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Moda e architettura: il racconto di Milano e le immagini di Jacopo Ascari

Anche se in Italia non esiste ancora un museo della moda. L’intreccio di arti a Milano e il suo rapporto con la moda nelle tavole illustrate di Jacopo Ascari 

Milano, la città della moda

In occasione della Milano Fashion Week l’anno scorso, si diffondeva una fotografia che fece storia – che oggi appare a colori sbiaditi. Fu scattata da Adriana Mulassano a Milano, a un gruppo di stilisti. Laura Biagiotti, Mario Valentino, Gianni Versace, Krizia, Paola Fendi, Valentino Garavani, Gianfranco Ferrè, Mila Schön, Giorgio Armani, Ottavio Missoni, Franco Moschino e Luciano Soprani sono immortalati con le guglie del Duomo alle spalle. Era il 1985: la città si stava preparando a dare il benvenuto alle vetrine delle boutique nel Quadrilatero della moda e via Palestro doveva ancora diventare famosa per l’omicidio di Maurizio Gucci, presidente dell’azienda fondata dal nonno Guccio. Le tavole di Jacopo Ascari, fatte di tratti e segni leggeri e da quella che Vittorio Sgarbi ha definito una vocazione affabulatoria raccontano il legame della moda con Milano.

Le icone meneghine

Piazzale Cadorna e Piazza Cordusio, viale Pasubio e via Gesù raccontano le trasformazioni sociali, politiche ed economiche italiane. Il lavoro di Jacopo Ascari indaga la complessità della capitale meneghina: «Moda e architettura sono legate, a Milano. Una realtà in cui, per citare Mendini, il progetto dello spazio pubblico diviene elemento per spettacolarizzare il racconto della moda che, qui, ha sempre trovato terreno fertile per fiorire e dettare legge». Nei suoi disegni, come negli schizzi degli architetti di un tempo, si alternano salti di scala: agli esterni dello spazio urbano si sovrappongono colorati dettagli  degli interni architettonici, su cui si inseriscono figure umane dinamiche e in movimento».

Dove arte e moda si allineano

La contaminazione tra moda, arte e architettura non è insolita: «Credo che moda e architettura siano accomunate dalla fiducia nel futuro. Disegnare un interno, un edificio o un piano urbanistico vuol dire credere che la comunità che vi si andrà a abitare possa vivere in modo migliore. Allo stesso modo la moda ci regala la possibilità di una vita migliore, permettendoci di reinventarci ogni giorno, pur rimanendo noi stessi». Mai come oggi, queste discipline si intrecciano e si influenzano, per trarre reciproca ispirazione. Per comprendere quanto, basta pensare alle sempre più numerose Fondazioni promosse dalla maison di moda per sostenere la cultura: la Fondation Louis Vuitton a Parigi, la Fondazione Prada a Venezia e Milano, la Fondazione Pinault a Venezia e Parigi, la Fondation Cartier. Con queste realtà, i brand della moda valorizzano la propria storia, proiettandosi verso il futuro con progetti di cultura più ampi, e contemporanei. In questi luoghi non è possibile definire dove la moda e l’arte si incontrano, dove cominci l’una e finisca l’altra. L’arte si fa moda e la moda arte. 

Schizzo di studio (la piazza) per UNSESSANTESIMODISECONDO, inchiostro su carta e colore, cm 20x8,7
Jacopo Ascari, Schizzo di studio (la piazza) per UNSESSANTESIMODISECONDO, inchiostro su carta e colore, cm 20×8,7

In Italia non esiste un museo della moda

In Italia, malgrado il contributo della moda al Made in Italy e al sistema culturale – ed economico – ancora non esiste un museo della moda, un riconoscimento formale del suo ruolo artistico all’interno delle arti visive. «Credo che in realtà il problema risieda nelle diverse velocità con cui viaggiano moda e il processo di ‘museificazione’ delle discipline. La moda è già superata non appena accade, mentre il museo tende a cristallizzare quello che è stato: la chiave è nel cambiare la concezione di moda, facendola rientrare nell’ambito dell’espressione originale dell’uomo fin dalle sue origini. Questo è quello che accade a Parigi, Londra o New York. Qui facciamo molta fatica». Diversamente dall’arte, dal design, dal cinema, dal teatro, la moda è ancora confinata nelle riviste, nelle sfilate chiuse al pubblico, negli eventi esclusivi da red carpet.

Una città, non un museo

Sebbene le mostre temporanee dedicate alla moda siano sempre molto apprezzate, la valorizzazione degli archivi e delle collezioni della moda rimangono affidati alla buona volontà delle maison e non esistono collezioni pubbliche che possano raccogliere le donazioni di privati, collezionisti o appassionati. Eppure, la moda rende il nostro Paese un punto di riferimento nel mondo e uno spazio dedicato della moda come il Musèe Galliera a Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Metropolitan di New York aiuterebbe il Paese a raccontare una delle forme d’arte di cui è massimo esponente. «La moda potrebbe invadere lo spazio pubblico della città – giardini, piazze, edifici – contaminarla con le creazioni di moda, dai più rinomati fino ai più giovani. L’asse di Corso Venezia potrebbe diventare l’Asse trionfale della Moda Italiana, anche oltre Montenapoleone». La creatività italiana offre anche in questo caso molteplici soluzioni, dimostrando quanto sarebbe opportuno individuare soluzioni che consentano di celebrarla. 

Jacopo Ascari

Jacopo Ascari, architetto, nasce a Modena nel 1993. Cresciuto in un ambiente creativo e stimolante, inizia a lavorare come illustratore freelance appena maggiorenne. Nel 2020 fonda Atelier Ascari, studio di consulenza d’immagine e di comunicazione. L’Atelier vanta decine di pubblicazioni e collaborazioni, con focus nei settori Architettura, Urbanistica e Design e Moda.

Elisa Russo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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