Lampoon, Daniele Cavalli, Duskmann
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Da Los Angeles e New York, Firenze una costante – Daniele Cavalli

Un percorso votato all’esplorazione dei sensi: i materiali dell’azienda di famiglia, la musica Heavy Souls, la fotografia, i profumi di Sileno Cheloni. Una certezza: Firenze, e la sua tradizione artigiana

«Sono nato e cresciuto a Firenze. Non ero uno studente dedito. Mio padre mi mandava a lavorare in azienda, nei settori produttivi. Momenti in cui ho imparato, anche sul piano umano. Mi sono dovuto confrontare con una realtà imprenditoriale che – fuori dal luogo di lavoro – non mi affascinava per il suo luccichio, spesse volte anche superficiale. L’azienda della mia famiglia era fertile, pullulava di menti e mani artistiche, valori artigiani che ho sempre apprezzato: dalle sarte a chi lavorava in stamperia, la base di Roberto Cavalli». 

Daniele Cavalli: formazione ed evoluzione 

La musica è la prima passione di Daniele Cavalli. Un veicolo per una ricerca stilistica: «ho avuto modo di approfondire l’universo legato allo stile di un cantante o di una band, non simile al mondo della moda. L’abito, prima degli attuali boom commerciali, era parte dell’animo di un musicista. Era uno statement privo di finalità esibizionistiche, scelto da chi lo vestiva. Quando si abbracciava un determinato stile si manteneva, tranne Bowie che era un trasformista. A vent’anni anni chiesi a mio padre di prendermi cura della linea uomo, un mondo che riuscivo a visualizzare bene e a cui l’azienda non rivolgeva particolari attenzioni. Dopo una settimana di lavoro, durante la quale stavo riformando il gruppo di lavoro, ricevo una telefonata: Michael Jackson voleva vestire Cavalli per un suo concerto a Edimburgo. Avevo tre gironi per realizzare tre look da proporgli: scelse un ambito ricoperto di paillettes nere». 

Daniele Cavalli: Los Angeles, New York, l’Italia

«Subito dopo mi affiancò un mentore, Eric Wright, a lungo braccio destro di Karl Lagerfeld. Mi insegnò a rendere concreta la mia immaginazione artistica. Ho deciso poi di approfondire la fotografia. Ho lasciato l’azienda, e sono andato a vivere a Los Angeles, provando a fotografare le band. Si trattava di una scena musicale nuova durante i primi anni del Duemila, con artisti in ascesa come Devendra Banhart. Dopo un anno ho ricominciato a dedicarmi alla linea uomo: Eric Wright era andato via e mia madre mi pregò di tornare. Con le mie nuove competenze fotografiche sono tornato in azienda in qualità di direttore creativo, fino al 2014». 

A New York, Cavalli scopre la sua vocazione, verso un approccio inclusivo all’imprenditoria. «Uscito da Roberto Cavalli, ho scelto New York. Ho apprezzato il senso di unione del popolo americano, ma non la mentalità media, un limite in termini creativi e umani. In America ho capito quanto io volessi essere in prima persona lo spirito di aggregazione di anime con potenzialità ma poco valorizzate. L’ho messo in pratica in Italia, dove spesso impera l’individualismo». 

Lampoon, Daniele Cavalli, Appartamento Lungarno Guicciardini
Appartamento Lungarno Guicciardini

Duskmann 

Duskmann è un progetto lanciato nel 2015 con la prima istallazione, Prelude, frutto della collaborazione con l’artista Edoardo Dionea Cicconi. «È un collettivo non a numero chiuso, in base al progetto coinvolgo persone differenti, valorizzando non solo la parte direttiva ma anche quella esecutiva». Nel 2018 la partecipazione a Manifesta 12. «La nostra presenza è stata quasi un atto sovversivo nel cuore di Palermo. Abbiamo coinvolto visitatori con un’installazione collocata all’interno della Chiesa della Madonna della Mazza che si affaccia sulla principale strada pedonale della città, Via Maqueda, ed era stata chiusa per quarant’anni. Siamo riusciti a riaprila e ad esporci le nostre opere. La porta principale della chiesa è stata chiusa con un pannello nero che presentava tre piccoli oblò ottagonali. Attraverso questi fori l’osservatore poteva vedere all’interno della chiesa un’installazione luminosa che si accendeva per trenta secondi attraverso l’utilizzo di una moneta. Il tutto era possibile solo nelle ore notturne e il cerimoniale legato all’utilizzo della moneta ricorda sia il momento liturgico dedicato alla raccolta delle offerte ma pure i peep show». 

Anche con Duskmann torna la volontà di valorizzare i saperi artigiani. «L’ultimo progetto, Ode al Kintsugi, è stato realizzando grazie a maestri nella lavorazione del marmo e dell’oreficeria: abbiamo distrutto gradi uova di marmo per poi ricomporle con l’oro. È un processo che ricede una malleazione del metallo davvero complessa. Duskmann celebra l’idea artistica ma soprattutto chi è in grado di realizzarla: gli artigiani che coinvolgiamo intervengono alle nostre mostre in prima persona e si raccontano al pubblico. Adesso ci stiamo artisticamente esplorando la relazione tra la chimica della densità dei liquidi e dell’ossidazione». 

Atelier de’ Nerli e Heavy Souls Darling 

«Tornato da Manifesta, mentre stavo cercando un luogo in centro dove vivere, mi venne proposto uno spazio che è diventato poi l’Atelier de’ Nerli». Borgo San Frediano, koinè di antichi saperi, è il quartiere fiorentino dove sorge questo ristorante–galleria di arte e artigianato, fondato da Daniele nel settembre 2019. «Con il mio amico, lo chef Gianluca Camillotto, abbiamo sempre desiderato di aprire a Firenze un ristornate. Volevamo creare un nuovo salotto contemporaneo per la città di Firenze. Il locale sorge al piano terra di un palazzo che in tempi remoti ospitava una torrefazione, si estende intimamente sotto due ampie volte a vela, affacciandosi sull’omonima Piazza De’ Nerli, agorà di scambio e condivisone». 

Una consapevolezza che il contemporaneo a Firenze si esprime (ancora) tramite la tradizione artigiana: «ho commissionato a diciotto realtà artigiane locali la realizzazione degli interni dell’Atelier, come lo Studio Galleria Romanelli o l’Antico Setificio Fiorentino. Ogni componente d’arredo, design o opera d’arte è in vendita, presto sarà anche lanciato un e-commerce, così da poter collezionare la sedia su cui ci si è accomodati durante un pranzo, il tavolo fatto a mano, le suppellettili più sofisticate». 

«Nello stesso periodo, mentre traslocavo dalla dependance dove vivevo alla casa in cui siamo adesso in Lungarno Guicciardini, il producer e tecnico del suono Francesco Frilli mi chiamò alla ricerca di uno spazio per la sua strumentazione: così, da una passione comune, è nato lo studio di ricerca analogica del suono Heavy Souls Darling. Un suono denso, grasso, non compresso dalla tecnologia digitale. Ultimamente, abbiamo collaborato con Cameron Avery, Alex Turner e Cuba Tornado Scott che ha registrato alcuni effetti sonori e voci di background per il suo documentario su The House of Gucci». 

Daniele Cavalli – Sileno Cheloni 

Un anno fa Daniele Cavalli entra nel mondo dei profumi rilevando il marchio del maestro profumiere Sileno Cheloni – il quale aveva aperto la sua boutique nell’Oltrarno fiorentino, dopo il successo di Acquaflor e collaborazioni con Gucci, Lamborghini e Richard Ginori. «Durante l’apertura dell’Atelier de’ Nerli ho coinvolto anche il maestro profumiere Sileno Cheloni per creare una fragranza all’acqua ragia che permeasse lo spazio, nel ricordo di come mia nonna, pittrice, usasse questa sostanza per purificare le setole dei pennelli. Durante la pandemia, parlando con Sileno, è nata la possibilità di affiancare il suo progetto sia a livello finanziario che di gestione. Con Sileno condivido una visione comune, lo stimo molto sia a livello umano che professionale. Non conoscevo il mondo della profumeria, mi sto dedicando molto a questo progetto e presto lanceremo nuove iniziative sul fronte della comunicazione e vendite online». 

Un mecenatismo dei sensi quello sviluppato nel tempo da Daniele Cavalli. «Ho avuto il privilegio di poter seguire il mio istinto. Fino ad ora tutto il mio percorso sia stato votato a una ricerca dei sensi: il tatto – sin da quando facevo gavetta nell’azienda di famiglia, allenando un’attenzione e un’attrazione per i materiali. L’udito, con lo studio musicale ed Heavy Souls. La vista, con la sua tridimensionalità che è luce e quest’ultima è fotografia. Il gusto, grazie alla vicinanza fraterna con Gianluca Camillotto che mi ha educato alla conoscenza della stratificazione dei sapori, e l’olfatto con la sua dinamica di creazione piramidale di profumi alchemici di cui Sileno è depositario. La ricerca consapevole e la passione condivisa per queste cinque sfere sensoriali concorrono indubbiamente tutt’oggi alla mia realizzazione esistenziale». 

Daniele Cavalli 

Daniele Cavalli (Firenze, 1986) è un imprenditore dell’industria creativa. Il suo percorso professionale spazia e ingloba in sé moda, fotografia, arte contemporanea, enogastronomia, musica e il mondo delle fragranze, con un’attenzione mirata ad aggregare talenti per valorizzare e sviluppare realtà artistiche e artigiane. 

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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