Lana, seta, cotone e lino: materie prime privilegiate da Dedar
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Fili incrociati dagli hotel parigini ai set di Guadagnino

Espressività dei filati, concetto di filiera locale, ricerca e responsabilità aziendale. Interviene il direttore creativo di Dedar Raffaele Fabrizio

I divanetti dell’Hotel La Réserve di Parigi e le sedie del bar del Grand Hotel et de Milan raccontano la stessa storia. Così anche le tende del Four Seasons di Firenze, quelle del JK di Parigi e i mobili del ristorante Cipriani ad Abu Dhabi. Una storia di fili incrociati nata 45 anni fa, quella di Dedar Milano. Tutto è iniziato con la produzione di tessuti realizzati a mano e con l’acquisto di antichi tappeti tribali. Nicola e la moglie Elda Fabrizio fondano Dedar – acronimo di design d’arredamento – nel 1976. Nel 1997 entrano in azienda i figli Raffaele, oggi direttore creativo, e Caterina, amministratore delegato. «I miei genitori sono partiti con i tappetti indiani. L’evoluzione tessile industriale – anche se in piccolo, sempre di artigianato si parla – è poi iniziato negli anni Ottanta», racconta Raffaele Fabrizio. 

Dedar – editori e autori di tessuti

Lana, seta, cotone e lino le materie prime da sempre privilegiate da Dedar. Ancora oggi rappresentano il 70% del venduto. Centro di riferimento, il distretto tessile comasco: l’azienda nasce ad Appiano Gentile. La guida negli anni è rimasta sempre familiare. Nel 1995 l’invito a progettare il textile décor dell’Hotel Costes di Parigi. Da lì la consacrazione definitiva sulla scena della ristorazione e dell’hôtellerie internazionale. Oggi, oltre a quello di via Fiori Chiari a Milano, l’azienda ha showroom a Parigi, Londra, Mosca e New York. Il regista Luca Guadagnino la sceglie per i tessuti del set di Chiamami col tuo nome, poi per quelli di ‘Suspiria’. Dal 2011 al 2020 la collaborazione con Hermès attraverso la joint venture Faubourg Italia. Fabrizio definisce il lavoro di Dedar come quello di «editori e autori di tessuti di arredamento. Immaginiamo, disegniamo e progettiamo. Non siamo azienda strettamente produttrice. Ci appoggiamo alla filiera tessile, ancora oggi in prima battuta quella italiana del distretto di Como che ci accompagna dalla nascita, insieme a quella serica francese. Uniamo e gestiamo varie professionalità verticalizzate dentro l’industria. Fornitori e tessitori, ricameria e stampatura. È un processo frammentario. Vanno gestite le diverse fasi in cui prendono vita le competenze specifiche di ognuno. Dall’altro lato, i tessuti in magazzino. Quando c’è domanda li andiamo a prendere e parte il processo di creazione in collaborazione con i clienti: architetti, interior designer, industria del mobile»

Dedar – materiali recuperati

La demonizzazione del sintetico a priori non può entrare nel bagaglio culturale di chi opera nell’arredamento di interni: «se quello che serve al cliente è un prodotto resistente all’abrasione, alcuni sintetici renderanno meglio di materie 100% naturali. Il Poliestere, ad esempio, è quello che negli ultimi anni ci ha consentito di rispondere al meglio al bisogno di fibre ignifughe», spiega Fabrizio. Nel 2019 tuttavia Dedar ha iniziato un processo di presa di coscienza sulla responsabilità ambientale dell’industria tessile. Il catalogo di materiali con cui lavorare si è ampliato con tessuti recuperati da filati riciclati pre-consumer. «Abbiamo individuato alcune categorie di prodotti, come veli e trasparenze, per sperimentare. Ne è nata una collezione che recupera scarti dalla produzione di fibre per filati, prima dell’immissione al consumo. Parliamo soprattutto sempre di poliestere. Ci sono delle limitazioni perché con materiale recuperato non è facile creare qualsiasi tipo di filato. È anche un discorso di mercato. Noi abbiamo acquistato direttamente i tops – bande di fibra – perché il prodotto già filato non è disponibile», dice Fabrizio. L’obiettivo di Dedar è di continuare anche in futuro a utilizzare materiale rigenerato. La presentazione di nuove collezioni che si muovono in questa direzione – utilizzando anche cotone di recupero – è già in agenda per il prossimo gennaio. 

Il 75% della produzione di Dedar è italiana. Progettare un tessuto a chilometri di distanza non è facile. Da decenni l’azienda collabora con le stesse tessiture. Occorre «trasferire i bisogni estetici, tecnici e cromatici ai collaboratori. Tecnicamente i macchinari sono quasi sempre gli stessi, a prescindere dalla cultura o dalla nazione in cui si trovano. Sono le persone a fare la differenza. La prossimità con Milano consente di intercettare i cambiamenti interni anche al mondo dell’abbigliamento, motore di ricerca e innovazione per tutta la sfera tessile». Le linee che uniscono arredamento e vestiario si allontanano per quanto riguarda la durabilità del prodotto. «Nel nostro campo i consumi non vanno a semestre. La qualità di un prodotto per la casa è pensata per durare nel tempo. Il valore che si dà alla materia è sempre stato diverso da quello della moda»

Il significato di locale nell’industria tessile

Fabrizio riflette sul significato del termine ‘locale’ applicato all’industria tessile. Cotone dagli Stati Uniti, lino da Francia e Belgio, lana dall’Australia. «La filiera è globale da secoli. Quando parliamo di locale, spesso è più in senso produttivo. L’Italia rimane la nostra scelta privilegiata, qui si può lavorare tutto. Il resto lo affidiamo alla produzione belga o francese. All’Oriente una piccola parte, perché esistono competenze artigianali che in Europa si sono perse. Penso all’India, Paese con una tradizione tessile millenaria che è capace di dar vita a prodotti di una bellezza non replicabile con macchinari tecnici». La scelta di lavorare o meno le fibre in Italia prescinde quindi dalla materia prima. A tutti i fornitori «chiediamo il rispetto del regolamento REACH sull’impiego di agenti chimici nel processo di produzione dei tessuti. Su questo l’Italia è un modello per il mondo». La progettazione d’interni è comunque un ambito il cui respiro è nei fatti internazionale. Architetti e designer italiani lavorano ovunque, e così gli editori di tessuti d’arredamento li seguono per mettere a punto il progetto.

Lampoon, la ricerca sui filati – Dedar 

L’arte del jacquard è una delle più rilevanti per Dedar, «esprime la consapevolezza del potere evocativo dei tessuti: l’immaginazione si trasferisce sulla materia». La ricerca di ispirazione va anche alla tradizione grafica giapponese, che, a differenza di quella europea, continua ad accostare arte figurativa e arte astratta. Ci sono poi temi che abbandonano uno stile preciso e ruotano unicamente intorno al filato in sé, riprendendo la concezione decorativa di fine Novecento coniata dall’architetto Adolf Loos – in riferimento al marmo e al legno – secondo cui l’unico ornamento è l’espressione stessa dei materiali. Tra i tessuti più conosciuti di Dedar, spiega Fabrizio, Dalie, Papaveri e Tulipani, dove uno dei temi di ricerca esplorati dall’azienda è il ribaltamento della concezione fronte-retro dei tessuti e delle loro cuciture. «Abbiamo invertito il rapporto tra le due facce. Il filo che solitamente nessuno vede perché sta sul retro è stato trasformato nel fronte, per dare espressività alla faccia e renderla più libera. L’impressione è quella di un floreale, non marcatamente figurativo», spiega Fabrizio. 

Adolf Loos

Adolf Loos è considerato uno dei pionieri dell’architettura moderna. Nato a Brno nel 1870 e morto a Kalksburg nel 1933, tra le sue opere più famose ‘Ornamento e delitto’ del 1908, dove esprime l’idea per cui in architettura vanno privilegiati oggetti semplici e funzionali. È considerato uno dei fondatori del Razionalismo europeo.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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