libri di una bancarella, dove ho trovato Tropico del cancro di Henri Miller. Mi capita in un momento di cambiamento della mia vita di ascoltare una canzone o di vivere una coincidenza come questa». Nel romanzo di Miller va in scena un mondo di artisti e di passioni. «Napoli è la città dei contrasti. L’arte vive a fianco della criminalità. C’è il vulcano, il mare, le isole. Le persone ti regalano qualcosa se fai arte per strada o al bar. Non accade altrove».

Davide Petrella nello studio musicale, fotografia Enrico Rassu
Davide Petrella nello studio musicale, fotografia Enrico Rassu

Non esiste amore a Napoli 

Tra il chiaro e lo scuro c’è Napoli, la città che Tropico ha lasciato sullo sfondo delle sue storie, che parlano di relazioni, estetica, bellezza, vita vissuta. Non esiste amore a Napoli è il primo singolo dell’omonimo disco. I versi parlano di una storia fotografata nel passato. La città è presente, ferma, quasi un’ancora. Spesso la forma di amore più grande è per il posto in cui si è nati, quell’attrazione che genera caos. Nelle parole di Tropico Napoli è il centro del mondo, «una città che è stata raccontata in mille modi, deve essere vissuta più che raccontata. Non sono felice del racconto che si fa di Napoli. Preferisco tenerla come sfondo piuttosto che rischiare di raccontare la città in modo banale». Nella città si riflettono i chiaroscuri dell’amore, vissuto come un mistero e riflesso nei testi delle canzoni: «Preferisco scrivere di un amore disgraziato, la malinconia vince sulla felicità».

Le canzoni firmate da Davide Petrella 

La scrittura è sempre stata la passione che ha permesso a Petrella di fissare nel tempo momenti forse fugaci, storie vissute e viste dall’esterno su un autobus, al bar, tra la gente nelle strade o solo a un tavolo con gli amici. La lista delle canzoni firmate da autore annovera centinaia di versi ascoltati, pensati, cantati in tutta Italia – Logico di Cesare Cremonini fino a Playa di Baby K, testi scritti per Elisa, Ghali, Gianna Nannini, Achille Lauro. Nel suo disco di debutto da Tropico, ci sono influenze pop che portano alla grande canzone italiana: «Sono un divoratore di dischi e musica, ancora affezionato all’oggetto fisico. Questo album ha influenze anni Settanta: Dalla, Battisti e classici napoletani. Considero un riferimento le canzoni napoletane scritte tra le due guerre». Napoli ritorna di per prendere il posto di protagonista, anche nelle sonorità del disco. «La prima etichetta discografica è stata napoletana, la canzonetta è nata qui».

L’estetica del disco

L’artwork è firmato da Vittoria Piscitelli, un’artista scelta da Petrella: «Lavoriamo insieme da tempo. Ha una sensibilità oltre la grafica. Non volevo ‘plastica’». I video realizzati per raccontare le tracce audio sembrano raccontare una storia in continuità: i ricordi da un futuro incompiuto, un amore finito, una conversazione al tavolo che riprende la solitudine della protagonista nell’indifferenza degli altri. Nella sua imponenza artistica Napoli sparisce, sfumata nella nostalgia, nei richiami dei testi, nell’interiorità e nell’astrattezza dei luoghi ricercati. 

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
Twitter