Lampoon Grand Hotel des Iles Borromées
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I gioielli del Lago Maggiore e la storia di una famiglia: i Borromeo

Stresa è il punto più vicino per raggiungere l’arcipelago delle Isole Borromee, composto dall’Isola Bella, Madre e dei Pescatori, le quali prendono il nome dalla famiglia Borromeo

Grand Hotel des Iles Borromées & SPA – punto di partenza per un itinerario storico tra le isole del lago

Contraddistinto dall’atmosfera belle époque, da più di centocinquant’anni accoglie ospiti da ogni parte del mondo. La sua edificazione risale all’Unità d’Italia e inaugurò nel 1863, affermandosi subito come Il Grand Hotel del Lago Maggiore, attirando rappresentanti della nobiltà, esponenti del mondo industriale e finanziario. Nel 1968 la struttura si ampliò per far fronte all’incremento del numero di alloggianti, realizzando una nuova ala a destra dell’albergo. Con l’arrivo dell’Orient Express, la stazione di Stresa divenne una delle tappe obbligate sulla linea Londra-Parigi-Milano-Venezia-Costantinopoli. Ci furono ulteriori ampliamenti con la sopraelevazione di tre piani. Nel corso della sua storia il Grand Hotel des Iles Borromées & SPA ha ospitato Leopoldo II Re del Belgio, il Re di Svezia Oscar II, i magnati americani Rockfeller, Morgan, Vanderbilt, personaggi di cultura come Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse. Nel libro delle firme si possono trovare gli autografi di Benito Mussolini o tesori come il fiore disegnato da Renato Guttuso del 1985 o il pegaso alato dello scrittore premio Nobel John Steinbeck. Anche Ernest Hemingway fu ospite dell’albergo, il quale ambientò a Stresa parte del suo famoso romanzo Addio alle Armi

La Città di Stresa sul Lago Maggiore

Il primo riferimento alla città di Stresa, città che si affaccia sul Lago Maggiore nei pressi del Golfo Borromeo, compare su una pergamena del 998 che fa riferimento alla località chiamandola con il nome di Strixia – termine di probabile origine longobarda che significa piccola striscia di terra. La sua posizione geografica, il clima mite, le bellezze paesaggistiche e architettoniche resero Stresa una delle tappe del Grand Tour dalla metà dell’Ottocento.

La famiglia Borromeo, tra leggenda e storia

I Borromeo sono originari di San Miniato al Tedesco – nell’attuale provincia di Pisa. La leggenda narra di un Lazzaro, primo presunto esponente della casata, che si recò a Roma nel 1300 per compiere il pellegrinaggio dell’Anno Santo. Al suo ritorno gli venne assegnato il nome di Bon Romeo, ovvero ‘buon pellegrino che è stato a Roma’, e da questo soprannome deriverebbe il cognome della famiglia.

Secondo la storia invece i Borromeo abbandonarono nel 1370 San Miriato al Tedesco a seguito della rivolta contro la città di Firenze. La famiglia fu costretta a disperdersi in molte città italiane dividendosi in rami. I fratelli Andrea, Borromeo, Alessandro, Giovanni e Margherita raggiunsero Padova per gestire l’attività economica prevalente, quella di banchieri. Qui Margherita si unì in matrimonio con il potente Giacomo Vitaliani. Borromeo Borromei fu il primo a trasferirsi a Milano. Alla morte di Giacomo, il figlio Vitaliano Vitaliani sarà adottato da Giovanni Borromeo, privo di eredi, con l’obbligo di assumerne il cognome. Vitaliano divenne così il capostipite della famiglia milanese con il nome di Vitaliano I.

Lo stato Borromeo – le terre introno al Lago Maggiore

Nel 1439 Vitaliano I ottenne l’investitura di Arona e acquisì proprietà intorno al Lago Maggiore – tra cui la Rocca di Angera –, gettando così le basi di quello che sarebbe diventato lo stato Borromeo e ripartito in dieci podesterie. Il territorio era scarsamente popolato, ma permetteva il controllo della navigazione lacustre e l’introito daziario che veniva incamerato ad Arona. Conquistò inoltre un determinante ruolo strategico per il gran numero di siti fortificati.

Sempre nel Quattordicesimo secolo i Borromeo divennero proprietari delle isole e tutt’oggi la famiglia possiede l’Isola Bella e l’Isola Madre. L’Isola dei Pescatori è l’unica abitata stabilmente da una piccola comunità, mentre le due isole “sorelle” sono diventate meta turistica ambita.

La famiglia Borromeo, primo piano nel ducato milanese

La famiglia Borromeo diventò una delle prime per importanza del ducato milanese grazie alle figure dei due arcivescovi di Milano Carlo e Federico Borromeo. Carlo Borromeo (1538-1584) era nipote di Papa Pio IV, fu ordinato sacerdote e, inviato al Concilio di Trento, nel 1563 fu consacrato vescovo di Milano. Fu inoltre indirizzato sulla Cattedra di sant’Ambrogio di Milano, una diocesi molto vasta che si estendeva su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Diventò santo nel 1610.

Il cugino di San Carlo, l’arcivescovo Federigo Borromeo (1564-1631), immortalato da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, lasciò a Milano un’importantissima eredità culturale: più di un centinaio di libri, sia a stampa che manoscritti, oltre che svariate centinaia di lettere. Gran parte della produzione è conservata presso la Biblioteca Ambrosiana, aperta nel 1609 e tutt’oggi in funzione.

L’Isola Madre del Lago Maggiore e le camelie 

Il fratello maggiore del Cardinale Federigo Borromeo, Renato I Borromeo (1555-1608), diventò Sovrintendente dei territori del Lago Maggiore. Battezzò l’attuale Isola madre Isola Renata e fece costruire un palazzo con giardini terrazzati, ampliamento della prima costruzione eseguita da Lancillotto Borromeo nel 1501.

Le fonti storiche indicano che sull’Isola Madre – cambiò il nome nel Settecento per ricordare di essere stata la prima isola dell’arcipelago abitata dai Borromeo – nella metà del Nono secolo era presente la chiesa con abside a pianta quadra, un cimitero e probabilmente un piccolo apprestamento militare. Per certo c’erano coltivazioni di ulivi, la cui produzione veniva impiegata per usi sacri. Lancillotto Borromeo introdusse le prime coltivazioni di agrumi fatti arrivare dalla Liguria con un giardiniere – hortolano – che se ne sarebbe preso cura. In seguito, a metà Ottocento, i settori tenuti a frutteto vengono convertiti in giardino romantico all’inglese, considerato tra i migliori esempi di quest’arte in Italia.

Complici le temperature favorevoli, sull’Isola Madre è presente la più antica collezione della camelia. Originaria della Cina e del Giappone, venne introdotta dai giardinieri Giuseppe e Renato Rovelli nel 1828 per volere di Giberto V Borromeo e suo figlio Vitaliano IX Borromeo. Ad oggi sono sull’isola, nel Piano delle Camelie, circa quaranta varietà accompagnate da ibridi come la camela japonica Mitronesson vera, ibridata prima del 1840 e le camelie japoniche Gloria delle Isole Borromee e Gloria del Verbano. Il percorso per conoscere ed esplorare le diverse sfumature di questi fiori parte dall’Isola Madre prosegue al Parco Pallavicino, sul lungolago di Stresa e nel giardino barocco dell’Isola Bella.

L’Isola Bella e il Palazzo Borromeo

Uno dei figli cadetti di Renato I, Carlo III Borromeo (1586-1652), ottenne in dote l’Isola Bella – chiamata all’epoca dei fatti Isola Inferiore – che, fino al 1632 era uno scoglio roccioso occupato da un piccolo villaggio di pescatori provvisto di due chiese, una intitolata a San Vittore e l’altra a San Rocco. Il primo a concepire il progetto del palazzo sull’Isola fu Vitaliano I Borromeo, ma venne realizzato da Carlo III Borromeo nel 1630 dedicandolo alla moglie Isabella D’Adda, dalla quale deriva il nome odierno dell’Isola. Carlo III progettò un giardino barocco a terrazze e il Palazzo Borromeo insieme all’architetto Giovanni Angelo Crivelli. Dopo la battuta d’arresto dei lavori a causa dell’epidemia di peste nel Ducato di Milano, i lavori ripresero nel 1650 sotto la guida di Vitaliano VI Borromeo. Vitaliano VI affidò il completamento dei lavori all’architetto Carlo Fontana e fece diventare la villa luogo di feste sontuose e rappresentazioni teatrali per la nobiltà europea.

Struttura architettonica del Palazzo Borromeo

Il Palazzo è edificato sulla punta nord-occidentale dell’isola ed è caratterizzato da una facciata imponente lunga circa 80 metri al centro della quale il Salone d’Onore si sviluppa come una sporgenza curvilinea occupando in altezza due piani. La struttura si estende verso il centro dell’isola perpendicolarmente a questa porzione assumendo la forma di una T. Le sale principali sono tutte al primo dei quattro piani che costituiscono l’edificio e si snodano attorno al Salone, la cui copertura a cupola e le decorazioni sono state ultimate, sul progetto originale, solo tra il 1948 e il 1959 da Vitaliano X (1892-1982). 

Il piano nobile, adibito al ricevimento e alla rappresentanza, ospita la sala da ballo in stile neoclassico, detta Sala delle Colonne, la Sala della musica che deve il nome agli strumenti musicali esposti, la Sala delle Medaglie, dove vengono conservate dieci medaglie in legno rappresentanti gli avvenimenti più importanti della vita di San Carlo Borromeo. Sempre sullo stesso piano si trova la Galleria degli Arazzi dove vengono custoditi sei preziosi arazzi di manifattura fiamminga del ‘500 e anticamente, per lo svago di proprietari e ospiti, vi era anche un teatro dove venivano rappresentate commedie e drammi. 

Palazzo Borromeo: la Sala del Trono

La Sala del Trono è la più fedele allo stile barocco, con decorazioni in stucco e legno dorato particolarmente stravaganti. Per il trono, riccamente decorato, esistono due scuole di pensiero: secondo alcuni è stato utilizzato per ricevere gli ospiti a palazzo, secondo altri invece sarebbe stato utilizzato dal re di Spagna durante le sue visite al Regno di Napoli e sarebbe stato portato sull’Isola da Carlo IV Borromeo, nipote ed erede di Vitaliano VI che fu vicerè della città campana dal 1710 al 1713. A egli si deve inoltre il completamento dei giardini inaugurati nel 1671 che presentano fioriture multicolori per tutto l’anno, a rotazione tra varie specie floreali, tra le quali rose, orchidee, magnolie, azalee e glicini.

L’isola fu ristrutturata in modo da trasformarla in una nave, in cui la parte del palazzo era la prua e la parte dei giardini a terrazze, su quello che viene detto anfiteatro o castello, la poppa. Il progetto includeva un approdo lungo che non fu realizzato del tutto, davanti al palazzo nella parte occidentale. Infine, sono presenti grotte artificiali, alle quali si accede attraverso una scala elicoidale seicentesca, che evocano con le loro decorazioni ambienti marini e in una delle sale è custodita una piroga preistorica ritrovata ad Angera a fine Ottocento.

Villa Pallavicino e il parco zoologico

Nel 2021 Vitaliano XI Borromeo acquisisce la Villa Pallavicino di Stresa, costruita come dimora privata nel 1855 quando l’area fu acquisita da Ruggero Bonghi, statista e letterato napoletano. Seguirono il passaggio al duca di Vallombrosa e nel 1862 l’acquisizione da parte della famiglia nobile genovese Pallavicino. I Pallavicino ampliarono la tenuta, costruirono strade carrozzabili, adornarono il parco di statue e trasformarono la semplice dimora in una villa ottocentesca in stile neoclassico. La marchesa Luisa nel 1952 portò a compimento l’opera ospitando animali provenienti da tutto il mondo per dare vita a uno zoo d’eccezione.

Nel 1956 Villa Pallavicino si trasformò in un museo faunistico aperto al pubblico e così, il 7 agosto Lodovico Pallavicino inaugurò il parco zoologico. Inizialmente la fauna presente era autoctona, successivamente si arrivò ad avere un complesso zoologico variegato con specie esotiche quali foche e pinguini. Dal 2017 il parco Pallavicino è entrato a far parte del circuito turistico delle Isole Borromee.

I Giardini di Villa Taranto

Siti nella parte nord-ovest del promontorio della Castagnola, sulle rive occidentali del Lago Maggiore tra le località di Pallanza e Intra, si trovano i giardini di Villa Taranto, considerati tra i più belli al mondo superando Versailles di Parigi o gli Mottisfont Abbey Rose Gardens negli Humpshire (UK).

La loro storia è legata al capitano scozzese Neil Boyd Watson McEacharn, amante della botanica e dell’Italia che, nel 1931 decise di comprare la proprietà dalla Marchesa di Sant’Elia per trasformarla in un giardino all’inglese costituito da migliaia di specie di piante importate da ogni parte del mondo.

Tra le opere più significative troviamo la Valletta, i Giardini terrazzati con piccole cascate, piscina, vasche per ninfee e fiori di loto, il Giardino d’inverno e il Giardino palustre, fontane ornamentali e giochi d’acqua. 

Il giardino, una volta ultimato nel 1940 assunse il nome di Villa Taranto in memoria di un antenato del capitano, il Maresciallo McDonald nominato Duca di Taranto da Napoleone. Dal 1952 i Giardini sono aperti al pubblico da aprile a ottobre. Il patrimonio botanico dei Giardini di Villa Taranto comprende circa mille piante non autoctone e circa ventimila varietà e specie di particolare valenza botanica. La Villa non è visitabile in quanto è adibita a sede della Prefettura della nuova Pronvincia del Verbano – Cusio – Ossola.

Il Grand Hotel des Iles Borromées & SPA

La parte del giardino affacciata sul lago è abbellita da una fontana formale e che mantiene la sua configurazione originaria tipica del giardino all’italiana. Il resto del verde circostante è stato modellato da forme più dolci seguendo gli stilemi dei giardini all’inglese. 

Des Iles SPA

Il Grand Hotel des Iles Borromées, luogo carico di storia e riferimenti culturali, trova gloria nel passato, ma è anche proiettato verso il futuro, vantando una innovativa SPA realizzata su un’area di 3000 mq. La Des Iles SPA offre al visitatore un articolato percorso benessere: dalla piscina in & out alle cascate d’acqua, dalle docce emozionali alla cabina della neve – e ancora, la piscina musicale, il percorso Kneipp, la sauna, il bagno turco, l’Hammam, una Floating Pool e una Private SPA.


Giulia De Sanctis

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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