Una ricerca del Politecnico di Milano per Assogasliquidi-Federchimica
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Quanto è ecologico il Gpl? L’impatto su ambiente, salute e consumo di risorse

Una ricerca del Politecnico di Milano per Assogasliquidi-Federchimica analizza l’impatto del Gpl nel suo intero ciclo di vita. Prospettive di sviluppo e difficoltà

La ricerca del Politecnico di Milano per Assogasliquidi-Federchimica sui combustibili  mette in luce i benefici del Gpl seguendo la metodologia dell’intero ciclo di vita (Life Cycle Assessment – Lca). Caratteristica dell’analisi è «non focalizzarsi solo su quello che succede nell’impianto di produzione, ma analizzare il prima e dopo». Lo spiega la professoressa Lucia Rigamonti, a capo dal gruppo di ricerca Aware – Assesment on Waste and Resources del Politecnico. Si guarda a «come sono estratte le materie prime, come queste arrivano all’impianto produttivo, come il prodotto è distribuito e utilizzato».

Cos’è il Gpl

Il Gpl è una miscela di idrocarburi gassosi, formata principalmente da propano e butano. È un sottoprodotto naturale dei processi di lavorazione di greggio e gas naturale, di cui rappresenta percentuali dal 3% al 5%. Il prodotto che deriva dalla raffinazione del petrolio si ottiene principalmente dalla distillazione del greggio, insieme ad altri processi. Quello derivante da gas naturale viene facilmente separato dal metano e ulteriormente lavorato fino a ottenere i componenti base (butano, propano). Assogasliquidi-Federchimica sottolinea che, a temperatura ambiente e a pressione atmosferica, «il Gpl si presenta sotto forma di gas. Può essere agevolmente liquefatto, se sottoposto a moderate pressioni». Una volta liquido, può essere «immagazzinato e trasportato in recipienti a pressione (cisterne ferroviarie o stradali), anche in zone difficilmente raggiungibili. Viene così reso fruibile per gli utenti, in bombole e serbatoi di varie dimensioni». 

Gpl a confronto con pellett, gasolio, energia elettrica

L’analisi ha valutato i potenziali impatti ambientali associati alla filiera nazionale del Gpl per uso stazionario. Li ha confrontati con le più comuni alternative energetiche, analizzando 16 categorie di impatto e considerando tre aree. A confronto col Gpl sono state messe la filiera del pellett, del gasolio e dell’elettrico in ambito domestico e industriale. Guardando al settore domestico, l’utilizzo di Gpl in caldaie è stato confrontato con alcuni scenari energetici alternativi. Tra questi il consumo di pellet A1 in stufe ad aria, l’uso di gasolio in caldaie di vecchia installazione e il ricorso a pompe di calore elettriche (idronica in clima rigido e aria-aria in clima temperato). 

Gpl – vantaggi

In tutti i confronti il Gpl è risultato più vantaggioso, con una dovuta specifica per le pompe di calore. «Il Gpl nelle attuali condizioni operative offre prestazioni generalmente migliori rispetto alle filiere alternative di pellet e gasolio», dice Rigamonti. «Nel confronto con la filiera delle pompe di calore il risultato è decisamente influenzato dal mix elettrico di alimentazione. Se consideriamo il mix elettrico attuale, la filiera Gpl ottiene il risultato migliore. Ma la situazione cambia se andiamo a sostituire il mix elettrico di alimentazione». Quando l’elettricità è prelevata dalla rete elettrica, l’uso del Gpl è migliore in 10 su 16 categorie per la pompa idronica e in nove su 16 categorie per l’impianto aria-aria. L’incremento della quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è destinato a rendere progressivamente meno vantaggiosa la filiera Gpl rispetto a quella elettrica. 

Bio Gpl

La ricerca sottolinea che per migliorare l’impatto ambientale, sulla salute e sul consumo di risorse, la filiera del Gpl dovrebbe orientarsi verso la produzione di bio-Gpl. Essenzialmente, Gpl di origine biogenica e miscele di Gpl con combustibili rinnovabili. Sarebbe poi necessario, dice Rigamonti, un altro studio Lca, sempre in ottica di ciclo di vita, per vedere quanto questa tipologia di combustibile sia migliorativa. Non soltanto nel cambiamento climatico, ma anche nelle altre categorie di impatto. Infine, in caso di risultati positivi, si potrebbe andare a promuoverne l’introduzione sul mercato nazionale e l’uso di fonti energetiche rinnovabili nel processo produttivo.

Sottoprodotto naturale dei processi di lavorazione di greggio e gas naturale, di cui rappresenta percentuali dal 3 al 5, Lampoon Magazine
Sottoprodotto naturale dei processi di lavorazione di greggio e gas naturale, di cui rappresenta percentuali dal 3 al 5

Le opinioni di Assogasliquidi 

«Nel settore del riscaldamento domestico e industriale in termini di emissioni il Gpl è una delle fonti più pulite. Lo confermano autorevoli studi realizzati da associazioni, istituti ed enti nazionali e internazionali», dice Andrea Arzà, presidente di Assogasliquidi-Federchimica. «L’indagine del Politecnico però è andata oltre. Ha considerato tutti gli effetti negativi sulla sostenibilità che comprende non solo l’ambiente ma anche la salute e il consumo di risorse». Secondo Arzà, bisognerebbe adottare provvedimenti conseguenti rispetto ai dati oggettivi che emergono dai confronti «sia nel settore della combustione che in quello dell’autotrazione. A cominciare dalle posizioni che il nostro Governo dovrà prendere nella discussione a livello comunitario del pacchetto Fit for 55».

Solo così si rispetterebbe il principio di neutralità tecnologica. «Le proposte della totale decarbonizzazione della produzione e del consumo dell’energia non tengono conto delle peculiarità dei singoli Paesi. Sia da un punto di vista della cultura dell’impresa, sia delle tecnologie e dei risvolti sociali», sottolinea Arzà. 

«L’esempio più clamoroso è quello della combustione della biomassa legnosa. Viene rappresentata nell’unico aspetto di essere un’energia da fonte rinnovabile e di avere particolari caratteristiche in termini di riduzioni delle emissioni dei gas climalteranti. Ma non si tiene conto delle problematiche conseguenti alla sua combustione, che hanno un enorme impatto sulla qualità dell’aria», spiega il presidente di Assogasliquidi. «Inserendosi in questa scia, il settore del Gpl è pronto. Sta investendo in ricerca e sviluppo di processi. Consentiranno di disporre già dal 2030 di quantità di bioGpl e di altri prodotti rinnovabili da miscelare al Gpl. Così ridurrà ulteriormente la sua impronta carbonica».

Gpl – gli impatti sulla salute

Quello che lo studio Lca considera è anche l’approccio sulla salute. Come sottolinea il dottor Fabio Romeo, responsabile del settore Inquinamento atmosferico della Direzione Generale per i Rifiuti e l’Inquinamento del Ministero per la Transizione ecologica, «il problema in questo momento è che c’è anche una questione culturale».  

Modificare gli orientamenti del mercato verso scelte di materiali meno impattanti è ancora difficile. Lo è soprattutto nell’affrontare situazioni in cui inconsapevolmente un vettore energetico viene spinto più di altri come risposta emergenziale a una situazione puntuale. Ad esempio, il maggiore utilizzo della legna rispetto ad altri vettori. «Le persone sono orientate verso quel tipo di tecnologia perché la ritengono più ecologica, anche da un punto di vista ambientale. Stiamo lavorando per far penetrare il messaggio che un certo tipo di tecnologia non solo fa male all’ambiente ma fa male anche a se stessi. Le emissioni di inquinanti anche cancerogeni sono rilevanti». In collaborazione con le Regioni, il Governo sta portando avanti anche un discorso di incentivi, oltre che di divulgazione. «Nelle Regioni del bacino padano ci sono tantissime misure che vanno a orientare la scelta verso tecnologie più ambientali. Soprattuto da un punto di vista emissivo, per arrivare ad avere un approccio più tecnologicamente neutrale. Al momento è la grande sfida che stiamo affrontando in questo settore».

Fit for 55

Il 14 luglio 2021 la Commissione europea ha adottato il pacchetto ‘Fit for 55’. È uno dei passi di Bruxelles verso la transizione verde di cui si parla da anni. Il testo prevede proposte legislativi che permettano di raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 dal Green Deal. Tra questi le riduzioni di gas serra del 55%, rispetto ai livelli registrati nel 1990.

Giorgia Fenaroli

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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