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Parco rurale di Anaga, una riserva mondiale della biosfera

La convivenza tra l’uomo e una foresta di allori di nove milioni di anni, la lurisilva nel Parco rurale di Anaga. Depredata dai conquistadores spagnoli, è oggi conservata da enti internazionali

Foresta di alloro: storia ed evoluzione

La laurisilva – o foresta di alloro – è un bosco di tipo fossile. Tra i cinquanta e i venti milioni di anni fa ricopriva gran parte delle zone umide e temperate della terra. Si estendeva lungo la linea subtropicale del pianeta, dalle Americhe all’estremo oriente – Europa meridionale compresa. Il clima era diverso rispetto a quello cui siamo abituati oggi. Con il raffreddamento climatico e le glaciazioni le foreste di alloro iniziarono a muoversi verso sud. Alle latitudini tropicali del pianeta e lungo le coste nord africane, che nello stesso periodo cominciarono a seccarsi e a formare quello che sarebbe diventato il deserto del Sahara.

Fu così che la laurisilva scomparve quasi del tutto. Ad eccezione di alcune zone isolate dove le temperature rigide provocate dalla glaciazione non riuscirono ad arrivare. Una di queste è quella della Macaronesia, nome comune di una zona est-atlantica formata da cinque arcipelaghi: Azzorre, Canarie, Madeira, Capo Verde, Isole Selvagge. Le foreste di allori meglio mantenute si trovano in quelli delle Azzorre, delle Canarie e di Madeira.

Laurisilva di Madeira

L’arcipelago delle Isole Canarie conserva ancora oggi migliaia di ettari di laurisilva, divisi tra le isole di La Gomera. Questa ospita una delle foreste di allori più ampie al mondo. 3.984 ettari circa –, di La Palma – divenuta riserva mondiale della Biosfera nel 1983 –, e di Tenirife – sulla quale nasce il Parco rurale di Anaga. Situato sulla punta estrema a nord-est dell’isola, il parco rurale di Anaga occupa in totale 48.727 ettari. Ha un’età stimata tra i sette e nove milioni di anni. Oltre alla foresta di alloro, è formato da zone costiere di stampo desertico più che tropicale, dove possiamo trovare vari tipi di cardon e tabaibas; mentre nelle zone centrali crescono ginepri, palme e alberi del drago. Ciò gli ha consentito di essere considerato il luogo con la maggiore biodiversità d’Europa. Oltre a ottenere il metro quadro con la maggiore biodiversità d’Europa nella zona di Croce del Carmen.

Il parco è stato dichiarato riserva mondiale della biosfera il 9 giugno 2015. All’interno si trova una delle foreste di lauirislva meglio conservata dei giorni nostri. La formazione di roccia basaltica sulla quale si erge è la parte più antica di Tenerife. Questo punto dell’isola è caratterizzato da un clima umido e temperato. In assenza di una vera e propria stagione secca, riesce a mantenersi sempre più o meno costante. L’altitudine – il punto massimo è di 1024 metri sul livello del mare – è stata suddivisa dagli esperti del parco in tre strati differenti. Ognuno di essi presenta specie e particolarità distinte.

Il primo strato è la cresta

Rimane nella parte alta della foresta. Qui si trovano soprattutto erica arborea – un arbusto usato in passato per creare mobili o utensili o come medicinale per regolare il colesterolo e diminuire il gonfiore delle punture di insetti – e l’acebino – una pianta endemica della Macaronesia, che cresce soprattutto nelle zone degradate della foresta e che aiuta al processo di riforestazione naturale. Il secondo strato è quello della ladera: occupa le altitudini intermedie, ed è una zona caratterizzata da dirupi alti centinaia di metri.

Qui ci sono piante che riescono a crescere in ambienti ostili, come il tasso – tejo in spagnolo. Un arbusto che cresce sulle creste dei dirupi, endemico delle isole Canarie e che può germogliare solo se la luce del sole riesce a illuminare il suolo da cui nasce. Anche alcuni tipi di vitigni possono essere coltivati tra le rocce dei dirupi della laurisilva del parco di Anaga, ma la maggior parte di essi sono stati piantati dall’uomo a causa della sussistenza e dell’obbligo che imperarono i conquistatori spagnoli quando suddivisero le terre dell’isola.

Da qualsiasi appezzamento di terra si era costretti a produrre un bene per la comunità: per questo si iniziò a coltivare vigneti anche in aree ostili all’uomo e alla vigna come dei dirupi rocciosi, dove la superficie sulla quale si piantavano le piante conteneva pochissimo spazio (a partire dalla terra stessa). Questo fenomeno è ancora visibile in alcune zone della foresta, come Taganana, dove c’è un’azienda vitivinicola che produce il vino Taganan. Qui spuntano vigneti attaccati a pareti rocciose ripidissime.  Il terzo strato è la Vaguada: questo occupa la parte più bassa e più fitta della foresta (intorno ai 400 metri s.l.m.).

È formato prevalentemente da alberi di alloro, dal tiglio e dal vinatigo (endemico della Macaronesia e parte del simbolo della bandiera dell’isola di La Gomera, i suoi frutti sono tossici per quasi tutte le specie che vivono nella foresta, ad eccezione di alcuni tipi di colombe); comprende anche tigli, eriche, lecci e faggi.

Carmen Garcia de la Cruz – Centro Visitantes del Parco Rurale di Anaga

Senza gli alisei questa foresta non esisterebbe. Questi vènti trasportano le nuvole che si immergono quotidianamente tra le fronde degli alberi e permettono a tutto l’ecosistema di vivere. Carmen Garcia de la Cruz, un’esperta di laurisilva e gestrice del Centro Visitantes del Parco Rurale di Anaga, da anni studia la biodiversità della foresta, la sua provenienza e le sue dirette conseguenze sulla natura. «Ci sono circa venti specie di alberi che compongono la foresta del Parco rurale di Anaga», racconta, «e oltre a crescere in tre strati di altitudine diverse, essi si differenziano a seconda della quantità di luce che pretendono o dell’umidità di cui devono disporre. Sono gli alisei che, spingendo nuvole cariche d’acqua – chiamate anche ‘mare di nuvole’ – annebbiano la foresta permettendo a essa di mantenersi e di svilupparsi da sola.

La quantità d’acqua che si crea dalla rugiada sulle foglie degli alberi rilasciata dalle nuvole è più del doppio di quella raccolta dalle piogge (esistono gallerie sotterranee naturali fondamentali per la raccolta di acqua per la popolazione dell’isola). Questo ha creato un sottobosco fitto di felci, muschi, licheni sempre bagnato, nel quale vivono centinaia di specie di insetti differenti e germogliano ogni giorno nuovi alberi e nuovi arbusti che andranno a ripopolare la foresta nel futuro prossimo. È questo che permette la continua riforestazione della laurisilva di Anaga. Senza gli alisei le nuvole non arriverebbero, e senza le nuvole la laurisilva scomparirebbe».

L’impatto dell’uomo sulle foreste

Oltre a dedicarsi al mantenimento biologico, Carmen cerca anche di contenere al minimo l’impatto umano in questo ecosistema così fragile. «Le zone dove l’uomo ha potuto avere accesso, si sono completamente modificate e indebolite rispetto ad altre ancora incontaminate. È questo che preoccupa più di tutto il resto. La foresta da sola continuerebbe a vivere, non ha bisogno d’aiuto; ma la convivenza con l’uomo ha fatto sì che si siano sviluppati enti come il nostro, che devono legiferare restrizioni e attenzioni rigorose al visitatore».

La maggior parte di queste foreste sono state a lungo depredate dall’uomo fin dalla conquista da parte degli spagnoli avvenuta nel quindicesimo secolo – la foresta dell’isola di Gran Canaria è stata quasi completamente estinta. A questo si deve sommare l’uso della legna come riscaldamento o produzione di oggettistica dalle popolazioni aborigene – i Guanchi –, fino ai cittadini presenti poco dopo la Seconda guerra mondiale – dove le guardie forestali chiudevano un occhio sull’abuso dell’abbattimento degli alberi da parte della popolazione. 

Medio Ambiente – gli uffici

Per questo sono nati enti come l’ufficio del Medio Ambiente della gestione e della sicurezza, dediti alla tutela delle specie presenti di flora e fauna della foresta del parco di Anaga. Con l’avvento del turismo, hanno dovuto restringere le aree visitabili dato l’afflusso sempre maggiore di esperti e curiosi: «abbiamo dovuto delimitare intere aree del parco e recintarle in modo tale che i turisti non invadessero le zone più antiche e che contengono la maggiore biodiversità della foresta. Queste sono visitabili solo su appuntamento specifico e motivato», dice Ivan Mamely, dipendente dell’ufficio del medio ambiente, «le aree in questione sono tre in particolare e le abbiamo denominate riserve integrali naturali, in quanto sono alcuni degli unici luoghi mai stati contaminati dall’uomo. C’è molto lavoro di manutenzione di conservazione di riforestazione e di controllo attorno a queste riserve integrali. È anche questo il compito da sviluppare per poter essere denominati Riserva Naturale Mondiale della Biosfera».

In ogni riserva della biosfera si divide il territorio in tre settori: la funzione conservatrice, deputata alla conservazione degli ecosistemi, delle specie di flora e fauna e dei paesaggi naturali; la funzione di sviluppo, (socioculturale, economico e naturale della zona); la funzione logistica – l’educazione ambientale, i corsi di formazione, il supporto a progetti e programmi di miglioramento, di sviluppi ecosostenibili e di conservazione rispetto a tematiche globali, ma anche nazionali e locali. Il Piano d’Azione è un programma della Gestione della Riserva della Biosfera di Anaga che raccoglie gli obbiettivi da raggiungere.

Biosfera di Anaga: viticoltura

La popolazione di tutto il parco è di circa venti mila abitanti divisi in piccoli paesi. Alcuni di questi raggiungibili solo via mare o a piedi attraverso sentieri. L’agricoltura, spesso divisa in terrazzamenti a causa della morfologia dell’area, è ancora oggi molto sviluppata. Ma si mantiene sempre a un livello familiare o al massimo di commercio locale. Solo il mondo vitivinicolo sembra appetibile ad alcuni imprenditori che hanno deciso di investire nella zona di Anaga. Forse anche per le circa venti tipologie di uve endemiche con le quali si producono vini fruttati (si dice che molti inglesi, tra i quali Shakespeare, si facessero spedire il vino prodotto ad Anaga). Il pascolo di capre sta calando sia a causa della difficoltà di mantenimento, che a causa della continua migrazione dei cittadini della zona.

«Credo sia normale voler vedere qualcosa di più, specialmente quando si è giovani», ci dice Norberto Combe Suarez. Collega di Ivan ed esperto della cultura popolare di Anaga. «Questo sta portando a una decrescita demografica. La maggior parte delle famiglie si trasferisce alla periferia della città (Santa Cruz de Tenerife), dove la comodità di aver tutto a portata di mano super di gran lunga la voglia di mantenere la cultura secolare dell’agricoltura di Anaga, difficile da sviluppare in zone morfologicamente sconnesse come questa». Nonostante il pascolo, l’agricoltura, l’artigianato siano i lavori culturali più antichi, ormai, sono stati superati dal turismo. «Siamo costretti a chiudere al pubblico determinate aree», ci dice Carmen Garcia de la Cruz. «Non possiamo permetterci di rischiare, la salvaguardia della foresta viene prima di ogni altra cosa. La laurisilva c’era quando noi non c’eravamo e probabilmente ci sarà anche quando noi non ci saremo».

Centro visitante del Parco Rurale di Anaga

È un ufficio che gestisce l’ecosistema naturale e la convivenza con l’uomo, soprattutto per l’afflusso del turismo. L’Area della Gestione dell’Ambiente Naturale e della Sicurezza dell’isola di Tenerife (Padiglione sportivo di Santa Cruz di Tenerife). Un ufficio dedito alla conservazione delle zone naturali dell’isola, della loro flora e fauna

Andrea Valbusa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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