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La nuova PAC: Green Deal europeo e futuro dell’agro ecologia

La riforma della PAC e il Green Deal europeo, cosa comporta per l’agricoltura? Interviene Giulia Gregori, CdA Re Soil Foundation e responsabile pianificazione strategica Novamont, in collaborazione con gli esperti tecnici della Fondazione Re Soil

Re Soil Foundation: mission della fondazione: tutela del suolo

Si può considerare sostenibile una attività agricola che «abbia un impatto ridotto sulle risorse ambientali esauribili quali suolo e acqua, consentendo allo stesso tempo di contenere i costi di gestione e assicurare un reddito dignitoso all’agricoltore», affermaGiulia Gregori, membro del CdA Re Soil Foundation e responsabile pianificazione strategica e comunicazione istituzionale Novamont. Re Soil Foundation è nata per iniziativa di quattro soci fondatori – Università di Bologna, Coldiretti, Novamont, Politecnico di Torino – con l’obiettivo di creare consapevolezza sul tema del suolo e facilitare processi di innovazione attraverso il rafforzamento del legame tra agricoltura, ricerca e università e la diffusione di casi di eccellenza. Obiettivi affini a quelli della «Mission Board Soil health & food, istituita dalla Commissione Europea: rendere sano almeno il 75% dei terreni entro il 2030 per proteggere la salute umana, salvaguardare la biodiversità e garantire la sicurezza alimentare».

Agricoltura intensiva vs agricoltura rigenerativa

La tutela e la rigenerazione del suolo non è oggetto di una legislazione specifica in Italia, o a livello europeo, ma «l’agricoltura sostenibile deve avere tra i suoi obiettivi quello di mantenere il suolo nelle sue condizioni di salute ottimali, dal momento che rappresenta il fulcro dell’agroecosistema. Da questo principio dipendono la qualità del cibo che si produce, la tutela delle acque e la qualità dell’aria che respiriamo». Nel modello di agricoltura intensiva, si fa uso di fertilizzanti chimici e macchinari e si applica il modello della monocoltura soprattutto per le colture estensive: pratiche che rendono dal punto di vista della quantità, ma che sul lungo periodo danneggiano i suoli agricoli.

L’uso di macchine ha comportato una semplificazione dell’agroecosistema con l’eliminazione di siepi, filari e fossi che in passato consentivano di controllare le acque in eccesso regimandole in maniera opportuna. Ciò ha influito sulla già naturale predisposizione all’erosione dei suoli italiani, accentuata nel tempo dalla scarsa attenzione all’ecosistema suolo a seguito di una meccanizzazione disarmonica con le condizioni pedologiche, ovvero le caratteristiche dei suoli, che perdono la loro naturale fertilità. I problemi dei suoli italiani sono riscontrati anche negli altri Stati mediterranei: «riduzione della sostanza organica, erosione, salinizzazione e contaminazione puntuale, verso una progressiva desertificazione. I suoli di paesi più a nord sono minacciati da acidificazione e contaminazione, con riduzione della biodiversità».

La sostanza organica dei suoli

Un’altra conseguenza dell’applicazione di tecniche di agricoltura intensiva è la perdita della sostanza organica nei suoli agricoli, ovvero la non rigenerazione dei suoli. «Un suolo non rigenerato è povero di sostanza organica, componente fondamentale per la conservazione della sua fertilità fisica, caratteristica che lo rende permeabile ad aria e acqua, e ospitale nei confronti delle colture e degli organismi viventi che lo popolano. Il deterioramento della struttura lungo il profilo di un suolo impedisce l’immagazzinamento di sufficienti riserve d’acqua e favorisce il runoff, ovvero lo scorrimento superficiale delle acque meteoriche [la parte di precipitazioni atmosferiche che non evapora o che il suolo non assorbe, ndr], con conseguente innesco di erosione». Inoltre, la perdita di sostanza organica nei suoli «riduce la capacità tampone nei confronti di agenti acidificanti e il contenimento delle emissioni dei gas serra in atmosfera».

L’uso di pesticidi chimici, in particolare, uccide i microrganismi, inducendo il suolo a diventare sempre meno resiliente. Tra le tecniche rigenerative che consentono di incorporare la sostanza organica nel suolo, «di interesse sono le consociazioni di colture erbacee graminacee e leguminose, abbinamenti studiati in funzione delle condizioni pedoclimatiche, che permettono di sfruttare le sinergie tra microbiomi degli apparati radicali, e di migliorare la fertilità del suolo e la produzione colturale, riducendo al contempo l’impiego di fertilizzanti minerali».

Green Deal europeo, cos’è

A livello europeo, sono due i piani, strettamente connessi tra loro, a cui guardare per capire quali potranno essere i possibili scenari per l’agricoltura nel continente, in particolare quale sarà il destino di quella sostenibile: la PAC, ovvero la Politica Agricola Comune, e il Green Deal europeo. Il Green Deal europeo, annunciato a inizio 2020, consiste in un insieme di interventi da attuare nei prossimi trent’anni per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni inquinanti nette entro il 2050, con obiettivi intermedi per gli anni 2030 e 2040.

Gli ambiti che le strategie del Green Deal europeo andranno a toccare sono i più disparati, dalla produzione di energia elettrica pulita all’economia circolare. Le strategie che si occupano trasversalmente di sostenibilità dell’agricoltura e conservazione delle risorse naturali sono due, entrambe annunciate nel maggio 2020 ed entrambe con scadenza decennale: «la strategia Dal Produttore al Consumatore (A Farm to Fork strategy, for a fair, healthy and environmentally-friendly food system) e la strategia sulla Biodiversità per il 2030 (EU Biodiversity strategy for 2030)».

Campagna, fotografia di Luca Eberle
Campagna, fotografia di Luca Eberle

Farm to Fork Strategy 

La strategia Farm to Fork è una «strategia molto ampia e trasversale a diverse politiche e fondi europei e sviluppata intorno a sei macro-obiettivi», che vanno dalla sicurezza alimentare alla sostenibilità delle diverse fasi della filiera alimentare alla lotta allo spreco e alle frodi alimentari. Tra gli obiettivi che la Farm to Fork strategy ha stabilito in ambito di produzione agricola, in modo da renderla quanto più sostenibile, ci sono diverse misure che vanno nella direzione di una maggiore attenzione alla tutela del suolo, come «la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi chimici, la riduzione del 50% della perdita di nutrienti per il recupero della fertilità dei suoli, la riduzione del 20% dell’uso dei fertilizzanti, la riduzione del 50% delle vendite di antimicrobici per gli animali d’allevamento e di antibiotici per l’acquacoltura e il raggiungimento di almeno il 25% di terreni agricoli biologici a livello europeo».

Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero la diffusione dell’agricoltura biologica, in Italia le statistiche sembrano essere incoraggianti, perché «i dati elaborati dal SINAB per il Ministero delle Politiche Agricole evidenziano che già l’anno scorso in Italia le coltivazioni biologiche hanno raggiunto il 16% della superficie nazionale, ben al di sopra della media europea che si attesta poco oltre l’8%. Il numero di operatori nell’ultimo decennio è cresciuto del 69%, gli ettari di superficie bio sono aumentati del 79%, raggiungendo i 2 milioni di ettari. A crescere sono anche i soggetti coinvolti: nel 2019 hanno superato quota 80mila.»

La strategia sulla biodiversità 

La strategia sulla biodiversità «mette a sistema molti dei principi di gestione ambientale che nei decenni passati erano stati dettagliati in diversi regolamenti e direttive, introducendone di nuovi e integrandoli»; il finanziamento previsto dall’Unione Europea per questa strategia si attesta a 20 miliardi di euro da diversi fondi – europei, nazionali e privati.

Tra i diversi obiettivi che la strategia sulla biodiversità ha prefissato da raggiungere entro il 2030 ce ne sono diversi che riguardano l’attività agricola, come «la destinazione di almeno il 10% delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità e la protezione della fertilità del suolo, la riduzione dell’erosione e aumento della materia organica che vi è contenuta tramite l’aggiornamento della strategia tematica per il suolo, ferma al 2006, e l’adozione del piano d’azione per l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo». Altri obiettivi riguardano invece l’aumento percentuale di aree protette marine e terrene e la conservazione di ecosistemi marini e d’acqua dolce, mentre per le foreste l’Unione Europea ha appena pubblicato una strategia apposita.

PAC 2023: possibili scenari 

La riforma PAC sarebbe dovuta diventare operativa nel 2021, ma a causa della Brexit, delle elezioni del Parlamento europeo e della successiva pandemia da Covid-19  i ritardi nel negoziato interistituzionale ha portato all’applicazione di un regolamento;èer il 2021 e il 2022 che proroga il quadro giuridico della PAC 2014-2020. La scelta dell’Unione Europea è stata di posticipare l’inizio del nuovo corso al 2023, previo accordo definitivo tra il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo.  In seguito al proseguo del negoziato, il 25 giugno i Colegislatori hanno raggiunto un accordo politico sulle  proposte della Commissione mirano a promuovere un’agricoltura sostenibile e competitiva in grado di contribuire al Green Deal europeo» e alle strategie riguardanti la sostenibilità dell’agricoltura.

«Per il periodo 2023-2027, l’accordo politico prevede una politica agricola comune (PAC)che si basa su nove obiettivi chiave, incentrati su aspetti sociali, ambientali ed economici, che costituiranno la base su cui i paesi dell’UE elaboreranno i loro piani strategici della PAC» e che sono in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.Le novità introdotte nella riforma della PAC sono principalmente tre: «il superamento dei Piani di sviluppo rurale regionali, dall’introduzione dell’eco-payment in sostituzione del greening», che era lo stanziamento del 30% del sostegno per pagamenti destinati a chi promuove pratiche agricole a valenza ambientale, e «la possibilità di finanziare nuove OCM», ovverol’Organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, che disciplina la produzione e il commercio di prodotti agricoli nell’Unione Europea e che rappresenta, insieme allo sviluppo rurale, uno dei pilastri della PAC. 

Le novità della Politica Agricola Comune

Sono quattro le novità pratiche che saranno introdotte dal 2023, che vanno nella direzione di una semplificazione e di una maggiore flessibilità. Il primo è la pianificazione di «un pacchetto di obiettivi comuni a livello UEche definiscano i risultati attesi e una gamma di possibili strumenti per raggiungerli (aiuti diretti, misure di mercato, sviluppo rurale) attraverso un set di interventi concordati a livello europeo». Sarà poi compito degli Stati membri stabilire norme specifiche nei Piani Strategici nazionali, che guardino sia agli obiettivi stabiliti dall’Unione europea, sia alle caratteristiche dei sistemi agroalimentari nazionali.

Altre novità saranno la costruzione di «un quadro comune di indicatori, anche questo concordato a livello europeo, che consenta una valutazione equilibrata dell’efficacia delle misure; un Piano Strategico nazionale, approvato dalla Commissione, attraverso il quale rispondere alle esigenze emerse, che definisca gli strumenti e i propri obiettivi specifici, in linea con quelli stabiliti a livello UE; un “rapporto annuale sulla performance” che mostri i progressi fatti nel raggiungimento degli obiettivi». Il Piano Strategico nazionale a partire dal 2023 conterrà anche i  Programmi di Sviluppo Rurale regionali che stabiliranno a livello locale le norme e gli obiettivi per gli agricoltori; gli Stati membri dovranno presentare le bozze dei propri piani entro il 31 dicembre 2021 alla Commissione. 

Lampoon sulla PAC: cosa potrebbe cambiare per l’assegnazione dei titoli

Quali saranno le modifiche ai finanziamenti PAC dall’avvio della riforma? «Il pagamento di base dal 2023 viene confermato per gli agricoltori attivi che rispettano gli obblighi della condizionalità che contengono maggiori adempimenti in materia ambiente, clima e benessere animale, dato che  perché inglobano anche i criteri del  greening. Oltre a tale pagamento saranno attivati il “sostegno ridistributivo al reddito” destinato alle piccole aziende e che sarà definito nei dettagli dagli Stati membri; il “sostegno ai giovani agricoltori”, i “regimi per il clima e l’ambiente” detti “eco-schemi” e il “pagamento accoppiato”». Per quanto riguarda la situazione italiana, il sostegno di base dovrebbe essere in grado di assorbire il 50% degli aiuti tramite i pagamenti diretti e gli eco-schemi il 25% degli eco-schemi, detti anche regimi ecologici, ovvero le pratiche agricole applicate per iniziativa dell’agricoltore che vadano a favorire clima e ambiente.

Il sostegno ai giovani agricoltori dovrà rappresentare almeno il 3% della dotazione pagamenti diretti  dei singoli Stati membri. «Considerando che l’Italia ha circa 9,5 milioni di ettari ammissibili e un massimale di circa 3,5 miliardi di euro annui, si prevede che gli aiuti (se fosse uniforme) si attesteranno intorno ai 200 euro per ettaro di premio base. Il sostegno per i regimi ecologici avverrà come pagamento annuale per ettaro ammissibile, in aggiunta a quello di base o come pagamento totalmente o parzialmente compensativo dei maggiori costi e dei minori redditi». 

Un esempio di eco-schema che sarebbe utile alla rigenerazione dei suoli agricoli è la rotazione con colture leguminose

La Commissione europea ha inserito questa pratica agricola all’interno degli obblighi della condizionalità con possibilità di andare oltre tramite gli eco-schemi che saranno previsti nel piano strategico in partenza nel 2023. Gli eco-schemi saranno messi a disposizione dagli Stati membri attraverso un elenco di pratiche agricole  nel contesto di  settepilastri , tra cui «agroforestazione, agroecologia, agricoltura di precisione, e sequestro del carbonio», una caratteristica che dipende dalla quantità di sostanza organica presente nel suolo e del suo stato di salute generale. La scelta su quali tra questi eco-schemi inserire all’interno del proprio Piano Strategico nazionale spetta al singolo Stato membro.

Ad oggi l’Italia non ha ancora deciso quali eco-schemi inserire nel suo piano nazionale a partire dal 2023. Se per esempio l’Italia deciderà di inserire la rotazione con colture leguminose tra gli eco-schemi presenti nel suo Piano Nazionale, gli agricoltori che sceglieranno di praticarla riceveranno un contributo in più oltre al pagamento di base in base agli ettari, o comunque una cifra che vada a compensare i maggiori costi e i minori redditi che l’applicazione degli eco-schemi comporta agli agricoltori. Il requisito minimo previsto dalla condizionalità per ricevere i sostegni è che ogni azienda agricola dedichi almeno il 3% dei suoi terreni coltivabili alla preservazione della biodiversità e a elementi non produttivi, che possono raggiungere il 7% grazie ai sostegni per gli eco-schemi.

L’assegnazione dei titoli PAC

Per quanto riguarda l’assegnazione dei titoli PAC, la scelta a partire dal 2023 sarà a discrezione dei singoli Stati membri. Per adesso, l’Italia non si è ancora espressa riguardo a cosa succederà ai titoli PAC dopo l’avvio del nuovo piano: le regole riguardo ai pagamenti base probabilmente non saranno stabilite fino al prossimo anno. «Gli scenari che si delineano sono tre: pagamento annuale uniforme senza titoli (i titoli attuali scadono il 31 dicembre 2022), pagamento annuale uniforme per gli agricoltori dello stesso territorio, ma differenziato per territorio e pagamento sulla base dei titoli (i titoli verranno ricalcolati nel 2023)».

L’unica certezza per ora è che, in caso l’Italia opti per una PAC con titoli, i titoli saranno solo ricalcolati in base alle nuove regole, ma non saranno riassegnati: questo significa che i titoli già esistenti rimarranno assegnati allo stesso agricoltore, solo cambierà il pagamento di base per ettaro più gli eventuali sostegni. Che l’Italia decida di proseguire con o senza titoli, «la scelta del sistema dei titoli non sembra influenzare significativamente la propensione verso un’agricoltura sostenibile, che resta l’obiettivo fondante della nuova Pac».

Novamont

Novamont è nata nel 1990 dalla scuola di Scienza dei Materiali del gruppo chimico Montedison, con l’obiettivo di sviluppare materiali e bioprodotti grazie all’integrazione tra chimica, ambiente e agricoltura, in un’ottica di transizione da un’economia di prodotto a un’economia di sistema. Oggi è una Benefit Company, certificata B-corp, con 3 siti produttivi, 3 centri di ricerca, 3 hub tecnologici, sedi commerciali in Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti, 6 tecnologie proprietarie prime al mondo e circa 1400 tra brevetti e domande di brevetto. Il 5% del fatturato è investito in attività di ricerca, sviluppo e innovazione, settori in cui è occupato più del 20% dei dipendenti. Mater-Bi è il nome commerciale della bioplastica biodegradabile e compostabile nata dalla ricerca Novamont leader mondiale nel settore.

Mariachiara Riva

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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