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Assistere alla formazione di un’isola: l’eruzione del Cumbre Vieja

Geologi, scienziati e vulcanologi monitorano l’isola di La Palma: l’eruzione non dà segni di cedere. Evacuate migliaia di persone, distrutti gli edifici, piantagioni di banane bruciate dal magma

La formazione vulcanica di un arcipelago

Il 19 settembre scorso, il Cumbre Vieja si è risvegliato dopo cinquant’anni di sonno e ha cominciato a eruttare materiale magmatico in vari punti di sfogo nella parte affusolata a sud di San Miguel de La Palma, Canarie. Solo durante il primo giorno di eruzione sono stati evacuati più di duemila residenti e quasi altrettanti turisti. I fiumi di lava hanno iniziato a solcare il terreno e a scavarsi il passaggio devastando qualsiasi cosa si trovassero davanti. Le immagini delle prime case sommerse dal materiale – quelle costruite ai piedi dei punti di sfogo: case di tre piani completamente coperte da materiale magmatico, polvere e cenere. Scosse continue smuovono il sottosuolo e le esplosioni di magma dalle varie bocche del vulcano imperversano tutto il giorno, rendendo l’isola di La Palma uno scenario apocalittico.

Tutto è iniziato in giugno, con dei terremoti di assestamento. Uno studio aveva già notato alcune anomalie del sottosuolo della valle dell’Aridane a inizio 2021, e quindi la possibilità della riattivazione di alcuni vulcani, ma circa l’80% di queste non aveva comportato eruzioni. Tra l’11 e il 13 settembre i movimenti sismici peggiorano: se ne contano circa 1500 nel giro di tre giorni, tutti raccolti nei dintorni del Cumbre Vieja. Il Piano Speciale della Protezione Civile delle Isole Canarie si trova costretto a spostare il livello di allerta da due a quattro. I terremoti continuano a muovere il sottosuolo dell’isola fino al pomeriggio del diciannove settembre, in cui alcuni studiosi riscontrano che la zona della possibile eruzione ha deformato l’isola – deformazione data dalla pressione del materiale magmatico sulla crosta terrestre – e ha innalzato l’aerea in questione di circa quindici centimetri. Il Cabildo di La Palma evacua quaranta residenti situati nei pressi della zona di pressione massima. Nello stesso giorno una bocca del Cumbre Vieja inizia a eruttare. La lava si divide in tre colate alte circa sei metri ognuna, e nel giro di poche ore gli enti della Protezione Civile delle Canarie evacuano circa 5mila persone, tra i quali molti turisti.

L’eruzione del Cumbre Vieja

Dopo tre giorni di attività il capo del governo regionale delle Isole Canarie Angel Victor Torres calcolava 400 milioni di euro di danni. Necessario l’aiuto economico dell’Unione Europea per affrontare il problema. L’eruzione ha creato dei fiumi di lava e solcato il terreno di diversi metri. Questo ha formato un percorso prestabilito per le nuove colate che hanno seguito le precedenti, raffreddandosi più velocemente al contatto con il suolo e quindi rallentandone la velocità. I vulcanologi hanno riferito che la situazione dei flussi piroclastici sta andando via via stabilizzandosi, anche grazie agli effetti di raffreddamento e di rallentamento. La lava scende a una temperatura di circa 1200 gradi centigradi e a una velocità di quindici metri al secondo. Il 29 settembre il materiale magmatico si è riversato per la prima volta nell’oceano Atlantico. Il contatto tra la lava e l’acqua, data la differenza enorme di temperatura (un delta di circa 1180° gradi centigradi tra le due parti: magma 1200° gradi; acqua 20° gradi), ha provocato una nube densa che ha subito fatto pensare al pericolo dei gas tossici che potrebbero formarsi all’interno. 

Sono state decretate delle restrizioni per la popolazione dell’isola da parte delle autorità di rimanere in casa dove e quando possibile, e di sigillare porte e finestre con del nastro adesivo o degli stracci bagnati per evitare l’entrata dei gas. La notizia è stata ridimensionata dopo che alcuni studiosi hanno capito che la nube densa era formata soprattutto da vapore acqueo: il gas che si genera è principalmente composto da particelle di H2O e da una piccola percentuale di fluoro e cloro (che sono queste a essere considerate pericolose per l’uomo se respirate in grandi quantità). Gli enti scientifici hanno quindi rassicurato i residenti confermando che non c’era nulla di mortale nelle nubi formate dal contatto tra lava e acqua. «La forma principale per evitare danni respiratori è mantenere una distanza di sicurezza dalla nube», ha dichiarato Ruben Fernandez, uno dei responsabili del piano di emergenza delle Isole Canarie, «il rischio si abbassa notevolmente anche grazie ai forti venti che al momento stanno spingendo la nube verso l’oceano». Anche il consiglio di La Palma ha twittato che «l’eruzione non ha contaminato la qualità dell’aria, che è perfettamente respirabile».

Per quanto riguarda i centri abitati, il 12 ottobre la lava ha raggiunto quello di Todoque dopo che una porzione della parete nord del vulcano ha ceduto alla forza e al calore sprigionato dal magma. Qui, alcuni operatori volontari sono stati bloccati dal crollo e per giorni sono stati riforniti di cibo e acqua grazie a droni della Protezione Civile.

Le conseguenze dell’eruzione del vulcano di La Palma

Migliaia di famiglie hanno perso tutto quello che possedevano; circa 1956 edifici – secondo i dati del satellite Copernicano, che analizza gli edifici senza considerarne la tipologia – sono stati classificati distrutti; più di 760 ettari sono stati ricoperti di uno strato lavico di circa un metro di spessore (di media), e tra i quali circa 230 ettari di campi coltivati. Le piantagioni di banane, avocado e i vigneti che non sono state travolte dalle colate sono comunque irraggiungibili dall’uomo. I frutti rimangono appesi a marcire sulle piante stesse. Le basi dei mercati sulle quali si fondamenta l’isola sono state paralizzate completamente, e le ripercussioni economiche sono attualmente incalcolabili. Si sono evacuate più di 8mila persone, il turismo è stato bloccato, e anche l’aeroporto è inutilizzabile – se non da enti come la Protezione Civile delle Isole Canarie che sfrutta l’aeroporto per motivi di sicurezza – a causa della densa nube grigia di ceneri e fumi che continua a oscurare il cielo.

Le ripercussioni sono anche di tipo ambientale. Si stima un’emissione nell’atmosfera di anidride solforosa (SO2) tra le 6.140 e le 11.500 tonnellate al giorno che, secondo alcuni esperti, potrebbe formare una massa e, attraverso l’Africa, raggiungere il Mar Mediterraneo. Anche l’espulsione di cenere, che ha raggiunto i 6.000 metri, ha formato una nuvola che viaggiando verso est ha ricpoerto alcune zone di altre isole minori. Carmen Romero, advisor di Pevolca – un acronimo che fa riferimento al Piano di Emergenza Vulcanica delle Isole Canarie – e responsabile del Piano di Azione insulare contro il rischio Vulcanico, ha dichiarato: «Eravamo consapevoli di dove fossimo, di quanto fosse popolata la zona e dei danni che avrebbe causato. Era una distruzione che si profilava nel peggiore degli incubi fin dall’inizio. L’isola di La Palma è giovane», dicono i vulcanologi, «e l’unico modo che ha di crescere e allargare le sue dimensioni è grazie all’eruzione dei suoi vulcani. La stabilità determinata dalle esplosioni piroclastiche che sembrano seguire quelle precedenti, potrebbe essere solo temporanea. Non si può sapere se e quando il Cumbre Vieja smetterà di eruttare».

San Miguel de La Palma

Lla quinta isola per estensione e per popolazione delle Canarie, ha circa 80 mila abitanti ed è una delle meno turistiche dell’arcipelago. La sua forza economica si basa sulla fertilità dei terreni vulcanici che la compongono, e il commercio principale è quello del ‘platano canario’ (una banana dalle caratteristiche diverse rispetto a quelle sud americane per la sua dimensione ridotta e la compattezza del frutto). Dal 2002 l’isola di La Palma è stata decretata dall’UNESCO come Riserva della Biosfera. L’arcipelago delle isole Canarie fa parte di uno dei ‘punti caldi’ del pianeta (come lo sono le Hawaii). I ‘punti caldi’ – chiamati anche ‘hot spot’ – sono un meccanismo di formazione di vulcani formati grazie alla fuoriuscita del magma dal sottosuolo che buca il mantello e tende a risalire su sé stesso, in questo caso fino a superare il livello del mare. Mentre il punto caldo rimane fisso, la crosta terrestre si muove (teoria della tettonica delle placche) generando così una serie di vulcani in fila indiana. Si passa dalle formazioni più antiche di Lanzarote e Fuerteventura (che al principio erano unite in un’unica isola) di circa 20 milioni di anni fa e che ora sono le più lontane dal punto caldo; fino ad arrivare all’isola dello Hierro, di circa 1,2 milioni di anni fa e che è attualmente la più vicina all’hot spot. Quindi l’età aumenta spostandosi da sud-ovest verso nord-est, dimostrando il movimento della placca africana verso est.

L’isola di La Palma

Tra le più attive dell’arcipelago. Ha un’altezza massima di 2426 metri s.l.m. ed essendo tra le più giovani ci si aspetta che crescerà ancora di dimensioni. È stata creata dall’eruzione di due vulcani principali: il primo si trova nel nord dell’isola, è di forma circolare e ha un diametro di venticinque chilometri; il secondo ha una forma allungata che si estende verso sud per circa venti chilometri. Quest’ultimo si chiama Cumbre Vieja. Noto per la sua frequente attività sotterranea, il Cumbre Vieja eruttò per l’ultima volta nel 1971, durante la quale formò un nuovo vulcano: il Teneguìa.

Andrea Valbusa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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