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L’economia circolare della lana in Val d’Ultimo

Cinque donne e un uomo, la cooperativa Bergauf: tre tonnellate di fibra delle pecore dei pastori dell’Alto Adige diventano vestiti e prodotti per il benessere del corpo 

Il maso Schmiedhof

Al maso Schmiedhof di Santa Valburga, tra le alture della Val d’Ultimo in Alto Adige, le fibre si lavorano da secoli. «In inverno, le serve filavano a mano stoffe di lana, canapa e lino, destinate poi alla vendita. È uno dei luoghi più antichi della Valle: in letteratura fu nominato la prima volta nel 1358. Da più di 350 anni è gestito dalla stessa famiglia». Lo racconta Waltraud Schwienbacher, fondatrice della Winter-Schule che si tiene ogni anno al maso e della cooperativa sociale Bergauf – in italiano ‘Salita’ – dove un gruppo di sei persone trasforma la lana di pecore e capre della Valle in vestiti e tessuti. La famiglia alla conduzione dello Schmiedhof è quella del marito di Schwienbacher: «Anni fa hanno costruito una diga in Val d’Ultimo. Ventotto strutture tra abitazioni e masi sono state distrutte. Noi abbiamo perso la nostra casa, il nostro fienile e 9 ettari di terreno coltivabile. Come resistere economicamente? Abbiamo iniziato a coltivare erbe alpine al maso in estate e a tingere la lana d’inverno».

La cooperativa Bergauf in Val d’Ultimo

Dalle erbe al progetto della Winter-Schule e alla cooperativa Bergauf, il disegno di Schwienbacher è unico: tenere in vita le tradizioni di un luogo che nei suoi 40 km di laghi, boschi e vallate ha tutto il necessario per permettere agli abitanti di sopravvivere. «Pensavamo di dover fare qualcosa per non sprecare le risorse della montagna. La Valle stava perdendo abitanti e questo creava una serie di problemi. Se tutti vanno a lavorare a Merano o a Bolzano, rischiamo di perdere la cultura del luogo. Chi baderà ai masi? Chi tramanderà le nostre tradizioni? Nel 1990 abbiamo avviato ‘Sopravvivere a misura d’uomo in Val d’Ultimo’. Ci siamo divisi in gruppi di lavoro per dare risposte adatte a diverse aree tematiche: agricoltura, turismo e commercio, ecologia, cultura sociale. Ventotto anni fa aprivamo la Winter-Schule al maso, con 16 studenti. Oggi ne abbiamo più di 500, soprattutto donne dall’Austria, dalla Germania e da tutto l’Alto Adige. Qui insegniamo a lavorare il legno, le erbe, la lana», dice Schwienbacher.

Dalla lana parte il progetto: «Una volta all’anno, a settembre, si tiene il mercato delle pecore in Valle. Gli allevatori vendevano bene la carne di agnello, ma buttavano via la lana. Volevamo farne qualcosa. Si dice che sia la fibra più sana da indossare per l’uomo». Se alla Scuola si insegna a lavorare la lana seguendo tecniche di lavorazione naturali, alla cooperativa Bergauf questa è trasformata e messa in vendita. «La cooperativa nasce nel 2011» – spiega Wolfgang Raffeiner, da tre anni suo presidente e direttore di vendita – «Siamo in sei, io e cinque donne. Lavoriamo oltre tre tonnellate di lana ogni anno: tutta quella recuperata dalla tosatura delle 3mila pecore che abitano la nostra Valle. A queste si aggiungono piccoli quantitativi di lana di capra d’angora, di alpaca e altre di pecora, dalla vicina Val Venosta». La fibra viene lavorata quasi interamente all’interno della cooperativa, con un macchinario composto da sei mila aghi che la fila dopo essere stata cardata, tranne per le fasi del lavaggio e della seccatura, per cui viene mandata in Austria. Le piccole dimensioni delle strutture a disposizione non permettono altrimenti. 

Le proprietà chimiche della lana

«La nostra lana è quella che si trova in natura. Non c’è alcun prodotto chimico, nemmeno per la tinta. Usiamo coloranti vegetali creati da piante ed erbe del bosco e del maso», racconta Raffeiner. Per Bergauf, trattare la materia da filare con sostanze artificiali la spoglierebbe delle sue proprietà benefiche. «La lana contiene ossigeno, carbonio, zolfo, idrogeno e molti altri elementi che rendono il tessuto adatto a rivestire i nostri corpi sotto diversi punti di vista. La fibra all’interno presenta lamette che si aprono con il caldo e si chiudono con il freddo: è un naturale regolatore di temperatura. Può essere indossata sia d’inverno che d’estate. Non a caso i beduini del deserto portano solo vestiti di lana. Durante il giorno poi il nostro organismo espelle sale, acqua e sostanze tossiche che la lana è in grado di assorbire», dice Schwienbacher. 

La fiducia che i membri della cooperativa hanno nel potere della lana sulla salute umana ispira il catalogo dei prodotti che creano. Oltre a borse, vestiti e oggetti per l’arredamento, buona parte del loro tempo è dedicata alla lavorazione di quello che chiamano ‘bagno di lana’. Come spiega Raffeiner, «La lana è antistatica. A contatto con la pelle crea uno stato di elettricità corporea aumentato che aiuta a rilassarsi e a sciogliere nodi causati dallo stress. Il bagno di lana è un rotolo di un chilo e mezzo di lana grezza che copre il corpo come un velo. Ha l’1,5% di lanolina, così cura la pelle. In medicina naturale si dice che la lana sia antinfiammatoria e antivirale. Può aiutare a combattere dolori muscolari, reumatismi, febbre e tosse. Una ventina di strutture tra alberghi e spa dell’Alto Adige ormai lo propongono da anni. Il massaggio avvolti nel bagno di lana insieme all’inalazione di erbe alpine bruciate stimola le vie energetiche e scioglie la tensione corporea».

Materasso in lana, pregi

Puntando sullo stesso effetto, Bergauf fila e cuce altri prodotti con la stessa filosofia alla base: impacchi di lana, cinture per massaggi, cuscini di lana, tappeti da yoga. «Ultimamente un buon guadagno economico arriva dai materassi. Siamo tra le ultime realtà a produrli al 100% in lana: 25-26 chili di fibra purissima. Sono utili per chi ha problemi posturali o disturbi del sonno. Funzionano come una sorta di filtro naturale che purifica l’aria degli ambienti interni. Spesso il legno o gli altri materiali con cui sono costruiti i letti, specie se industriali, disperdono nella stanza formaldeide e sostanze simili con cui sono trattati. La lana, soprattutto quella pura, è in grado di neutralizzare il loro effetto nocivo sulla salute», racconta Raffeiner. Secondo Schwienbacher le ricadute positive della lana sull’uomo sono anche psichiche. «Alla scuola si insegnano le tecniche di lavoro a telaio, a creare il feltro, filare, lavorare a maglia e a tingere i tessuti. In officina si cuce e si costruiscono i vestiti. Tutto questo è benefico per la salute mentale. In Germania la lavorazione delle fibre è da tempo utilizzata per i trattamenti dei malati psichici e psichiatrici, anche qui abbiamo ospitato gruppi di cura. In estate si lavora l’orto e d’inverno si fila la lana: i terapeuti con cui abbiamo parlato hanno riscontrato effetti positivi nei loro pazienti grazie a queste attività. Scandiscono il ritmo della giornata, stimolano la concentrazione e aiutano a rilassarsi».

Gli scarti di lavorazione della lana

Ogni anno solo in Alto Adige-Südtirol si stima che sono buttate tra le sessanta e le cento tonnellate di lana. La maggioranza è bruciata. Per Bergauf, il concetto di ‘scarto’ è inesistente. «Per filare usiamo il trentacinque-quaranta percento della lana che raccogliamo dai pastori – spiega Raffeiner – Quella troppo sporca e di bassa qualità, la lana ‘sudicia’, è reimpiegata e utilizzata come concime per agricoltura. Così anche tutti i pezzi finissimi che cadono dalla cardatrice, circa il due, tre percento del totale. Cerchiamo di creare e di chiudere un cerchio completo. I pastori ci forniscono la lana che hanno tosato, noi diamo il concime a cooperative di agricoltori che in cambio ci portano i loro prodotti, frutta e verdura». Anche per una realtà piccola e votata all’autosufficienza come quella di Bergauf, la ricerca di fibre naturali per il più grande mercato dell’abbigliamento potrebbe portare benefici economici, soprattutto adesso che la pandemia ha diminuito il flusso di turisti in Alto Adige. I membri della cooperativa specificano che l’obiettivo non è il business. «Molte aziende stanno cercando di inserire la lana alpina nelle loro produzioni. Abbiamo ricevuto molte richieste in tal senso. Ci sono però alcuni problemi di fondo. I rivenditori chiedono un margine di profitto che va dal cinquanta al settanta percento. Noi calcoliamo il prezzo di vendita dei prodotti solo sulla base delle ore di lavoro impiegate per la lavorazione: non ci rimarrebbe niente in tasca. Le grandi ditte impongono poi il lavaggio col cloro per eliminare dal tessuto l’odore forte della lanolina, e questo va contro i nostri principi. In ogni caso, non avremmo nemmeno le quantità necessarie per collaborare con produzioni su larga scala».

la coltivazione di erbe alpine

Complementare alla lavorazione della lana, la coltivazione di erbe alpine, ancora oggi impiego principale dei terreni del maso. Menta, melissa, fiordalisi e rose diventano infusi e prodotti cosmetici. Altre piante, come il cirmolo, vengono lavorate assieme alla lana per creare cuscini. L’idea rimane sempre la stessa, dice Schwienbacher: «Utilizzare tutto quello che c’è nella Valle. Vorremmo potenziare ancora di più la nostra autosufficienza in futuro. Comprare macchinari per non dover spedire la lana in Austria, ad esempio. Oppure sperimentare con i materiali del bosco per non dover acquistare nulla di sintetico o industriale. In questo senso stiamo studiando come lavorare la corteccia degli alberi per trasformala in suola delle scarpe così da sostituire il caucciù».

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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