Lukas Heerich Untitled, 2019 (2022) Stainless steel, lime 40 x 235 x 85cm
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Venezia è laguna, Venezia è natura – Lukas Heerich a Palazzo Soranzo Cappello

I progetti artistici della Biennale consentono anche ai veneziani di riappropriarsi di luoghi finora inaccessibili della laguna. La mostra di Galleria C.G.Williams nel giardino di Palazzo Soranzo Cappello

Lampoon intervista il gallerista Caspar Giorgio Williams 

Uno dei più estesi giardini di Venezia si trova all’interno di Palazzo Soranzo Cappello, affacciato sulla Fondamenta Rio Marin nel sestiere di Santa Croce. Questo hortus spiccava già per ampiezza nella cinquecentesca Veduta di Venezia di Jacopo de’ Barbari. Oggi è l’attuale sede della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. In occasione della 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, le porte di questo scrigno verde hanno riaperto al pubblico grazie alla prima mostra della galleria C.G.Williams che presenta, per la prima volta in Italia, nove nuove opere di Lukas Heerich. 

«L’idea di fare una mostra in un giardino la ebbi anni fa mentre lavoravo in una galleria a Londra. Sin da bambino conoscevo il giardino di Palazzo Soranzo Cappello, di proprietà del Ministero della Cultura. Giuseppe Rallo, architetto impegnato presso la Soprintendenza dei Beni Culturali in Veneto, si è occupato a partire dal 2004 del suo restauro. Nel palazzo si trovano degli uffici, il giardino invece è quasi sempre chiuso al pubblico. È un luogo un po’ segreto a Venezia. Qui Henry James ha ambientato il racconto The Aspern Papers (1888) e Gabriele d’Annunzio lo scelse come luogo dove narrare gli incontri d’amore tra Stelio e Foscarina nel romanzo Il fuoco (1900)»

Trasformare un giardino in una galleria

«Si tratta della prima mostra che porta il mio nome in qualità di gallerista e con cui ho potuto approfondire il rapporto tra arte e natura. Ho cercato di capire come trasformare un giardino in una galleria. Gli spazi verdi sono di per sé un’opera d’arte e, dunque, può risultare interessante comprendere come un artista contemporaneo si possa relazionare con un ambiente di questo tipo. La land art americana e l’arte povera rappresentano due bacini di ispirazione per me, tanto quanto la stessa istintività che caratterizza l’uomo nel creare attraverso e assieme alla natura. Penso all’architetto paesaggista Russell Page, che lavorò anche in Italia, più precisamente in Piemonte. Rispetto alle pratiche nel contemporaneo, crescere in Italia ti permette di visitare molte installazioni collocate in paesaggi con una forte identità, penso a luoghi come San Gimignano». 

L’artista in mostra: Lukas Heerich

«Con Lukas Heerich ci siamo conosciuti in Francia qualche anno fa, lui vive tra Berlino e Parigi. Dopo la mia visita al suo studio a Francoforte, al tempo studiava al Städelschule, iniziammo a condividere l’idea di realizzare una mostra a Venezia e il giardino di Palazzo Soranzo Cappello mi sembrò il luogo adatto. Certamente commissionare ad artisti interventi in giardini o parchi è un’idea già presente da anni, c’è sempre un scultura-ragno di Louise Bourgeois o un Richard Serra. Nomi importanti e opere magnifiche ma l’elemento di ripetizione è presente. Lukas è un artista giovane che può declinare questo processo creativo in maniera differente, abbiamo provato a realizzare un qualcosa di discreto, innovativo e ben fatto, a partire dalla scelta dei materiali. È stata un’operazione che sul piano organizzativo ha richiesto mesi di colloqui e incontri, mi sono confrontato con la burocrazia italiana».

Nove opere, quattro materiali: la scultura Glocke 

I nove pezzi che compongono la mostra sono stati realizzati in quattro materiali: gomma, acciaio inossidabile, calce e ritardante di fiamma. Una scelta che rimanda simbolicamente al loro impiego eterogeneo, spesso legato anche ai conflitti bellici. 

«Sono tutti materiali molto utilizzati in scenari di guerra. Tra le opere esposte, la prima ad essere realizzata è Glocke, che in tedesco significa ‘campana’: se suonasse, essendo di gomma nera, il materiale bloccherebbe le vibrazioni e alcun suono verrebbe emesso, se non un battito sordo. Le campane hanno plurimi significati simbolici, ritornano come strumenti musicali nelle celebrazioni di tradizione religiosa, nei conflitti per lanciare un allarme o per radunare persone. Durante le guerre sono tra i primi oggetti ad essere fusi, dal loro bronzo si fabbricano le armi. Glocke è stata collocata a terra, sul prato. Non essendo quindi appesa, metaforicamente non può più suonare: una condizione che rappresenta una sorta di manifesto della mostra rispetto allo scenario attuale in Europa. Inoltre, Lukas mi ha parlato del testo The Devil’s Milk: A Social History of Rubber di John Tully, in cui la gomma viene associata al colonialismo. Il titolo del libro crea un certo contrasto con quello di questa Biennale, The Milk of Dreams»

L’uso artistico di calce, acciaio inossidabile e ritardante di fiamma

«Nel film Morte a Venezia, mentre il protagonista attraversa un campiello, un uomo getta della calce a terra. Storicamente la calce era utilizzata in laguna per sanificare il selciato. In combattimento è impegnata per accecare l’avversario ed è noto l’utilizzo che ne fa la mafia per occultare cadaveri. Nell’arte, è la base per realizzare un affresco»

«L’acciaio inossidabile è un materiale pesante, immutabile, che resiste all’azione del tempo, le opere con cui sono state realizzate sono esposte tutte all’esterno. Per quanto riguarda il ritardante di fiamma, Lukas ha iniziato a lavorarci circa tre anni fa. In particolare, per la mostra ha impiegato il Phos-Chek, un fertilizzate rosso che nel tempo diventa rosa prima di dissolversi e non danneggia l’ambiente. Questo prodotto è realizzato in America, dove è impiegato per direzionare e controllare il fuoco durante un’incendio boschivo. Lukas è stato il primo a utilizzarlo in Europa, per scopi artistici. Ne abbiamo impiegato ottocento litri per segnare il percorso espositivo attraverso il giardino. L’effetto ottenuto è ossimorico: ricorda un fiume di sangue, realizzato però con una “sostanza protettiva”. Un incontro tra scienza, chimica ed arte»

L’opera Blatt: un fossile contemporaneo

Il dialogo tra le opere e la natura circostante è continuo. I lavori di Lukas Heerich, prevalentemente neri, creano un cortocircuito cromatico tra la dimensione verdeggiante e fiorita del giardino, decorato con statue neoclassiche su cui l’azione del tempo porta il bianco dei marmi a oscurarsi come le opere dell’artista. Il percorso espositivo si conclude con Blatt, in gomma e acciaio inossidabile: una grande foglia posta all’interno della più grande loggia a Venezia. Otto colonne con timpano triangolare, sormontato da statue allegoriche, che guardano verso la corte monumentale. Qui si susseguono tre lati scanditi da edicole a nicchia con le statue di Giulio Cesare e dei primi undici imperatori romani, mentre, fra la corte e il giardino, spiccano due gruppi scultorei raffiguranti le Fatiche di Ercole. 

«Blatt è un fossile contemporaneo. Una foglia a terra è ormai morta. Averla realizzata in gomma è un modo per renderla eterna. L’artista ne ha scrupolosamente evidenziato ogni singolo dettaglio, ogni nervatura in cui scorreva clorofilla, come se si trattasse di un organismo vivente che poggia su un tavolo chirurgico».

Il giardino di Palazzo Soranzo Cappello: un omaggio anche ai residenti veneziani 

Se la Biennale porta con sé un numero indefinito di progetti artistici dal respiro internazionale, a volte questi ultimi consento anche ai veneziani di riappropriarsi di luoghi finora inaccessibili della laguna. «Quando le porte del giardino sono aperte, le persone restano estasiate nel vedere una passeggiata nel verde così ampia nel centro di Venezia. Tra tutti i veneziani che ho accolto finora in mostra, ricordo la signora Michela. È una storica dell’arte in pensione e vive in un appartamento che guarda su Palazzo Soranzo Cappello. È stata sorpresa e felice della riapertura del giardino attraverso una mostra di arte contemporanea creata da un giovane artista. La settimana successiva all’inaugurazione è tornata con i nipoti»

Progetti futuri: C.G.Williams a Siena

Il prossimo settembre, è prevista l’apertura di uno spazio permanente di C.G.Williams, che avrà sede in un palazzo storico nel centro di Siena. La galleria presenterà opere di artisti realizzate con svariati medium, tra cui pittura, illustrazione, fotografia, installazioni e performance attraverso la mostra Now We Live Like This / Adesso Noi Viviamo Così.

«Siena è dove sono cresciuto, rappresenta le mie radici e dove vorrei presentare l’opera di nuovi giovani artisti. A settembre inaugurerò la galleria con una mostra collettiva dedicata al tema delle bandiere. C.G.Williams vuol essere uno spazio non tanto educativo quando di condivisone, anche aperto allo scenario artistico queer in una città di origine medievale. Una volta all’anno vorrei realizzare, sulla scia di questa mostra veneziana, un progetto artistico all’aperto». 

Caspar Giorgio Williams 

Caspar Giorgio Williams è il fondatore dell’omonima Galleria C.G.Williams. Nato a Londra nel 1993 e cresciuto a Siena, si è laureato al Courtauld Institute of Art. Lavora da dieci anni in gallerie di arte contemporanea della capitale britannica, dove attualmente è anche direttore presso Corvi-Mora.

Lukas Heerich 

Lukas Heerich (Düsseldorf, 1989) vive e lavora tra Berlino e Parigi. La sua pratica spazia tra diversi media, tra cui installazioni, scultura, pittura, suono, composizione, fotografia e performance. Si è formato alla Kunstakademie di Düsseldorf, dove è stato Meisterschüler di Andreas Gursky, e alla Städelschule di Francoforte. 

C.G.Williams – Lukas Heerich

Palazzo Soranzo Cappello, Venezia 
Fino al 10 Settembre 2022

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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