Lampoon, Feltro di filanda tinto con Robbia realizzato in collaborazione con l'associazione camuna Coda di Lana
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Robbia, camomilla e guado: tinture naturali dalla Vallecamonica

Tinture naturali per riscoprire la tradizione tessile camuna. La ricerca del team Ge.S.Di.Mont, il gruppo dell’università di Milano dedicato alla gestione sostenibile della montagna 

La richiesta di tinture naturali è in ascesa. Può rappresentare un’occasione di rinnovamento per l’agricoltura della Vallecamonica, un’area montana delle Alpi Lombarde. Come tutte le aree interne marginali, anche questa è alla ricerca di nuove strategie di diversificazione produttiva. Il team adi ricerca del Centro di Studi Applicati per la Gestione Sostenibile e la Difesa della Montagna (Ge.S.Di.Mont.) racconta i suoi progetti per la valorizzazione delle tinture naturali e autoctone applicate al settore tessile.

Unimont e il centro studi per la montagna 

A segnare il rilancio l’esperimento di reintroduzione di piante tintorie come il guado (Isatis tinctoria), la robbia (Rubia tinctorum) e la camomilla dei tintori (Cota tinctoria). Piccole prove di coltivazione sono sorte a Cividate Camuno nell’orto di Casa Tovini, un palazzo storico del piccolo centro nel bresciano. Come spiega il team di Unimont, l’applicazione delle tinture naturali deriva da una duplice natura: 

«Le piante tintorie possono essere messe in campo per tingere manufatti di lana con colori ottenuti dal paesaggio circostante. Pensiamo a piante come il crispino, il castagno, il noce, l’abete rosso, la ginestra. O da antiche tradizioni come la coltivazione del guado e del suo commercio nel mercato di Lovere nel XV e XVI secolo o della robbia utilizzata già dagli antichi Romani. I parchi archeologici camuni potrebbero disporre di merchandising colorati con la robbia, o come i parchi delle incisioni rupestri con le cromie ottenute da torba e ferro».

Colori naturali per il tessile

L’applicazione delle tinture naturali nel tessile è un tema complesso. «I pigmenti naturali si deteriorano e si trasformano, modificati dalla luce e dall’ossidazione, spesso restano visibili toni bruni, più o meno scuri, ad esempio residui dati dai tannini contenuti nelle piante e sali metallici utilizzati nella ‘mordenzatura’ usata per fissare i colori al tessuto». Per questo motivo, il passaggio da un’applicazione artigianale di queste tecniche a un uso industriale, necessita del contributo specialistico e tecnico della ricerca. 

«Il problema dell’applicazione nel tessile è la standardizzazione, molto difficile con le tinture naturali. Si fa per ora a livello artigianale. L’associazione Coda Di Lana crea il feltro con uno scarto della lana, ma non è molto facile avviare una filiera economica legata a questo tema. Un vestito di seta tinto con sostanze naturali, può essere che dopo una serie di lavaggi avrà un aspetto completamente diverso. La standardizzazione di questo prodotto è molto difficile. Abbiamo lavorato anche con l’Asia, in quelle culture non c’è il limite del cambiamento legato alla tintura naturale. Se un vestito cambia colore, oppure viene ritinto non è un grande problema».

Unimont – i laboratori di Edolo

Unimont organizza corsi rivolti a studenti e alla popolazione locale per diffondere la conoscenza tecnica e storica delle tinture naturali. «Prevediamo anche l’accompagnamento dei nostri docenti di chimica organica e inorganica presso i nostri laboratori di Edolo. Oltre all’aspetto storico e artistico – legato alla scelta dei colori – c’è anche tutto l’aspetto legato alle proprietà chimiche delle tinture. Il controllo del Ph di una sostanza, ad esempio, può dare risultati completamente diversi. Per qualcuno che vuole avvicinarsi alla tintura naturale non è così scontato». 

Le collaborazioni di Unimont includono musei e associazioni nel distretto della Valle Camonica e variano dal corso di apicoltura pratica fino alla tintura naturale. «Tentiamo di utilizzare tessuti naturali: canapa, seta, lino. Ogni tonalità si adegua al tessuto. La seta tinta con lo zafferano è particolarmente bella. Siamo anche centro di analisi nazionale della qualità dello zafferano, abbiamo sperimentato con i tessuti come la seta su cui abbiamo fatto dei laboratori di questo tipo».

Lampoon, Immagine al microscopio ottico di un frammento del reperto dell’ Imago Pietatis
Immagine al microscopio ottico di un frammento del reperto dell’ Imago Pietatis

Breno – il museo camuno 

Il gruppo di ricerca Unimont ha lavorato in un progetto per il museo di Breno – il museo camuno che cura allestimenti della cultura artistica locale. Lo ha fatto in collaborazione con il direttore Federico Troletti e la professoressa Maria Antonietta Tovini, docente alla scuola di Fashion Design dell’Accademia di Brera a Milano. Il lavoro di ricerca sul cromatismo originario di un reperto tessile inedito conservato nel museo ha coinvolto il gruppo di ricercatori Ge.S.Di.Mont, coordinato dalle Professoresse Annamaria Giorgi e Angela Bassoli, ovvero Stefania Mazzini, Gigliola Borgonovo, Valeria Leoni e Marco Zuccolo. 

Lo studio si è focalizzato sull’estrazione e sull’identificazione a livello molecolare dei pigmenti vegetali prelevati da diversi campioni tessili originali del reperto. L’obiettivo è la possibilità di inserire, nel processo di restauro, fibre e tessuti, trattati con tinture naturali. «Il primo obiettivo è stato quello di riprodurre l’attuale colore del reperto, così come è giunto a noi, attraverso bagni di tintura con pigmenti naturali. Con l’intenzione di poter disporre di filati tinti per il restauro senza usare ricorrere a filati tinti con coloranti sintetici. In questo caso i colori che vengono ottenuti non hanno relazione con i colori originali», spiega il gruppo di ricerca. 

La tintura delle fibre tessili e dei tessuti è un’arte antica nata con lo sviluppo delle tecniche di filatura e tessitura dei tessuti. Non è facile stabilire con certezza l’epoca di inizio di questa pratica, ma le prime evidenze risalgono probabilmente al Neolitico. La tintura è stata un’arte fiorente in tutte le grandi civiltà del mondo. Ha accompagnato lo svolgersi della storia dell’uomo adattandosi ed evolvendosi nelle tecniche e nei materiali col trascorrere dei secoli. 

L’uso dei coloranti naturali nei processi di tintura 

Nell’arte tintoria i colori sono stati ricavati da diversi elementi di origine vegetale, animale e minerale. Le tinture naturali sono state utilizzate fino a metà Ottocento, quando l’invenzione dei coloranti sintetici ha introdotto una rivoluzione riguardante la tintura dei filati e dei tessuti. L’uso dei coloranti naturali nei processi di tintura è tuttavia sopravvissuto in alcuni mercati settoriali, e negli ultimi vent’anni è stato oggetto di studio anche in ambito industriale, per progetti rivolti ad una introduzione di coloranti con minore impatto ambientale in ottica di un mercato della moda più sostenibile.

Unimont – Università della montagna

Centro di formazione e di ricerca dell’Università degli Studi di Milano specializzato nello studio del territorio montano, con un corso di laurea dedicato alla “Valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano”. La storia di Unimont è legata a doppio filo al territorio che abita e studia, il suo percorso è frutto della collaborazione con gli enti territoriali della Valle Camonica, la zona alpina in provincia di Brescia.

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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