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Stefano Boeri e Brunello Cucinelli: che la civiltà rinasca dal borgo

La Solomeo di Cucinelli e la teoria dell’arcipelago di Boeri, sono due modelli per la città del domani

La città a 15 minuti

Non si tratta più di un’utopia ma di un’esigenza – così come il verde pubblico per le strade. I borghi e le piccole cittadine fuori dalle metropoli sono oggetto di invidia. Barcellona, Parigi, Milano. Architetti, urbanisti e intellettuali sono intervenuti sul tema e hanno concluso che non è sufficiente modificare la città, ma occorre anche modificare il modo di fruirne. Stefano Boeri ne ha discusso con Brunello Cucinelli in occasione dell’appuntamento I sette messaggeri – Dialoghi sul nuovo inizio – assieme a loro anche Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami, Michela Cella, professore associato di Economia Politica presso l’Università di Milano Bicocca e Gianni Maimeri, presidente della Fondazione Maimeri. L’incontro è avvenuto a settembre, nei giardini della Triennale. 

Brunello Cucinelli, Stefano Boeri

Un borgo e un arcipelago sono i due modelli proposti da Cucinelli e Boeri per il futuro della civiltà. Tutto parte da una presa di consapevolezza: in questa città ideale torna in campo l’anima delle persone, ci si sente autorizzati allo svago e all’ozio. Il lavoro non è l’unico elemento attorno al quale ruota la nostra vita. Le città non sono più ammassi di atomi indipendenti e sconosciuti, ma interagiscono. La conoscenza e i rapporti umani sono alla base della quotidianità. Per Brunello Cucinelli, il modello è quello applicato nella sua Solomeo, Il borgo dello Spirito, fondato in epoca medievale in provincia di Perugia, con circa quattrocento abitanti. Cucinelli è nato e cresciuto qui, in una famiglia numerosa. La spinta iniziale arrivò da suo padre: vederlo tornare a casa la sera stanco e frustrato a causa del trattamento subito al lavoro lo ha portato a riflettere sulle condizioni ideali di un impiego: al centro la dignità dei dipendenti – un clima sereno migliora anche la produzione. Quando decise di aprire la sua impresa producendo maglieria in cachemire, scelse di stabilire l’orario di lavoro dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio. «Lo diceva anche San Benedetto: c’è un momento per pregare e uno per lavorare. Con lo smartworking si lavora da casa, ma si è connessi anche la sera, il sabato e la domenica – è dannoso per l’uomo perché l’animo si appesantisce. Abbiamo bisogno dell’ozio. Ci sono aziende che decidono di non mettere finestre nelle stanze dove si trovano i dipendenti. Sembra potesse accadere al massimo negli anni Sessanta, invece succede ancora. Hanno dei lucernai sul soffitto, perché con la finestra a disposizione le persone si distraggono, perdono tempo e non lavorano»

Il sogno di Solomeo 

Con il riposo e la bellezza, il lavoro perde la sua natura di imposizione e diventa piacevole, basato sul rispetto e la misura. L’essere umano è più creativo in un ambiente dove tutto è in armonia con il creato, scrive Brunello Cucinelli nel libro Il sogno di Solomeo, un’autobiografia dell’imprenditore pubblicata nel 2018 che raccoglie la sua filosofia, il racconto dei suoi esordi, i ricordi della sua infanzia e i principi che hanno guidato la creazione dell’impresa che porta il suo nome. Sognavo una forma di capitalismo contemporaneo con radici antiche, dove il profitto non comportasse danno o offesa a persone né a cose, e parte dello stesso andasse per ogni iniziativa in grado di migliorare la condizione della vita umana. 

L’umanesimo di Cucinelli

Non si applica solo alla fabbrica: con luogo di lavoro, egli intende l’ecosistema nel quale l’azienda è inserita. Alle strade e alla piazza di Solomeo Cucinelli lega i suoi ricordi felici. «Quando Jeff Bezos, il è venuto a casa mia, gli chiesi dove si trovasse la sua anima – ha spiegato Cucinelli nel corso dell’incontro nei giardini della Triennale –, mi rispose: in Texas, dove sono nato e cresciuto. Ora vive a Seattle. Quando gli chiesi cosa avesse fatto per la sua città attuale – Seattle – non ha saputo rispondere. Mi ha detto che voleva andare sulla luna. Puoi anche andare sulla luna, ma quella rimane la tua città. Lavorare diciotto ore al giorno non può bastarci a essere felici». Il borgo per Cucinelli rappresenta un luogo dove la povertà emotiva, culturale ed economica non esiste. «Camminando con Jeff Bezos per il borgo, ci passò accanto un uomo che trainava un carretto di pesche. Si fermò e ce ne diede una. Bezos fu sorpreso. È normale in un piccolo centro. Ogni essere umano dovrebbe vivere – se possibile – dove è nato e dove ha vissuto. Lì risiede la sua anima».  

Boeri e l’arcipelago

Il borgo può sussistere anche in una metropoli. Stefano Boeri ha introdotto il concetto dell’arcipelago, con una riflessione che parte dai paesi e dal modo in cui questi possano interagire con i centri urbani. Dopo questo periodo di pandemia, si riscopriranno i borghi. Gli abitanti delle metropoli non scapperanno dalle città, ma al a sentiranno l’esigenza di viverle in modo diverso. Il sistema dei mezzi pubblici va ripensato, così come la distribuzione dei servizi. Ogni quartiere dovrà avere a disposizione nel giro di 15 minuti una scuola, un centro culturale, un alimentare, un centro medico. La percezione dello spazio cambia a seconda dei mezzi che si utilizzano in quel lasso di tempo, dalla camminata ai mezzi pubblici, alla bicicletta. «Quando parlo di arcipelago non faccio riferimento a un sentimento nostalgico», – ha spiegato l’architetto durante un’intervista video a Repubblica. «Credo nell’esigenza di vivere le città evitando fenomeni di congestione e di migliorare la qualità della vita, anche a partire dal bisogno di non sentirsi più soli». I piccoli centri dovrebbero essere un’appendice, una parte della città ad essa collegata. Prendersi cura del borgo e della campagna circostante le città è sempre stato considerato un investimento poco vantaggioso. Per questo i borghi tendono a spopolarsi e le città a sovraffollarsi.

Brunello Cucinelli, Il sogno di Solomeo, Feltrinelli

Valeria Sforzini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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