Flowers, Andy Warhol, Lampoon
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Floricoltura nella pandemia: merce invenduta, offerta ristretta

Con la chiusura di serre e vivai, i fiori recisi sono andati persi e gli alberi rinvasati – mentre l’orto guadagna terreno 

La crisi del mercato dei fiori durante la pandemia

Marzo 2020, il blocco coinvolge anche il settore florovivaistico, che fino ad aprile deve fermare l’attività. È il periodo dell’anno in cui l’industria fa gran parte del fatturato annuale. Con maggio si riprende, a rilento: il verde è considerato un bene deperibile, paragonabile ai generi alimentari, e si fa rientrare nelle attività essenziali. A distanza di un anno, i ritmi di lavoro non hanno ancora raggiunto quelli pre-Covid – si registra anzi un problema di offerta: mancano alcune merci e quelle presenti lo sono in quantità minore.  Temendo ulteriori chiusure, fornitori e produttori sono restii a immettere sul mercato articoli che rischiano di restare invenduti. La stretta data alle cerimonie rende il circuito dei fiori recisi ancora più lento. La Cia – Confederazione Italiana Agricoltori ha stimato un crollo pari al 60% del valore produttivo dell’intero comparto. Tradotto in cifre, 1,2 miliardi di euro.  Rappresenta il 6% della produzione agricola, con una superficie coltivata di circa 30mila ettari. Coinvolte quasi 24mila imprese che offrono grosso modo 100mila posti di lavoro. Le associazioni di categoria hanno chiesto un Fondo nazionale per il risarcimento dei danni e la proroga del bonus verde per il 2021, approvato nella legge di Bilancio. Si tratta di una detrazione fiscale pari al 36% delle spese (documentate) sostenute per sistemare giardini, aree private scoperte, recinzioni, ecc. Ci sono trend positivi: è in crescita la popolarità di piante da vaso o aromatiche. Per la prima volta nel corso di anni i florovivaisti vedono anche i giovani fra i loro clienti. Si danno all’orto: attività sicura da svolgere all’aperto. 

Lo smaltimento dei fiori

Le aziende impegnate nella produzione di viole, la cui fioritura è in marzo, hanno dovuto buttare tutto. Chi invece era focalizzato sui gerani ha potuto recuperare un po’ a maggio. La stessa alternanza si è ripetuta nel corso dell’anno, con il cambiare delle stagioni. Coldiretti stima cha la chiusura di garden e negozi di fiori e piante abbia messo a rischio circa 13,5 milioni di alberi di Natale veri e di Stelle di Natale. «I mesi più difficili sono stati marzo e aprile del 2020. Avevamo i boccioli pronti e abbiamo trovato tutto chiuso», racconta Mariangela Cattaneo, vicepresidente di Cia Imperia e produttrice. «Non solo in Italia, anche all’estero: noi esportiamo, dalla nostra zona soprattutto in Germania. In Liguria abbiamo fatto dei regali al personale sanitario degli ospedali». Altrove, qualcuno ha pensato di donare il verde al Comune, ma ha dovuto desistere perché erano già in corso appalti precedenti. In altri casi i coltivatori si sono accordati per lasciare le piante nelle piazze in modo tale che la gente, compatibilmente con le restrizioni, potesse recuperarle e portarle a casa. «Per il resto è stato necessario ricorrere al macero». Lo smaltimento si svolge in modo diverso fra le due tipologie di verde. «La pianta ha il vaso e il terriccio, che vanno suddivisi nelle varie categorie di rifiuti. I produttori che lavorano con i fusti più alti hanno dovuto chiamare aziende specializzate nello smaltimento, che hanno un costo»

La coltivazione e la vendita dei fiori

Il reciso si fa essiccare dai coltivatori direttamente nei campi, poi si brucia. Così ha fatto anche Mariangela Cattaneo. Produce fronde verdi, cioè la parte non fiore dei bouquet, come l’edera. Le fronde rientrano nella categoria dei recisi, perché componenti delle piante non commercializzabili, con radici nel terreno. Oggi, a un anno di distanza dalla primavera 2020, c’è un problema nell’offerta. «Noi in quest’area produciamo ranuncoli. Gli ibridatori, cioè i fornitori di materia prima (i bulbi da piantare) hanno segnalato una mancanza di richiesta. I coltivatori non hanno certezze su come andrà il mercato e cercano di essere prudenti. C’è stata una flessione di circa il 20%», spiega Cattaneo. Lo stesso si può dire della mimosa, e dei crisantemi. Coltivazione e vendita sono legati a strette tempistiche. «Le piante primaverili come gerani, viole, begonie, caroline hanno un tempo di vendita limitato. Passata questa stagione, la richiesta si spegne. Come per le Stelle di Natale», spiega Fausto Dester, presidente Associazione Florovivaisti Bresciani. «Le aziende che coltivano le orchidee hanno una programmazione. Un certo numero di bancali sono piantati ora e saranno fioriti dopo vari mesi. La settimana successiva le aziende ne producono altri e così via. Se i bancali pronti non sono venduti con regolarità, i successivi non trovano spazio. Quindi, immaginiamo la quantità di piante gettate perché il mercato era fermo», prosegue. «Il basilico: ho visto serre di migliaia di metri con piante pronte e poi buttate via, perché si può vendere solo se è fresco. Se non lo si coglie al momento non è più commercializzabile. Direi che il 30% della produzione datata 2020 è andata persa, almeno per quanto riguarda la Lombardia. La Regione ha attivato la possibilità di chiedere un contributo basato sulla quantità di piante buttate». Resiste chi produce piante indipendenti dai ritmi stagionali e poco deperibili. Un esempio è l’azienda dello stesso Dester, un caso di floricoltura specializzata in aloe. 

L’orto nel giardino privato nel periodo covid

Il resto è in difficoltà: «Noi abbiamo buttato via circa 150mila euro di materiale pronto alla vendita. Eravamo pronti ad aprire il 15 marzo, ma hanno chiuso tutto il 13», racconta Angelo Sala, titolare dell’azienda omonima di 30mila metri quadrati di colture protette, sia fioriti (ma non recisi) sia piante da orto. «Il fiorito ha patito il colpo maggiore. Le piante da orto si sono riprese nel corso delle settimane. Per la prima volta in tre generazioni di attività abbiamo visto arrivare giovani interessati a questo tema. Chi produce arbusti ha potuto rinvasarli, incontrando un mercato più stretto». Nicola Cherubini con la propria attività si occupa di questo: «Dove ho potuto, li ho piantati nei parchi pubblici. Per il resto, li ho dovuti buttare. A marzo l’anno scorso abbiamo perso circa 200mila euro. Facendo i conti: su 750 piante ad alto fusto ne ho recuperate circa 350, il resto è andato al macero. A questi si sommano circa 2500 piante da fiore e da orto. Il domicilio non funziona per noi, perché il cliente deve poter avere accesso diretto ai prodotti e vederli dal vivo».

Il terriccio per il rinvaso delle piante 

Il riutilizzo delle materie prime sprecate è stato possibile? «Sì nel caso della torba, cioè il substrato in cui si inserisce la pianta. Non può essere riusato sempre, ma dove è stato possibile lo abbiamo fatto. Siamo più o meno al 20%», continua Angelo Sala. Quanto all’offerta attuale, conferma il calo del 20% già individuato da Cattaneo, e introduce un nuovo elemento: il terriccio, spesso ricavato dal Nord Europa e non consegnabile per via dei vari blocchi imposti ai trasporti. Il clima buono e la campagna vaccinale avviata hanno reso per ora il contesto 2021 molto più favorevole rispetto al 2020. La riduzione dell’offerta ha tratti positivi: «Tutto il settore ha sempre sofferto un’eccedenza di merce sul mercato e di conseguenza una riduzione del guadagno. Ora il contesto pandemico ha indotto i protagonisti di questa industria a cercare di migliorare alcuni aspetti della produzione», chiude Dester. 

Mariangela Cattaneo

Produttrice e vicepresidente di Cia Imperia

CIA – Agricoltori Italiani Imperia (Caf e patronato)

Via Tommaso Schiva, 48,
18100 Imperia IM

Fausto Dester

Presidente Associazione Florovivaisti Bresciani
Via Luigi Gussalli, 3, 25125 Brescia BS

Ortofloricola Sala Angelo

Via Ponticella, 30,
25026 Pontevico BS

Cherubini F.lli S.S.

Via Ffornaci dei Gorghi, 6
25017 Lonato BS

Elisa Cornegliani

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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