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Tra passato e attualità, un ritratto della signora milanese

L’architettura, le donne di Milano, e una giacca Giorgio Armani. Design, moda, stile: questa donna è sintesi di rigore. Il mondo la ammira, l’Italia la considera scontata

Ritratti di donne a Milano

Nel 1947 una commessa della pasticceria Galli di Milano è notata da Luchino Visconti: il suo nome è Lucia Bosè. Dopo un concorso di bellezza recita in alcuni film del neorealismo italiano – Non c’è pace tra gli ulivi di Giuseppe de Santis, Cronaca di un amore di Antonioni e La signora senza camelie. Originaria di Stresa, Valentina Cortese è stata una delle attrici di punta del cinema e del teatro italiano. L’ultima delle dive, morta recentemente a Milano. La Cortese è stata diretta, tra gli altri, da Fellini e da Antonioni. Una delle poche attrici italiane riconosciute in America, sotto contratto con la 20th Century Fox, lavora a fianco di Ava Gardner, Humphrey Bogart, e Peter Finch. A portarla sul palcoscenico è Strehler. Paola Pivi, giovane artista milanese, ex studentessa dell’Accademia di Brera trapiantata in Alaska, ama decontestualizzare: rappresentazioni realistiche di animali appaiono oniriche una volta separate dal loro ambiente naturale. Crea habitat fatti piume, perle, cuscini e leggerezza. Sono alcune donne che compaiono nel moodboard di Maria Luisa Ffrisa, all’interno del libro  Il sesso radicale.

Giorgio Armani: la struttura della giacca

Giorgio Armani è lontano dal genderless di cui si parla oggi. La sua non è una moda unisex, rivendica aspetti della personalità maschile e femminile. Giacche flosce, tessuti morbidi e colori sfumati prendono il posto dei rigidi completi maschili, sostituendo l’eleganza all’austerità. La giacca da donna Armani, che ancora oggi troviamo sia sulle passerelle che alla Rinascente. Gioca un ruolo chiave nell’elaborazione stilistica della donna milanese fornendo l’abito alle donne che escono dalle contestazioni degli anni Sessanta. In un capo basico come la giacca, l’innovazione è più difficile: non si può innovare attraverso un fiocco o un volant, è necessario uno stravolgimento della modellistica. Armani vuole che le donne portino la giacca come gli uomini, restando femminili. La smonta e la riassembla togliendone la struttura, cancella l’imbottitura e la controfodera, cambia la disposizione dei bottoni e la rende simile a una seconda pelle che non nasconde la forma del corpo e la sua sensualità. Il risultato di una vita, l’indumento per la donna che vuole e può darsi le stesse opportunità di un uomo. 

La borghese Milanese

Le milanesi benestanti possono farsi sedurre dall’estro di Rick Owens o dalle stampe di Hermès, ma possiedono un capo Armani. Linda Cantello è inglese. Quando arriva a Milano la colpiscono gli orecchini che indossano le donne, dettagli che precisano lo stile. Uno schizzo, sketch in inglese – tecnica di disegno libera ed intuitiva in grado di trasmettere con poche linee essenziali la visione dell’artista. Linda crea una matita dalla texture morbida sia per le labbra che per le guance. Per disporla, si usano i polpastrelli delle dita. Le monocromie, gli ecru che si trovano nell’Armani Hotel e nell’Armani Silos – gli Sketcher in tonalità organiche marroni, beige, rosa e prugna. Cantello non vuole la distinzione tra il giorno e la sera. Ci si trucca in base all’umore. Non esistono dress code rigidi: ci sono colazioni alle quali è bene presentarsi in tailleur, brunch di gala e serate informali. Anche l’idea del rossetto rosso da indossare dopo il tramonto appartiene al passato.

Lucia Bosé ritratta mentre serve un cliente nella pasticceria nella quale era impiegata, Milano, 1947, Ph Federico Patellani
Lucia Bosé ritratta mentre serve un cliente nella pasticceria nella quale era impiegata, Milano, 1947, Ph Federico Patellani

Il primo negozio Emporio Armani

Apre i battenti nel 1981 a Milano, zona San Babila, il primo negozio Emporio Armani – seconda linea del brand indirizzata ai giovani: il regno dei paninari. In un clima sociale di edonismo e disimpegno politico, nel quale la moda diventa una via di fuga caratterizzata dall’esibizione di marchi e loghi, Armani rompe i codici dando vita all’Emporio Armani Magazine – punto di incontro tra rivista culturale e House Organ, fatto di interviste e fotografie in bianco e nero che ammiccano al mondo del cinema – sintesi della visione Armani del mondo.

A Milano le donne camminano così tutti i giorni. Tokyo e Milano hanno più analogie di quanto non si possa pensare: l’estetica disciplinata e un rigore formale. In Giappone  vi sono novanta punti vendita, trentaquattro dei quali a Tokyo. L’utilizzo sobrio del colore voluto da Armani incontrava ancora il gusto locale. Pantaloni e qualche gonna lunga. Nessun vestito corto. Vestiti sovrapposti ai pantaloni, fianchi e seno esili, tessuti fluidi. Incarnati di porcellana ma senza l’effetto maschera che ad Armani non piace. 

Armani eye

Il trucco degli occhi è quello distintivo del marchio, detto Armani eye: il marcato della matita nera si allunga verso l’esterno, lo sguardo risulta distaccato. Sulle modelle asiatiche la matita è sfumata, in questo modo l’occhio si apre. A spiegarlo è Linda Cantello, International Make up artist di Armani, responsabile del trucco di tutte le sfilate. Nel documentario del 1990 Made in Milan, Giorgio Armani dice: «Una città che ti permette di esprimerti se hai qualcosa da comunicare e ti rispetta per questo. Una metropoli che ti permette di partecipare alla sua vita». Città di viaggiatori, porta dell’Italia sull’Europa e sul resto del mondo. L’areoporto di Milano Malpensa è il primo in Italia per i voli intercontinentali (dati enac). Julie Massé si ispira al vento per la creazione di Musc Shamal,. Le note del muschio ricordano l’odore naturale della pelle, Massé voleva la sensualità dell’Oriente e la freschezza dell’Occidente. Il muschio è precisato dalla rosa e l’utilizzo delle aldeidi alleggerisce le materie prime naturali.

Maria Luisa Frisa, Il sesso radicale

Critica, fashion curator e direttrice del corso di laurea in design della moda allo Iuav, Maria Luisa Frisa conosce il marchio Armani dall’interno. La sua casa editrice – Mode – ha pubblicato il libro Il sesso radicale di Giusi Ferré, un saggio sulla storia di Armani. ‘La Parigina’ è stata connotata fin dall’Ottocento; Frisa vuole definire ‘la Milanese’. Lo stile di una città lo si vede dall’architettura, dal modo in cui la gente vive la città, e dalle donne che la abitano. Lo stile di Milano è fatto di equilibri tra luce e colore, di interni borghesi e di femminilità consapevoli. Frisa ha creato un moodboard, come quelli che crea quando organizza le mostre: le donne milanesi sono quelle dei ritratti di Leonardo e di Hayez – fascino discreto, eleganze degli incarnati. 

Sara Kaufman

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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