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Canapa e CBD: oli e integratori dal centro Italia

Dall’olio al cannabidiolo contro stress e insonnia al tappo del vaso che lo contiene, tutto quello che utilizza l’azienda viene dalla canapa. Obiettivo: portarlo in farmacia. Intervista ai fondatori di Vytae

Lavorare con la canapa in Italia è complicato. La scarsa presenza di impianti di trasformazione e ostacoli burocratici, figli di un pregiudizio sulla pianta che ancora non è sparito, lo rendono difficile. Anche se si opera nel rispetto della legge, puntando su prodotti che contengono solo CBD e nemmeno una traccia di THC, il principio attivo psicotropo. Il mercato però c’è. Le proprietà del CBD (cannabidiolo) sono ormai note. Può essere un supporto per la gestione di ansia, insonnia e stress. Aiuta ad alleviare il dolore fisico, ha effetti antinfiammatori. I prodotti a base di CBD sono da anni ampiamente diffusi in molti Paesi, come Stati Uniti e Regno Unito. Nel vuoto italiano, da qualche mese, si è inserita la start up Vytae. Dallo scorso gennaio produce prodotti cosmetici e integratori alimentari a base di CBD. Francesco Rinaldi è socio e progettista dell’azienda.

CBD contro stress e insonnia

«In Italia i prodotti a base di CBD erano confinati nei grow-shop. Spesso erano poco affidabili. Analisi indipendenti hanno analizzato l’olio di CBD oil e si trovavano residui di THC. Mancava un brand con un approccio scientifico rigoroso e che non fosse di nicchia», dice Rinaldi. Vytae sviluppa i suoi prodotti insieme a Maurizio Bifulco, professore ordinario di Patologia generale e Storia della medicina presso il dipartimento di Medicina molecolare e Biotecnologie mediche all’Università di Napoli Federico II. Nel listino della start up ci sono due oli di CBD – al 4% e al 10% – che, spiega Bifulco, hanno «proprietà lenitive, calmanti, antinfiammatorie e antiossidanti». Insieme a loro anche due integratori alimentari in capsule soft-gel, ‘Sleep’ e ‘Calm’, pensati per agire su «bisogni dove la richiesta di mercato è alta». Il sonno e il rilassamento. Insieme all’olio di semi di canapa, nel primo olio ci sono valeriana, griffonia, melissa e passiflora. Nel secondo ci sono invece iperico, rodiola e rosmarino. 

Bifulco, che studia i cannabinoidi e il loro effetto sul corpo umano dagli anni Novanta, spiega che «la pianta di canapa è stata penalizzata in Italia per il fatto di essere riconosciuta come droga. Leggera, è vero, ma pur sempre droga, se in presenza di THC. Uno degli svantaggi maggiori è non sfruttare il suo potenziale in campo biomedico. Potrebbe portare vantaggio a molti pazienti, da quelli affetti da malattie della pelle – come la psoriasi – a quelli oncologici». E ancora nei casi di sclerosi multipla e di fibromialgia, patologia per cui si stanno investigando i potenziali benefici di canapa e CBD.

Canapa, utilizzi: dal CBD alla bioplastica

La scelta di lavorare con la canapa per Vytae non è legata solo ai suoi effetti sulla salute. «La pianta – spiega Rinaldi – assorbe più anidride carbonica di tutti gli altri vegetali, se paragonata ad altri alberi delle stesse dimensioni. È fitorisanatrice: purifica il terreno, assorbendo e ripulendolo dai metalli pesanti. Per coltivarla ha bisogno di molta meno acqua rispetto ad altre piante». È anche inseribile in un ecosistema pulito, perché «non ha bisogno di pesticidi. Si parla spesso dei pericoli che corrono le api, legati alle sostanze tossiche nelle coltivazioni. In questo senso la canapa è un loro alleato. Non necessitando di pesticidi, possono trovarvi moltissimo polline non contaminato». 

Da ogni parte della pianta si ottiene qualcosa di utile. Dai semi l’olio, dal fusto la polpa che diventa carta oppure bioplastica. «Ci siamo resi conto di quanti benefici, diretti e indiretti, si ottengano inserendo la canapa nei processi produttivi. Quasi tutto è fatto in canapa. Abbiamo creato i tappi dei prodotti in stampa 3d con filamenti di bioplastica, utilizzando gli scarti della lavorazione della pianta. È un traguardo, perché così abbiamo fatto a meno della plastica. Spesso si utilizza quella riciclata, che è meglio di quella di nuova produzione. Ma con la bioplastica di canapa il processo è ancora impattante», dice Rinaldi. 

Canapa e filiera corta

La produzione di Vytae valorizza la filiera italiana, soprattutto del Centro, cercando di creare un circuito economico che limiti al massimo gli spostamenti. «Occorre guardare a tutto il ciclo produttivo, non a un singolo aspetto. Altrimenti che senso ha parlare di sostenibilità?», sottolinea Rinaldi. Il vetro di Agliana per i vasetti in cui sono contenuti capsule e oli viene lavorato a Gubbio. I prodotti sono poi imbottigliati a Firenze. Lo schema è lo stesso «per ogni ingrediente». Quello principale, l’olio di semi di canapa, fa un solo viaggio. «Da Firenze – un po’ il nostro centro produttivo – si sposta al massimo a Milano, dove sono prodotte le capsule. Anche gli altri estratti naturali che compriamo vengono da fornitori italiani». Per i tappi, Vytae si appoggia a Kanèsis, startup siciliana che produce bioplastiche e altri materiali non inquinanti con gli scarti della canapa. «Questa pianta può essere davvero alla base di una vera transizione ecologica. Il nostro obiettivo – dice Rinaldi – era dimostrarlo». Così, oltre al packaging in bioplastica, anche le scatole di Vytae e il materiale pubblicitario stampato sono in carta di canapa. 

L’auspicio a lungo termine è quello di «rendere accessibile a tutti i livelli industriali la canapa come sostituto della plastica». Per questo Vytae sta già cercando di «realizzare diversi oggetti con bioplastica derivata dalla canapa, come ad esempio borse e vasi». In Italia, sottolinea Rinaldi, la coltivazione industriale di canapa è ancora «un po’ difficile». La difficoltà principale sta nel garantire che sia completamente priva di THC: «nell’industria del tabacco ci sono grandi produttori, multinazionali molto efficaci nel rispettare i parametri. Per la canapa è diverso, non stanno nascendo attori industriali così grandi. Creare un’economia di scala è ancora complicato». Tuttavia, il quadro si sta evolvendo. «Levi’s e Patagonia, per fare un esempio, hanno iniziato a utilizzare la canapa. Questo potrebbe portare a una decrescita dei prezzi ancora alti per i macchinari di lavorazione. Molte aziende stanno facendo ricerca per sviluppare nuovi macchinari».

Canapa, CBD, cosmesi e wellness

Anche guardando nello specifico ai prodotti in CBD, Vytae guarda al futuro: «Il prezzo al chilo del cannabidiolo negli scorsi mesi è sceso dell’80%. Prima c’erano davvero solo aziende molto piccole. I costi erano per forza più elevati. Speriamo che la decrescita del costo continui». Rispetto a qualche tempo fa, nonostante dal punto di vista amministrativo non sia ancora così semplice, anche la situazione nel mondo del wellness è cambiata. «Anche se rimane l’effetto stigma – dice Rinaldi – da qualche anno esistono norme chiare. Si sa quali cannabinoidi si possono usare e quali no. Cinque anni fa era diverso. Ancora di più per i cosmetici: solo dal 1° febbraio 2021 si può utilizzare il CBD. I tempi sono molto lenti».

Trattandosi di salute, occorre controllare ogni passaggio della produzione e della diffusione del prodotto. Vytae acquista solo CBD puro, «testato due volte indipendentemente da produttori terzi». Il team dell’azienda sta seguendo anche l’impatto delle sue creazioni sui clienti. «Abbiamo messo a punto un questionario da dare ai primi consumatori e abbiamo raccolti i dati relativi. In Italia spesso si vendono integratori senza poi fare più alcun controllo. Non è vero che gli integratori non posso fare male. I loro effetti possono essere anche negativi: prurito, problemi all’intestino», spiega il professor Bifulco. Solo con frequenti controlli e prodotti sicuri al cento per cento la start up potrà raggiungere il suo obiettivo. Portare un prodotto confinato in un mondo non controllato a quello istituzionale, partendo dalle farmacie online.

CBD

Il cannabidiolo (CBD) è un composto chimico della Cannabis sativa, scoperto nel 1940. Nel 2017 l’Oms – Organizzazione mondiale della sanità – ha dichiarato che non sarebbe più stato inserito tra le sostanze controllate.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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