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Maglieria Artigianale: deve esserci perfezione e sperimentazione

Il tessile di lusso come una volta, nel laboratorio Bice&Berta: interviene la titolare Marina Rizzini, sulla sartoria, l’attenzione ai dettagli e la tradizione del riuso applicata ai capi di qualità

Bice&Berta Bergamo: laboratorio e atelier

«Qui ci sono tutte le cartelle filati, le borse fatte all’uncinetto. Qui un po’ di filati estivi – i telini – e i filati misti estivi: lurex, cotone elasticizzato». Siamo nel seminterrato di un palazzo a Torre Boldone, provincia di Bergamo, nel laboratorio e show room di Marina Rizzini, fondatrice e titolare dell’atelier su misura Bice&Berta. È la figlia Camilla Calderoli – designer e modellista – a presentarci il lavoro dell’atelier, dove si ricama, si lavora con i ferri, le macchine rettilinee, all’uncinetto. Il laboratorio dispone di macchine rettilinee manuali, datate primo ‘Novecento: «la 3 è la macchina più grande che abbiamo – 3 vuol dire che all’interno di un pollice sono contenuti tre aghi. Con le macchine rettilinee realizziamo maglie dritte, tutto il resto è fatto a mano. Realizziamo maglieria calata, tagliata. Vuol dire che studiamo ogni capo singolarmente nelle sue parti». Le finezze delle macchine vanno dalla 3 – utilizzata per i capi più pesanti come i maglioni da montagna – alla 14 – «con questi aghi utilizziamo una luce per i colori scuri perché non vedremmo altrimenti gli intrecci da fare».

Bice&Berta torna indietro nel tempo, prima del prêt-à-porter, al rapporto diretto tra cliente e sartoria. I clienti hanno a disposizione 1600 prototipi: «una trattativa dura circa un’ora, ma in un’ora possiamo fare più pezzi. Il nostro desiderio è di arrivare al cuore dei clienti, di lasciare qualcosa che si immagina, che faccia star bene e che stia bene addosso». Chi arriva da Bice & Berta è accompagnato nella scelta tra materiali e fogge, «una volta scelti, prendiamo le misure e costruiamo un capo su misura. I prototipi li adattiamo a noi, poi con la cliente prese le misure stabiliamo la foggia che non è detto che abbia le caratteristiche del prototipo, può essere che abbia il collo di uno, la lunghezza dell’altro, la svasatura di quell’altro», racconta Rizzini. 

La commissione di un abito su misura 

Alla fine della «trattativa», si parte con il lavoro artigianale. Il procedimento è elaborato – un solo abito può richiedere anche venticinque ore di lavoro: «Si smacchina nei teli – come fa vedere Piera, una delle collaboratrici del laboratorio. Dopo di che si passa alle macchine da rimaglio, la macchina da cucire da maglieria. Questi aghi servono per infilare ogni punto perché bisogna prendere ogni punto della maglia, inserirlo nella cucitura affinché non si disfi». La fase finale è il controllo qualità, alla postazione di Rizzini vengono aggiunti gli ultimi dettagli, rifinite le asole – rigorosamente fatte a mano – e attaccate le etichette. «A quel punto, forse, possiamo incassare».  

Lampoon sulla Maglieria Artigianale: la creazione di un abito 

Nel laboratorio di Bice&Berta la creazione di un capo è arte – Rizzini è Maestra d’Arte e Mestiere, un riconoscimento per l’artigianato promosso dalla Fondazione Cologni. «Nell’artigianato bisogna rasentare la perfezione. Quando arrivo in laboratorio penso ai capi che vorrei fare. Arancione, cashmere sottile, con la manica di un certo tipo. Iniziamo al mattino, Cami disegna, e può darsi che alla sera il capo sia già pronto. Rispetto a un ufficio stile, qui abbiamo praticamente tutta la filiera», spiega Rizzini. «Realizziamo tutte le asole. L’unico procedimento che eseguiamo fuori è la follatura, cioè il lavaggio per cui ci appoggiamo al laboratorio di Capriate», aggiunge Calderoli, che ci parla anche della regola d’oro dei cinque secondi, che suggella il patto con i clienti. «Pur essendo qualcosa di effimero, sono quei cinque secondi di serenità dati da qualcosa che si indossa e fa star bene. Una delle nostre clienti prova il capo che abbiamo creato, si guarda allo specchio, sorride ed è contenta di quello che sta vedendo. È il motivo per cui facciamo questo lavoro: creare qualcosa e vedere che la persona si piacerà tutte le volte che si vedrà», spiega Calderoli.

Bice&Berta: materiali

La scelta dei materiali passa per Pitti filati: «Compriamo fili da Cariaggi, da aziende italiane come Zegna Baruffa e Loropiana per il cashmere, Sesia per il cotone. A noi piace la tradizione, la qualità e anche la ricerca per cui partiamo dalla tradizione. I fili storici, tipici di un laboratorio che fa un prodotto curato, sono cashmere, vicuna, cashmere e seta, lana, lana e seta e tanti altri». Tra i filati prediletti da Calderoli e Rizzini anche la canapa, che ha un problema di percezione, sottolineano: «Uno dei nostri best seller è fatto di canapa e seta. Ha tutto il bordo all’uncinetto, compresi collo e polsi. Alzare il tiro vuol dire avere materiali migliori, non lasciandosi impensierire dalle crisi che ci sono state. I nostri capi devono durare…io dico almeno vent’anni», afferma Rizzini.

Riuso di materiali di scarto

L’attenzione è volta anche nei confronti del riuso – nel laboratorio si riprendono e rammendano capi tarmati, extra large. «È una rielaborazione della tecnica del Kintsugi, la tecnica giapponese con la quale si riparano con loro i vasi con le crepe. Noi i buchi delle tarme li rammendiamo con il filo a contrasto, poi cuociamo in lavatrice il capo, che diventa infeltrito ma poi ha un altro effetto». La storia di Bice & Berta parla il lessico familiare. «Fin da piccolina mi dilettavo facendo corredini e centri. Una volta ho tagliato perfettamente in centro una tovaglia di canapa filata da mia mamma e ho fatto un paio di pantaloni», racconta Rizzini. Bice e Berta sono i secondi nomi di Greta e Camilla. «Bice è la zia che mi ha insegnato a lavorare da piccola, una bravissima sarta. Per non farmi andare in giro a fare danni mi dava le pezze da cucire. Mi ha fatto fare una sciarpa rosa a tre anni. Ero partita con una larghezza di quindici centimetri con in testa tre punti. L’ho messa tutto l’inverno quella sciarpa». Berta è il nome della bisnonna da parte paterna. Calderoli anticipa il pensiero sul suo secondo nome: «Poi c’è una canzone di Rino Gaetano».

Bice & Berta

Dal 1992 realizza capi di maglieria su misura utilizzando macchine rettilinee manuali.
Via Santa Margherita, 19, 24020 Torre Boldone BG

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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