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Il mercato del clean beauty in Italia

Composizione della cosmetica naturale, filiera corta e mercato. Interviene Luca Malaspina di Eywa Nature società benefit tra Burkina Faso e Italia 

Mercato clean beauty in Italia

Il filone della bellezza pulita comprende prodotti privi di sostanze chimiche. Questi non devono necessariamente essere organici o naturali, ma possono essere derivati ​​da vegetali, dunque cruelty-free, ecologici e di provenienza sostenibile. Il mercato globale è segmentato in base al tipo di prodotto, al canale di distribuzione ed alla regione: nel 2020 il clean beauty è stato valutato più di cinque milioni di dollari e nel 2027 dovrebbe raggiungere gli undicimila milioni di dollari. Gian Andrea Positano, responsabile dell’osservatorio Cosmetica Italia, evidenzia come in Italia i cosmetici naturali, orientati alla sostenibilità ambientale, siano in crescita. «Il valore dei cosmetici a connotazione naturale risulta pari a quasi duemila milioni di euro. Tra le famiglie merceologiche sono i prodotti per capelli a costituire il trentatré percento del fatturato, seguiti dai prodotti per la cura della pelle, trenta percento e dal make-up, ventitré percento», spiega.

Ad aderire a questa tendenza, secondo l’ultimo WWD Digital Beauty Forum sono le donne tra i venti e i trent’anni, che dominano il quaranta percento del mercato beauty mondiale e che prediligono i prodotti naturali. La piattaforma ‘Stylight Italia’ ha svolto un’analisi del comportamento di acquisto dei suoi dodici milioni di utenti mensili. Tra gli ingredienti prediletti dai consumatori spiccano quelli di derivazione naturale: i ‘superfoods’, ingredienti commestibili tra cui avocado, miele, frutti rossi, zucca; il CBD, principio attivo estratto dai semi della cannabis. Menzione speciale per la bava di lumaca, prodotta in Italia da aziende alimentari localizzate in Lombardia, Umbria e Basilicata. Se l’attenzione dei consumatori per il mondo clean è cresciuta, la spesa non progredisce allo stesso modo. In media gli italiani spendono cinquantadue euro l’anno in prodotti biologici, nonostante l’Italia sia il secondo esportatore degli stessi prodotti nel mondo. Tuttavia, si stima che venti milioni di italiani sarebbero disposti ad acquistare prodotti con caratteristiche biologiche se costassero solo fino a un terzo in più rispetto alla merce convenzionale.

Eywa Nature, società benefit tra Burkina Faso e Italia

Eywa Nature è un marchio di skincare clean con sede a San Donato Milanese, che affonda le sue radici a Dinderessò, villaggio in Burkina Faso. «Eywa è una società benefit – spiega Luca Malaspina, educatore con esperienza ventennale nello sviluppo di progetti d’impresa e inclusione sociale in Africa, oggi CEO del brand – e questa caratteristica è il timone delle nostre scelte». Le società benefit integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Nata come start-up innovativa alla fine del 2016, Eywa si sviluppa inizialmente come progetto umanitario. A Dinderessò, villaggio a soli dieci kilometri dal centro abitato di Bobo-Dioulasso, basato sull’economia rurale, opera l’associazione ‘Kolon Kandya Italia Onlus’. L’organizzazione sviluppa percorsi di cooperazione atti a favorire la nascita e la crescita di progetti di economia sostenibile con le comunità locali. Il nome Eywa è il nome della dea protettrice dell’equilibrio naturale nel film d’animazione statunitense ‘Avatar’. «Eywa è un’entità in grado di connettere tutte le creature del pianeta. A questa idea ci siamo ispirati per creare una rete di connessioni autentiche fra uomini e culture diverse, valorizzando le competenze e le conoscenze delle comunità locali, apprendendo da coloro che da sempre vivono in un territorio come beneficiare dei prodotti naturali», illustra Malaspina. 

Eywa Nature e Kolon Kandya Italia Onlus

La collaborazione con Kolon Kandya Italia Onlus ha permesso a Luca Malaspina di dare vita ad un saponificio. «L’assemblea del villaggio ha donato il terreno dove sorge oggi il laboratorio e ci sono stati molti benefattori che hanno creduto nel progetto. Il lavoro al saponificio strappa le donne dalla ricerca periodica di impieghi saltuari per sfamare la famiglia‚ soluzioni che spesso le portano a vivere di piccoli commerci, come il carbone e la legna da ardere». Il lavoro al saponificio vede quindici donne impegnate a produrre, tagliare e imballare il sapone. Questo è fatto seccare ventiquattro ore nelle forme di legno, poi tagliato a mano e messo a seccare nuovamente. Solitamente, il sapone contiene burro di karité, olio di cocco, di dattero, di arancio e di citronella. Le donne coinvolte nel progetto vengono pagate secondo le politiche Fair Trade e lo stipendio viene dato direttamente ad ogni singola donna e non ai loro mariti. L’associazione Kolon Kandya Italia Onlus, inoltre, riceve per ogni sapone venduto due euro a sostegno dei progetti di inclusione sociale realizzati per evitare la dispersione scolastica e l’analfabetismo.

Eywa Nature – sapone e prodotti beauty 

«Produrre sapone non bastava. Abbiamo iniziato ad importare in Italia alcuni oli per produrre cosmetici». Tra gli ingredienti utilizzati nella linea cosmetica: dattero, dalle proprietà antiossidanti, leviganti e idratanti; fico d’india, antinfiammatorio; argan e mandorlo, rigeneranti ed elasticizzanti; rosa, cicatrizzante e rasserenante; mirto, antibatterico e dermopurificante; moringa, emolliente e riparatore; girasole, anti arrossamento. Le materie prime provengono da diverse zone del mondo. In Kenya vengono coltivati camomilla, carcadè e tè nero che arrivano in Italia tramite le reti del commercio equo e solidale. «Collaboriamo con Meru Herbs Kenya, consorzio che nasce dall’associazione di duemila famiglie utenti dell’acquedotto ‘Nguuru Gakirwe Water Project’, nella regione semiarida che si trova a nord di Nairobi». 

Tra gli ingredienti utilizzati da Eywa nature ci sono il dattero, argan e mandorlo, fico d’india, mirto

L’olio di argan arriva invece dalle coltivazioni biologiche di ‘Argane Aouzac’, impresa di commercio solidale localizzata nelle valli dell’Anti Atlante, in Marocco. Si tratta di un’azienda, certificata Ecocert, che coinvolge più di cinquecento donne provenienti da diversi villaggi nella regione. La lavorazione avviene in loco e le donne vengono pagate secondo le politiche Fair Trade. «Spesso capita che vengano presi semi precedentemente masticati dalle capre. Quando vengono pressati, si crea maggiore acidità e dunque un odore sgradevole. Ecco perché seguiamo l’estrazione passo dopo passo».

In Italia Eywa ha due partner: la Cooperativa Sociale Capovolti, situata in provincia di Salerno e la Cooperativa Iliana, localizzata a Cagliari. «La Cooperativa Sociale Capovolti conta millecinquecento piante di olive coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica e certificate Icea. L’olio è estratto a freddo, tramite un impianto di molitura che assicura la continuità del biologico anche nella fase di trasformazione e confezionamento. La Cooperativa Iliana, invece, coltiva piante officinali come mirto, lentisco, elicriso, rosmarino e ginepro e ne estrae oli essenziali». La Cooperativa Iliana ha costituito una rete che completa la filiera locale e riduce i costi e le emissioni di CO2 legate ai trasporti, con l’obiettivo di valorizzare i territori piantumati e migliorare la raccolta dello spontaneo. L’olio essenziale di mirto ha una particolare storia di importazione. «Spesso l’olio di mirto impiegato in cosmetica arriva dalla Francia o dal Nord Africa. Capita sovente che alcuni contadini abbiano del mirto nei loro terreni ma non sappiano cosa farsene. La Cooperativa Iliana, agendo su un territorio contraddittorio, critico per criminalità e abbandono scolastico, riesce a sfruttare i terreni di molti agricoltori»

Composizione della cosmetica naturale

«Quando decidiamo di lavorare una linea partiamo dal territorio – spiega Luca Malaspina – che deve avere sia potenzialità a livello di materia prima che criticità sociali. Questo ci permette di costruire delle relazioni e arrivare direttamente al produttore, senza intermediari o fornitori». Tre sono le linee di prodotto. «Pura Cura è la linea basata sulle proprietà antiage dell’olio di dattero, estratto in Burkina Faso, che garantisce idratazione, nutrimento e protezione per le pelli sensibili ed irritabili», spiega Luca Malaspina. Pensata per la skincare quotidiana, ‘Pura Cura’ comprende, tra gli altri, un detergente bifasico con olio di dattero del deserto ed un siero viso idratante anti-età, con idrolato di rosa e di elicriso, alga Chlorella purificata e foglie di fico d’India, dalle proprietà ristrutturanti. Ancora, c’è una crema viso idratante antiossidante, con olio di dattero e di baobab, oltre che estratto di iris fiorentina, che aiuta a preservare il giusto grado di idratazione cutanea; un contorno occhi ristrutturante, con olio di argan, baobab e moringa. Infine, un olio viso levigante, composto da olio di dattero del deserto e vitamina E. «Solitamente la cosmetica naturale è pesante. Le nostre creme viso e il contorno occhi hanno una massa grassa attestata intorno al quindici percento, dunque il quattro percento in meno rispetto alla maggioranza delle creme naturali. La pelle respira di più e l’utilizzo è più piacevole».

Ogni formulazione Eywa è testata per la tollerabilità cutanea e targata preservative free, oltre che priva di siliconi, PEG, SLES, SLS, OGM, MEA, DEA, TEA. I prodotti sono certificati Ecocert per quanto riguarda la naturalità e l’assenza di siliconi; COSMOS per quanto concerne le materie prime biologiche e AIAB per il packaging. La linea ‘Blue Sardinia’ è nata in collaborazione diretta con la Cooperativa Iliana. Ne fa parte uno shampoo solido con estratto di fico d’India, gel d’aloe bio, estratto di avena bio, olio di cocco bio, olio essenziale di mirto, olio essenziale di lemongrass ed amido di riso. Segue una crema particolarmente adatta in estate, che mira a ripristinare l’idratazione della pelle esposta al sole, decongestionandola, nutrendola e contrastando lo stress ossidativo causato dai radicali liberi. Tra gli ingredienti: olio di girasole, olio di mandorle, olio di cocco, burro di karité. Infine, un balsamo idratante per capelli con olio di mandorle ed un bagno crema idratante. La terza linea Eywa Nature è Solid Beauty, composte da detergenti solidi realizzati nel saponificio di Dindirissò. Ne fanno parte uno scrub corpo contenente foglie di baobab, che esfoliano la pelle del corpo, e olio di baobab che la idrata ed un detergente viso con olio di dattero e burro di karité. 

Packaging per cosmesi solida

I prodotti della linea ‘Solid Beauty’ di Eywa Nature sono avvolti in carta riciclata e inseriti in un box in cartone certificato FSC. Per quanto riguarda la linea ‘Pura Cura’, invece, il siero viso e l’olio viso sono inseriti in contenitori di vetro riciclabile, confezionati in cartone e legno certificati FSC. Il contorno occhi e la crema viso sono confezionati in tubetti in alluminio riciclabili all’infinito, di provenienza italiana. «Con il tubettificio Favia, di Cernusco sul Naviglio (provincia di Milano, ndr.), abbiamo progettato un tubetto in alluminio con capsula biodegradabile, che offre una efficace protezione alla luce e all’aria, garantendo l’integrità del prodotto». Il tappo è in biopolimero compostabile, realizzato dall’azienda milanese di stampaggio di materie plastiche ‘Aba’ con ‘Maip’, licenziatari europei (con base a Settimo Torinese) del biopolimero ‘IamNature’. Questo biopolimero viene ottenuto dalla fermentazione batterica degli scarti della lavorazione dello zucchero. La sua proprietà più interessante è l’elevata biodegradabilità: si decompone anche in condizioni anaerobiche e a contatto con l’acqua marina. «In un’epoca che riscopre l’importanza di non sprecare, scegliere questo tipo di packaging significa dare la possibilità di utilizzare il prodotto acquistato fino in fondo», dice Malaspina.

Clean beautyTra il 2018 e il 2019 Eywa Nature ha realizzato collaborazioni con Amnesty International e con l’Ospedale San Paolo di Venezia, allestendo dei negozi temporanei il cui ricavato veniva devoluto in beneficienza. «La pandemia ha peggiorato le condizioni di tutti – dice Luca Malaspina – ma ha anche avuto un riscontro positivo sui consumatori più giovani, che ora pretendono trasparenza e sono più attenti alla sostenibilità. Saranno le nuove generazioni il motore trainante del nostro settore». Tra i progetti futuri di Eywa Nature è previsto un ampliamento della linea Blue Sardinia. «A settembre lanceremo The Beauty Flow, un portale per dare visibilità alle microimprese italiane che lavorano nel settore clean beauty».

Anna Quirino

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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