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A casa di Gernot Huber: l’arte tra i cardon

Sculture lungo i saliscendi della collina, tra cactus, palme e arbusti ultracentenari. La Fondazione canaria Gernot Huber è un parco di opere architettoniche 

Lampoon report: Fondazione Gernot Huber

Calle Gernot Huber. Una vietta stretta, a metà della salita che da San Isidro porta a Granadilla de Abona, a sud-est di Tenerife. Nasce qui nel 2013 la fondazione canaria di architettura Gernot Huber: un parco posto su una collina di ottanta mila metri quadrati. All’interno, si trovano opere di architettura di artisti provenienti da tutto il mondo, oltre alla residenza invernale del fondatore Gernot Huber. La villa si trova nel parco di San Isidro, nella frazione di Los Cardones. È coperta da un piccolo clivo che spezza le forti folate di vento, frequenti in quel punto dell’isola. Sulla terrazza anteriore si apre la vista dell’oceano Atlantico, trecento metri al di sotto. Sul retro si scorge la cima del Teide, il vulcano dell’isola, 3718 metri sul livello del mare. La villa è stata progettata da Huber stesso, e l’ha costruita su un unico piano usando un metodo che non implicava l’utilizzo di cemento, ma solo una tipologia di pietra vulcanica comune sull’isola, anche se non usata per la costruzione di edifici: la tosca.

Gernot Huber, architettura, dalla Germania a Tenerife

Gernot Huber è nato nel 1929 a Tubinga, piccola città universitaria nel sud della Germania. Dopo aver passato gran parte della sua vita come disegnatore per Philips, Lufthansa e Porsche, prima da dipendente e poi da imprenditore – fonda la sua azienda nel 1969 assieme alla sua prima moglie Gisela Huber –, nel 1990 decide di ritirarsi dal ruolo di grafico e dedicarsi alla sua passione: l’architettura. Nel 1997 nasce la fondazione di architettura cinetica di Gernot Huber, ad Amburgo, Germania. La sua prima opera è La ballerina, una scultura cinetica alta più di tre metri e con un raggio di movimento di tre metri e mezzo Costruita in acciaio con un contrappeso in piombo, ha un tronco centrale e due braccia fini che si concludono con delle frecce penzolanti ai lati. Danza, girando sulla propria base fino a posizionarsi orizzontalmente rispetto al suolo quando il vento è molto forte. Si trova nel parco di Amburgo che porta il nome di Huber.

Dopo la morte di Gisela, Gernot Huber fonda la seconda fondazione di Tenerife. Alla base, il legame tra arte e natura. Già nel parco di Amburgo aveva mescolato il paesaggio popolato di pini sempreverdi assieme a sculture cinetiche in ferro che subiscono l’azione del vento: «come se fossero dei rami, delle foglie costrette a ondeggiare se il vento le spinge. Anche queste opere sono portate a muoversi senza spezzarsi, grazie ai calcoli del peso e della geometria». Qui nel parco di Tenerife spiccano sculture tra i saliscendi della collina che fa parte della proprietà. I materiali più usati sono il canto blanco, il ferro, l’acciaio inossidabile, la pietra, il legno, e alcune rocce vulcaniche che arrivano a pesare più di dieci tonnellate. Gernot è stato il primo a sfruttare il cantos blancos, pietra chiara che si trova in abbondanza nelle cave del sud di Tenerfie: «nessuno l’aveva mai usata», racconta, «un giorno, mi sono messo a lavorarla come se fosse marmo, e ho capito che era adattabile a diverse forme, squadrate o ondulate». Pietra vulcanica, costruita da Gernot, è un muro tondo di trenta tonnellate alto circa un metro che circonda una piramide di verghe di ferro al cui interno sta posizionata una pietra per sedersi. Il muro di pietre vulcaniche isola nel silenzio, davanti c’è l’oceano. Appesa sulla cima della piramide c’è una roccia che gira grazie a delle pale d’acciaio mosse dal vento, che fanno vibrare le verghe di ferro propagando il suono verso l’ascoltatore seduto. 

Una scultura site specific, Gernot Huber Lampoon
Una scultura site specific, Gernot Huber

Cardones, arbusti delle Isole Canarie 

Spunta l’orologio del sole, una meridiana di undici metri di diametro formata da rocce dell’isola, creata da Reinhard Brandtner, visibile dal satelitte. Tra i sentieri sterrati che uniscono un’opera all’altra, si incontrano cactus, palme, fiori di aloe e cespugli. «Quando sono arrivato qua, c’erano alcuni arbusti che avevano più di cento anni», dice l’architetto, «ora che ne sono passati quasi altri quaranta, sono cresciuti solo di venti centimetri». Si tratta di arbusti endemici dell’arcipelago delle Isole Canarie chiamati Cardones (da dove deriva il nome della frazione Los Cardones). Una volta, pezzi di cardon erano lanciati sulla costa per far sì che il lattice tossico stordisse i pesci, da pescare con più facilità; alcuni isolani li usavano come medicina popolare per combattere malattie della pelle derivanti dal sole. Protetta dal governo delle Isole Canarie, è una pianta che può arrivare a un’altezza di quattro metri e una lunghezza di centocinquanta. Al suo interno si crea un microhabitat naturale comprendente diverse specie animali e vegetali. Uno dei posti preferiti di Gernot del parco è quello dove cresce il cardon centenraio, luogo dove ha eretto l’opera in onore alla moglie Gisela, scomparsa nel 2008.

Luca Maggi, la Luna

L’ultima scultura del parco di Los Cardones è La luna. «Oltre che a toccarla o contemplarla, ora possiamo girarci attorno e vedere il suo lato oscuro». Così si è espresso Gernot durante la presentazione. È stata creata dall’artista italiano Luca Maggi, originario di Fiuggi. Ha lavorato con il maestro Piero Fantastichini – Monumento al caos, una struttura esposta a Palazzo Venezia per la Biennale del 2011 (Biennale atipica organizzata con sedi in tutta Italia), e una scultura abitabile esposta al palazzo dell’architettura di Roma. Maggi intraprende la carriera da solista con il progetto dei Ritratti lunari. «L’idea è nata da un esperimento chimico. Ho mischiato acquaragia e colore acrilico al sole, e ho aspettato. Lavoro su un limite della materia con il fine di renderlo un pregio», dice l’autore, «prendo una sfera di poliuretano espanso sensibile al calore e la brucio, ottenendo delle pieghe e delle cavità naturali». La luna è una palla di poliuretano espanso ad alta intensità dal diametro di un metro e mezzo, bruciata in alcuni punti per ricreare i crateri lunari mantenendone la scala di disegno del progetto. È. lavorata con resina, fibre di vetro, un collante medium chiamato primal, polvere di alluminio, uno strato di missione (una colla usata per l’argento), zolfo e foglie d’argento. 

Luca Maggi per la costruzione dell’opera è rimasto quattro settimane, godendo di vitto e alloggio nella residenza del parco. L’intento di Gernot è dar modo ad artisti emergenti di tutto il mondo di farsi conoscere. Per questo sceglie opere particolari create con sentimento e che valorizzano la natura, concetto cardine dei suoi parchi. La luna ricorda all’uomo la grandezza della natura e lo sprona a guardare in alto,  verso quel satellite che ha guidato per millenni l’uomo attraverso i mari. «Grazie al calendario perpetuo dei Babilonesi, si può risalire all’esatta fase lunare di un giorno che è stato o un giorno che sarà. La luna è una sola, ma appare in manifestazioni sempre diverse. Le ossidazioni che creo con diversi tipi di resine, o che l’umidità, il tempo, l’esposizione al sole inducono sull’opera fanno in modo che ogni oggetto sia singolare». L’opera è stata esposta davanti alla villa di Gernot Huber: «fatto raro», dice Gernot, «sono quasi tutte mie le opere vicine alla casa e che quindi vedo ogni giorno. Ma la luna di Luca mi ha rapito fin dall’inizio e, dopo il lavoro che ha svolto, si merita una posizione privilegiata. Considero la natura in tutte le sue sfaccettature come un’immensa opera d’arte. Per questo le nostre creazioni, che siano architettoniche, sculturali, cinetiche o paesaggistiche, devono integrarsi senza mai predominare sulla natura. Questo parco ne è la prova. Poter lavorare con l’immaginazione senza alcun tipo di limite imposto da una qualche agenzia del mercato, non ha prezzo. L’artista non deve mai perdere di vista l’essenza della sua creatività».

Le opere della fondazione Gernot Huber

La fondazione canaria di architettura Gernot Huber è stata creata per immedesimare l’artista con la sua opera, e la sua opera con la natura che la circonderà fino a quando rimarrà esposta. L’armonia del luogo deve rimanere intonsa. Solo così potranno goderne le sculture stesse. «Riuscire a creare un luogo di armonia come questo mi ha appagato forse di più di tutto il resto che ho costruito», conclude Gernot, «far conoscere giovani talenti è lo scopo che tento di perseguire da quando ho creato la fondazione. Oltre, ovviamente, a poter vivere in questo paradiso: perché un paradiso senza sculture è un paradiso a metà».

Fondazione canaria di architettura Gernot Huber

Los Cardones, San Isidro, Tenerife. Ospita artisti dopo aver selezionato accuratamente la loro proposta. Tutte le materie prime saranno a suo carico, mentre i tempi e il contratto economico sono di volta in volta adeguati all’opera in questione.

Luca Maggi, Ritratti Lunari

Artista originario di Fiuggi, crea opere su richiesta per privati o enti pubblici. Nei suoi progetti cerca di riavvicinare l’individuo alla natura.

Andrea Valbusa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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