Piazzale donne partigiane, 2019, Frode, Fotografia Frodestyle
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Le torri bianche di Gratosoglio simbolo di riqualificazione urbana

Il quartiere a sud di Milano protagonista di un bando regionale rivolto al terzo settore: 100mila euro per dare nuova vita a quattro locali abbandonati

Gratosoglio, quartiere a sud di Milano

Estrema periferia e punto di incontro tra diverse nazionalità, Gratosoglio fa parte dei quattro insediamenti residenziali realizzati dallo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, lungo la direttrice di viale Missaglia, la strada che un tempo portava dal capoluogo lombardo fino a Pavia. Come gli altri tre – Chiesa Rossa, Rozzano, Missaglia – è pensato e realizzato come ‘quartiere autosufficiente’, al tempo stesso non lontano ma distante dal centro urbano.

Si espande soprattutto a partire dagli anni Sessanta: la spinta propulsiva è l’immigrazione da parte del Meridione. Come si legge sull’Ordine degli architetti di Milano, l’area è programmata nel 1962 all’interno del PEEP – Piani di Zona per l’Edilizia Economica e Popolare e il suo sviluppo è affidato allo studio BBPR, acronimo che unisce le iniziali di Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers. È in questi anni che qui si costruiscono nuclei abitativi affidati ad Aler – Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale. 

Gli abitanti di Gratosoglio

Oggi abitano a Gratosoglio circa 20mila persone. Il quartiere è suddiviso in due aree, nord e sud. La parte settentrionale ha un passato in prevalenza agricolo e nel corso degli anni si è convertita all’industria. L’area meridionale è soprattutto residenziale. Ospita persone provenienti da tutto il mondo: «Si contano circa 32 nazionalità e ci sono seconde, terze generazioni», racconta Don Giovanni Salatino, prete che nel quartiere si occupa di educazione fra i ragazzi.

Da tempo è impegnato a capire come riqualificare l’area, che sta attraversando difficoltà dovute ad alcuni contesti di degrado urbanistico e sociale. Da una parte la classe medio borghese, dall’altra quella medio popolare. Due mondi che convivono ma fanno fatica a integrarsi: «Faccio un esempio. I ragazzi della parte nord di norma vanno più avanti con gli studi: liceo, università. Cosa che purtroppo non succede al sud. La forbice fra le due tendenze sta aumentando, non diminuendo»

Riqualificazione del quartiere Gratosoglio 

Negli anni, spiega don Salatino, il quartiere ha ottenuto fondi da parte delle istituzioni. Non è sempre stato un vantaggio: «i soldi sono stati impiegati per progetti assistenziali, ma di per sé l’assistenzialismo può generare effetti negativi. Rischia di togliere le possibilità di autoimprenditorialità e di accrescere una propensione al fatalismo o al disfattismo», continua. In alcune aree del quartiere degrado urbanistico e degrado sociale si sovrappongono: colpa «della desertificazione dei luoghi pubblici, delle strutture fatiscenti e dell’invecchiamento della popolazione, con la conseguente impossibilità di abitare gli spazi in modo propositivo. Ha contribuito anche la chiusura dei centri commerciali».

I progetti di riqualificazione devono perciò cercare di rispondere a queste esigenze. Ci provano i protagonisti locali del terzo settore: don Salatino con il personale dell’oratorio e l’associazione Piccolo Principe, la Cooperativa Lo Scrigno e il Gruppo l’Impronta. Quest’ultima nel 2018 ha promosso il progetto Ri.Abi.La., con il quale ha riqualificato un complesso di via Feraboli 15 che ha attraversato diverse fasi: scuola materna, sede della parrocchia San Barnaba. Abbandonato, diventa un cantiere. Dal 22 maggio 2019 è un centro polifunzionale dedicato a disabili. Offre interventi riabilitativi grazie al poliambulatorio Con-Te, al Centro Socio Educativo L’Ancora e al Centro Sperimentale specifico per adolescenti e giovani. Ma anche appartamenti e botteghe che prevedono l’inserimento di lavoratori fragili e spazi dedicati a riunioni ed eventi. 

Le torri bianche di Gratosoglio

Nell’estate del 2018 in occasione di Milano Food City, nella cosiddetta ‘piazza senza nome’ di Gratosoglio sono state proiettate le opere di Frida Kahlo, in esposizione al Mudec. «È stato un modo per comunicare alle persone che anche la periferia può ospitare un evento culturale. Il luogo prescelto è distintivo: si tratta di uno spazio – ‘la piastra’ – fra le torri bianche dell’Aler». Sempre qui, fra i numeri civici 32 e 36 di via Saponaro, nel settembre del 2019 c’è stata l’inaugurazione di due ‘panchine culturali’: una posta di fronte all’altra, per simboleggiare il dialogo e il confronto.

Le stesse panchine e i muri circostanti sono poi stati dipinti dai ragazzi della zona sotto la guida di Frode, street artist dal 1993. Fra le sue opere i disegni di Piazzale donne partigiane, sempre a Milano.  L’iniziativa è stata promossa dalla parrocchia Maria Madre e dall’associazione Quartieri Tranquilli: diretta dalla giornalista Lina Sotis, l’associazione Quartieri Tranquilli è nata nel 2013, si occupa di creare nuovi progetti di volontariato indirizzati ai quartieri del capoluogo. Municipio 5 e Aler hanno inoltre dato il proprio sostegno. 

Il bando Torri in piazza

Il bando Torri in Piazza, finanziato da Regione Lombardia e promosso da Aler Milano con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico, prevede in totale 100.000 euro per supportare micro-imprese, attività di volontariato, lavoratori autonomi, servizi di vicinato, attività educative e promozione del benessere delle persone. Quattro spazi saranno riconsegnati ai soggetti del terzo settore che hanno presentato altrettanti progetti con finalità sociale. I locali pensati per la riqualificazione si trovano all’interno delle torri bianche di via Saponaro che si affacciano sulla ‘piastra’, piazza senza nome: uno spazio pubblico rialzato che ospita – fra le altre strutture – la scuola elementare Baroni, il centro di aggregazione multifunzionale, la parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa.

Il bando prevede un co-finanziamento fino all’80% dei costi di rinnovamento, oltre a un abbassamento del 50% dell’affitto rispetto ai prezzi di mercato. «I protagonisti del terzo settore si impegnano a recepire progetti di riqualificazione e le istituzioni a riconsegnare alcuni spazi», commenta don Salatino, che insieme ad altri soggetti ha presentato la propria idea, sulla quale però preferisce mantenere il riserbo. I risultati e i nomi dei vincitori sono previsti per metà maggio. Nel luglio del 2020 è partito in via ufficiale il cantiere per la ristrutturazione delle stesse torri bianche: fra le priorità, il rifacimento delle facciate con l’installazione di un cappotto isolante, la copertura delle torri e la sistemazione dei balconi. Opere finanziate con circa 3,6 milioni di euro, si legge in una nota di Stefano Bolognini, assessore regionale allo Sviluppo Città metropolitana, Giovani e Comunicazione. A questa somma si aggiungono altri 3 milioni per le spese di manutenzione straordinaria. 

Don Giovanni Salatino

Don Giovanni Salatino non ha dubbi su quale sia la via più adatta da percorrere per superare le difficoltà del quartiere: «Vanno portati avanti processi di convivenza fra nuovi cittadini e quelli residenti da più tempo. La politica deve contribuire. Un esempio: se l’80% dei minori di seconda e terza generazione sono nati qui, ma solo il 7% di loro ha la cittadinanza italiana, si rischia di generare malessere nella comunità. Credo inoltre sia pericoloso abbinare il concetto di cittadinanza al colore della pelle o alla religione. Bisogna essere inclusivi». Le chiavi di volta per cambiare segno, secondo don Salatino, sono tre.

La prima è la natura: «Il verde. Gratosoglio è affacciato sul Parco Agricolo sud. La campagna è molto vicina, con tutti i suoi vantaggi, come le cascine che producono biologico. Pensiamo all’importanza dell’educazione ambientale per i più giovani». La seconda riguarda i protagonisti locali del terzo settore, attivi sul territorio e abituati a muoversi in rete: «C’è un legame forte con il pubblico. Per esempio l’estate dei ragazzi sarà organizzata in collaborazione, non solo dall’oratorio o da qualche altro in singolo». La terza guarda lontano: «Con le 32 nazionalità che vivono qui, possiamo impegnarci per rendere Gratosoglio un modello di integrazione, come fosse uno spaccato di quello che succederà in futuro in Italia», chiude don Salatino. «Non dimentichiamoci che la convivenza fra culture diverse può essere un fattore di prestigio per un quartiere». 

Quartieri Tranquilli

Lina Sotis è presidente di Quartieri Tranquilli, associazione impegnata nel creare nuovi progetti di volontariato che facciano diventare più vivibili, più solidali, più affettuosi i quartieri di Milano, oltre a connettere e a rendere visibili sui media realtà e onlus già esistenti. Nel direttivo: Patrizia Bugatti, Cristina Castelli, Gianni Fumagalli, Laura Guardini, Maria Cristina Milano, Antonio Morra, Letizia Rittatore Vonwiller, Vito Verdino; nel comitato promotore: Salvatore Carruba, Franco Cologni, Franca Fossati Bellani, Fulvio Scaparro, Salvatore Veca.

Elisa Cornegliani

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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