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Arte contemporanea diffusa, un polo culturale nell’entroterra pugliese

Da un’antica cantina del vermouth a una residenza per artisti: Masseria Cultura – «Il fare cultura per fare coltura», nelle parole di Jacques Leo

In principio Milano. Oggi la Puglia, a dieci chilometri da Noci nell’entroterra barese. Arte Contemporanea, materie prime della natura e una vecchia cantina per il vermouth si incontrano a Masseria Cultura. Uno spazio pensato da artisti per artisti in un territorio ricco di storia ma sprovvisto di proposte culturali moderne. Come un anno zero da ricostruire per valorizzare un luogo fertile, partendo da diciotto trulli da restaurare, e accogliendo artisti. Jacques Leo e Fabrizia Franco sono uniti nella vita e in questo progetto. Le loro storie si incrociano nella città meneghina anni fa, ora continuano insieme, al sud. 

Jacques Leo – Masseria Cultura

«Il primo maestro è stato mio padre, gallerista e mercante d’arte. Mi sono appassionato all’arte fin da bambino attraverso la sua passione. A tre anni potevo sporcare, colorare ed esprimermi come volevo in uno spazio rivestito di carta da giornale», racconta Jacques Leo, pittore e scultore nato a Lione nel 1992. A tredici anni diventa mozzo di laboratorio di Fausto Roma, suo mentore. In seguito, gli studi all’istituto d’arte Rudolf Steiner, il Liceo statale artistico di Brera a Milano e l’esperienza formativa all’University of The Arts London – Central Saint Martins. Nelle sue tele si ritrovano materiali come canapa, terra, oro, legno e tessuti sartoriali. Perché arte con la canapa? «È una materia che io ho sempre avuto a disposizione, mia mamma (Rachele Invernizzi – vice presidente di Federcanapa, membro del board di EIHA e titolare di SouthHemp ndr) lavora in questo settore», continua Leo. «Si può fare uso di questo materiale e parlare di un mondo immenso, affrontando temi di attualità e stimolando una riflessione. Cerco di far coincidere coerenza stilistica, estetica e forma. La scelta di una materia porta a conoscerne le possibilità in diversi ambiti, in questo senso la canapa rimanda a temi industriali, tecnologici, alimentari, sostenibili. La uso sia come tela su cui dipingere che come materia: ha un colore e delle sfumature bellissime e una matricità molto interessante, dovuta alle sue diverse dimensioni. Mia sorella (anche lei artista, Catherine Leo ndr) la usa più spesso come tela e come carta autoprodotta per la stampa a 3D delle sue sfere».

The Circle of Poets a Milano

Insieme ad Andrea Zardin, amico e gallerista, inizia un progetto chiamato Krisis che mira a rinnovare gli spazi del Circolo Filologico Milanese di via Clerici 10. Dopo un anno di attività diventano consiglieri del Circolo. Uno spazio pensato come officina/laboratorio per creare cultura tra i giovani partendo da lavorazioni artistiche e artigianali come pittura, scultura, fotografia, musica, sartoria, falegnameria, video, post-produzione, cucina e botanica. Eventi e occasioni creano una rete di stimoli per i giovani artisti, tra cui Jacques Leo che nel 2014 realizza la sua prima esposizione personale. Questo insieme di persone, attività e condivisione getta i semi per un’altra collaborazione, quella con la casa di moda Etro. «In uno dei lavori del Circolo abbiamo fatto ricerche su tessuti. Io amo usare sete, jacquard e matrici sartoriali che già esistono per imprimere la mia visione su qualcosa che ha già di per sé bellezza. Kean Etro ha visto uno di questi lavori e conosceva il mondo dei Filologici». Da qui nasce Il Circolo dei Poeti: undici giovani creativi alla ricerca di un nuovo linguaggio e di una nuova cultura (tra cui Catherine Leo, l’unica donna) diventano simbolo e messaggio di tutta la collezione moda di Etro nel 2016/2017 (nelle fotografie di Nicolò Gialain, parte del gruppo). Per i cinquanta anni della maison al Palazzo del Ghiaccio di Milano, gli artisti sfilano diventando parte della performance indossando abiti Etro. Poi Parigi, Londra, Mosca. «La moda ha le sue contraddizioni. È stato un periodo bellissimo, siamo stati accolti da una personalità come Kean Etro che conosce e apprezza l’arte. Questa parentesi entusiasmante mi ha permesso di capire anche i limiti di una città come Milano, per un’artista».

Masseria cultura ha ridato vita ad un luogo abbandonato da più di cinquant’anni

Fabrizia Franco, formazione e carriera da nord a sud

Fabrizia Franco nasce a Napoli, nella città partenopea si forma alla Scuola d’arte e poi segue un percorso dedicato alla fotografia. Milano diventa una necessità per crescere in ambito lavorativo. Segue un master alla NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti) e lavora presso un’agenzia di comunicazione per cui si occupa di eventi culturali, in questo contesto conosce Jacques Leo, nel 2017. Insieme iniziano a maturare l’idea di creare un nuovo spazio da cui partire, con prospettive concrete e nel rispetto di uno stile di vita in linea con le loro attitudini. «Io non conoscevo la Puglia, la prima volta è stata durante una vacanza. Mi sono innamorata di questo territorio. A settembre 2018 iniziano le ricerche per questo luogo, inizialmente pensavamo a qualcosa di più piccolo», spiega Fabrizia Franco, cofondatrice di Masseria Cultura. «Poi dopo un anno, e questo è l’aspetto meno romantico del progetto, vedo l’annuncio di questo posto su un sito improbabile. Prendiamo un treno e andiamo a visitare direttamente la struttura».

Lampoon, luoghi: Masseria Cultura

Un luogo abbandonato da più di cinquant’anni, nato come cantina dove si faceva il vermouth e diventato deposito di animali, apparteneva ad una ricca famiglia originaria di Gioia del Colle, (Bari). L’araldica dei Cassano è ancora presente sull’edificio eretto nel 1881 e realizzato totalmente con pietra a secco, senza l’uso di leganti. «Una volta entrati nei terreni della Masseria siamo rimasti senza parole, da lì sono partite le peripezie per la conquista dello spazio. Ora abbiamo le redini della struttura per i prossimi vent’anni. Non ci resta che viverla», sottolinea Fabrizia Franco. Il complesso si divide tra la struttura madre – dove un tempo si trovava la cantina – 1270 metri calpestabili, diciotto trulli da ristrutturare e un parco di quarantasei ettari di verde. A maggio 2019 si formalizza lo status della Masseria diventando un’associazione di promozione sociale con un credo, quello «dei valori della cultura come colonna portante del futuro dell’umanità». Rimettere in sesto lo stabile, trasformandolo in luogo vivibile non è stata un’opera immediata. Per questo Fabrizia e Jacques pensano da subito ai volontari di Workaway come supporto per i restauri e le costanti opere di manutenzione. L’obiettivo è realizzare, «luoghi di scambio e produzione artistica che daranno modo agli artisti di ritrovarsi ed operare in contesti inclusivi e corali, ispirati dalla storia, dalle persone e dalla natura circostante».

Masseria cultura, uno spazio pensato da artisti per artisti

Residenza d’artista nel sud Italia 

Portare l’arte contemporanea e l’attività fuori dalle città, ispirando e coinvolgendo gli artisti e recuperando il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico della masseria. A Bari non c’è un Museo d’Arte Contemporanea. Per questo ogni sei mesi Masseria Cultura lancia una Open Call per le Residenze Artistiche, attirando artisti provenienti da tutto il mondo. «La chiamata è aperta a tutti gli artisti: scultori, pittori, videomaker. Tutti i campi dell’arte sono accolti. Una volta candidato l’artista compila un modulo in cui spiega il progetto che vorrà realizzare nella Masseria, illustrando la sua visione, la scelta dei materiali e il tipo di opera», spiega Jacques Leo. «Noi abbiamo tre elementi guida nella selezione: competenza tecnica, capacità stilistica e forza dei contenuti. Questi sarebbero i tre elementi dell’analisi critica e oggettiva secondo il modello promosso dal Royal Collage of Art di Londra, che ritengo come uno dei più sintetici», continua l’artista. «Quando ne parlai con Philippe Daverio lui rise molto, dicendomi che era difficile trovare figure che rispettassero tutti i criteri. Molto spazio lo diamo agli artisti emergenti». In cambio, con un contributo, gli artisti ricevono spazio dedicato (all’esterno o all’interno in base al progetto) per creare, la galleria per esporre, una residenza (per ora nella struttura madre, poi nei trulli – una volta terminata la ristrutturazione) e tre pasti al giorno, rigorosamente vegetariani. «Noi seguiamo questa alimentazione, promuoviamo un’alimentazione a km zero, coltivando e raccogliendo i frutti dell’orto all’interno della Masseria. Chi arriva non si fa la bistecca alla griglia», sottolinea Fabrizia Franco. 

La permanenza alla Masseria varia in base al progetto. L’anno scorso, nonostante la pandemia, Masseria Cultura è riuscita ad ospitare sedici artisti nella prima sessione, nel 2021 sono diventati ventiquattro, a breve si lancerà la terza call. Ognuno di essi lascerà il proprio contributo al pubblico, accrescendo così il valore culturale della Masseria. L’Associazione non è esclusiva: eventi culturali, serate per conoscere gli artisti residenti, mostre e workshop sono sempre in programma (dal corso per realizzare e tingere la carta in modo naturale a quello di rilegatura o allo Yoga Festival). «È uno spazio d’aggregazione che mancava, anche sul territorio abbiamo ritorni positivi, le persone vogliono venire a vedere dove si fa arte, sono curiosi». Sul tetto della struttura madre, cinquecentocinquanta metri quadri, è prevista l’installazione di pannelli solari, mentre dal punto di vista idrico la Masseria è già autosufficiente. C’è una cisterna (su cui ha realizzato un’opera Catherine Leo) che raccoglie «un mare di acqua piovana pulita»

Masseria Cultura: il progetto

«Non esisteva una Masseria Cultura in tutto il patrimonio del Sud Italia», spiegano. Il nome di una masseria storicamente è dato per la funzione, l’origine stessa del luogo o di chi ne è proprietario. «L’idea è quella di identificare all’interno della tradizione della masseria il ‘fare cultura’ come ‘coltura’. Entrambi i termini derivano da ‘cogliere’ cioè raccogliere e tessere le lodi degli dèi», continua Jacques Leo. «È lo stesso ceppo etimologico perché rappresentano lo stesso metodo: il coltivatore è colui che fa cultura. Il metodo evolutivo richiede l’uno l’essenza dell’altro. La coltura senza conoscenza della cultura è invece quello che si vive nel mondo delle città artificiali: dimenticarsi del mondo della coltura e della madre terra. In via Clerici si ascoltava il premio Nobel parlare di genetica, poi si usciva e si prendeva la metro. La città è continue contraddizioni e contaminazioni». Per questo, quando gli artisti arrivano alla Masseria Cultura, «si staccano dalla loro vita ed entrano in una bolla di spazio e tempo che non esiste, come se le connessioni precedenti venissero spezzate – sottolinea Fabrizia – Qui siamo nel mezzo del nulla, gli artisti, si lasciano andare completamente e creano in libertà».

Artisti ospitati alla Masseria Cultura

Lorenzo Perri e Sabrina Morreale (architetti), Giulia Lanza (visual artist), Edoardo Piermattei (pittore), Sara Ricciardi (designer), Chiara Zucchi (visual artist), Ilaria Bianchi (designer), Chelsea Hines (cantante e visual artist), Sofia Fresia (pittrice), Roberto Nino Betancourt (multimedia artist), Carlo Alberto Giardina (designer), Jaqueline Ferrante (visual artist), Lavinia Rossetti (designer). Strada Vicinale per Massafra, 70015 Noci (Bari) 

Mariavittoria Zaglio

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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