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Argilla, lana sarda e vetro di Murano: Studio Terre

Terre padane asciugate al sole, lana sarda e vetro di Murano: lo studio della terra autoctona, la valorizzazione del territorio nell’impegno di Studio Terre 

Nino, Jufà e Riccardo Brunetti: Studio Terre

Accettare l’imperfezione come si fa all’interno di una famiglia, iniziando ad amarla. Le crepe non sono difetti o poco autentico calco del kintsugi, pratica giapponese che riempie di polvere d’oro quelle che sembrano cicatrici preziose. Le venature percepibili al tatto, l’asimmetria e le consistenze diventano racconto della terra, nostalgia di casa e allo stesso tempo rimando di quello che Giovanni Verga chiamerebbe focolare domestico. Era per me una figura rettorica, buona per incorniciarvi gli effetti più miti e sereni, come il raggio di luna per baciare le chiome bionde; ma sorridevo allorquando sentivo dirmi che il fuoco del camino è quasi un amico […]. Abbandonando alla fiamma la cura di far circolare più caldo il mio sangue e di far battere più rapido il mio cuore; e incaricando le faville fuggenti, che folleggiano come farfalle innamorate, di tenermi gli occhi aperti, e di far errare capricciosamente dei pari i miei pensieri, Nedda – Giovanni Verga, 15 giugno 1874. La sensazione di benessere dovuta alla vicinanza con il calore del fuoco acceso e la percezione di sicurezza generata dall’entrare tra le mura di casa sono le stesse che hanno ispirato Nino – nome d’arte di Eva Noemi Marchetti, Jufà – Francesca Guarnone – e Riccardo Brunetti durante la pandemia. Ricreare quella suggestione con degli oggetti, rispettando l’origine della materia e la sua storia, il loro obiettivo. Studio Terre, lo studio d’arte sperimentale nato per raccontare e condividere questo desiderio.  

Cultura dello Slow Design

Creare nuovi oggetti oggi significa rispondere a un credo di sostenibilità e durabilità. Per questo il prodotto, soprattutto se domestico, deve rientrare in un’ottica circolare. Una materia perpetua che non può essere plastica ma che ritorna ai ritmi lenti del passato mediterraneo. Le solide composizioni di terra diventano contenitori di valori da condividere. Lo slow design è la filosofia di approccio dello studio d’arte sperimentale che non è nato nella capitale del design italiano ma fuori le sue porte, verso Pavia. «Avevamo necessità di cambiare vita. Non ci piaceva più la vita frenetica di Milano, la giornata era scandita dal lavoro e non c’era spazio per quello che ci rendeva felici. Oggi il laboratorio e la nostra casa si trovano a Trivolzio, in provincia di Pavia», racconta Riccardo Brunetti, co-founder di Studio Terre e compagno di Eva Noemi Marchetti, artista. Il cambio di vita e la scelta di guardare orizzonti diversi durante il giorno l’inizio che ha spinto al trasferimento. Ci sono due artisti: Eva Noemi Marchetti – in arte Nino – era junior designer per calzature da uomo da Prada. Galeotta la domanda sul futuro, «Come ti vedi fra dieci anni? Rispondendomi non trovavo felicità immaginandomi nella direzione in cui stavo andando. È stato un percorso, non una decisione affrettata. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata rendermi conto della mia progressiva intolleranza nei confronti delle dinamiche e degli ambienti della moda, detto più semplicemente, volevo tornare a qualcosa di più vero, che mi desse delle sensazioni positive, 2cercavo uno stile di vita e delle soddisfazioni più vicine ai miei ideali», racconta Marchetti. Francesca Guarnone, sua migliore amica – in arte Jufà – insegna scenografia alla Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) di Milano. La scelta di usare nomi d’arte maschili è casuale, il primo un soprannome mentre l’altro è un eroe della tradizione siciliana. La confusione riguardo alla loro identità è svelata dal ritratto in bianco e nero di Giovanni Gastel, realizzato per i Next Design 2021. 

Lampoon – materie prime: la ricerca sul territorio

Il concetto di slow design rimanda all’artigianato, alla ricerca di un saper fare autoctono, alle tipicità regionali e alle materie prime di un Paese che è la prima manifattura tessile del mondo ma che non ha materie prime proprie. Al momento solo roccaforti che tramandano un passato oggi quasi anacronistico o nuove realtà che cercano di recuperare gli stessi valori inserendoli nel contesto moderno. Da qui la scelta di selezionare terre lombarde, come le origini delle artiste. Le terre, cotte e crude, lombarde e non, la lana sarda, il vetro di Murano. Materie che sono per loro natura sostenibili ma che sono state influenzate dal cambiamento degli usi del tempo – con l’uso di colle, addensanti, coloranti, vernici o smalti chimici. «Usiamo solo materiale sostenibile, siamo orientati sulle argille lombarde in diverse sfaccettature o come nel caso dell’altro progetto più recente che stiamo portando avanti, abbiamo contattato aziende sarde che producono lana non tinta chimicamente. Abbiamo realizzato sedute in terra cruda», spiega Brunetti. «Di solito, l’argilla prevede una cottura ad alte temperature – ma in questo modo una forma di inquinamento la produci ottenendo calore, noi ci stiamo evolvendo cercando di generare meno impatto ambientale possibile. La terra si asciuga all’aria e la paglia le fa da collante. Non ci sono additivi». Anche la ricerca dei materiali ha richiesto tempo e pazienza. Per l’argilla rossa lombarda ad esempio: «ci riforniamo alla Fornace Curti di Milano, hanno una varia selezione di argille in diversi colori e anche argille autoctone lombarde». L’antica Fornace milanese ha una storia di tradizione secolare alle spalle che ha inizio nel 1400. In origine la bottega si trovava alle Colonne di San Lorenzo sul Naviglio dove oggi passa Via De Amicis: realizzò per volere di Bianca Maria Visconti, moglie dell’allora Duca di Milano Francesco Sforza, le formelle e i mattoni utilizzati nella costruzione dell’ospedale Maggiore Cà Granda. Le terre prodotte dalle generazioni della famiglia Curti (utilizzate anche nei restauri di chiese e palazzi lombardi come la Certosa di Pavia, S. Marco, S. Maria delle Grazie e molti altri) sono descritte come: «una miscela di argille padane», che sono poi impastate, laminate e suddivise in blocchi da venti chili pronte per essere lavorate. 

Terragena – Prodotti per l’edilizia sostenibile

La terra si lavora a mano, «c’è un desiderio di connessione alla terra, dall’argilla si estrapola il messaggio che si racchiude poi nella lavorazione finale», sottolinea Brunetti. Per quanto riguarda la ricerca di terra cruda – senza colle o additivi che rendano facile la manipolazione: «trovare un fornitore è stata un’impresa, poi siamo arrivati a Terragena, l’unica che è riuscita ad accontentarci». L’azienda di Rovigo è stata fondata nel 2010 con l’obiettivo di avviare una produzione di materiali per l’edilizia alternativi rispetto a quelli convenzionali e destinati alla bioedilizia con materie prime naturali. Queste le basi concrete su cui ha inizio il percorso di Studio Terre, il racconto basato su condivisione invece, si ritrova durante un viaggio nel sud Italia. ‘Ricerca del luogo unico, utopico’ la prima serie realizzata, «cercando di visualizzare uno spazio che potrebbe esistere nel nostro pensiero, un luogo di casa e protettivo. Imprimere queste sensazioni sui primi oggetti che abbiamo realizzato era il nostro desiderio. Sono oggetti ancora grezzi, imperfetti e pronti all’evoluzione», spiegano Nino e Jufà. 

Dopo un viaggio in Puglia nasce la serie ‘Ritorni’ dove oggetti di casa come piccole ciotole, vasi, vassoi e tazze richiamano alle origini calde mediterranee. Da questa seconda si innestano le radici della serie ‘Conserve’ che racchiude, «lo spirito di condivisione che cercavamo». Contenitori, vasi, giare ridimensionate fanno eco ai metodi di conservazione dei secoli passati. «Storicamente, chi non disponeva di una ghiacciaia, doveva organizzarsi conservando gli alimenti all’interno di giare in terracotta, alle volte con preparazioni in salamoia, sott’olio o sotto sale, per poi condividerlo in famiglia. Anche gli stessi nomi degli oggetti rimandano a questo, come la ‘Conserva Madre’ – più grande delle altre e quindi materna». Un ritorno ai metodi del passato da rivivere nella modernità, una rivalutazione del tempo attraverso l’approccio al materiale e all’inserimento di questo bene di valore nella quotidianità che si è dimenticata di quel sapore, di quel rispetto. «Quando io torno a casa e vedo il tavolino in terra ed il suo colore rustico, le conserve in argilla e le loro imperfezioni mi sento al sicuro, rilassato», continua Brunetti, «Non può succedere nulla se sei nel tuo nido». La parentela degli oggetti continua con la serie ‘Maxi’ dove tavolini, candelabri sottili e morbidi rimarcano questo concetto. «Siamo stati bombardati dal perfetto e dal bello assoluto che ora cerchiamo il contrario, lo stesso vale per gli oggetti. Dovremmo tornare alla consapevolezza dei nostri nonni, secondo cui, se un oggetto è scalfito o non è perfetto, non diventa automaticamente meno importante o meno pregiato, è il ricordo intrinseco ad esso che lo fa rivivere. Non si tratta di un’ode alla crepa, ma dell’accettazione consapevole e positiva dell’inesistenza della perfezione».

Studio Terre a Venezia

Il calore della terra può diventare vetro, meglio se di Murano. L’ultima sperimentazione di Studio Terre arriva fino a Venezia alla ricerca di una collaborazione con gli esperti artigiani del vetro di Murano. «Siamo rimasti affascinati dalla lavorazione del vetro soffiato e della sua manipolazione grazie al calore. A questo abbiamo aggiunto la polvere di terracotta – la nostra materia prima». Il risultato è un vetro ambrato che rimanda al colore della terra e ai suoi riflessi di luce: «abbiamo realizzato dei prototipi lisci e altri con delle inclusioni di terracotta all’interno o all’esterno che lasciano un profilo ruvido. L’idea è quella di mettere in conversazione materie prime totalmente diverse, vedere la loro interazione e il dialogo». L’intreccio di tradizioni e conoscenze artigiane si ritrova anche nel work in progress di Studio Terre. Un mosaico costruito su un telaio a mano sta prendendo forma tra fili di lana autoctona sarda. Per ogni famiglia e ogni casa esistono momenti, racconti e ricordi diversi. Per questo Studio Terre realizza oggetti personalizzati in base all’ambiente e allo spazio che dovrà occupare nel tempo.

Studio Terre al Fuori Salone Milano

Il mantra dello slow design di Studio Terre avrà spazio durante il Fuori Salone di Milano, una parentesi senza tempo all’interno del grande megafono del design internazionale. Alla domanda se non è un controsenso partecipare ad un evento così ‘milanocentrico’ – in termini di ritmo, storia e competizione – rischiando di essere un acquario nel mare, la risposta torna alla condivisione: «L’incipit del Fuori Salone quest’anno pone l’attenzione sullo studio e la cura per gli spazi dell’ abitare contemporaneo, invita ad unire le forze e stare insieme, per noi che siamo nati con questi principi può solo essere una buona occasione per dare spazio alle nostre conversazioni, augurandoci possano scuotere le coscienze di qualcuno».

Mariavittoria Zaglio

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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