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‘Stare’ a scuola sembra il massimo del lusso che possiamo concederci

Anche se il cortile è piccolo e c’è qualche crepa, senti che non vorresti essere in nessun altro posto. Io sono diventata ciò che sono grazie alla Scuola Media Manzoni, negli anni di Beverly Hills 90210 e Mani Pulite

Un occhio di bue a illuminare il palcoscenico – o almeno io lo ricordo così. Un grande telo bianco che è allo stesso tempo il mantello e la tavola rotonda dei cavalieri. I miei capelli lunghi, allora come oggi, e un cappello a cono. Mago Merlino sono io, era il 1992, avevo 12 anni. Ero in seconda media ed ero a Parigi con la mia classe per partecipare a un festival di teatro. Nella pièce che portavamo in scena, scritta da una classe di nostri coetanei tedeschi, i cavalieri di Re Artù arrivavano dal passato per andare a conoscere la Germania riunificata, dopo la caduta del Muro di Berlino. Quanta Storia, quanto respiro, quanto mondo a pensarci adesso. Mentre ce ne stiamo ognuno isolato nella propria cameretta a vivere una vita che sembra non scorrere, che non ha imprevisti né sorprese. 

Lampoon: Claudia Bellante racconta la storia della Scuola Media Manzoni

Fino a che non ho avuto mia figlia per me la scuola non aveva mai rappresentato un tema sul quale riflettere. Anzi, mi sembrava una delle cose più naturali e allo stesso tempo emozionanti che ti toccano nella vita. Saluti mamma e papà e cominci ad essere tu, sola e indipendente. Con i tuoi amici e i tuoi insegnanti, che ti aiuteranno a crescere, a farti delle opinioni, a comprendere quel che accade. Studierai, certo. Magari qualcosa non ti piacerà o non ti verrà bene, ma quel che conta sarà imparare a stare con gli altri e a diventare, pezzettino dopo pezzettino, campanella dopo campanella, la persona che sarai.

Tutto questo per me è accaduto veramente alle medie. Quei tre anni che separano l’infanzia dall’adolescenza, nei quali ti trovi davanti non solo infinite strade da percorrere, ma montagne da scalare, fiumi da guadare, tempeste, tsunami e tornadi che ti rivoltano e sballottano facendoti spesso perdere la bussola. Se la bussola è lì ad ascoltarti, a chiamarti per nome, a portarti in gita e in manifestazione, ad accendere la televisione in classe perché l’Iraq ha invaso il Kuwait e il participio passato può aspettare, sicuramente le possibilità di perdersi diminuiscono. La mia bussola è stata Daniela Bastianoni, la mia prof di lettere, e io sono diventata ciò che sono grazie alla Scuola Media Manzoni, negli anni di Beverly Hills 90210 e Mani Pulite.

La Civica Media Alessandro Manzoni

La Civica Media Alessandro Manzoni era l’unica scuola media comunale di Milano, per me allora non voleva dire nulla ma mi ricordo che i miei genitori lo ripetevano spesso. Facevamo tutti inglese, cosa che in effetti si sarebbe rivelata utile, e c’erano solo tre sezioni: arte, musica e teatro. Io ero già stata rimbalzata gentilmente alla Vivaio dove per il provino avevo cantato “Noi puffi siam così” ma l’esperienza non vi aveva in alcun modo abbattuta. Così come non mi ero poi troppo offesa quando la Scala proclamò che le mie ossa erano troppo grosse per diventare una étoile. Negli anni ho continuato a cantare in macchina stonata e a ballare al centro della pista, ma in più sono stata Ase, la madre del Peer Gynt di Ibsen grazie a Paolo Asso, il mio prof di teatro, perché è in quella sezione che finì alla Manzoni.

Fuori dalla Media. Testimonianze da una scuola particolare 

I miei tre anni in quella scuola sono contenuti in un libro pubblicato dalla casa editrice Tralerighe che ne ripercorre la lunghissima storia e si intitola Fuori dalla Media. Testimonianze da una scuola particolare. Quasi trecento pagine che raccontano oltre quarant’anni di esperienze e progetti attraverso le voci di insegnanti, alunni e genitori. «Essere una scuola comunale voleva dire essere autonomi», mi racconta Marco Quaglino, il mio preside. «Io avevo la libertà di scegliere gli insegnanti ad esempio e potevamo permetterci di ascoltare qualunque proposta e valutarne la fattibilità. Alla Manzoni non abbiamo mai detto di no a nulla, a meno che non fosse davvero impossibile».

Mentre parliamo siamo collegati grazie a Zoom e con noi c’è anche Daniela Bastianoni. I due professori sono uguali a come me li ricordo e mentre la conversazione scorre insieme ai loro ricordi, vorrei che quei tre anni fossero durati trenta per poter vivere tutte le esperienze che la Manzoni ha saputo offrire a chi è venuto dopo di me. 

«Ecco, qualche viaggio sì alla fine poi non è stato fatto, come la Moldavia», ricorda Quaglino ridendo, riferendosi proprio a una proposta della Bastianoni. «I genitori avevano realizzato che c’era un solo volo a settimana e si chiedevano come avrebbero potuto raggiungere i figli in breve tempo nel caso fosse successo qualcosa». «E non andammo neppure in Sardegna con i pastori sardi a dormire nelle grotte». «Vero. Ma poi finimmo tre ore sotto il sole in un’isoletta del Delta del Po in bicicletta». Lì c’ero, me lo ricordo.

Gli alunni della Civica Media Manzoni in bici sul delta del Po

La Manzoni dal centro di Milano a Piazza XXV Aprile

«Per noi fare scuola», mi spiega Daniela «voleva dire anche tanto stare fuori dalla scuola». Se ripenso a quegli anni, rivedo Milano la mattina presto. L’incrocio tra via della Spiga e via Sant’Andrea dove mi trovavo in prima con Alessandra e Patrizia e i quarantacinque minuti di strada che ho percorso nei due anni successivi, quando la Manzoni si trasferì in Piazza XXV Aprile. I miei mi venivano a prendere il sabato, in piazza c’erano le bancarelle e mio papà ancora si ricorda il gorgonzola che comprava. Non c’erano mamme nervose su macchine in terza fila ad aspettarci all’una gli altri giorni, così come non erano attaccate alla porta a controllarci la sera quando parlavamo per ore al telefono. Eravamo noi e basta. Noi con i nostri litigi, i primi baci, la nostra libertà che non andava a scalfire quella di nessun altro.

La testimonianza di Daniela Bastianoni e Marco Quaglino 

«Forse – ipotizzo su Zoom con Quaglino e Bastianoni – noi eravamo più disposti ad ascoltare, ad ascoltarvi. Non eravamo sulla difensiva, non eravamo contro nessuno perché nessuno era contro di noi». «Sì, ma anche i genitori erano diversi, non ci hanno mai attaccato. Anzi, ci hanno sempre difeso, persino le volte che qualcosa è andato storto».

«Ci sono stati degli anni – ricorda Bastianoni – in cui a scuola avevamo il progetto Tutor. Eravamo lì un’ora a disposizione dei ragazzi e delle famiglie. Erano dei momenti importanti per creare delle relazioni fuori dall’aula e spessissimo servivano soprattutto ai genitori che mi venivano a raccontare quel che succedeva a casa».

«Per noi era utile – sostiene Quaglino che per anni è stato anche prof di matematica – perché ci aiutava a capire anche certe difficoltà poi nelle materie. Se sapevo che un ragazzo stava affrontando un momento difficile, come potevo far finta di nulla e insistere perché imparasse il Teorema di Pitagora?»

«Ricordo un altro che in inglese andava molto male. Poi è venuto il papà e mi ha raccontato che tutti i pomeriggi lo aiutava al bar ed era bravissimo. Quel ragazzo quando siamo andati in viaggio a Londra era un altro. Sui libri non riusciva a concentrarsi ma davanti alle situazioni pratiche dava il suo meglio».

Scorrendo Fuori dalla media leggo di scambi con una scuola calabrese e una di Lima, di giornate in pullman sulla neve, di soggiorni all’estero. «Uno l’avevamo fatto durante le vacanze di Pasqua perché ancora non ci era chiaro come andare durante il calendario scolastico» ricorda Quaglino. «Oggi chi lo farebbe? Sacrificare i propri giorni di ferie?»

La Civica Media Alessandro Manzoni

C’è uno strano legame tra noi che abbiamo frequentato la Manzoni: ci si riconosce, anche dopo anni. Anche se si vivono vite diverse, se si fanno i lavori più disparati, la visione del mondo e delle relazioni resta la stessa. «Arriva un volto, una faccia tutta occhi e labbra: Bella camicia! Ti aiuto a pulirla? Alice non l’ho più lasciata, suonava il flauto traverso». Questa è Beatrice Leoni, la mia Bea, che ho ritrovato anni fa in una piazzetta di Barcellona, noi due e le nostre famiglie. Immediatamente a cena, la sera, a parlare, in quel tempo sospeso che solo i legami sanno abitare.

Bea racconta nel libro il suo primo giorno di scuola e il momento in cui nasce un’amicizia, così come io ho ricordato le scarpe gialle di Caterina Ferrari, la mia Cate. Stesso giorno, stesso minuto probabilmente. C’è Luca Pareto, il mio Paretino – che ricorda le lezioni di musica con la prof. Vandoni, la nascita del suo amore per la lettura e i momenti bui, come la morte del nostro compagno Luca, che abbiamo affrontato uniti. Oggi sono papà di un figlio di nove anni e mi rammarica che lui non possa vivere una simile esperienza, scrive Luca.

La scuola oggi

È lo stesso rammarico che ho io che oggi ho una bambina di cinque anni. In questi ultimi due anni, girando per le scuole in diversi parti d’Italia per seguire i progetti della ONG Manitese contro la dispersione scolastica, ho sentito più volte definire le scuole medie come ‘un buco nero’. È triste pensare che gli anni che a tutti noi hanno insegnato a volare possano rappresentare per i bambini e le bambine di oggi un baratro nel quale non ci si sente capiti e non si viene ascoltati. Sono ormai più di due anni che parliamo di scuola e ormai ‘stare’ a scuola sembra il massimo del lusso che possiamo concederci. La scuola ha senso non perché ci si sta, semplicemente, ma perché ci si sta bene e perché, anche se il cortile è piccolo e c’è qualche crepa, dal momento in cui superi quel cancello fino al suono dell’ultima campanella, senti che non vorresti essere in nessun altro posto

Fuori dalla media, libro edito da Tralerighe

Fuori dalla media. Testimonianze da una scuola particolare: la Civica Media Alessandro Manzoni. La storia di questa piccola Scuola Media del centro di Milano dagli anni Settanta del Novecento fino al 2019 viene raccontata da alcuni dei suoi protagonisti: insegnanti, studenti e genitori.

Claudia Bellante

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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