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Compostboard, vita e morte di una credenza circolare

Canapa e pepe gli ingredienti di Compostboard: i materiali usati per i mobili di Rik Makes scompaiono in natura

Compostboard: definizione

Compostboard è un materiale, una superficie fatta di scarti agricoli, circolare. L’ha creata Rik Makes, sfruttando il flusso dei rifiuti agricoli delle serre olandesi, specializzate nella produzione di piante di pepe e canapa. «Tutti i materiali che utilizzo sono locali. Vivo a Eintracht, nel sud dell’Olanda. Gli scarti agricoli arrivano dal Belgio, a pochi chilometri dall’altra parte del confine. La canapa che utilizzo arriva dal nord dell’Olanda. Ci sono poi altri materiali che raccolgo da solo, per esempio le piante di pepe, coltivate in una serra qui vicino. In questo momento sto ricercando materiale per capire il suo potenziale, se il flusso di produzione di rifiuti è ampio si può utilizzare per costruire superfici e tavole e anche mobili», ha raccontato il designer. La caratteristica principale di questa superficie è la sua compostabilità. I materiali sono funzionali per la creazione nel design di interni, ma se lasciati all’esterno o interrati, deperiscono naturalmente e hanno funzione di rendere il terreno più fertile, come un qualsiasi compost di fibre organiche. 

Lampoon in conversazione con Rik Makes

Rik Makes fa parte dei 900 designer selezionati da Fuorisalone design guide 2021. Il suo lavoro è stato presentato all’Isola design festival da Soma_studiomilano, agenzia nata a Milano e specializzata nella diffusione di contenuti digitali sul design circolare e sostenibile. «Quando parliamo di sostenibilità ci riferiamo a un sistema più grande, dove analizziamo la produzione fino al suo smaltimento», spiega Ana Luiza Magalhaes, che insieme a Marlon Chiumento ha aperto Soma_studiomilano nel 2017. L’incontro con Rik Makes non è stato casuale, perché la sua ricerca si concentra sulla possibilità di restituire alla terra il materiale utilizzato per la creazione senza inquinare. Il designer olandese dà la sua definizione di designer sostenibile: «Voglio produrre materiali compostabili, che possano scomparire quando non ci sarò più». La prima versione della superficie è fatta di canapa e paglia e si presenta in una tonalità fedele al materiale utilizzato, giallo paglierino. La seconda versione è realizzata con la pianta di pepe, più scura: «Sto realizzando una ricerca di scala cioè quanti fogli si possono fare con questo materiale, per far vedere come si possa utilizzare di nuovo questo materiale. C’è solo un agricoltore che produce pepe in una serra, ha 33 ettari, utilizzabili per 10 mila fogli di compostboard. Nel vicinato ci sono altri 5 agricoltori, con coltivazioni delle stesse dimensioni, si tratterebbe di circa 100 mila fogli in totale. I contadini hanno bisogno di sbarazzarsi del materiale, del resto della pianta quando il raccolto è finito. È un lungo processo, difficile perché per i contadini c’è ancora valore zero in questo procedimento», spiega il designer.

Economia circolare nel design

Il designer ha svolto una ricerca di campo sui tipi di coltivazione e sulle modalità di produzione agricola. Compostboard è stato creato a partire da due considerazioni, spiega Rik Makes, la prima è la possibilità di recuperare milioni di tonnellate di scarti agricoli. «In questo modo si ridurrebbe lo sfruttamento delle foreste e la produzione di carta». Il secondo è la biodegradabilità, ovvero la creazione di un valore aggiunto quando il prodotto non servirà più. Il designer ha seguito il ciclo di fine vita di una credenza realizzata con il materiale compostabile. Dopo un anno, all’aria aperta ed esposta alle piogge, la superficie era quasi scomparsa nel terreno e ricoperta di funghi. Un ostacolo alla circolarità totale del materiale è rappresentato anche dall’imballaggio: «Si può comprare un vaso fatto di miceli, che è un biomateriale. Comprandolo online questo materiale dovrà raggiungerti – parlo di emissioni. Poi il packaging: ci sono contenitori di plastica», spiega Magalhaes. «Dobbiamo coinvolgere altri players come i contadini, ma anche esponenti del governo, industria ed edilizia». Il progetto di Rik Makes si è complicato nel momento di cercare investimenti e un mercato per le sue superfici compostabili: «Ho abbandonato l’idea di parlare ai grandi investitori. Forse ci sono attori interessati al mio prodotto, ma ho deciso di cercare la mia strada. Sto collaborando con un’impresa che si occupa di costruire i palchi dei festival, come Tomorrowland. Quello che spesso succede con le grandi imprese è che spesso prendono la tua idea e scappano via».

Ioncell, fibra di cellulosa 

La ricerca di materiali circolari si estende anche alla ricerca di fibre alternative alle microplastiche, particelle lunghe meno di 5 millimetri e derivanti dalla decomposizione della plastica e delle fibre tessili. I loro residui sono stati ritrovati negli organismi marini, umani e anche nell’acqua potabile. Soma_studiomilano ha affrontato l’argomento parlando di Ioncell, una fibra di cellulosa sviluppata dalle università di Helsinki e Aalto. Il processo di creazione della fibra utilizza il liquido ionico per dissolvere la cellulosa. Allo stato dissolto, la cellulosa può essere trasformata in fibra attraverso il processo di filatura dei polimeri a getto secco. Le uniche sostanze utilizzate nel processo sono acqua e liquido ionico, che sono riutilizzate nel procedimento in un ciclo chiuso. «Quando pensiamo all’industria fast fashion ci sono tante fibre sintetiche, che rilasciano microplastiche nell’acqua e questo sfortunatamente finisce negli oceani. Oggi vediamo anche tecnologie che fanno da filtro quindi non permettono all’acqua contaminata dalle microfibre di staccarsi», spiega Magalhaes. Oltre a nuove fibre sintetiche biodegradabili, Rik Makes suggerisce una possibilità al 100% circolare, derivante dagli scarti alimentari: «Dalle alghe e dai crostacei è possibile estrarre elementi per produrre una colla, una bioplastica». Si tratta della chitina e del chitosano, polimeri organici utili contenuti nelle corazze di insetti e crostacei utili per la fabbricazione del nuovo materiale bioplastico. Secondo l’associazione European Bioplastics le bioplastiche rappresentano solo l’1% della produzione totale di plastica (pari a 368 milioni di tonnellate prodotte ogni anno), con una capacità di produzione di 2.11 milioni di tonnellate nel 2020, prevista in crescita fino a 2,87 milioni di tonnellate nel 2025. 

Marlon Chiumento – Soma_studiomilano

Marlon Chiumento, designer industriale e co-fondatore di Soma_studiomilano. «Due settimane fa abbiamo parlato a una studentessa di design a Milano, sta ricercando il materiale di scarto della soia per creare nuovi materiali per sostituire la plastica. L’idea è ridurre i materiali di scarto ma capire cosa fare con i rifiuti che abbiamo già, cioè con le industrie che producono rifiuti inquinanti», Magalhaes chiude. 

Rik Makes 

Vuole continuare a sviluppare la sua idea di circolarità con Compostboard, ma lascia una suggestione per il futuro: «Sto pensando alle città verticali, cioè alla possibilità di risparmiare spazi per avere più verde intorno. Ci ho pensato guardando a Dubai. Se abbiamo un piccolo villaggio, potremmo concentrarlo tutto in questo spazio?».

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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