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Nopal Cactus: aumentano gli scenari nel campo delle fibre vegetali

14 Acri nella regione ricca di minerali dello Zcatecas per la coltivazione del filo d’India. Dal Messico al distretto di prato

Secondo una ricerca condotta dalla commissione europea, l’80% dell’impatto ambientale di un capo d’abbigliamento proviene dal momento iniziale della sua progettazione per un ‘effetto domino’ che si ripercuote su tutte le fasi del ciclo vitale del prodotto stesso. Oggi le fibre possono essere suddivise in fibre di derivazione animale (es. lana, seta), fibre vegetali (rafia, cotone, canapa) da foglie e semi (cocco), fibre di origine minerale (amianto): hanno impatti ambientali e sociali differenti, però sempre più comparabili e monitorabili. Il Lyfe Cycle Assessment (LCA) è un sistema cui fare riferimento per gli standard delle fibre, ma molti progettisti e buyer che lavorano per la filiera, spesso non hanno la possibilità di prenderne visione. Ecco perché assieme alla società di ricerca Brown and Wilmanns Environmental, ‘Mabe By’ ha messo a punto un sistema, denominato ‘Environmental Fibre Benchmark’ per presentare loro le fibre più usate e sostenibili, classificate come di classe ‘C’; ‘B’; ‘E’; ’A’, in cui la ‘A’ è la più sostenibile e la ‘E’ la più impattante. Questo è il motivo per cui il punto di partenza è la sostituzione di fibre e materiali tradizionali come ad esempio il poliestere, acetato e rayon, con altre più ecologiche quali il lino biologico e la canapa biologica.

Il prodotto Tessile Biologico

Un prodotto tessile può essere certificato come biologico qualora sia composto prevalentemente da fibre naturali animali, vegetali certificate – reperibili da processi vegetativi spontanei o da colture mirate – e infine da materie prime ottenute da processi di fermentazione e da trattamenti enzimatici-batterici, come ad esempio la fibra da latte. Che rientri in una categoria o l’altra, occorre che il prodotto rispetti determinati criteri ambientali e sociali definiti dai GOTS: il ricorso al GOTS (Global Organic Textile Standard) è necessario in quanto i processi manifatturieri tessili – a partire dalla ginnatura, e a seguire la filatura, la tessitura e tutti i successivi processi di nobilitazione – non rientrano nello scopo delle varie legislazioni nazionali o regionali in materia di agricoltura biologica. Possono essere etichettati come biologici tutti i prodotti che nella loro interezza abbiano un contenuto di fibre naturali certificate non inferiore al 95% in peso: il restante 5% può essere costituito da altre fibre. Rientrano nella categoria di fibre tessi naturali di origine vegetale cotone, lino, cocco, ananas, sughero: un elenco al quale nel quale continuano ad aggiungersi tipologie innovative, come ad esempio la fibra ottenuta dal Nopal Cactus.

Il Fico d’India diventa tessuto

Il Nopal Cactus, noto popolarmente come ‘fico d’india’ è una tipologia di pianta cactacea originaria del Messico che nel corso dei secoli si è diffusa in tutto il Mediterraneo per una sua particolarità: sulle foglie vive spesso la cocciniglia, un insetto parassita dal cui corpo essiccato le popolazioni antiche ricavavano il colorante naturale Rosso Carminio, ideale per la tintura dei tessuti. Proprio in Messico, grazie a un metodo sviluppato da Adriano Di Marti, il legame tra questa pianta e il settore tessile si è rinnovato: oggi dalle sue foglie è possibile ricavare una pelle organica resistente che concede varie possibilità di colori, spessori e texture. Il brevetto internazionale appartiene a Lòpez Velarde e Marte Cazàrez, fondatori del brand Desserto ed è stato presentato per la prima volta a Milano nel 2019 in occasione della fiera Lineapelle. «Dalla lavorazione della materia prima organica otteniamo una miscela priva di additivi nocivi e metalli pesanti, con ftalati e coloranti a base di pigmenti che soddisfano vari standard di sostenibilità ambientale e di qualità certificati con EU-REACH, CALIFORNIA PROP 65, ISO9001 e UKAS 005. C’è da tenere presente che la piantagione è completamente biologica, quindi non vengono utilizzati erbicidi o pesticidi e sono conformi alle certificazioni USDA ORGANIC, DAKKS e OKO GARANTIE BCS. Quello che del materiale organico del cactus non viene utilizzato nella nostra formula viene esportato e venduto a livello nazionale nell’industria alimentare, quindi potete immaginare quanto sia organico e sicuro», spiegano Velarde e Cazàrez.

La coltivazione del Nopal Cactus

Per Desserto ha luogo in un terreno di 14 Acri nella regione fertile e ricca di minerali dello Zcatecas. Per il raccolto sono selezionate solo le foglie mature della pianta, il che permette di poter ripetere il procedimento ogni 6-8 mesi, senza recare danni al cactus stesso. Sono stati raggiunti risultati per quanto riguarda l’emissione di C02 e il risparmio d’acqua: il cactus è un ‘pozzo’ di carbonio naturale e grazie alla sua capacità di cattura, la fattoria produce un basso livello di C02, circa 15.30 tonnellate annuali. Per crescere, le è sufficiente l’acqua piovana e la quantità che riesce ad assorbire dal terreno: non è utilizzato alcun sistema di irrigazione per il cactus, il quale essendo una pianta CAM, acronimo che sta per ‘Crassulacean Acid Metabolism’, è soggetto ad un ciclo di fotosintesi che permette di rimanere rigoglioso in ambienti desertici. «Questa tipologia di Nopal è molto nobile e forte, può resistere alle basse temperature durante l’inverno e le sue spine sono molto piccole, il che rende facile e sicura la fase del raccolto, per il nostro team agricolo. All’interno del ranch, dopo aver tagliato le foglie mature, le asciughiamo al sole per tre giorni fino a raggiungere i livelli di umidità che ci siamo proposti. Pertanto, non utilizziamo – com’è comune in questo processo – forni né dispendiamo energia supplementare, come il gas». Una volta cresciuta, la piantagione rimane produttiva per circa otto anni diversamente da altre piantagioni, come per esempio quella del mais, che deve essere sostituita e rigenerata ogni anno».

Non può dirsi sufficiente impiegare una materia prima naturale per determinare il valore di sostenibilità di un prodotto. La coltivazione, l’allevamento e l’estrazione di minerali e pietre possono infatti comportare erosione del suolo, i processi di trasformazione richiedere ingenti quantitativi di energie, risorse idriche e sostanze chimiche che generano emissioni. Inoltre una volta trattati, i materiali possono perdere la loro caratteristica di biodegradazione e diventare un rifiuto di difficile smaltimento. L’Environmental Fibre Benchmark, valuta infatti gli impatti generati dalla ‘culla’ al ‘cancello’, ma non è attualmente in grado di farlo con quelli che avvengono dal processo di filatura in poi. Questi dettagli portano in evidenza la necessità di una maggiore interconnessione con le restanti parti della filiera produttiva.

Themoiré bag e l’impiego della pelle di cactus

Se il mercato delle fibre tessili offre alternative a quelle impattanti, l’industria è chiamata a investire sul riadattamento delle tecnologie per processi a umido come tintura, stampa, e finissaggi, necessari per evitare sia di corrompere l’aspetto ecologico del materiale o di rallentarne la sua diffusione e il suo utilizzo. I progettisti possono avere un ruolo di anello di congiunzione. Nel 2019 nasce Themoiré, progetto ideato da Salar Bicheranloo e Francesca Monaco a Milano. Impiega per le proprie borse materiali organici, riciclati e rigenerati. Utilizza anche la pelle in Nopal Cactus ideata da Desserto, insieme ad altre in fibra di mela – scarto della filiera agroalimentare – e sughero. «Utilizziamo cotone organico riciclato per la Dust Bag e carta riciclata certificata per il packaging del prodotto finale. L’industria è ancora all’inizio di questo processo di cambiamento, e i tempi, i costi di certi materiali e processi di lavorazione non si adeguano ancora ai bisogni di chi come noi desidera essere presente con quattro collezioni all’anno. Le aziende ci contattano per proporci i loro materiali: oltre al cactus, tra quelli selezionati c’è il sughero che ha origine dall’albero della sughera. Estraendo la corteccia, l’albero riesce ad assorbire una quantità cinque volte maggiore di anidride carbonica, rispetto a un normale esemplare. All’interno della filiera, la prima fase di lavorazione consiste nella ‘laminatura’, che caratterizzano l’estetica del prodotto finale con dei dettagli. Raccontiamo la singolarità dei tessuti con del materiale informativo, inserito in un portacarte donato e spedito con la borsa».

Togheter by Themoiré

Il progetto si pone come obiettivo di valorizzare l’Heritage manifatturale artigianale di comunità nel mondo, generando uno sviluppo sociale dei territori. «Abbiamo attivato una serie di capsule collections con comunità che hanno sofferto per il cambiamento climatico e il fenomeno di deforestazione. La prima collaborazione è stata creata con la comunità di Oxchuc, nello stato del Chiapas in Messico, che produce un tessuto a intreccio. Lo acquisteremo e con il ricavato dalle vendite, ci adopereremo per avviare un progetto in loco. Al momento ci è stata fatta la richiesta di costruzione di un vivaio». Inoltre, una percentuale del ricavato dalla vendita di ciascuna borsa, viene donato ad organizzazioni per il sociale come G.I.R.A.F.F.A. Onlus ed altre per l’ambiente come Tree Nations, impegnata nella piantumazione di alberi in zone del mondo dove ve ne è necessità.

Il Museo del Tessuto di Prato

Nella divulgazione delle possibilità estetiche e performative dei neo-materiali realtà come il Museo del Tessuto di Prato, detengono un ruolo centrale. Nel 2021, viene infatti inaugurata la ‘Textile library’, dedicata alla circular economy e all’innovazione sostenibile nel tessile e nella moda. Al suo interno è possibile la consultazione di oltre duecento campioni di tessuti, fibre, filati accessori e materiali: provenienti da aziende leader internazionali. Organizzati per tematiche, restituiscono il racconto di un mondo – quello della produzione tessile contemporanea – in piena evoluzione tecnologica e stilistica.

Brenda Vaiani

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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