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Fibra di canapa: un piano per riportare la produzione in Italia

A Pisa il primo stabilimento per la lavorazione della canapa da fibra, con il 20% del prodotto da inserire nel mercato del tessile. «Puntiamo su Prato per la vendita e per sviluppare anche il prodotto finale»

Canapa da fibra, il lavoro di Canapafiliera

Per la prossima annata agraria 2022, da aprile, cerchiamo aziende agricole per la coltivazione della canapa da fibra. È l’appello lanciato sul sito di Canapafiliera. Prima azienda italiana che si occuperà di trasformazione industriale, macerazione e lavorazione della canapa da fibra. Ha avviato un impianto a Vecchiano, in provincia di Pisa. Prima, le aziende della canapa si occupavano solo dell’estrazione dell’olio e della farina dal seme della pianta e dalle sue infiorescenze. Il livello industriale dedicato a bioedilizia, tessile e industria della carta è una novità. «La nostra azienda è in grado di lavorare 10mila tonnellate di sostanza secca all’anno. Ovvero la pianta intera, raccolta, fatta essiccare e portata all’impianto per la lavorazione». Lo spiega Domenico Vitiello, dottore agronomo e socio fondatore di Canapafiliera. 

Coltivazione della canapa in Italia, impieghi nel tessile

L’impiego della canapa in Italia non ha mai riguardato il tessile a livello industriale. Permetterebbe però la creazione di una filiera che ha radici storiche nella penisola. «Nel Novecento l’Italia era il secondo produttore dopo la Russia, con 100mila ettari tra nord, sud e isole». Altre fibre vegetali sono più difficili da coltivare in Italia. Il cotone, ad esempio, «richiede input elevati di sostanze chimiche che hanno un grosso impatto ambientale. Di fatto non si può coltivare nel nostro Paese, perché ha bisogno di luoghi tropicali e sub-tropicali. La canapa invece si è adattata ai nostri climi», spiega Vitiello. 

«Durante il fascismo la canapa veniva utilizzata nell’alternanza della coltura del grano, la cui resa migliorava del 50%». La produzione di canapa è stata poi abbandonata. L’assenza di un impianto industriale per la lavorazione ha complicato l’iter di creazione della filiera. Il mercato primario della canapa è ancora in uno stadio embrionale. Si cercano terreni agricoli da poter sfruttare per la coltivazione.

«Considerando una resa media di 10mila tonnellate per ettaro di sostanza secca, satureremmo il nostro fabbisogno con 1000 ettari, di cui il 70% sono canapulo e il 20% sono fibre. Una parte di questa andrebbe al settore cartario, la fibra macerata andrebbe invece al tessile». Per il tessile si parla di meno di 2mila tonnellate di prodotto lavorato, da destinarsi all’industria. Il settore dovrà adeguarsi. «Nessuno ricorda come si fila la canapa. Bisogna mettere su un impianto di filatura industriale espressamente per la canapa. Ci vorranno tempo e investimenti. Puntiamo su Prato per la vendita e per sviluppare anche il prodotto finale».

Canapa, benefici ambientali

La domanda di canapa lavorata è abbastanza alta da motivare l’investimento di circa 2milioni realizzato dai quattro soci di Canapafiliera. Lo è ancora di più se si pensa all’importanza dell’ecosostenibilità, nel pieno della crisi climatica e ambientale. «Per produrre fibre, la corteccia della canapa viene macerata secondo un sistema innovativo che abbiamo brevettato. Prevede la macerazione microbiologica in anaerobiosi, che non prevede l’utilizzo di sostanze chimiche. La canapa che proviene dalla Cina e dai Paesi dell’est, ad esempio, è lavorata chimicamente. Non è quindi ecosostenibile».

L’Unione europea ha fissato l’obiettivo della neutralità carbonica al 2050, con l’azzeramento della produzione e dell’emissione di Co2 nell’aria. «Dobbiamo pensare di ridurla anche in modo naturale. La canapa non è una coltura a uso energivoro, non c’è Co2 rilasciata nella produzione. Si tratta di una pianta ecologica. Fissa l’anidride carbonica nel suolo, bonifica il terreno assorbendo metalli pesanti. Non ha bisogno di pesticidi, produce nuova economia».

Lampoon, Azienda canapa
L’uso della canapa si sta diffondendo con la bioedilizia, immagine larena

Coltivazione della Canapa in Toscana

La Toscana non è stata scelta come regione di avvio del progetto solo per ragioni di filiera. I motivi sono anche ambientali. Qui c’è il Lago di Massaciuccoli, vicino allo stabilimento di Vecchiano. «L’Università di Pisa e la Scuola superiore Sant’Anna avevano già dichiarato che la canapa poteva essere la coltura adatta a questi terreni limitrofi al lago. Beneficia della grande quantità di sostanza organica rilasciata sui terreni», dice Vitiello. Tra gli effetti positivi della canapa, «c’è la bonifica dei suoli, senza aver bisogno né di diserbanti né di pesticidi. Coltivare la canapa anche come pianta da rinnovo significherebbe qui, per il lago, migliorare la qualità delle acque. Il lago è stato inquinato da coltivazioni come il mais, che inquinavano a causa di queste sostanze chimiche», spiega Vitiello. 

Cartanapa

Nel 2020 Vitiello aveva lanciato il progetto Cartanapa in provincia di Taranto, che prevedeva l’utilizzo della canapa per il recupero dei terreni agricoli contaminati dall’Ilva, attraverso il processo di Phytoremediation. Il progetto si è appena concluso. Una relazione ha presentato i risultati raggiunti sulla depurazione del terreno e le possibilità di utilizzo della pianta. «Il progetto prevedeva la possibilità di depurare il suolo dai metalli pesanti. Nel suolo limitrofo all’Ilva si è avuto il massimo accumulo di metalli pesanti come cromo, cadmio e nikel nelle radici. Anche nelle foglie si hanno numeri alti di accumulo, i numeri più bassi solo nel fusto cioè nella corteccia».

Questo accumulo limitato non dovrebbe ostacolare la produzione. «Sarebbe consentita la commercializzazione del prodotto finale, per la carta o per il tessile, perché i valori molto bassi dei metalli pesanti consentirebbero di produrre una carta e venderla». Il prossimo passo, spiega Vitiello, sarebbe la realizzazione di un impianto per la coltivazione della canapa, con un progetto rivolto al Commissario per la bonifica dell’area ex Ilva. 

Canapafiliera 

Canapafiliera è una s.r.l con sede nella zona industriale di Pisa. È alla ricerca di aziende agricole che lavorino canapa da fibra. Ha progettato un impianto che può trattare 10mila tonnellate all’anno di sostanza secca, da impiegare in bio-edilizia, edilizia, industria tessile e cartaria.

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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