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Parco Agricolo Sud: non c’è natura senza cultura

Canali e boschi, castelli e abbazie. Sapienza umana e ricchezza naturale si contaminano da secoli, ieri con l’Ingegneria idraulica, oggi con la scienza dei dati

Lampoon reportage: Parco Agricolo Sud Milano

Una costellazione di monasteri e cascine in un cielo di campi e rogge, una parentesi verde che abbraccia e sostiene Milano. Il Parco Agricolo Sud interessa 60 comuni per circa 47mila ettari – quasi la metà della Città metropolitana di Milano – più di 35mila dei quali coltivati: 28% a riso, 28% a mais, 17% a foraggere e il resto a cereali e specie varie. La prima idea del parco risale alla pianificazione dell’area metropolitana di fine anni Sessanta: allora era chiamato Parco Attrezzato Sud e pensato come spazio al servizio della città. Al decennio seguente risale l’idea di una grande cintura verde in cui tempo libero e agricoltura coesistessero. Nel 1983 la legge regionale che lo istituì, attuata sette anni dopo. Oggi il Parco è un esempio di interconnessione tra città – centro della vita sociale e comunitaria ma inevitabilmente energivora e inquinante – e campagna – che può riportare equilibrio solo se valorizzata e coltivata con tecniche moderne. 

Rapporto tra uomo e natura – nessun conflitto

Non esiste conflitto tra uomo e natura – non c’è mai stato – perché l’uomo è natura. La natura non esiste, scrive Cristian Fruschetto sul sito di divulgazione scientifica La Scienza in rete, non esiste quel che ci passa per la testa ogni volta che la nominiamo, pensiamo a madre terra, al buono dei suoi frutti e al bello della sua armonia […] Nessun prodotto ortofrutticolo che troviamo nel banco del supermercato è mai esistito spontaneamente in natura e lo stesso vale anche per gli animali da allevamento. Questi viventi sono il frutto di millenni di selezione attuata dall’uomo da quando ha cominciato a insediarsi nella Mezzaluna fertile rinunciando al nomadismo. L’agricoltura coincide con la domesticazione delle piante e degli animali. La natura che tanto ammiriamo è un prodotto dell’uomo. L’attuale premura nei confronti della natura incarna il sogno di un progresso migliore, innanzitutto per l’uomo, perché non c’è natura senza cultura.

Il Bosco di Riazzolo

In milanese antico riazzoeu indicava una reticella da caccia stesa su fossi e canali per catturare quaglie e altri uccelli. Da quell’oggetto viene il nome del Bosco di Riazzolo – comune di Albairate, Parco Sud – che rivela la natura del luogo: un grande bosco umido, con risorgive, acque palustri, fossi e fauna. Qui cacciavano gli Sforza e i Visconti, signori di Milano. Il bosco fu già protetto da editti speciali e risparmiato dall’avanzata dei terreni agricoli durante la prima dominazione romana, fine del III secolo a.C., e proseguita nel Medioevo, sotto l’impulso dei monaci benedettini e umiliati. Non fu mai abbandonato a se stesso: gli acquitrini furono bonificati, i fontanili incanalati per portare acqua ai campi circostanti. Anche i nomi dei fontanili parlano: Fontanile Risotto ricorda la secolare coltura del riso; Fontanile Uccella le cacce di Sforza e Visconti con l’utilizzo di reti stese fra i rami; Fontanile Porcile documenta l’uso celtico di allevare maiali nei querceti. Francesco Sforza nel 1450 fece scavare lungo il bosco la Roggia Soncina che portava acqua dal Naviglio Grande ai fondi di Cusago e intersecava molti dei fontanili esistenti. 

La riserva di caccia di Carlo Dossi

Carlo Cattaneo a metà Ottocento lamentava che nell’area era scomparso quasi ‘ogni vestigio della vegetazione primitiva’. Alla fine del secolo, lo scrittore Carlo Dossi divenne proprietario del Bosco di Riazzolo e dei fondi agricoli circostanti e fece campagne di scavo in cui scoprì una necropoli dell’età del bronzo. I figli di Carlo Dossi istituirono una Riserva di caccia per contenere l’espansione dei campi coltivati e tutt’oggi gli eredi lavorano a potenziamento e reintroduzione di specie autoctone, come il Pelobates Fuscus Insubricus, specie anfibia quasi estinta in Pianura padana, reintrodotta dal 2000 in collaborazione con le Università degli Studi di Milano e Pavia.

Cascina Forestina nel Parco Agricolo Sud

Oggi il Bosco di Riazzolo è l’area protetta in cui si inserisce la Cascina Forestina, una delle circa 800 aziende agricole attive nel Parco Agricolo Sud. I 16 ettari del fondo, abbracciati dai 16 ettari di Bosco, sono coltivati dal 1996 con metodo biologico e rotazione di cereali, leguminose, prati polifiti e orticole di pienocampo, 9 ettari a erba medica e 3 a prato asciutto. In Cascina sono allevate tre razze autoctone. La Bovina Varzese è l’unica razza bovina autoctona lombarda, proveniente da Varzi nell’Oltrepò Pavese, dove è stata portata probabilmente dai longobardi nel VI secolo d.C. Di piccola statura e adatta al pascolo anche collinare, questa razza è Presidio Slow Food. Il Pollo Milanino è una razza ottenuta dall’incrocio della Valdarno bianca e della Orpington bianca effettuato negli anni Venti del Novecento dal ragionier Isidoro Bianchi nel giardino della sua villetta a Cusano Milanino. Il risultato fu un successo – gallina ovaiola con petto ampio, cresta rosso sangue, tarsi bianchi – e nel Milanese si diffuse subito, prevalendo su tutte le altre. Solo negli anni Cinquanta fu soppiantata da razze più produttive e scomparve del tutto: è stata recuperata da un progetto dell’Università degli Studi di Milano sostenuto dell’Azienda Agricola Reverdini Niccolò, antenata della società che gestisce la Cascina. Infine, il Mericanel della Brianza: razza nana risalente ad allevamenti familiari brianzoli di inizi Novecento. Non ha senso alzare recinti: la cultura ha creato quella natura che oggi proteggiamo attraverso la cultura.

Reportage di Gabriele Basilico e Gianni Berengo Gardin sul Parco Agricolo Sud

Nel 1999 fu commissionato un reportage sul Parco Agricolo Sud a due tra i più grandi fotografi italiani: Gabriele Basilico e Gianni Berengo Gardin. Nella mia lunga esperienza di fotografo in giro per il mondo ho avuto modo di vedere una infinità di periferie di grandi città e di quei territori agricoli che ancora sopravvivono intorno alla cintura urbana, e il più delle volte l’impressione è stata negativa, scriveva il secondo nell’introduzione al volume che raccoglie il risultato di questo lavoro. Con mio grandissimo piacere ho scoperto a pochissimi chilometri dal centro di Milano una vitale realtà agricola e umana, probabilmente sconosciuta, come lo era a me, alla maggioranza dei milanesi. Gli scatti in bianco e nero dei due fotoreporter consegnano questi territori a una dimensione senza tempo in cui natura e cultura si sono sempre contaminate e cambiate a vicenda: tralicci delle linee elettriche che si perdono nella nebbia, pescatori in cava, sorgenti, castelli, ponti in mattoni sulle rogge, abbazie, cascine, ghiacciaie, parchi popolati da statue e animali, pecore al pascolo ai lati dell’autostrada, mulini. Non si tratta di tornare alla natura ma far sì che l’uomo possa continuare a modificarla e sfruttarla in modi nuovi, senza adagiarsi pigramente su tecniche superate che la depauperano.

Cascina Isola Maria

Sempre ad Albairate è attiva la Cascina Isola Maria, azienda agricola zootecnica da latte con una sessantina di vacche. Anche qui si svolgono la rotazione dei campi e il sovescio: dopo due coltivazioni annuali di cereali, per un anno è coltivata una leguminosa – erba medica, pisello, soia o trifoglio – per arricchire il terreno di azoto. All’estremità opposta del Parco, nel comune di Melzo è attiva Agricola Moderna, una Fattoria verticale nata nel 2018. Dopo aver avviato il progetto in via Col di Lana, zona Navigli, l’azienda si è trasferita in questo nuovo stabilimento di 1500 metri quadri. Qui si coltivano insalate baby leaf, cioè ortaggi a foglia raccolti in uno stadio giovane della crescita – lattughino, spinacino, red mustard, senape wasabina. La coltivazione avviene su più livelli in un ambiente chiuso e controllato utilizzando illuminazione artificiale a led. Questo metodo protegge il prodotto da agenti patogeni esterni, consentendo di non utilizzare pesticidi, fitofarmaci e diserbanti, richiede il 98% in meno di suolo coltivato, il 95% in meno di acqua, non è soggetto alla stagionalità. L’azienda di Melzo è nata da un’idea di Pierluigi Giuliani – con esperienza nel campo dell’alimentare – e Benjamin Franchetti, PhD in Ingegneria energetica.

Gli studi dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano. 

L’agricoltura è sempre stata fatta da ingegneri oltre che da agricoltori. Il termine ingegnere comparve nel dodicesimo secolo per indicare manutentori di strade e corsi d’acqua. Nel 1563 fu creato uno dei primi organi corporativi: il Collegio degli ingegneri architetti agrimensori di Milano, che consegnava la “patente di ingegnere”. Per creare un naviglio o un sistema di chiuse servivano ingegneri. Oggi si parla di agricoltura 4.0 per indicare l’agricoltura di precisione che utilizza i dati raccolti ed elaborati attraverso tecnologie digitali per aumentare la produttività: il settore in Italia negli ultimi tre anni è aumentato con una media del 104%, secondo l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano. Ieri l’Ingegneria meccanica e idraulica, oggi l’Ingegneria informatica e la scienza dei dati: nessun salto qualitativo o allontanamento dalla natura. L’unico vero salto l’hanno compiuto gli uomini che, circa 10mila anni fa nella Mezzaluna fertile, cominciarono a selezionare e modificare specie vegetali che non sarebbero altrimenti sopravvissute all’evoluzione naturale, per il proprio uso e consumo. Un aratro e una zappa sono strumenti ingegneristici, non meno di un sensore che rileva la produttività di un campo attraverso la raccolta di una serie di parametri – vento, umidità, pioggia, pressione, polveri sottili – e in base a questi dati suggerisce interventi mirati. Grazie alle tecnologie digitali, filiera agricola e agroalimentare possono aumentare la propria competitività e produttività in modo sostenibile. 

Agricoltura rigenerativa a Milano

Per formare ingegneri specializzati in agricoltura 4.0 il Politecnico di Milano e l’Università Cattolica hanno attivato nel Polo universitario di Cremona nel 2021 il primo corso di laurea magistrale in Agricultural Engineering. Le due università hanno chiesto a un centinaio di profili di alto livello del mondo agricolo e agroalimentare quali fossero le nuove competenze necessarie nel settore. Le più ricercate sono risultate le conoscenze dei modelli di sostenibilità agricola (81%), delle tecniche di protezione ambientale e sicurezza dei sistemi agricoli (76%) e la capacità di gestire soluzioni di agricoltura 4.0 (74%). Cambiano le tecnologie, ma non la multidisciplinarietà richiesta a un ingegnere che lavora nell’agricoltura: deve avere conoscenze di ingegneria Ambientale, Chimica, Gestionale, Informatica e Meccanica, oltre che agrarie.

I corsi d’acqua nel Parco Agricolo Sud

Il Parco Agricolo Sud ospita e preserva un territorio con numerosi corsi d’acqua (Lambro, Vettabia, Ticinello, Addetta, Muzza) e un’estesa rete idrografica (Naviglio Grande e Pavese e fontanili). Quattro le riserve naturali: Fontanile Nuovo di Bareggio, Sorgenti della Muzzetta, Oasi di Lacchiarella, Bosco di Cusago. Molte le zone ad alto valore naturalistico: Parco dei Fontanili di Rho, Boscoincittà, Bosco di Riazzolo e di Montorfano; Parchi dell’Idroscalo, delle Cave, delle Noci e di Trenno; Laghi Boscaccio, di Basiglio e Mulino di Cusico, Laghetto Gamberino; le zone umide di Pasturago e di Pizzabrasa, l’Oasi Smeraldina di Rozzano, le Aree Naturalistiche di Tolcinasco e del Carengione; Lanca del Lamberin di Opera, la Garzaia di Gnignano, l’Oasi Urbana di San Giuliano Milanese, il Fontanile Rile di Settala, il Laghetto delle Vergini. Cinque i distretti agricoli: Distretto Agricolo Milanese, Distretto Riso e Rane, Distretto Neorurale delle Tre Acque, Distretto Agricolo Adda Martesana, Distretto Agricolo Valle Olona.

Su questa distesa scandita da corsi d’acqua naturali e artificiali vigilano da secoli le cascine, con la tipica corte quadrata chiusa lombarda e la memoria di vicende in cui la grande storia si intreccia alle storie degli anonimi. La Cascina Robbiolo è citata in documenti del XII secolo; nella Cascina Favaglie-San Rocco di Cornaredo è presente una ghiacciaia in mattoni di cotto con base di 10 metri e alta 6, cupola a tutto sesto ricoperta di terra, utilizzata per la conservazione dei cibi dal Settecento al 1945. Le cinquecentesche Cascine Guardia di Sotto e Guardia di Sopra di Corsico, con i loro lunghi porticati ciechi lungo le sponde del Naviglio Grande, sono appartenute ai Visconti: oggi la prima è sede del più grande centro buddista in Italia. L’aia della Cascina Belpensiero a Dresano è occupata da un platano secolare. La Cascina Comune di Pregnana Milanese era ricovero degli ammalati durante l’epidemia di peste del 1630: quando fu acquistata dalla famiglia Oldrati a fine Ottocento, sui muri furono ritrovate croci a carbone con cui si teneva il conto del numero di vittime della pestilenza. La Cascina Grande a Vermezzo è stata restaurata in stile medievale nel 1920 dall’allora proprietario e sindaco del paese: il cortile riproduce in sedicesimo le torri del Castello Sforzesco di Milano, con merlature, fienili ripartiti in tre navate come chiese, silos in mattoni simili a torri difensive.

L’abbazzia di Chiaravalle

Poi le centinaia di castelli, rocche, abbazie, santuari. Il Castello di Binasco, in stile gotico, nel cortile ha una lapide che ricorda Beatrice di Tenda, che nel 1418 qui venne fatta decapitare dal marito Filippo Maria Visconti insieme a un paggio suo presunto amante. L’abbazia di Chiaravalle con la sua Ciribiciaccola, come i milanesi chiamano la torre nolare che svetta sul tiburio, con due sezioni a forma ottagonale, che ospita la più antica campana montata a sistema ambrosiano tutt’oggi azionata a mano dai monaci. L’abbazia di Mirasole a Opera: sul capitello di una colonna del chiostro è scolpito lo stemma di Mirasole, un sole con volto umano circoscritto da una falce di luna, oggi simbolo della Città metropolitana di Milano. L’Abbazia di San Pietro in Viboldone a San Giuliano Milanese, con la famosa Sala della musica, in cui sono rappresentati gli strumenti musicali in uso a Milano tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento. Il Santuario della Beata Vergine Maria Addolorata di Rho, con un quadro della Madonna che il 15 aprile del 1583 si dice pianse lacrime di sangue e oggi è uno dei luoghi di culto mariano lombardi più importanti. La secentesca Villa Venini con i suoi 124 ambienti comprensivi di scuderia, arsenale, ghiacciaia in cotto, serra per gli agrumi e oratorio; Villa Frisiani Olivares Ferrario circondata da parco all’inglese e laghetto di primi Novecento con al centro una finta grotta retta da colonne per il ricovero delle barche.

ForestaMi e Parco Agricolo Sud 

Il PAS partecipa al progetto ForestaMi, che prevede la piantumazione di 3 milioni di alberi entro il 2030 a Milano e hinterland. La Cascina Sant’Alberto a Rozzano dal 2003 ha avviato il progetto di rinaturazione di 20 ettari, con la messa a dimora di 12mila piante tra arbusti e alto fusto e nel 2019 ha piantato altri 5000 alberi. L’identità del paesaggio, che da sempre poggia sul rapporto dialettico tra natura e cultura, ci presenta oggi un equilibrio alterato che vede lentamente la sparizione della natura ad opera di una cultura che riusciamo a stento a definire ancora tale, scriveva Gabriele Basilico a introduzione del suo fotoreportage sul Parco Agricolo Sud. La dialettica equilibrata tra natura e cultura è necessaria non per preservare la prima ma per continuare a poter definire tale la seconda.

Nicola Baroni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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