Definito ‘oro liquido’, l’oud ha subito un aumento del prezzo del 500% negli ultimi vent’anni
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Oud dal Medioriente per la profumeria artistica italiana

L’ingegneria di un profumo, dall’estrazione delle materie prime al marbling del flacone: Andrea Casotti sulla genesi di The house of Oud, tra Milano e Giacarta

L’Oud – resina dal Medio Oriente per le fragranze

L’Oud è tra gli ingredienti più desiderati e costosi. I trucioli di legno dell’albero che produce questa resina, ovvero l’Agar, sono bruciati come incenso durante le cerimonie religiose e le celebrazioni nel sud-est asiatico e in Medio Oriente, comprese Cina, Giappone e India: «Lavorare in Medio Oriente ha influito sulla mia visione», racconta Andrea Casotti, ingegnere delle fragranze e co-founder di The House of Oud. «Il modo in cui usano i profumi è concettualmente diverso dal nostro: noi cerchiamo l’Oud nella fragranza, ma per loro l’Oud è un olio da spalmare sulla pelle. Solo dopo diventa fragranza. È utilizzato anche per essere bruciato a casa. Il fumo prodotto dall’Oud si passato sui vestiti, e in seguito ci spruzzano il profumo». Definito ‘oro liquido’, l’oud ha subito un aumento del prezzo del 500% negli ultimi vent’anni. «È un modo diverso di vivere le fragranze. In Medio Oriente quello del profumo è un rito come da noi lo è quello del caffè».

Andrea Casotti co-founder di The House of Oud

«Mi sono laureato in ingegneria nucleare al Politenico di Milano e sono entrato nel business della profumeria artistica per caso», racconta Casotti. «Ho iniziato a occuparmi del settore nel 2006, mentre facevo parte di un progetto di organizzazione aziendale per cui si voleva creare un polo chimico italiano delle fragranze (che poi non è andato in porto). The House of Oud è il frutto di quindici anni di incontri e di lavoro nel settore: io e i miei collaboratori abbiamo cominciato a occuparci di tutto, dal packaging all’evoluzione del mercato, cosa che anni fa non era possibile. Volevamo creare qualcosa per noi: un regalo di Natale per gli amici, un modo per raccontare sia il nostro mondo che le nostre storie. Siamo partiti con un lotto di duecento pezzi, cercando di sintetizzare il meglio di ciò che avevamo imparato: non è nato come un brand, ma come un dono per le persone a cui vogliamo bene».

Insieme ad Andrea Casotti fa parte di The House Of Houd anche Mohammed Abu Nashi, produttore di Oud di Giacarta tra i primi fornitori di ThoO. «Occuparsi di fragranze significa anche occuparsi di viaggi: vuol dire andare in giro per il mondo per trovare clienti e fornitori. In questo settore il 70% delle materie prime arrivano da fuori Europa, Asia per lo più. Ho conosciuto così Mohammed Abu Nashi. È un artigiano piemontese lontano dal mondo delle fabbriche e delle produzioni su larga scala. Mi ha portato dentro al mondo dell’Oud», prosegue Casotti. «Mi ha aperto le porte di un Paese con una cultura del profumo differente dalla nostra: passa la maggior parte del tempo a Giacarta, dove ha accesso a delle coltivazioni di Oud – raccolto ogni anno –, e ad altre piccole coltivazioni locali che forniscono ingredienti non utilizzabili per grossi blocchi di produzione, ma fruibili per la nicchia». 

«Il primo lotto – la cosiddetta Crop – è stato creato in base al raccolto di quell’anno, senza uno schema preciso. Abbiamo seguito un processo di distillazione di un mix delle sole materie a disposizione. Ne è uscita una fragranza che non è un prodotto di laboratorio, ma un compound di ingredienti distillati insieme. Abbiamo deciso di ripetere ogni anno la stessa cosa: mettiamo insieme il miglior pezzo di Oud che Mohammed riesce a tenere da parte. Un anno abbiamo lavorato con la menta, il palo Santo, un anno con la liquirizia, mentre per questo abbiamo scelto di usare le fave di cacao».

«Le materie prime in questo settore sono classificabili in due categorie: sintetiche e naturali. Hanno ruoli completamente diversi: i naturali di base sono sempre gli stessi – noi ad esempio abbiamo quattro lavande (due francesi, una dalla Dalmazia e una bulgara) ma di diverse qualità. I sintetici permettono di aggiungere creatività: utilizzando l’olio essenziale di gelsomino non sarà possibile renderlo più o meno fruttato senza l’aiuto di un sintetico. Questi hanno nel business delle fragranze il compito di donare personalità a un profumo, e senza i sintetici non sarebbe possibile creare il 70% di quelli presenti sul mercato. 

«Il processo di estrazione di un sintetico o di un naturale oggi ha ancora più importanza della qualità dell’ingrediente in sé. Deve essere sostenibile e deve garantire una resa. La differenza in questo caso la fa il vettore: più il vettore è delicato (pensiamo all’estrazione cO2, che riesce a portare con sé durante il periodo di estrazione molti ingredienti presenti nell’elemento naturale) più l’olio conserverà le sue proprietà». La tecnica di estrazione con anidride carbonica: in base a determinate condizioni di temperatura e pressione è possibile utilizzare la Co2 come solvente liquido di estrazione che una volta saturato può evaporare senza lasciare residui.

The House of Oud è un brand di profumi nato dalla collaborazione tra Andrea Casotti e Mohammed Abu Nashi
The House of Oud è un brand di profumi nato dalla collaborazione tra Andrea Casotti e Mohammed Abu Nashi

I flaconi di The House of Oud

I flaconi ovali decorati con fantasie marmorizzate e multicolori sono una caratteristica di Thoo: «Siamo stati ispirati dalla forma del palmo della mano, dal gesto di spruzzare una fragranza. Sembra un sasso, ma è una forma anatomica. Per rappresentare la particolarità di un ingrediente come l’Oud, il flacone è capovolto. La parte del collo è più alta rispetto alle forme standard: per far raffreddare il vetro in ciclo di produzione è necessario un altro anello che possa permettere di tenerlo in sospensione qualche secondo senza toccarlo. La verniciatura è praticata da un artigiano di Varese con una tecnica chiamata Life is Color – molto simile al marbling. Ogni flacone è diverso».

«A un certo punto della mia carriera, mentre ero in Canada, sono entrato in contatto con una cake designer russa: faceva glazing sulle torte con la stessa tecnica che noi utilizziamo per i nostri flaconi». La tecnica del glazing, detta anche velatura, nasce inizialmente per essere applicata su uno strato pittorico ma oggi viene utilizzata in più campi. «Mi ha insegnato a trattare il gourmand in modo differente, senza pensare ai più classici zucchero o cioccolato, ma tramite la macerazione della frutta. Da lì è nata Keep Glazed, ispirata a lei. Nasce sfruttando questa nota dolce tratta dal mango, e non da una tradizionale vaniglia».

«Le note che funzionano di più sono quelle che permettono al consumatore di visualizzare la fragranza. Questo vale anche per i colori: quando scegliamo un colore per il flacone, non ne scegliamo mai solo uno, ma sono sempre dieci, quindici, venti di prova. Colore e profumo devono essere parte dello stesso messaggio: che siano complementari oppure opposti non importa. L’Omino Bianco è nero, ma tutti sappiamo cosa sia. La fragranza è subdola: non la vedi, ma il suo ricordo è il più forte di tutti. Alcuni ricordi si aggrappano alle esperienze olfattive: quanti profumi associamo a un brand e a un’immagine? L’ammorbidente: tutte le aziende hanno provato a cambiare il profumo nelle versioni più nuove, ma non ha funzionato. Le note di pulito che apprezziamo quando laviamo i nostri vestiti sono sempre le stesse, e se le cambiamo non ci danno più la stessa sensazione di benessere. Sta tutto nei ricordi».

Andrea Casotti 

Nasce a Milano. Laureato in Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano. Attualmente è CEO di CFF, Creative Flavours Fragrances, realtà specializzata nella produzione di fragranze ed essenze per aziende e privati di tutto il mondo. Nel 2016 ha lanciato The House of Oud, brand di profumi nato grazie alla collaborazione con Mohammed Abu Nashi.

Francesca Fontanesi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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