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La carta del lago di Garda

Canapa, lino e cotone per carta fatta a mano come nel 1300, quando Toscolano Maderno ospitava più di 50 opifici e riforniva di carta i dogi di Venezia. L’opificio Toscolano Paper

Produzione di carta sul lago di Garda

Sul lago di Garda crescono capperi, limoni, olivi e oleandri. Il suo clima mite, tendente al caldo, lo permette. È grazie alle temperature mediterranee che, per secoli, nella valle del fiume Toscolano, si è fatta la carta: lì poteva asciugarsi tutto l’anno. Fu la fortuna di quei territori. Venezia era ancora la Serenissima ed era la capitale europea del libro. Editori, officine e tipografie riempivano i suoi vicoli e le sue piazze. I Dogi acquistavano la carta dalla valle del Toscolano, presto ribattezzata valle delle Cartiere – ce n’erano circa cinquanta. Erano gli anni a cavallo tra il 1300 e il 1400. Oggi, più di seicento anni dopo, sulla sponda occidentale del lago – tra Salò e Riva Del Garda – nel piccolo comune di Toscolano Maderno, la carta si fa ancora allo stesso modo. «Ogni martedì andavo al Museo della Carta, nella vecchia cartiera quattrocentesca di Maina Inferiore. Lì un gruppo di ex operai continuava a fare quello che hanno fatto per generazioni, carta a mano», racconta Filippo Cantoni, fondatore di Toscolano Paper. 

Toscolano Paper

«Ho deciso di partecipare a un bando di Fondazione Telecom Italia, con il quale ho ottenuto i fondi per poter avviare l’attività. Due anni di sperimentazione e ricerca e con Marco Castellini abbiamo delineato il nostro prodotto cartaceo. È il mastro cartaio, io mi occupo del design e della vendita. Nessuno dei due ha un passato o una formazione nel settore. Io ho studiato scienze forestali all’Università di Padova, Marco ragioneria. Entrambi siamo nati a Toscolano. Chi viene da qua, ha sempre pensato alla carta». Era il 2013 e Toscolano Paper nasceva come cooperativa artigiana con il nome di Toscolano 1381, dall’anno del documento ufficiale che attesta per la prima volta la presenza delle cartiere nella cittadina. Poi il cambio di nome, «per identificare subito il nostro prodotto con il nome dell’attività», precisa Cantoni, che oltre a essere ‘mercante’ dell’attività – come si definisce egli stesso – è anche docente di tecniche dei materiali alla Scuola di Grafica dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia.

Cartiera Toscolano, Lampoon
Gli strumenti di Toscolano Paper, Ph Andrea Caratti

Valle delle Cartiere di Toscolano 

Si dice che la carta fu inventata in Cina, intorno al 100 d.C. Arrivò in Italia circa mille anni dopo, seguendo le rotte degli Arabi, che nel 600 impararono a lavorarla proprio dai cinesi. Racconta Cantoni: «Federico II la mise al bando, perché non era considerata un prodotto sicuro. Non assorbiva bene l’inchiostro e non era facile tracciarne la provenienza. Nel tredicesimo secolo, furono i fabrianesi a decretarne il successo in Italia, grazie a tre invenzioni: la colla animale per renderla impermeabile, la filigrana per accertarne l’origine, la macchina a fila maglia per garantire una produzione economicamente interessante. Quando nel distretto cartario di Fabriano, nelle Marche, il mercato si saturò, il lago di Garda divenne centro cartaio grazie al suo clima». Era la metà del quattordicesimo secolo. La valle del Toscolano diventava la valle delle Cartiere. Si continuò a lavorare la carta a mano sicuramente fino al 1600. Dal 1700, spiega Cantoni, i processi di produzione iniziarono a essere meccanizzati. Poi arrivò la rivoluzione industriale. «Adesso in Italia esistono in tutto solo dieci cartiere artigianali», dice Cantoni. La valle oggi è considerata sito di Archeologia Industriale, anche grazie agli scavi effettuati dall’Università di Padova che, tra il 2002 e il 2006, riportarono alla luce antiche cartiere nei comuni di Gatto, Maina Superiore e Maina di Mezzo.  

Lampoon, canapa per produzione di carta

La fibra più utilizzata nell’opificio di Toscolano Paper è il cotone. Grazie al suo bianco naturale, dà al prodotto un colore più caldo di quello ottenuto con prodotti sbiancanti. Si utilizza da solo, o in miscela con il lino e la canapa. «Usiamo solo fibre certificate, provenienti da fonti certificate. Per gli approvvigionamenti di pura cellulosa di canapa dobbiamo ancora guardare all’estero. L’attenzione anche in Italia sta crescendo, ma dal punto di vista economico forse manca ancora un vero interesse», dice Cantoni. Da un chilo di cellulosa di canapa si ricava qualche centinaio di fogli, il prodotto è artigianale e di conseguenza il prezzo più alto. «Questo materiale potrebbe essere impiegato anche in cartiere da più ampio consumo. In altri Paesi sta succedendo. A Monaco, Bio Cycle sta realizzando carte particolari: una lavorando clorofilla dei prati erbosi, una con la paglia e una con la canapa». I fogli di canapa hanno un colore tendente al crema ma la più evidente differenza con la carta che siamo più abituati a maneggiare sta nel ‘cantare del foglio’, nel suono che emette quando lo si tocca. «Le tonalità sono più alte perché la fibra è lunga e tenace. La carta, di conseguenza, è resistente».

Cartiera Toscolano, Lampoon
Asciugatura dei fogli di carta fatta a mano Toscolano 1381

Come si produce carta artigianale

Cantoni sottolinea che quello di Toscolano Paper non è uno stabilimento, ma un opificio. Un edificio piccolo, una cartiera «nel senso che facciamo carta, ma è ben lontano dai grandi impianti produttivi che siamo abituati a conoscere. I metodi con cui viene fatta la carta, sono gli stessi di metà 1300, quando la carta arrivò a Toscolano». Le fibre sono immagazzinate, poi si prepara l’impasto, il ‘pistum’. «Le fibre vanno rotte. Mettiamo in acqua i fogli di cellulosa, perché si ammollino. In seguito un miscelatore apre le fibre, che diventano una poltiglia di acqua e cellulosa», dice Cantoni. «Il passaggio successivo è quello della raffinazione all’olandese, tramite un macchinario – l’olandese – con un cilindro dentato i cui ingranaggi strappano la fibra. Il pistum raffinato è poi diluito in acqua in una tina di lavorazione, a seconda della grammatura. Il mastro cartaio a questo punto dà vita al foglio. La forma da carta è immersa nel telaio. Con un setaccio separa l’acqua dalla fibra, che va poi staccata. Si arriva così alla ponitura. Si separa il foglio umido dal telaio e si pone su un feltro assorbente. La torchiatura con pressa idraulica permette all’acqua in eccesso di sgrondare, diminuisce l’umidità e rende i fogli possibili al tatto. Hanno acquisito consistenza. Dopo averli staccati dai feltri di ponitura, l’asciugatura. Esistono due metodi. Si può fare all’aria, per ottenere fogli a grana media o grossa, quelli diffusi ad esempio per la pittura con acquerelli, oppure con un’asciugatrice elettrica, che li liscia».

Toscolano Paper, clienti

«Lavoriamo solo fibre vegetali e a mano. I clienti sono nicchie di mercato, quelli che chiamiamo ‘i mercati della bellezza’. Arte, matrimoni, ristorazione, packaging di lusso. La Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, il ristorante stellato Lido 84 di Gardone Riviera. Abbiamo lavorato per il Ministero della cultura degli Emirati Arabi». Oltre a produrre carta, l’opificio – si trova in via Valle delle Cartiere – ha anche una sezione di tipografia artigiana, per cui utilizza le stesse macchine che si usavano negli anni Trenta e Quaranta. «Abbiamo sviluppato una linea di prodotti di carte che contengono sementi e sono seminabili. Lavoriamo con nuove tecniche per la produzione di buste in eco printing. Prendiamo le foglie raccolte dal giardino di un ristorante nostro cliente e fissiamo la clorofilla sulla superficie della carta con allume di rocca e ferro. Crediamo che il ritorno a tecniche artigianali non sia solo preservare tradizioni, ma rappresenti anche il futuro della carta e non solo. Si parla spesso di come il nostro presente sia digitale, in contrapposizione a un passato analogico. Non penso sia del tutto vero. Rimanere in territori minori, scommettere sull’artigianato è un processo in corso e dimostra che c’è spazio e interesse per queste dimensioni», conclude Cantoni. 

Toscolano Paper

Via Valle delle Cartiere, 57/59,
25088 Toscolano Maderno BS

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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