Lampoon Magazine Macte
TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
Twitter

Dialogo tra un collezionista anonimo e Caterina Riva, Macte 

Il collezionista che ha deciso di concedere in prestito le opere della sua collezione privata per realizzare L’ESCA, ha assistito a diverse edizioni del Premio Termoli

Il MACTE e il Premio Termoli: il rapporto con la città e la sua storia

Nel 1955 è stato istituito il Premio Termoli. Si tratta di un riconoscimento annuale, la cui sessantaduesima edizione si è tenuta all’interno del MACTE, che richiama nella città di provincia molisana artisti, critici e appassionati d’arte. È con le opere acquisite tramite il Premio Termoli che è stata costituita la collezione permanente del Museo di Arte Contemporanea, che ne raccoglie circa cinquecento. La Fondazione Macte nasce dalla collaborazione tra il Comune di Termoli e un socio privato molisano, la Emi Holding S.p.A, e nel 2019 ha fondato il Museo con l’obiettivo di dare un punto di riferimento e una continuità alla storia del premio Termoli.

Il collezionista che ha deciso di concedere in prestito le opere della sua collezione privata per realizzare L’ESCA, ha assistito a diverse edizioni del Premio Termoli, ed è grazie a quest’ultimo che è entrato in contatto con il MACTE. «Abbiamo iniziato a parlare di mostre, artisti e del Premio Termoli spiega Riva – mi ha raccontato che durante un’edizione del Premio, ha avuto la possibilità di vedere dal vivo per la prima volta Mario Schifano. Questo episodio ha trasformato il suo interesse per l’arte in un lavoro, che si è poi consolidato anche attraverso il rapporto con altre città, e gli ha permesso di creare una collezione che prosegue da quarant’anni»

Il panorama artistico italiano degli anni Novanta

In merito al legame che unisce il collezionista e il MACTE con la città di Termoli, l’idea della mostra è nata da una corrispondenza d’intenti. «Abbiamo ricercato la possibilità di un contatto tra il percorso del museo e quello della collezione privata e abbiamo focalizzato l’attenzione sugli artisti emersi nel corso degli anni Novanta. Una decade in cui le acquisizioni del Premio Termoli non annoverano opere conosciute. Il premio aveva assunto una dimensione più locale, e i nomi che hanno segnato il panorama dell’arte di quel periodo non ne hanno fatto parte».

La parte della collezione permanente a cui appartengono le opere più significative è ascrivibile agli anni Sessanta e Settanta. La direttrice ci spiega che «all’epoca il Premio Termoli acquisiva opere di artisti emergenti che con il tempo sono diventati molto famosi nella storia dell’arte, come ad esempio Mario Schifano e Carla Accardi. Abbiamo poche opere che rappresentino quel cambio di registro nell’arte che ritroviamo nell’epoca degli anni Novanta, e che è riconoscibile nelle opere degli artisti selezionati per L’ESCA. L’intento dell’esposizione è quello di mostrare al pubblico del Museo cosa è accaduto in quegli anni, come gli artisti abbiano abbandonato la pittura e la scultura tradizionali per inventare un nuovo modo di fare arte, moltiplicando i suoi linguaggi».

Bank Swiss Bank opera di Mario Dellavedova
Bank Swiss Bank, opera di Mario Dellavedova

Svelare le relazioni tra il collezionista e l’artista

«Invece di spiegare le opere da un punto di vista storico-artistico, abbiamo pensato di raccontare al visitatore alcuni aneddoti sulle opere che coinvolgono artista e collezionista. Sono le sue parole a spiegare come si mette in moto il processo di raccolta e acquisizione, attraverso un’audioguida attivabile con un QR code. Questo processo non è sempre immediato, non basta vedere un’opera e decidere di comprarla. A volte poteva capitare che alcune opere non fossero disponibili per essere acquistate, ma poteva anche succedere che dopo qualche tempo l’artista avesse bisogno di soldi e quindi accettasse di vendere i propri lavori, oppure la galleria cedeva ad un accordo vantaggioso».

Prosegue Riva: «Maurizio Cattelan, ad esempio, è presente nell’esposizione con una serie di cartoline di scuse inviate al collezionista da New York, dopo che quest’ultimo si era impegnato per aiutare finanziariamente l’artista nella realizzazione di un’opera. In quegli anni non esistevano i cellulari, ed è probabile che Cattelan avesse tentato di contattare il collezionista a casa, al telefono fisso. Non riuscendo a trovare lui e nessun altro della famiglia, aveva potuto parlare solo con la tata dei figli, che non era italiana e non capiva molto bene la lingua. Il messaggio dell’artista non è mai arrivato a destinazione, e Cattelan ha dovuto vendere l’opera ad altri acquirenti, pensando che l’uomo non fosse più interessato ad acquistarla».

Gli artisti di L’ESCA

L’ESCA si compone di una trentina di opere. Tra gli artisti vi sono Mario Airò, Stefano Arienti, Monica Bonvicini, Maurizio Cattelan, Miltos Manetas, Eva Marisaldi, Liliana Moro,Paola Pivi, Alessandra Tesi, Vedovamazzei, Luca Vitone e Sislej Xhafa. Accanto a questi, Caterina Riva ha deciso di accostare alcune opere selezionate dalla collezione permanente del Museo di Arte Contemporanea, come quelle di Nicola Carrino, Antonio Calderara, Dadamaino e Lea Contestabile.

Il leitmotiv tra le personalità che fanno parte di questa esposizione, è il gioco con i linguaggi tipici dell’arte, abbandonando i materiali e le tecniche tradizionali per favorirne di nuovi. Per spiegarcelo, Caterina Riva riporta un esempio: «prendiamo le due opere di Stefano Arienti presenti alla mostra, che rappresentano dei paesaggi realizzati con il silicone. Arienti gioca con il materiale e la sua trasparenza nel realizzare uno dei soggetti più rappresentati nella storia dell’arte. Porta sul piano dell’opera d’arte il silicone, che normalmente viene impiegato per altri scopi della vita quotidiana e così facendo stupisce lo spettatore, che sarà portato a pensare di avere davanti un materiale prezioso e solo in un secondo momento si renderà conto che si tratta di silicone. Arienti chiede al pubblico di adottare un atteggiamento partecipativo di fronte alle sue opere, di imparare a osservare».

Caterina Riva racconta la mostra L’Esca

«Queste opere vogliono restituire una visione della realtà che è sarcastica e dissacratoria». Il dittico di Vedovamazzei rappresenta da una parte una scena bucolica, e accanto lo stesso paesaggio, realizzato con la stessa tecnica ad acquerello, ma immortalato come se avesse subito un incendio. «L’incendio ha devastato tutto: ha scarnificato una coppietta che si stava baciando, ha bruciacchiato un uccellino su un ramo. L’effetto che ne deriva è grottesco e ironico, ricorda quasi la situazione di un cartoon». È sempre di Vedovamazzei la tela Casa Rosada, che fa parte di una serie di opere in cui l’artista ha voluto rappresentare le case di dittatori e criminali, costruite in vari luoghi esotici del mondo. In mezzo al mare sopra un’isola, si vede la Casa Rosada (nome della proprietà del presidente argentino), che è stata realizzata con una Big Babol attaccata alla tela. 

Sono presenti per L’ESCA anche la serie di piatti smaltati di Mario Dellavedova – le cui lettere incise sopra compongono la parola narcissum – e una ceramica di colore bianco e rosso, con una croce che rappresenta la bandiera svizzera e la scritta bank swiss bank. «Si tratta di un gioco di parole che vuole richiamare il detto ‘home sweet home’, ma che può mettere in moto una serie di riflessioni di tipo finanziario ed economico, specialmente se lo si analizza in relazione al lavoro del collezionista d’arte. Queste opere sono da considerarsi innovative anche perché gli artisti vogliono riflettere su tematiche politiche e sociali, e far riflettere a loro volta gli spettatori.

Al fulcro dell’esposizione resta la volontà di coinvolgere il pubblico di L’ESCA portandolo a conoscere una realtà più ampia di quella presente nella collezione del MACTE, svelandogli i retroscena della compravendita nel mondo dell’arte, e permettendogli di riflettere sulla concezione di opera d’arte».

Caterina Riva

Curatrice con esperienza internazionale (ha lavorato in Inghilterra, Nuova Zelanda e Singapore), Caterina Riva è direttrice del MACTE da settembre del 2020. Nel 2022 è stata nominata per entrare a far parte del Consiglio Direttivo di AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.

Giulia Crippa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
Twitter