TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
Twitter

Estrarre CBD: da pratica artigianale a produzione industriale

Con il mercato della cannabis in espansione sono nate tecnologie che permettono di estrarre i principi attivi attraverso processi a basso impatto ambientale. Il caso Herbolea Biotech

L’estrazione dei principi attivi della cannabis

Le proprietà benefiche non solo del fiore, ma di tutta la pianta della cannabis hanno visto crescere l’impiego per scopi terapeutici, cosmetici e alimentari, degli estratti di canapa dotati di principio attivo inferiore alla soglia considerata stupefacente. Mentre fino a qualche anno fa il mercato della cannabis era legato per lo più al consumo del fiore a uso ricreativo, ad oggi gli estratti di cannabis, sotto forma di olio, tinture ed edibles, occupano la più grande fetta del mercato legato alla cannabis legale. Un settore, quello dei derivati della cannabis, che secondo le stime di Euromonitor International crescerà dai 30 miliardi di dollari nel 2020 ai 95 miliardi nel 2025. Attualmente il Nord America detiene la più grande fetta del mercato degli estratti di cannabis, per un valore di 6,4 miliardi di dollari. In Europa (il secondo mercato più grande), secondo le stime il settore degli estratti di canapa, che attualmente vale 450 milioni di euro, crescerà di quattro volte nel corso dei prossimi tre anni. Quanto all’Italia, la mancanza di uniformità di interpretazione delle normative in materia di cannabis – e in particolare della legge n. 242 del 2016 e del decreto 4 novembre 2019 sui livelli massimi di THC negli alimenti – frena tuttora lo sviluppo del mercato.

In questo scenario, le tecniche di estrazione devono essere capaci di rispondere da un lato alla crescente domanda e dall’altro a regole ambientali e di qualità sempre più stringenti. Le tecniche tuttora più utilizzate per produrre olio di cannabis sono l’estrazione con CO2 e quella con etanolo: si tratta di processi operativi costosi, complessi e potenzialmente pericolosi per l’ambiente, per il consumatore finale e per gli operatori coinvolti nella produzione. Le poche alternative solventless esistenti, come l’estrazione a ghiaccio o tramite pressatura, presentano delle criticità tra cui la difficile scalabilità di sistema o la bassa resa estrattiva: si tratta di soluzioni artigianali, adottate da piccoli produttori alla ricerca di un’alternativa ecologica, prive, tuttavia, di performances di processo solide e ripetibili. 

Herbolea Biotech tecnologia per estrazione

Azienda di biotecnologie fondata nel 2017, Herbolea Biotech è un’azienda toscana che ha elaborato un processo di estrazione rispettoso dell’ambiente, replicabile su scala industriale. Oggi Herbolea esporta le sue tecnologie in tutto il mondo ad aziende produttrici di farmaceutici, integratori alimentari e medicinal foods. Ha brevettato un metodo di estrazione capace di ritenere tutte le proprietà benefiche della cannabis, attraverso un processo a base di enzimi, a basso impatto ambientale. La tecnologia brevettata dall’azienda, che non prevede l’utilizzo di solventi chimici pericolosi, permette di estrarre a freddo i numerosi principi attivi fitochimici della cannabis. «La possibilità di processare materiale fresco permette di evitare il processo di essiccamento durante il quale si perde parte degli aromi contenuti nella materia prima e parte del prodotto a causa dell’insorgere di agenti patogeni quali muffe e funghi», dice Marco Merciai, CEO di Herbolea. «Il processo offre la possibilità di estrarre l’intero fitocomplesso della pianta, preservando i cannabinoidi nella loro forma acida originale e conservando così molte delle proprietà terapeutiche che nei processi classici di estrazione vengono perdute». L’azienda fa capo a un gruppo di imprenditori con esperienza nel settore management, biochimico ed ingegneristico. Del board fa parte anche Ingino Angelini, del gruppo farmaceutico Angelini. Nei primi due anni e mezzo di attività, il ricavo lordo di Herbolea – che non lavora la pianta ma dà in concessione le proprie tecnologie – è stato pari a 4 milioni di Euro. 

Lampoon, Lo stabilimento Herbolea Biotech
Lo stabilimento Herbolea Biotech

L’azienda ha di recente sviluppato un’altra tecnologia che permette di concentrare con una purezza superiore al 90% il CBD ed il CBG (l’altra molecola non psicoattiva presente nella cannabis) che secondo studi aiuta a regolare il sonno, l’appetito e la memoria. Il metodo adottato permette di creare un estratto concentrato senza residui di THC attraverso un processo non invasivo «La separazione e rimozione del THC (la molecola dagli effetti psicoattivi ndr) dal CBD e il CBG oggi non risulta possibile se non tramite l’utilizzo di tecniche quali cromatografia e cristallizzazione, tecniche costose, difficilmente scalabili e che prevedono l’utilizzo di solventi chimici». Varie compagnie farmaceutiche situate in Canada, Stati Uniti, Colombia, Germania, Italia e Zimbabwe utilizzano le tecnologie di Herbolea su sua licenza, al fine di produrre tinture di CBD utilizzabili come antidolorifici, integratori alimentari e creme cosmetiche. L’azienda ha da poco firmato un contratto di licenza con l’italiana Eusphera Nutraceuticals, leader nella produzione e distribuzione di nutraceutici a base di canapa. La maggior parte delle aziende con cui Herbolea collabora, controlla l’intera filiera della canapa terapeutica, dalla coltivazione alla produzione e distribuzione dei prodotti. 

Estrazione dei concentrati degli alfa acidi del luppolo

La piattaforma tecnologica creata da Herbolea per la cannabis è applicabile all’intero regno botanico e l’azienda stessa ne sta sperimentando l’utilizzo per il settore dei biopesticidi e della birra. Per quanto riguarda la birra, l’azienda sta portando avanti test per l’estrazione dei concentrati degli alfa acidi del luppolo, gli agenti amaricanti della birra, attraverso un processo più economico rispetto a quello tradizionale, tramite CO2. Quanto ai biopesticidi, si sta esaminando l’utilizzo del piretro, una pianta officinale erbacea largamente diffusa nelle regioni dei Balcani. Dalla pianta, una volta essiccata, si ottiene una polvere gialla che può essere utilizzata come insetticida naturale non dannoso per l’ambiente e per l’organismo animale.

Lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze

Herbolea ha potuto contare su realtà attive sul territorio toscano nel settore farmaceutico, alimentare e di ingegneria industriale nel settore oleario, adattando i propri processi estrattivi macchine preesistenti. «Siamo nati nel 2017 in un momento in cui c’erano ampi margini di crescita per il settore della cannabis medica. L’applicazione della nostra tecnologia alle piante di cannabis FM2 dell’Istituto militare ci ha consentito di ottenere i primi risultati, validando le performances del processo estrattivo». Lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze rappresenta un’eccellenza italiana per la produzione di farmaci cosiddetti orfani o poco reperibili. Si tratta dell’unica officina farmaceutica autorizzata, dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), a produrre medicinali ritenuti non economicamente sostenibili da parte delle case farmaceutiche. La struttura, creata per soddisfare le esigenze sanitarie delle forze armate, svolge ora attività congiunte di formazione e ricerca con istituzioni e università, per creare medicinali rivolti alla cura di malattie rare e croniche. Dal 2011, l’officina coltiva in esclusiva per il territorio nazionale la cannabis ad uso terapeutico ad alto contenuto di THC grazie ad una collaborazione con la regione toscana. Attualmente la produzione di cannabis dello stabilimento per uso medico è di circa 150 chili l’anno. Una quantità che l’istituto – a fronte della crescente richiesta – spera di portare a 300 kg negli anni a venire.

L’uso del CBD come alimento

Qualche mese fa in seguito alla decisione dell’ONU di riconoscere il valore terapeutico della cannabis, è arrivata la notizia che la Commissione Europea ha ammesso l’uso del CBD come alimento. Un altro passo avanti per lo sviluppo del settore e per la sua classificazione a livello globale.

Viola Stancati

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
Twitter