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Foreste in Brasile, fornelli solari in Cina, alberi a Milano – i casi scelti da Up2You

La startup Up2You calcola l’impronta ambientale di un’azienda e seleziona i progetti per compensarla – come far diventare un’azienda pulita: «Siamo in ritardo, ma ottimisti»

Up2You: intervista a Lampoon

Alessandro Broglia, Lorenzo Vendemini e Andrea Zuanetti con Up2You calcolano le emissioni di C02 prodotte da piccole e medie imprese e poi le azzerano. Piantano alberi in periferia a Milano, preservano foreste in Brasile, installano fornelli solari in Cina, per permettere agli abitanti della zona rurale di Zhangye di cucinare utilizzando energia pulita.

Il cammino verso Up2You è nato tra i banchi del Politecnico di Milano. «Era il 2014, il nostro quarto anno di università. Io, Andrea e Lorenzo abbiamo partecipato a un progetto internazionale di ingegneria aerospaziale per la costruzione di un velivolo. Siamo arrivati ultimi. L’anno dopo, ci abbiamo riprovato con un altro concorso sponsorizzato dalla NASA. Dovevamo costruire un mezzo che facesse servizi di aerotaxi sulle metropoli, tutto elettrico e a zero emissioni. Abbiamo vinto, ma era difficile trovare fondi per un progetto del genere e lo abbiamo messo da parte. Siamo andati per strade diverse», racconta Broglia. Tutti e tre hanno poi lavorato in ambiti diversi, ma uniti dal filo comune della sostenibilità energetica, della natura e della propensione al servizio sociale. «Nel gennaio 2020, è nata Up2You».

Up2You: emissioni di C02

Si parte da un calcolo matematico. «Il punto di partenza è capire quanti gas serra produce un’azienda con le sue attività quotidiane, o anche solo nell’organizzazione di un evento. Quante sono in media le trasferte dei dipendenti? Sono organizzate in macchina o in aereo? Quanti dipendenti lavorano in ufficio e quanti in smartworking? Così mettiamo insieme il quadro della loro impronta carbonica», spiega Broglia. All’inizio Up2You, che ora opera anche nel comparto industriale, ha lavorato soprattutto con realtà del settore terziario puro, «quelle che producono solo servizi e non beni. Si pensa che non abbiano un grande impatto ambientale, ma non è così. Tutto ha una sua influenza sull’ambiente, anche il digitale. Si pensi solo alla rete, all’elettricità per l’ufficio, alle emissioni prodotte nel tragitto casa-lavoro dei dipendenti. In Italia un chilo di CO2 ogni dieci è prodotto dal settore terziario».

Up2You – Progetti Verified Carbon Standard

Calcolata l’impronta ambientale di un’impresa, inizia la fase successiva: capire come si può fare per ridurla, da subito. Broglia: «Si parte dalle pratiche quotidiane. Mettere una rastrelliera per le bici fuori dall’ufficio. Il terzo passaggio è compensare le emissioni rimanenti, ribilanciandole». Per farlo, Up2You seleziona i progetti che ritiene più adatti al caso specifico, sulla base di quattro obiettivi: riforestazione, forestazione urbana, preservazione di ecosistemi, promozione di energia pulita. Anche in questa fase del percorso, il rigore è quello dell’ingegnere: «I progetti con cui lavoriamo sono certificati, devono essere Verified Carbon Standard. Abbiamo preso l’abilitazione per la gestione di questi progetti, che devono garantire tutta una serie di requisiti formali e procedurali», dice Broglia. Uno dei criteri a cui Up2You punta particolarmente è quello dell’addizionalità. «Alcune pratiche presentate come progetti per compensare le emissioni di CO2 non sono sempre trasparenti. Ad esempio: se una persona ha degli alberi sul proprio terreno e li vende ad aziende interessate a bilanciare la propria impronta ambientale, non si crea un vero beneficio, perché quegli alberi esistevano già. È solo la loro proprietà che passa in altre mani, ma l’azione compensatoria di anidride carbonica non aumenta. Cerchiamo progetti che garantiscano un assorbimento di CO2 addizionale a quello esistente», spiega Broglia.

L’illustrazione del surriscaldamento del pianeta secondo i dati del report dell’IPCC 2021, immagine ecodallecittà
L’illustrazione del surriscaldamento del pianeta secondo i dati del report dell’IPCC 2021, immagine ecodallecittà

Up2You – Agenda Onu 2030 e progetti locali

Un altro motivo di selezione dei progetti è la loro coerenza agli obiettivi fissati dall’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritta nel 2015 da 193 Paesi. Oltre al cambiamento climatico, i 17 obiettivi puntano a combattere povertà e fame e promuovere uguaglianza sociale e di genere. «Abbiamo lavorato al progetto Kariba REDD, ad esempio, che ha lo scopo di coinvolgere la comunità locale dello Zimbabwe nord-occidentale nella conservazione della sua area forestale. Non riguarda semplicemente un discorso di emissioni di C02, ma si crea lavoro per le persone del luogo. Si mettono nella stessa posizione operativa uomini e donne, per la parità di genere, e all’interno del progetto si costruiscono scuole. Si creano esternalità positive che toccano diversi ambiti», spiega Broglia. Altre iniziative a cui partecipa la rete di Up2You hanno luogo in Brasile, Zambia, India, Cina, Australia e Madagascar. «Ci piace essere attivi anche nel locale. Per questo abbiamo attivato vari progetti in Italia, che magari non hanno i requisiti di certificazione degli altri e non puntano alle emissioni zero, ma sono comunque utili. Abbiamo piantato 200 alberi a Trezzano, in provincia di Milano. Ci siamo occupati del finanziamento dell’operazione tramite i nostri clienti, poi siamo andati sul posto e abbiamo scavato le fosse e piantato gli alberi insieme ai ragazzi di una scuola elementare. Il nostro servizio andrà avanti anche con la manutenzione dell’area, non si ferma alla piantumazione. Alcuni di questi bambini avevano iniziato la scuola con il Covid, era una delle prime attività all’aperto che facevano. Ci piace pensare che torneranno a controllare come sta l’albero che hanno piantato», dice Broglia. Finora, si legge sul sito di Up2You, sono 25.919.000 i kg di CO2 catturata dalle iniziative a cui hanno partecipato i clienti dell’azienda, venti i progetti sostenuti e 93 i brand e le imprese coinvolte.

Up2You: engagement aziendale

Le realtà che più lavorano con Up2You sono ancora quelle attive nel terziario e nel turismo, le agenzie di comunicazione e le start up in generale. Nei rapporti interni agli uffici, spiega Broglia, «abbiamo notato che le aziende molto attente all’ambiente hanno anche l’obiettivo di coinvolgere i lavoratori in un percorso sostenibile. Abbiamo sviluppato una piattaforma – ‘Play’ – dove i dipendenti di un’impresa possono sfidarsi a compiere azioni sostenibili. Il riscontro è buono: piace anche alle aziende più grandi. È anche un modo per continuare a ridurre l’impronta carbonica, con piccoli gesti che si aggiungono al resto».

Cop26 

Il quadro in cui si muove Up2You è quello delle piccole e medie imprese. La questione climatica è però ben più ampia: scelte politiche si uniscono a policy aziendali e operazioni finanziarie. La recente Cop26 di Glasgow ha ribadito l’obiettivo di fissare intorno a 1,5°C il surriscaldamento globale, oltre a mettere nero su bianco l’intenzione di fermare gli incentivi ai combustili fossili, ridurre le emissioni di CO2 del 45% entro il 2030 e ‘ridimensionare’ l’utilizzo del carbone. Non abbastanza, secondo molti. «Raggiungere risultati in questo campo è davvero complesso, ci sono troppi soggetti con esigenze del tutto diverse. La cosa certa è una: siamo in ritardo. Quello che può aiutare è che, rispetto al passato, adesso c’è davvero una forte spinta del settore privato. Con la Cop21 di Parigi il discorso era ancora etico, ora ci sono interessi anche economici verso una transizione ecologica», dice Broglia. 

Transizione ecologica nel Piano nazionale di ripresa e resilienzaGuardando alla sola Italia, il tema ambientale è diventato centrale nel dibattito politico, in quanto parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza messo a punto dal governo per utilizzare i 191,5 miliardi di euro previsti dal Recovery Fund europeo. Secondo Broglia, «partiranno molte iniziative, sono talmente tanti soldi che sarà quasi difficile spenderli e c’è il rischio che vengano sprecati. A Milano, ad esempio, Atm con i fondi del Piano potrebbe rifare tutto il trasporto pubblico, ma bisognerebbe dire ai cittadini che si bloccano i mezzi per almeno un anno. Bisognerà trovare iniziative concrete, ma siamo ottimisti. Senza dubbio sarà una spinta fortissima verso la transizione delle realtà piccole e medie, perché trovare un budget per la transizione ambientale è difficilesenza sgravi e benefici statali. Ora sarà più facile».

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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