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Collezionisti: storie di uomini che comprendono la civiltà

Artisti, banchieri, mecenati. Tra le cronache si ritrovano le storie delle collezioni: come si sono formate, tramandate, come sono custodite. Fino ai giorni nostri

Parigi: La famiglia André

Banchieri protestanti. A inizio Ottocento, dopo aver assistito al crollo degli affari a Genova, Dominique André si trasferisce a Parigi, e attraverso un matrimonio salda il legame con il socio in affari François Cottier – i Cottier, sempre banchieri protestanti: Ernest, il terzo figlio di Dominique, sposa Louise Mathilde, figlia di François. Nasce Édouard, nel 1833. È il loro unico figlio, unico erede di due fortune.

Édouard André-Jacquemart

Édouard André ama collezionare oggetti. Inizia con i bimbelot – soprammobili, piccoli pezzi di argenteria, gioielli, ceramiche, miniature, arazzi. I quadri – acquista paesaggi e idilli, Delacroix, i pittori orientalisti e della Scuola di Barbizon. Napoleone III lo chiama a partecipare all’Exposition Universelle del 1867, come organizzatore e finanziatore della sezione Belle Arti. Acquista un terreno sul neonato Boulevard Haussmann, e qui costruisce la sua residenza privata: un edificio dalle ispirazioni classiche, lavoro progettato da Henri Parent. Parent, lo stesso architetto di alcuni hotel particulier per le famiglie aristocratiche del Faubourg Saint-Germain, come l’Hôtel de Boisgelin, 47 rue de Varenne, per i duchi di Doudeauville e di Bisaccia. Sistema qui boiserie provenienti dal castello di Bercy e edifica una cappella, un giardino d’inverno, una sala da pranzo, stalle per 25 cavalli e sale per 8 carrozze, nonché uno scalone d’onore rivestito in marmo ispirato a quello di Versailles – oggi è la sede dell’ambasciata italiana. Arrivato secondo nella gara per l’assegnazione della costruzione dell’Opera di Parigi – la vinse Charles Garnier – Parent realizza una villa rialzata rispetta al livello stradale e con scalone a doppia elica che attira l’attenzione dei passanti. C’erano tutte le celebrità della moda, il ballo di André lascia il segno nella nostra epoca. Le pareti delle due aree d’ingresso, del guardaroba e della sala scomparivano sotto una cortina di viole e camelie. La doratura della doppia sala da ballo luccicava sotto le luci di mille candele, si legge sull’Illustration nel 1876, dopo la festa inaugurale della villa.

Nélie Jacquemart, pittrice

Édouard decide di farsi ritrarre in un dipinto. Lo commissiona a un’artista che già aveva lavorato per Duruy e Thiers. La pittrice è Nélie Jacquemart, nata nel 1841 da una famiglia di modeste origini. Dieci anni dopo, si sposano – si diceva, un matrimonio in bianco, ma felice. Marito e moglie, senza figli, non troppo mondani, vivono con e per la collezione soltanto, attirando le invidie degli art collector. Pittura, scultura, arti applicate riempiono gli ambienti della loro casa – poi museo – rimasti integri. Entrambi e insieme viaggiano: in Italia, in Medio Oriente – il Cairo, Luxor e Aswan, Beirut, Costantinopoli. Nélie seguita ad acquistare anche dopo il 1894, quando Édouard scompare – accusata di appropriazione indebita dell’eredità, vince nella causa contro i cugini del marito. Parte per un tour mondiale, arriva fino alle Indie, dove conosce i maharaja, e si dirige verso la Cina – ma torna di fretta a Parigi quando scopre da un telegramma che l’abbazia di Chaalis è in vendita. Vuole acquistarla. Nélie muore nel 1912.

David Bouguet, orologio in oro decorato con intarsi smaltati, Londra, 1635-40

La collezione André-Jacquemart

La collezione messa insieme da Édouard e Nélie è la maggiore raccolta rinascimentale italiana in Francia, dopo quella del Louvre – Botticelli, Uccello, Mantegna. Ci sono i fiamminghi – Rembrandt e Frans Hals –, la ritrattistica inglese di Reynolds e Gainsborough, il Grand Siècle francese di Coysevox, il Settecento di Boucher, Fragonard, Chardin, Canaletto, Guardi. Sullo scalone della villa-museo, gli affreschi del Tiepolo, staccati dalla Villa Contarini-Pisani di Mira, non lontano da Venezia, causarono un incidente diplomatico. Fedele al piano concordato con il marito, Nélie lasciò in eredità la villa e le sue collezioni all’Istituto di Francia come museo, che aprì al pubblico nel 1913. Il Musée Jacquemart-André è un museo privato situato al 158 Boulevard Haussmann nell’ottavo arrondissement di Parigi.

Parigi: Charles Eprhussi

Un’altra famiglia di banchieri, non protestanti ma ebrei. Charles Ephrussi – Swann nella mente di Proust quando inizia a scrivere la Recherche – nasce a Odessa, in Ucraina, nel 1849, da a una famiglia deve la propria fortuna al grano, e muore a Parigi il 30 settembre del 1905. Gli Eprhussi, qualcuno li definì i Rothschild d’Oriente – lo zio di Charles sposa Charlotte Béatrice de Rothschild nel 1883. Nella capitale francese giunge a ventitré anni e si installa in un nuovo hôtel particulier costruito dal padre all’81 rue de Monceau. 

Swann progetta di scrivere un saggio su Vermeer, Ephrussi scrive un saggio su Dürer. È la seconda metà dell’Ottocento, è il Secondo Impero: i casati ebraici stupiscono per il gusto opulento delle loro dimore parigine lungo le nuove arterie urbane volute da Haussmann. Charles frequenta i salotti della princesse Mathilde, di Madame Straus e Mme Lemaire. Si invaghisce di stampe giapponesi e il loro mondo sospeso: una passione che dilaga verso le lacche nipponiche e i netsuke e che si ritrova nel libro di Edmund De Waal The Hare with Amber Eyes – la sua ricerca e il suo potere d’acquisto sono tra i motori che danno il via alla moda, quasi una mania, delle Japonaiserie in Francia, facendo esplodere i commerci con Tokyo

Luncheon of the Boating Party di Renoir

Intorno al 1880 si interessa all’arte degli impressionisti: acquista circa quaranta opere di Monet, Manet, Degas, Renoir e Pissarro. È l’uomo con un cappello a cilindro che dà le spalle all’osservatore nel Renoir’s Luncheon of the Boating Party (Phillips Collection, Washington, D.C.) – l’opera che Proust attribuisce a Elstir e che nel romanzo fa parte della raccolta del duca de Guermantes. Il suo primo articolo per la Gazette des Beaux-Arts , di cui acquisirà parte del capitale e ne diventerà caporedattore, appare nel 1876 – primo di cinquantasette –, e come molta della sua produzione letteraria concerne il Rinascimento. In quegli anni dona tre opere al Louvre: una plaquette in bronzo post Moderno, La Mort d’Hippolyte di Jean-Baptiste Lemoyne, e una medaglia raffigurante Sigismondo Malatesta di Matteo de ‘Pasti. 

Commissiona a Manet un dipinto raffigurante un gruppo di asparagi – rimane così soddisfatto del dipinto che invece degli ottocento franchi pattuiti, ne paga a Manet mille. In cambio, il pittore gli fa recapitare, otto giorni dopo, una piccola tela con un singolo asparago firmato M, accompagnato da un messaggio: Penso che sia scivolato dallo stivale. Oggi, il dipinto è esposto al Musée d’Orsay di Parigi. L’affaire Dreyfus, in cui Charles assume una posizione di anti-colpevolista, gli costa l’esclusione dalla vita mondana, mentre l’antisemitismo esplode contro le ricche famiglie israelite. Non si sposa, non ha figli. Lascia gran parte dei suoi beni alla nipote Fanny Kann, moglie di Theodore Reinach.

New York: Pauline de Rothschild

Se gli Ephrussi erano definiti i Rothschild d’Oriente, Pauline Potter, nata a Passy nel 1908 e morta a Santa Barbara nel 1976, diviene Rothschild quando sposa il barone Philippe, membro della dinastia bancaria, pilota d’auto, sceneggiatore, produttore teatrale e cinematografico, poeta, nonché viticoltore.

Fashion designer e traduttrice di poesia elisabettiana e delle opere teatrali di Christopher Fry, Pauline discende da un variato mélange americano, e da Pocahontas. A New York, negli anni Trenta, lavora come personal shopper per ricchi socialite. Si trasferisce per un periodo in Europa – con il primo marito Charles Carroll Fulton Leser, restauratore d’arte alcolizzato e omosessuale, apre un negozio di scarpe a Maiorca. Lavora per Elsa Schiaparelli, poi, con l’amica Louise Macy, ex editrice di Harper’s Bazaar, apre a New York City Macy-Potter, una casa di moda che pur finanziata dal miliardario ex amante di Macy John Hay Whitney, ha vita breve. Pauline continua a disegnare – lavora per Marshall Field, la duchessa di Windsor, l’ereditiera Thelma Chrysler Foy, Gertrude Lawrence, Ina Claire. Dirige la divisione moda di Hattie Carnegie, che lascia per la Columbia Pictures. L’abito che disegna per Ruth Ford per lo spettacolo del 1946 di Jean-Paul Sartre No Exit è oggi nella collezione del Museum of the City di New York.

Pauline de Rothschild è nota per il magistero nel vestire e nel décor, più che per il collezionismo – lo testimoniano antiquari di vaglia quali i Kugel a Parigi. La sua cifra è una sorta di reinvenzione settecentesca che miscela una matrice Marie-Antoinette con inserti neoclassici americani – non a caso tra i suoi antenati c’è Thomas Jefferson, architetto dilettante, oltre che patriota e Presidente USA, che vive a lungo in Francia prima della Rivoluzione e costruisce Monticello, sua residenza a Charlottesville in stile palladiano. Metallo e astrazione su antichi papier-peint e chinoiserie Compagnie des Indes, rari arredi in acciaio di marca neoclassica prodotti a Tula, in Russia, durante il regno di Caterina II. Influenza i decoratori, tra cui la coppia Sills & Uniford, che negli anni Novanta ha ridefinito il suo purismo dai tocchi opulenti e dalla fragranza wasp.

Old Chairs, opera di digital photography di Klaus Bittne

Londra: Samuel e Elizabeth Courtauld 

Di fede protestante, la famiglia Courtauld aveva legami con la Francia: originaria dell’isola di Oléron, sulla costa atlantica, era emigrata a Londra alla fine del Seicento durante le guerre di religione. I suoi antenati orefici si erano specializzati nel settore tessile e avevano iniziato a produrre seta e crêpe inglese di seta nera per il lutto, campo in cui si erano affermati come leader mondiali dell’epoca. Nato nel 1876, terzo di sei figli, in gioventù Samuel lavorò come apprendista presso l’azienda di famiglia in Francia. L’impresa Courtauld aveva saputo sviluppare e commercializzare il rayon da cui nasceva la viscosa, la fibra sintetica ed economica che apparve sul mercato come la ‘seta artificiale’. Agli inizi del secolo scorso, lo sviluppo della viscosa si intensificò, vendendo in tutto il mondo – Samuel ne fu direttore generale dell’azienda famigliare dal 1908, presidente dal 1921 al 1946 quando morì. 

Samuel Courtauld si lasciò ispirare dal motto ‘l’arte per tutti’–, insieme alla moglie Elizabeth fu uno dei filantropi britannici che fece scoprire l’arte francese. Nel 1901, fu un viaggio in Italia a svegliarlo dal torpore. La sua carriera di collezionista iniziò nel 1922, dopo aver visto due mostre sugli impressionisti francesi organizzate a Londra: la collezione Hugh Lane alla Tate Gallery, nel 1917, e la mostra allestita al Burlington Fine Arts Club. Osservando un quadro di Cézanne, Courtauld dichiarò: «In quel momento, ho sentito la magia. La stessa magia che poi ho provato per tutto il mio lavoro». Fu Elizabeth a esortarlo ad acquistare le prime due tele, Il palco di Renoir (1874), e Il bar delle Folies-Bergère, l’ultimo lavoro di Manet (1881-1882). Elizabeth rifiutava l’atteggiamento degli osservatori, per i quali la cultura è un’attività. L’arte rappresentava un modo di avvicinare le nazioni e gli individui senza farsi condizionare da questioni politiche. 

La residenza londinese dei Courtauld

Divenne la vetrina delle belle arti. Nel 1927 Elizabeth, nota con il diminutivo di ‘Lil’, invitò il pianista e compositore austriaco Artur Schnabel a tenere un recital nella loro residenza, Home House. Un evento che segnò l’inizio di un’amicizia. Su consiglio di Schnabel, Elizabeth concepì i Concert Club. Sir Malcolm Watts Sargent, futuro padrino e direttore d’orchestra dell’iniziativa, creò la nuova London Philarmonic, che accompagnò Bruno Walter, Otto Klemperer e Stravinsky. Questa serie di concerti diede la possibilità a studenti, membri delle classi meno abbienti di asssitere ai concerti. 

I quadri della collezione Courtauld erano appesi alle pareti dei saloni della Home House: un palazzo risalente all’epoca di Giorgio III, ancora intatto, costruito e decorato dall’architetto Robert Adam nel 1764. Virginia Woolf si lamentò che, in una delle feste organizzate da Samuel e Lil, il suo compagno era troppo distratto dai Cézanne per flirtare con lei. Nel tempo, la collezione si arricchì di opere – Nevermore di Gauguin (1897), il noto nudo tahitiano, e l’Autoritratto con orecchio bendato di Van Gogh (1889). I Courtauld riunirono il numero più alto di opere di Cézanne nel Regno Unito, tra cui La montagna Sainte-Victoire con grande pino (1887) e una delle cinque versioni dei Giocatori di carte (1890-1895), rivestendo un ruolo nel riconoscimento di Cézanne sulla scena inglese. Samuel Courtauld partecipò alla creazione, nel 1923, di un fondo destinato a promuovere l’acquisizione di quadri impressionisti e post-impressionisti da parte della National Gallery con cinquantamila sterline. Nel 1931, la morte della moglie Elizabeth segnò la fine della sua attività di collezionista. Il Courtauld Institute of Art fondato nel 1932 continua a essere un centro di studi. Samuel Courtauld fu nominato Cavaliere della Legion d’onore nel 1933. 

La collection Courtauld. Une vision pour l’impressionisme
Una mostra alla Courtauld Gallery è stata sostenuta dalla fondazione Louis Vuitton – La collection Courtauld. Une vision pour l’impressionisme (2018), rassegna della collezione radunata dall’industriale Samuel Courtauld e oggi conservata nella galleria di Londra

Matteo Mammoli

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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