Chanel Metiers d_art, Firenza, Lampoon recensione, Carlo Mazzoni
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Chanel prende forza in Italia: i mestieri d’arte a Firenze, il Politecnico a Milano

La sfilata per i Métiers d’Art è l’occasione per annunciare una collaborazione tra Chanel e il Politecnico: la ricerca su produzioni sostenibili e l’inserimento professionale

Artigianato o arte? Il ruolo dello Stato

I Métiers d’Art sono le tecniche artigianali e tradizionali – dal ricamo all’intarsio – che in Franca lo Stato istituzione riesce a tutelare. Una cura e un rispetto che si produce anche in Giappone dove gli artigiani sono indicati come tesori nazionali. In Italia no, una tutela delle arti artigiane non si prevede. I Métiers d’Art francesi presentati da Chanel a Firenze imbastiscono un dialogo con le maestranze italiane locali – sappiamo che le componenti in metallo di Chanel sono prodotte qui in Toscana, così come sappiamo che la miglior conceria mondiale, per qualità e fatturato, è processata nei dintorni di Firenze. Chanel aveva acquisito nel 1999 il calzaturificio Roveda e questa fu la prima di altre otto acquisizioni, dalla pelletteria al tessile.

Chanel presenta i Métiers d’Art 2022 a Firenze

Il dolce e l’amaro, il silenzio e il rumore – non si tratta di gente abbiente, di donne truccate. Penélope Cruz rimane in un frame di Almodóvar quando arriva con una microgonna su tacchi neri. Sofia Coppola è l’emblema di come l’assenza di un tratto canonico su un volto femminile non limiti la capacità attrattiva di una donna. Il rumore, l’amore – si tratta di un meccanismo economico che ricorda come l’Italia resti tra i primati mondiali per le abilità produttive. Chanel presenta a Firenze i Métiers d’Art – così facendo, invita a una riflessione sulle maestranze italiane: in Italia abbiamo bisogno che arrivi una potenza francese per rispondere con potenza italiana.

Parigi e Firenze: incontro scontro tra culture 

Le sfilate estemporanee in luoghi lontani dai primi riferimenti creativi portano a immaginare una forza e controforza, un contrasto culturale tra due basi in un unico spazio. Oltre ai vestiti, troviamo nel cervello e negli occhi, i reagenti chimici dei fuochi pirotecnici, Chanel, Misia, Proust e tutti i libri che abbiamo avuto voglia di leggere nella nostra vita invece che andare allo stadio. Inchiostro nobile e nero, un taglio nel vetro. Le gocce cangianti si muovono dal rosso al viola. I colori francesi sono riflessi nei vetri delle case sotto Palazzo Vecchio, tra i muscoli di Michelangelo persi nel fuoco e nel destino di una città. Una scala di porpora e viola, rose di orchidee e velluti per Anna Maria Luisa, l’ultima dei Medici. Il riflesso cangiante di un metallo sembra smalto o seta, una ceramica soffiata per camelie bianche appese tramite cavi ai tralicci in acciaio.  Il riverbero amalgama e tutto condensa. Ruggine, ferro, rame. Funghi blu, viola e verdi. Strade di rose su spume di stoffe rosse, petrolio e catrame. Il verde azzurro si espande sulle borchie di pietra di un portale di chiesa – si tratta di un tramonto a Firenze. 

Il problema generazionale

Il riconoscimento del valore delle tecniche artigiani in Italia dovrebbe prendere spunto e esempio dai Métiers d’Art francesi che Chanel continuerà a sostenere. La difficoltà per l’artigianato di qualità è la nuova generazione: le scuole servono ma non bastano, le tecniche artigiane per poter essere tramandate necessitano di anni, di pazienza per i maestri. Il rapporto tra anziani e giovani: l’età è fattore moltiplicatore. L’esperienza è una questione di anni – tramandare un modo di curvare, di premere, per ottenere il taglio ripido, la pressione – si può imparare solo provando e sbagliando, con qualcuno vicino che abbia la voglia di insegnartelo ancora. Sono mestieri d’arte, come in Francia hanno saputo definire. La generazione di oggi che ragiona sulla velocità digitale, è formattata all’antipodo di questa lentezza, dello sfinimento nella cura al dettaglio, della fatica manuale e intellettuale necessari all’apprendimento di una perfezione, dedizione, attenzione. Quando si dice che il lavoro gratifica l’uomo non è corretto – il lavoro definisce l’uomo, nella sua unica essenza. Per gratificare il lavoro, non l’uomo, si ottiene il guadagno. Lo Stato potrebbe riconoscere una fiscalizzazione privilegiata per i giovani che approcciano il percorso dell’alto artigianato. Se la figura professionale dell’artigiano prevedesse riconoscimento economico che si può supporre per il notaio, il ricambio generazionale potrebbe essere incentivato. Chiamiamola pure musica o poesia, ma chi lavora vuole guadagnare; chi lavora tanto e bene, vuole guadagnare di più.

Il logo di Chanel, la doppia C che si vuole supporre provenga dal simbolo di Caterina de' Medici,  Lampoon Magazien
Il logo di Chanel, la doppia C che si vuole supporre provenga dal simbolo di Caterina de’ Medici

Chanel e la partnership con il Politecnico di Milano

All’indomani della sfilata dei Métiers d’Art a Firenze, Chanel annuncia il supporto al Politecnico di Milano. Una collaborazione su più livelli: Chanel commissiona e sostiene ricerche accademiche nei campi delle ingegnerie applicate e utili la transizione sostenibile del mondo del tessile e di quanto al tessile correlato – Chanel potrà valersi dei risultati di queste ricerche e il Politecnico trovare superiorità accademica su questi argomenti oggi attuali. Ancora, Chanel apre un percorso preferenziale per offrire posizioni lavorative e professionali agli studenti dell’ateneo italiano. Annunciando questa collaborazione, Chanel ripete ancora come l’Italia ricopra un ruolo prioritario tra gli asset manifatturieri della casa francese. Mi ripeto: i mestieri d’arte – che siano francesi, italiani o giapponesi – devono tornare al centro delle ambizioni di ragazzi giovani che vogliono prevedere per se stessi e per le loro future famiglie una carriera sia per profitto sia per rilevanza professionale. 

Coco Chanel e il potere delle donne

Coco Chanel era prima di tutto una donna – e sappiamo oggi come le donne stiano riuscendo a fare squadra, tra loro, e difendersi e promuoversi e farsi ammirare in quanto donne. Appare attuale la vita di Coco Chanel – la sua vita fu un simbolo dell’indipendenza femminile. In un’epoca dove il suo atteggiamento sembrò impensabile, Coco Chanel si pose sullo stesso piano degli uomini, sul lavoro, in amore e per cultura. Annientò la matrice di una sottomissione che nasceva dall’ignoranza – prima di Chanel, soltanto le regine potevano permettersi tanta disinvoltura e tanta ambizione – dopo Chanel, tutte le donne potevano diventare regine.  Chanel rimane questo e molto di più. I ventagli sono fogli di carta su cui Mallarmé, una biografia di Eduard Manet – quanti, tanti quadri di Picasso, Bisanzio e i Ballet Russe. Raymond Radiguet morì a vent’anni – Cocteau era disperato, disegnò il suo volto unendo le stelle della costellazione di Orione – Coco Chanel lo salvò dall’oppio. La Grande Mademoiselle a capo della fronda contro Anna d’Asburgo. 

Chanel, Virginie Viard dopo Karl Lagerfeld

Virginie Viard non presenta il rock sdrammatizzato, ironico veloce con cui il mondo della moda si rilassava ballando con Lagerfeld. Nei primi tempi dopo la scomparsa di Lagerfeld, sentivo la mancanza di quel ritmo. Lagerfeld mi teneva sveglio nelle ripetizioni di tweed, che per quanto fossero simili di anno in anno, non mi buttavano giù. Oggi, le collezioni di Viard sono pensate più per le donne e meno per lo spettacolo – e forse, dopo qualche hanno, inizio a capire che la sobrietà nel disegno di Viard è più vicino all’idea originale che Coco voleva per Chanel. 

Chanel Métiers d’Art – la sfilata

Intarsi di tweed, rosa e nero. Le fessure dei mosaici, l’azzurro delle cenere: il tacco delle scarpe è a forma di mattone, con il logo piccolo e in rilievo su un angolo del volume massiccio. Il verde degli alberi nuovi a Firenze e le maglie di lana esplose nel viola, per un paio di bermuda da ragazzo. Le alghe dell’Arno, il calcare, i coralli verdi – gli occhi dei pavoni, le persiane chiuse sul balcone sotto le nuvole di una pioggia che non arriva mai, nelle ore finali di un pomeriggio di giugno stanco – quando a Milano vivono i giorni del design. Il giallo ocra della terra toscana, nelle ombre dei drappi in pietra, nei bassorilievi, i pistilli di una margherita selvatica – sono i colori delle perle e dell’ocra, l’alta bigiotteria che compone l’immaginario della moda. I mattoni a vista sui tetti e le tegole – i pistilli di zafferano virano sfumati. Il cardigan di casa che rimane grande, i pantaloni maschili con le pence, i grigi delle lane scozzesi – un filo bouclé a titolo basso è tessuto in una pelliccia. Le paillettes non hanno più senso – ma il rosso è ovunque, sulle labbra e sulle guance, sulle unghie e tra le ciglia delle donne. Le code delle sirene, i veli delle sibille, le umidità basse di un’ombra – un cappotto nero lungo fino ai piedi.

Chanel Métiers d’Art 2022

La sfilata è andata in scena martedì 7 giugno 2022 alla Stazione Leopolda a Firenze.

Carlo Mazzoni

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