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Censimento delle api a Milano: dove si trovano e in quali piante

Reinventare la città a partire dagli impollinatori: il team di ricerca dell’università di Milano mappa la città in base a flora e fauna. Daniela Lupi spiega quali sono le piante preferite dagli apoidei milanesi

Daniela Lupi, entomologa e docente di apidologia

Senza le api non avremmo cibi come pomodori, mele, fragole, zucchine, melanzane, mirtilli, cioccolato, caffè e miele. La maggior parte delle colture alimentari, si basa sugli insetti impollinatori, di cui le api rappresentano la prima classe per efficienza. Da loro dipende il novanta percento dei fiori selvatici e la realizzazione di molti medicinali di origine vegetale. Daniela Lupi, entomologa e docente di apidologia presso l’Università degli Studi di Milano, ha approfondito lo studio sulle api assieme al suo gruppo di ricerca.

Fondazione Cariplo e il sostegno a progetti sulle api

L’interesse verso le api si è concretizzato inizialmente con due progetti finanziati da Fondazione Cariplo, mirati alle api da miele. «Abbiamo valutato l’effetto dei prodotti fitofarmaci e dell’elettromagnetismo su colonie di api, posizionate in diverse situazioni ambientali», spiega Daniela Lupi. A questo progetto sono seguiti lavori che riguardano l’interazione con gli apoidei solitari. Svolte sia in laboratorio che in campo, presso l’Orto Botanico Ghirardi di Toscolano Maderno (provincia di Brescia), «queste prove di interazione hanno coinvolto anche piante esotiche, che nei paesi di origine vengono impollinate dai colibrì. Lo scopo era capire se le api potessero adattarvi o meno», dice Lupi. «I nostri risultati hanno evidenziato la creazione di relazioni simili tra piante native o esotiche e api impollinatrici. Pertanto, si può presumere che almeno alcune specie esotiche possono contribuire a sostenere la fauna impollinatrice locale grazie alle risorse che forniscono». 

Censimento delle api a Milano

Le città, se da un lato risultano fonti di stress per gli insetti – in passato erano considerate le maggiori responsabili di perdita di biodiversità – sono state recentemente rivalutate: vi sono specie che sembrano trovare nei parchi e nei giardini le condizioni favorevoli al loro insediamento. «Negli ultimi anni sono stati fatti interventi per modificare i parchi e renderli più attrattivi, con l’inserimento di piante da fiori. Il nostro obiettivo è capire come gli apoidei possono insediarvisi». Ha preso dunque corpo un progetto di classificazione, che coinvolge la città di Milano. «Quello che vogliamo fare su Milano è un censimento delle specie – riuscire a metterle in relazione con le piante da fiori presenti e con la fenologia delle api», racconta Lupi. Due sono le difficoltà maggiori: la presunta diminuzione degli apoidei in città e l’impossibilità di verificare questa presunzione a causa dell’assenza di un archivio storico. In più, ci sono molte variabili: quando si parla di biodiversità sono proprio le specie più rare che si trovano in alcuni ambienti, valorizzando un’area piuttosto che un’altra. 

Api nel parco Tre Torri – City Life

«Nonostante le limitazioni dovute alla pandemia (le ricerche si sono svolte tra giugno e settembre 2019 e tra febbraio e agosto 2020, ndr.) e le poche forze disponibili, abbiamo cercato di distribuirci il più possibile in città. Abbiamo monitorato tutti gli spazi urbani che comprendono piante e fiori: dalle aiuole di quartiere alle rotonde, dai parchetti ai parchi più grandi». Il parco Tre Torri, centottantamila metri quadri di verde nel bel mezzo del moderno quartiere di City Life, sembra attirare molte api: «Non so se sia stato progettato con questa finalità, ma ha dato riscontri». Risultato: un monitoraggio e un censimento che hanno riguardato più di ottanta aree verdi, permettendo di scoprire che specie diverse di api –Andrena, Bombus, Ceratina sono solo alcuni nomi – possono collocarsi in un periodo diverso dell’anno e che alcune specie vegetali possono favorire una specie di apoidei piuttosto che l’altra.

Interazione tra api e piante nei parchi di Milano

«Siamo in contatto con l’IGAG (Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, ndr.) del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche, ndr.) con cui stiamo facendo una mappatura delle aree cittadine inserendo vari aspetti antropici», spiega Lupi. Questa è la parte del progetto in evoluzione, per il cui completamento servono dati ricavati dai monitoraggi, come la densità delle zone abitate milanesi, la temperatura, la presenza di inquinanti, ecc. Potrebbe volerci più di un anno. «Quello che abbiamo già è l’interazione con le piante presenti: piante meno attrattive e altre potenzialmente più attrattive. Alcune piante che sono messe in loco per un effetto visivo, come la forsizia, sono poco attrattive per le api. Anche il falso gelsomino a fronte di una grande fioritura non è molto visitato dalle api. Una pianta messa nelle aiuole cittadine, la salvia, riesce ad attrarre molto questi insetti, così come i tigli». L’importante è garantire una continuità di fioritura nel corso dell’anno, escludendo specie meno attrattive e lasciando una continuità di rifornimento per le altre. 

Daniela Lupi

L’obiettivo a lungo termine del gruppo di ricerca di Daniela Lupi è quello di creare una fotografia aggiornata delle specie di apoidei presenti, mappando la loro presenza e abbondanza in relazione alle variabili ambientali e alle specie vegetali presenti nelle diverse aree cittadine. L’applicazione di modelli data-driven per l’analisi delle relazioni esistenti tra la presenza o assenza delle api e le variabili ambientali permetterà l’individuazione di aree modello dove gli indicatori ambientali richiamano un’alta probabilità di ospitare apoidei. 

Anna Quirino

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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