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Reportage: Tajinaste, l’arte del miele di Tenerife

Sangue del Teide è il nome di un fiore: il preferito dalle api di Tenerife, l’isola dai cento microclimi, dove si produce il miele dell’Arcipelago

Miele in spagnolo: cosa significa

Il miele, in spagnolo, è un sostantivo femminile: la miel. Nell’arcipelago delle Isole Canarie se ne trovano tipologie endemiche, si diversificano da isola a isola e talvolta da costa a costa. Ci sono tredici tipi di miele monofloreali, oltre alle combinazioni che si possono trovare mischiando pollini di due o più fiori in un’unica soluzione. Uno di questi è quello del Tajinaste, un arbusto endemico delle Isole Canarie. Cresce spontaneamente su tutto il territorio dell’arcipelago. Fa parte del genere Echium (appartenente alla famiglia delle Boraginaceae); il suo nome deriva dalla lingua Guanche, un insieme di lingue aborigene che si parlavano fino al Diciottesimo secolo solo sulle isole: tainast, un nome femminile che significa ‘ago’, e si è mantenuto fino ai giorni nostri. Una delle tipologie di Tajinaste più note per espansione sul territorio, e per le sue proprietà, è quello rosso: Tajinaste rojo (Echium Wildpretii, nome derivante dall’orticoltore Hermann Wildpret, ricercatore di specie vegetali atlantiche e promotore di orti botanici e parchi naturali tutelati sull’isola). 

Il Tajinaste rojo de Tenerife 

Il tajinaste rosso, pianta di Tenerife, è conosciuto anche come ‘il sangue del Teide’ (vulcano che ha creato l’isola). L’accumulo di piante forma una foresta di tajinaste, chiamata ‘tajinastal’. Questa è stata a lungo soggetta al pericolo del pascolo ai piedi del Teide e, dopo aver rischiato l’estinzione, il governo canario è stato costretto a muoversi per impedire il pascolo in determinate zone dell’isola, rendendo il tajinaste rosso una specie protetta. Alla base forma una rosa di foglie appuntite che vanno rimpicciolendosi man mano che salgono; i suoi fiori sono rosso corallo, tra i preferiti delle api dell’isola di Tenerife, grazie alla ricchezza di polline di cui dispongono e alla loro quantità. L’arbusto del tajinaste rosso, nel periodo tra marzo e aprile, è nascosto dai suoi fiori, che crescono fino a raggiungere la punta ricurva della pianta, che può arrivare a tre metri di altezza. La fioritura è un periodo dell’anno di fermento, per gli isolani e gli apicultori del luogo: gli appassionati, biologi e ricercatori di tutto il mondo affollano i piccoli paesi di montagna per vedere coi loro occhi e studiare le particolarità della fioritura della pianta endemica.

Fase di produzione del miele Tajinaste a Tenerife, Fotografia Ives Tennevin Lampoon
Fase di produzione del miele Tajinaste a Tenerife, Fotografia Ives Tennevin

Vilaflor, tenerife: le varietà di miele

Uno di questi paesi è Villaflor, il comune con la più elevata altitudine sul livello del mare della Spagna (1400 m s.l.m.). Gli apicoltori sono per lo più delle piccole realtà che producono miele monofloreale e multifloreale senza un marchio proprio, e si affidano a una società che li raggruppa in un unico brand: El productor. Questa è alla base del mantenimento di una tradizione centenaria come la produzione del miele di Tenerife. Senza una catena come quella di El productor (che oltre a fornire un brand, invasa, codifica, sponsorizza, distribuisce, pubblicizza), la maggior parte degli apicultori medio-piccoli non saprebbero come raggiungere la clientela e vendere il proprio prodotto. Da più di vent’anni, gli alveari lavorati crescono di numero esponenzialmente, arrivando a regolarsi tra i quattordici-quindici mila intorno al 2015 (nel 1999 erano poco più di ottomila, fonte: Ministero dell’Agricoltura del Governo delle Isole Canarie). La competizione accresce la qualità del miele, ma mantiene frenata l’espansione di singole aziende, in quanto il territorio dell’isola dove possono crescere le piante è limitato a essa, talvolta anche solo in zone specifiche. Senza considerare le particolarità climatiche presenti sull’isola, avendo più di cento microclimi diversi a seconda dell’altitudine, dell’orientamento geografico e dall’esposizione ai venti.

L’industria dell’apicoltura nelle Canarie

L’industria dell’apicoltura continua ad avere un peso nell’economia dell’isola (solo quella di Tenerife produce circa il sessanta percento dei mieli di tutto l’arcipelago), e per tutelare i produttori, nel 2014 il miele di Tenerife è diventato un prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta). Questo tipo di certificazione è servita anche a dividere chi coltiva miele sull’isola rispetto a quello importato, o prodotto con api importate (specialmente dall’Italia): «è giusto che il governo canario si sia esposto in prima persona per difendere noi apicoltori», dice Ana Avila, apicoltrice insieme al marito Juan José Hernandez, «soprattutto con la continua crescita di esportazioni e di trattamenti chimici che non mantengono la qualità naturale dell’impollinazione, ne differenziano il gusto, il colore, la cristallizzazione finale del prodotto, abituando quindi la clientela di conseguenza ad assaggiare un prodotto non nostro, o almeno non del tutto».

Il tajinaste monofloreale

Ana e Juan José Hernandez sono una delle poche coppie di imprenditori (quindici in totale, secondo i dati di Casa de la Miel) che hanno un loro marchio registrato, e tra i pochissimi che possono permettersi di vendere il miele di tajinaste monofloreale. Questo accade poiché le api di determinati alveari, si abituano a impollinare solo i fiori di cui dispongono nel raggio di mille o millecinquecento metri. La loro abitudine diventa un’adattabilità, in quanto le api sono degli insetti impollinatori molto fedeli alla specie vegetale che scelgono: infatti, quando le api decidono di impollinare un determinato fiore, queste ci lavorano fino ad esaurire tutte le riserve della pianta, «e i fiori del tajinaste rosso sono tra i loro preferiti, per la colorazione, la quantità e l’abitudine che hanno ormai a impollinarli», sottolinea Ana Avila. 

Gli apicoltori sono piccole realtà che producono miele monofloreale e multifloreale e si affidano a una società che li raggruppa in un unico brand: El productor
Gli apicoltori sono piccole realtà che producono miele monofloreale e multifloreale e si affidano a una società che li raggruppa in un unico brand: El productor

Quante api ci sono in un alveare

Un alveare medio può contenere sessanta mila individui circa, di cui i due terzi escono ogni giorno a impollinare con una frequenza di quindici o venti volte al giorno, impollinando a ogni viaggio tra i trenta e trentacinque fiori. La pianta cresce solo in alcune zone dell’isola (per lo più alla base del Teide, e nella zona sud-est dell’entroterra), e non tutti possono disporre del territorio in questione. «Oltre ad assicurarcene noi di persona», continua Ana, «una volta estratto il miele, questo lo spediamo ai laboratori della ‘Casa de la Miel’, e saranno loro, che dopo rigidi esami chimici e in seguito ad un’analisi professionale eseguita da dieci esperti – di cui almeno sette devono confermare la provenienza del prodotto, daranno la targa di monoflorealità del miele. Per essere dichiarato monofloreale al test in laboratorio, il miele deve raggiungere almeno l’ottantacinque – novanta percento di polline estratto solo dal tajinaste. Il miele che se ne ricava ha un colore beige chiaro, con un profumo floreale e un sapore dolce, e una consistenza cremosa».

La Casa de la Miel a Tenerife

La loro azienda si chiama ‘CanApiMiel’, un acronimo per definire apicoltura canaria del miele. Producono nel paese di Arico dove il tajinaste rosso cresce in abbondanza, e si appoggiano alla Casa de la Miel anche per il confezionamento, oltre che per i test di laboratorio e la conseguente convalida di prodotto di origine controllata (DOP). La Casa de la Miel è un’iniziativa del consiglio dell’Isola di Tenerife, volta a tutelare e sviluppare l’apicoltura sull’isola. Nasce nel 1996 come un’attività molto vicina agli apicoltori: garantendo corsi di formazione, consulenza tecnica, l’origine e la qualità del miele, la fornitura di servizi burocratici, chimici e di pratica sul campo, confezionamento ed etichettatura; e allo stesso tempo promuove la conoscenza dell’endemismo del miele canario attraverso pubblicità ed eventi organizzati come mercati e fiere.

Il clima influisce sul miele

Questa organizzazione garantisce una certa solidità ai produttori di Tenerife: «senza la Casa de la Miel non saprei come confezionare e vendere il mio miele», dice Ana Avila, «la globalizzazione e il mercato del turismo che negli ultimi venticinque anni hanno spopolato sull’isola di Tenerife hanno messo a rischio la cultura secolare della produzione di miele delle nostre zone. La costruzione di centri abitati e turistici ha aiutato l’isola da un certo punto di vista, ma l’ha anche resa più fragile in altri. Ed è per questo che la Casa de la Miel è fondamentale per noi apicoltori originari di Tenerife. Oltre al fatto che l’apicoltura in sé è una branca molto ondivaga dell’economia, in quanto i rischi di non produrre quello che ci si aspettava prima dell’estrazione sono altissimi: non si può mai sapere in anticipo se sarà una stagione di fioritura massiccia della pianta o no; la qualità del polline può variare, poiché dipende dalle piogge, dai venti, dal clima in generale. Anche i rigidi criteri su cui si basa l’origine controllata del prodotto (DOP) possono escludere parzialmente alcuni pollini, o non ammetterli a monofloreali. Noi apicoltori non sappiamo mai a inizio anno quanto miele produrremo, fino a quando non lo abbiamo tra le mani confezionato ed etichettato pronto alla vendita, ma è il nostro lavoro, e ne siamo consapevoli». Anche comprare il miele di tajinaste puro non è facile. Viene venduto solo in spacci aziendali o in alcuni mercati agricoli. Una conseguente proprietà che sfuma ancora di più il suo carattere raro ed endemico.

CanApiMiel

È un’impresa che estrae miele del tajinaste e cerca di mantenerne la sua cultura rispettando tutte le regole di tutela
emessa dal governo canario: ha sede a La Orotava, Santa Cruz de Tenerife.

Casa de la Miel

È un organo fondamentale per il mantenimento della maggior parte degli apicoltori: ha sede nel comune di El Sauzal che occupa una proprietà all’interno della Finca La Baranda, di proprietà del Consiglio di Tenerife.

Andrea Valbusa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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