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Il mercato del vetro riciclato: in Italia tocca quota 90%

Mentre la media europea è del 76%, nove cittadini dell’Unione su dieci lo raccomandano come contenitore ma ha più destinazioni: dalla fusione si ricava anche un filato isolante usato nelle sale da cinema 

Lampoon: Marco Ravasi, Assovetro

«Ogni volta che apriamo una bottiglia di vino pensiamo a quante vite abbia avuto prima e quante ne avrà – se sarà smaltita e trattata correttamente». Marco Ravasi è presidente della sezione contenitori in vetro dell’Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro (Assovetro). Rappresenta il settore industriale degli imprenditori che fabbricano e trasformano questo materiale. Il suo riutilizzo può essere infinito, se ben svolto. Il mercato del riciclo coinvolge diversi attori. Parte dai cittadini, chiamati a fare raccolta differenziata usando le campane o ricorrendo alla consegna porta a porta. 

CoReVe, Consorzio per il riciclo del vetro

«Circa l’85-90% delle quantità di imballaggi in vetro raccolti in Italia sono gestite da CoReVe, il Consorzio per il riciclo del vetro», prosegue Ravasi. «Il consorzio ritira il materiale e paga, in funzione della qualità, un corrispettivo economico a copertura dei costi del servizio di raccolta. Poi, il Consorzio mette all’asta il materiale e i soggetti accreditati lo acquistano diventandone proprietari». Questi ultimi sono gli impianti di trattamento e le vetrerie che possono garantire il riciclo e l’impiego in un nuovo processo produttivo entro l’anno solare. I primi sono aziende con strutture autorizzate e in grado di trasformare i rifiuti di imballaggio in una materia prima seconda – MPS – idonea a essere riciclata per la produzione di nuovi contenitori (bottiglie e vasetti). Il rottame così riqualificato è in seguito inviato ai forni delle vetrerie, che producono nuovi imballaggi.

Questo settore industriale è conosciuto come ‘vetro cavo’. «Si tratta di un ciclo ad alto tasso di sostenibilità: la sostituzione del 10% di rottame alle materie prime comporta un risparmio del 2,5% di energia e del 5% delle emissioni di CO2, per non parlare del risparmio delle stesse materie prime, circa 3,6 milioni di tonnellate in un anno», prosegue Ravasi. Secondo i dati raccolti da Glasshallmark dot com, per generare un nuovo imballaggio tramite riciclo è necessario un mese di tempo, e per ogni tonnellata di vetro riutilizzato viene risparmiata oltre una tonnellata di materie prime vergini. 

Riciclo di imballaggi in vetro

Il restante 10 -15% degli imballaggi raggiunge le vetrerie attraverso il libero mercato. In questo caso la raccolta per conto dei Comuni fa capo a un’azienda, che può coincidere o meno con un impianto di trattamento. Il procedimento è analogo: prima il materiale viene reso MPS e in seguito viene venduto a una vetreria, che produce nuovi elementi. «Nel periodo 2010-2019 il vetro riciclato proveniente dai rifiuti dei contenitori consumati in Italia è cresciuto del 42,8%. Il settore del packaging, bottiglie e vasi alimentari, in particolare, è lo sbocco naturale per il vetro raccolto. Basti pensare che una bottiglia scura è fatta con oltre il 90% di materiale riutilizzato», continua Ravasi. 

«Complessivamente nel prossimo quinquennio la raccolta, secondo i dati del Piano Specifico di Prevenzione di CoReVe, dovrebbe mantenere un trend di crescita costante, pari ad almeno un punto percentuale in più all’anno rispetto al dato di immesso al consumo. Il tasso di riciclo dovrebbe passare dal 77,3% del 2019 all’ 81,2% del 2024». Difficile valutare l’impatto del Covid 19 sui dati del 2020: «Riteniamo attendibile una contrazione del consumo a causa della drastica riduzione delle attività che fanno capo al circuito di hotel, ristoranti e catering e del calo delle presenze turistiche. Superato il periodo di emergenza Covid il vetro immesso al consumo dovrebbe tornare a crescere. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, nel 2020, nonostante il Covid, ha registrato fino a settembre un incremento del 2%».

Lampada UV per il piombo, immagine CoReVe
Lampada UV per il piombo, immagine CoReVe

Made in vetro

Nel novembre dello stesso anno l’industria europea ha lanciato ‘made in vetro’, un marchio di garanzia che punta a simboleggiare le qualità di un contenitore realizzato in questo materiale: sicurezza alimentare, impermeabilità ai liquidi e ai microrganismi, igiene, riciclo infinito senza perdita di massa. Il lancio del marchio risponde a un sondaggio condotto su 10mila consumatori in 13 Paesi. È stato commissionato da Friends of Glass, un movimento internazionale che conta oltre 200mila persone, e da Feve, la Federazione europea dei produttori di imballaggi in vetro per alimenti e bevande, flaconi per profumeria, cosmetici e farmacie. Riunisce circa 60 membri aziendali che producono 80 miliardi di contenitori di vetro all’anno. Conta circa 160 stabilimenti di produzione dislocati in 23 Stati europei.

Dalla ricerca emergono questi dati: nove europei su 10 raccomandano il vetro come miglior contenitore per conservare cibi e bevande (crescita del 11% rispetto al 2016) e in Italia la quota tocca il 96%. Due consumatori su 5 scelgono questo materiale rispetto ad altri imballaggi proprio perché lo considerano più riciclabile. Un dato che ne conferma un altro: il 46% degli europei afferma di aver ridotto in modo significativo il proprio consumo di plastica per evitare lo spreco di rifiuti nell’ambiente. Il 43% considera il vetro come il miglior materiale per evitare contaminazioni. La maggioranza dei consumatori, secondo la ricerca, ricicla regolarmente il vetro: l’84%. 

Close the Glass Loop, programma di riciclo europeo

Il logo rientra fra le iniziative più recenti promosse dalle realtà del settore. In giugno è stato lanciato infatti Close the Glass Loop, un programma di riciclo a livello europeo. Si propone alcuni obiettivi cardine. Su tutti, raggiungere un tasso di raccolta del 90% degli imballaggi in tutta l’UE entro il 2030. L’Italia – come si è visto – è a un buon livello, ma la media è pari al 76%. Il progetto prevede anche di aumentare la qualità della materia riciclata, ottimizzando sia i sistemi di raccolta sia il percorso del rottame una volta negli impianti di trattamento. 

Un altro progetto ancora in corso sempre a livello europeo, è Fornace For Future (F4F), che punta a diffondere sempre di più la fusione elettrica. Al momento attuale è messa in pratica solo su piccola scala ed è riservata a specifiche tipologie di vetro. F4F punta invece a ridurre le emissioni dirette di Co2 per circa il 60%, sostituendo l’80% del gas naturale con elettricità rinnovabile. Si sta studiando inoltre la possibilità di introdurre altre fonti di energia innovative, come l’idrogeno o il biogas. L’idea è realizzare un forno elettrico ibrido in grado di fondere circa 350 tonnellate di vetro al giorno. Le tempistiche: costruzione ultimata nel 2022 e primi risultati visibili nel 2023. 

Assovetro e Friends of Glass

Intanto in Italia Assovetro e Friends of Glass hanno avviato varie campagne di sensibilizzazione, che puntano a raggiungere i cittadini tramite affissioni nei luoghi maggiormente frequentati (compatibilmente con la pandemia). È il caso delle due affissioni “Il vetro capolavoro della natura” e “In vetro c’è più gusto”, comparse lo scorso autunno nelle stazioni delle principali città italiane: Torino, Genova, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma (stazioni Tiburtina e Termini) Napoli, Bari, Palermo. Ogni giorno sono attraversate in media da 1,1 milioni di passeggeri. Un esempio più recente sono invece i supermercati, luogo prescelto per la campagna #Ioscelgoilvetro – Selezione naturale, promossa da Feve e Assovetro.

È partita lo scorso febbraio e terminerà a maggio. È finalizzata a sensibilizzare i consumatori inducendoli a comprare imballaggi in vetro contro altre tipologie di confezioni più inquinanti, come la plastica. Lo slogan è stato riprodotto su roll up, pendolini, segnaletiche, calpestabili, locandine, carrelli della spesa posizionati all’ interno dei punti vendita. La campagna è stata avviata in via sperimentale in tre supermercati di Bologna e l’università di Parma a fine progetto analizzerà i dati ricavati sull’andamento delle vendite, che poi saranno messi a disposizione della Grande Distribuzione. 

Vetro riciclato: cosa diventa

Infine, il vetro non è solo cavo (per imballaggi) o piano (lastre, finestre, parabrezza). Può attraversare varie lavorazioni e diventare la base per lana e filati. La sua produzione si basa per l’80% sul riciclo, cui si aggiunge silice – cioè sabbia – calcare, carbonato di sodio, boro. Il tutto viene in seguito trasformato in polvere e poi inserito in un forno per portarlo alla temperatura di fusione, pari a 1450 °C. Dal prodotto così ottenuto si ricavano le fibre, facendo passare il magma attraverso i fori di una cappa rotante: le fibre sono prima stirate in orizzontale, poi in verticale.

Quindi sono inamidate con resine e passate attraverso stufe ad aria calda (circa 250°C). In questa fase viene decisa la densità e lo spessore del prodotto finale, determinati dalla velocità e dal distanziamento all’interno della stufa. È apprezzata in modo particolare per il rapporto costo/prestazioni termiche e termo/acustiche. Si tratta infatti, spiega Assovetro, di un materiale poroso a celle aperte e capace di evitare il passaggio acustico da un ambiente all’altro, oltre a ridurre le vibrazioni nello stesso luogo. Un esempio del suo utilizzo, non a caso, è nelle sale cinematografiche. 

Assovetro

Da segnalare come la fibra di vetro sia un materiale sicuro in caso di incendio, perché non combustibile, a differenza degli isolanti derivanti dal petrolio che sono infiammabili e sprigionano fumi tossici. Un’altra delle tante applicazioni di questo specifico materiale, che oltre ad avere un riciclo infinito sa anche essere versatile nella forma e nell’utilizzo.

Elisa Cornegliani

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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