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Mattia Abdu sul centro di Milano: richiede cura e ascolto

Il racconto di una città inizia dal centro, specchio e punto di partenza per capirne lo spirito, la storia e i problemi. A colloquio con Mattia Abdu, presidente del Municipio 1 

Lampoon: Mattia Abdu, presidente del Municipio 1

«Sono figlio di commercianti, mia mamma ha avuto fino agli anni Ottanta una merceria dove ha iniziato a lavorare da giovanissima, non era ancora maggiorenne». Mattia Abdu è un volto noto in corso Garibaldi, nel pieno della Milano rinnovata, ma non solo per la gelateria, attività di famiglia dal 1996: alle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021, l’urbanista e imprenditore – in politica dagli anni del Politecnico –  ha vinto la partita per la presidenza del Municipio 1, per la coalizione di centrosinistra.

«Ho vinto con il 62,5%, circa seimila elettori in più hanno scelto il centrosinistra rispetto al 2016 in centro, un risultato oltre la mia attesa. Mi hanno comunicato alla fine di luglio che ero il candidato presidente. Ho passato agosto a Milano, per la campagna lampo, una campagna molto diversa, segnata dal covid e dalla presenza sui social, che 5 anni fa non venivano utilizzati in questo modo. Sono molto cambiati gli stilemi della campagna elettorale, in un territorio particolare come il Municipio 1».

Il Municipio 1 di Milano: il centro storico secondo Mattia Abdu

È una delle nove circoscrizioni di Milano delimitato dalle sei antiche porte di accesso che comprende quartieri come Duomo, Ticinese, Giardini di porta Venezia e Pagano. «Il Municipio è l’istituzione di prossimità per eccellenza. Alcuni cittadini segnalano problemi di manutenzione stradale, come è successo recentemente per via Torino dove alcuni cittadini ci hanno segnalato problemi nella percorribilità dei marciapiedi»

La zona 1 è uno spazio eterogeneo, generalmente riconosciuto come la zona benestante, ma nei racconti di Abdu questi contorni diventano meno decisi perché il Municipio deve affrontare tutti i problemi della città, dall’alloggio per le persone senza fissa dimora fino alla lotta contro la povertà, passando per la ‘movida’. «Abbiamo deciso di ospitare le riunioni del tavolo della povertà. C’è la voglia degli operatori culturali come il Carcano e il Litta che vogliono proporre progetti di apertura al proprio quartiere. C’è il tema dell’edilizia scolastica, abbiamo un patrimonio demaniale e scolastico con problemi di vetustà grave. L’edilizia del Municipio 1 deve essere realizzata con tutte le accortezze».

Un altro tema per lo sviluppo di Milano è la povertà, cui Abdu ha dedicato gran parte della sua campagna elettorale. «Nella storia di Milano il tram è il mezzo iconico e simbolico per l’accessibilità e la sostenibilità. Ho immaginato le mie proposte per il Municipio non solo come riqualificazioni di strade o progetti culturali ma anche occasioni per fare il punto su questioni problematiche di cui parlare. Ho cercato di realizzare qualcosa che convincesse me, prima di convincere gli altri».

Lampoon, Mattia Abdu, Tram Campari, Milano
Il tram Campari, una delle prime vetture tramviarie del 1896 per il centro storico di Milano

Mattia Abdu: la carriera politica

La passione politica di Abdu è nata in famiglia, con il ruolo della madre nelle associazioni di commercianti di Corso Garibaldi. «Mia madre è stata dal 1997 fino al 2003 presidente dell’associazione. Da lei ho ereditato anche la visione di cosa significa stare ‘per strada’ in senso buono. Il tema del piccolo commercio, del negozio di prossimità, di stare in comunità. Un commercio che è fatto non solo di negozi in franchising ma anche di rapporti con il territorio e con lo stare in comunità».

Il pensiero di Abdu ritorna ancora alla madre: «Questo tipo di lente con cui osservi la realtà cerchi di riportarlo in ambito politico. Mia mamma mi ha spinto a conoscere le istituzioni – in quel periodo frequentava il Consiglio di zona – e per questo ho ricevuto un credito di fiducia anche dai consiglieri di centrodestra, per l’impegno nell’istituzione di mia madre. Corso Garibaldi era una strada popolare, che è stata trasformata in ztl nei primi anni 2000. Un percorso che ha creato non poche polemiche. Sono stati anni di passione dal punto di vista del rapporto tra territorio e istituzioni che io ho respirato di conseguenza negli anni in cui facevo l’università».

L’inizio dell’attività politica di Abdu risale agli anni del Politecnico, «anzi al liceo! Sono sempre dell’idea che non basta lamentarsi dei problemi. Se il sistema non mi soddisfa cerco di trasformarlo», esclama il presidente della zona 1. «Quando ho iniziato l’università nel 2000/2001 entrava in vigore la riforma Berlinguer, che ha stravolto il funzionamento dell’Università. Per questo motivo mi sono avvicinato a un gruppo studentesco – Terna sinistrorsa – un circolo della sinistra giovanile».

Nel 2006 inizia l’avventura politica vera e propria con la candidatura al consiglio di zona nella lista dell’Ulivo. Dopo 5 anni all’opposizione e 5 anni in maggioranza con l’avvocato Pisapia a Palazzo Marino, i Consigli di zona diventano Municipi e Abdu diventa assessore all’urbanistica, mobilità e commercio del Municipio 1. «Ho studiato pianificazione territoriale, questo dà uno sguardo sulla città come sistema complesso, che include le sue caratteristiche sociali. Ho avuto poi la fortuna di arrivare per gradi alla presidenza attraverso l’opposizione e come militante del Pd».

La famiglia di Mattia Abdu

La famiglia Abdu ha vissuto il ‘sogno milanese’, la possibilità che la città ha offerto a tutti negli anni del boom economico: «Nel 1983, i miei genitori sono riusciti ad assecondare il sogno di mio padre: costruire un’attività commerciale e una vita a Milano ovvero non essere solo dipendente ma diventare padrone della propria vita aprendo un ristorante. Questo è andato avanti fino al ’96, anno in cui hanno deciso di cambiare e aprire la gelateria, poi nel 2013 mia mamma è mancata e io lavoro tuttora con mio padre. Anche se da settembre è iniziato l’impegno full time con il Municipio».

«Mio papà è arrivato in Italia nel 1976 dall’Egitto, e ha iniziato a lavorare nella ristorazione. Aveva lasciato un mondo più complicato nella speranza di ritagliarsi una vita con maggiori possibilità. Mi viene raccontato che l’idea di aprire un ristorante non si è costruita da sola, era un progetto con tanti amici e una comunità che ha contribuito ad aiutare i miei genitori ad aprire il ristorante. Una sorta di crowdfunding, una rete di sicurezza». I tempi sono cambiati, a Milano come altrove, le opportunità si sono ridotte e il volto della città non è solo migliorato. L’ultimo rapporto Censis – pubblicato nel dicembre 2021 – racconta il sistema di welfare italiano e tra le famiglie cadute in povertà assoluta durante il primo anno di pandemia, il 65% risiede nel Nord Italia. 

Il volto di Milano è cambiato con la pandemia, ma le sue fragilità spesso sono nascoste dalle mura invisibili che separano il centro dalla periferia, non solo quella geografica come sottolinea il presidente Abdu: «Oggi c’è più diffidenza da parte delle persone, perché il centro non è più quello popolare di una volta ma è gentrificato. Anche la trasformazione della città rischia di vanificare i rapporti sociali. Mi piacerebbe che questa città ancora offrisse queste possibilità. Mi piace pensare che un’amministrazione di sinistra contribuisca a creare queste condizioni. Certo, forse oggi si deve occupare di più dei quartieri esterni. Ci vorrebbe l’ascensore sociale, cioè la possibilità di non essere legato a vita al contesto in cui si è nati».

Municipio 1 di Milano

Il municipio 1 comprende i seguenti quartieri: Duomo, Brera, Vigentina (viale Beatrice d’Este), Ticinese, Guastalla, Magenta-San Vittore, Parco Sempione, Giardini Porta Venezia, Pagano e Sarpi. Il centro storico di Milano era anticamente suddiviso in sei sestieri: il sestiere di Porta Comasina, il sestiere di Porta Nuova, il sestiere di Porta Orientale, il sestiere di Porta Romana, il sestiere di Porta Ticinese e il sestiere di Porta Vercellina. Ogni sestiere era poi a sua volta diviso in cinque contrade.

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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