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Canapa industriale europea: un obiettivo comunitario

«Rilocalizzare la produzione e rafforzare le economie locali puntando su una coltura sostenibile», il ruolo di Eiha. Definizioni, incoraggiamenti finanziari e tracciabilità. Opera Campi: «Non dobbiamo imitare i cinesi»

Canapa industriale: Eiha

Vedere la canapa come un’opportunità per molteplici settori e come un’occasione per rispondere alle deadline europee previste per il 2050 non è da considerarsi un traguardo lontano. Gli obiettivi parlano di neutralità climatica e investimenti in soluzioni tecnologiche realistiche comprensive di una responsabilizzazione dei cittadini e di un allineamento di azioni nei settori chiave – come la politica industriale, la finanza o la ricerca. L’associazione europea della canapa industriale (EIHA) accoglie e sostiene la visione della Commissione europea, per questo lavora e si impegna a collaborare con gli organismi dell’Unione per perseguire gli obiettivi del Green Deal. La canapa diventa protagonista del modello di transizione possibile ma ci sono ancora complicazioni e ostacoli che impediscono alla pianta di ricoprire il ruolo che merita all’interno delle economie. Il generalizzato pregiudizio derivato da una mancata conoscenza aggiornata rispetto alle potenzialità della canapa è uno dei primi ostacoli che deve essere superato. 

Lampoon sulla canapa. Intervista a Lorenza Romanese, direttore generale di EIHA

«Serve una definizione chiara della pianta in Europa, con un regolamento per tutti. Ogni parte della pianta deve essere coltivata, raccolta e trasformata. Semplificare i controlli e la burocrazia, aumentare la qualità e mantenere la sicurezza dei nostri prodotti sul mercato», sottolinea Lorenza Romanese, direttore generale di EIHA. «Stiamo aspettando l’approvazione e l’inserimento della canapa nel ‘novel food approval’ e allo stesso tempo portiamo avanti studi tossicologici su cbd e thc per definire un livello di sicurezza consono alle regole e per creare così una visione armonica nel mercato». Non solo tessile, ma soprattutto tessile. Se per quanto riguarda il settore dell’edilizia, quello dei bio polimeri e quello alimentare (EIHA porta avanti questa filiera attraverso il consorzio per i Novel Food) la strada può sembrare già un work in progress, per il tessile esistono ancora delle difficoltà tecniche – è necessario ricordare la crucialità del ruolo agricolo e le trasformazioni meccaniche richieste dalla pianta per diventare filo, senza perdere le sue qualità sostenibili. Idee, proposte e progetti di ricerca avviati per promuovere e unire i punti mancanti di questa catena di valore invece, sono diffusi sul vecchio continente: creare una rete fra essi e attivarli concretamente, il passaggio da sostenere affinché si realizzi. Una volta avviato un sistema sostenibile e riproducibile nel mondo tessile, si apriranno le possibilità di sviluppo per altri settori; senza di esso la canapa industriale potrebbe rimanere una nicchia in settori specifici (edilizia, automotive, alimentare) e non poter generare un distacco di valore da altre materie prime già in uso. 

Hemp for Europe

Dopo vent’anni di studi, ricerche e proseguimento di una crociata per la valorizzazione della canapa in Europa, l’EIHA ha accolto oratori dell’Unione, tra cui Adam Jarubas, membro del Parlamento Europeo e Michael Scannell, vicedirettore generale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale della Commissione Europea insieme ad esperti, agricoltori, trasformatori, produttori e accademici del settore (nell’ultima Eiha Conference del 16-18 giugno). «La canapa può giocare in settori in cui l’Ue ha obiettivi di Green Deal», ha dichiarato Jarubas. «Molto è stato fatto sulla canapa negli ultimi anni ma ci sono ancora molte altre sfide avanti». L’approccio dell’evento organizzato dall’Ente europeo per la canapa riflette quello diretto alla pianta: integrale. Non si può parlare di canapa se non in una prospettiva unitaria, rigenerativa e inclusiva – altrimenti la sostenibilità alla base di tutti i processi futuribili non può realizzarsi. «Hemp can help», sottolinea Catherine Wilson, vice-presidente di Eiha. «Il paradigma della società è cambiato: il desiderio dei cittadini è avere prodotti più sostenibili, puliti. Se i tempi sono maturi in questo senso, il periodo che abbiamo vissuto (durante la pandemia) ci ha permesso di capire l’importanza e il valore delle catene di approvvigionamento» – continua Wilson – «è necessario rilocalizzare la produzione e rafforzare le economie locali europee puntando su una coltura che può svilupparsi alle nostre latitudini e che ha impatti positivi sull’ambiente. Anche da un punto di vista sociale, soprattutto nel campo del tessile, possono esserci nuove occasioni di lavoro e una conseguente crescita economico-sociale».

Il nodo da sciogliere nel tessile è tra le lavorazioni agricole, legate alla coltivazione e le innovazioni tecniche necessarie per trasformare la fibra in filo

Gli utilizzi della canapa

Il nodo da sciogliere nel tessile è tra le lavorazioni agricole, legate alla coltivazione e le innovazioni tecniche necessarie per trasformare la fibra in filo. Il mercato è in attesa di prodotti di qualità che possano competere con gli standard europei, mentre l’India spinge per ottenere fibra da poter lavorare (perché in quel caso ci sono le macchine e la manodopera ma non è sufficiente la materia prima, solitamente di provenienza cinese – canale di acquisto oggi parzialmente interrotto). Nel 2018 oltre cinquanta mila ettari sono stati coltivati a canapa in Europa, un numero destinato a crescere ma che deve avere una struttura organizzata in scala industriale per poter valorizzare la materia prima. In alcuni Paesi dell’Europa dell’est – come Ungheria, Lituania e Polonia – c’è una solida tradizione legata alla canapa (anche se ancora oggi è la Francia ad avere il primato sulla coltivazione) perché ancora oggi esistono centri di trasformazione diretta della pianta – e quindi impianti di stigliatura, carde adattate alla vigorosità della fibra e lavaggi specifici. Dall’altro lato va rilanciata la presenza agricola della pianta, per questo gli investimenti governativi polacchi – a esempio – sono indirizzati verso la coltivazione della canapa a rotazione con altre colture, puntando una ripresa del settore nel Paese e stimando il raggiungimento dei cinque mila ettari entro fine 2021 (nel 2016 erano ottocento, secondo i dati riferiti dall’Eiha). 

«È necessario creare un sistema di incoraggiamento finanziario per le parti interessate a sviluppare le fibre di canapa e la produzione tessile, sviluppando un legame tra i lavoratori esperti altamente qualificati che possono trasmettere conoscenze del settore e la nuova generazione, capace di soddisfare le richieste del mercato di oggi», spiega la Professoressa Malgorzata Zimniewska, ricercatrice dell’Institute of Natural Fibers and Medicinal Plants National Research Institute di Poznan in Polonia. «A questo si aggiunge l’etichettatura dei tessuti di canapa, creando una consapevolezza nella società e l’inserimento di un percorso di formazione dedicato». 

In Europa si parla di nuovi business, il tema del reshoring dell’industria tessile – e sostenibile – avrà un ruolo fondamentale. «L’ ecosistema tessile è uno dei più forti nei quattordici sistemi strategici del continente. La commissione vuole adottare una strategia che possa creare strade per una visione sostenibile e resiliente, fortificando anche il progresso e la leadership in questo frangente», sottolinea Marco Manfroni, Responsabile delle Politiche della Commissione Europea riguardo alle politiche dedicate alla sostenibilità tessile nel Green Deal. 

EHIA: figura istituzionale in grado di connettere i mercati esteri e proporre sviluppi nel settore

Lavorazione della canapa

Una volta coltivata, raccolta, stigliata, macerata e pulita (anche se la semplificazione di questo elenco in realtà nasconde difficili passaggi e un know how tecnico imprescindibile), si pone il problema della filatura. Questa può seguire la filiera del lino (e questo prevede anche un taglio diverso in campo pari a un metro, così da poter inserire lo stelo nel processo del lino), o quella della cotonizzazione (cioè della lavorazione delle fibre secondo la linea delle carde – cioè come quella utilizzata per la lana). La prima prevede una maggiore lunghezza delle fibre e quindi anche una maggiore finezza del filo mentre la seconda valorizza le fibre più corte pur mantenendo le proprietà della fibra iniziale della canapa e cercando di semplificare i passaggi della lavorazione del lino. Il dibattito su quale lavorazione sia più efficiente, in termini di qualità di fibra e mano del tessuto finale, è aperto. In aggiunta si deve ricordare che la canapa è spesso filata in mischia con altre materie prime. Ci possono essere mischie virtuose in ottica di sostenibilità – quindi con fibre animali o vegetali non trattate della stessa origine (lana, seta) – o abbinamenti legati allo sviluppo commerciale del prodotto finito che non rispondono ad un rigido schema circolare, come nylon, poliestere o altre fibre sintetiche. 

«Un prodotto che ha il quindici percento di canapa, che quindi non rappresenta la maggioranza, non si può definire come tale», sostiene Alberto Zivieri, fondatore di Opera Campi, brand nato nel 2018 che punta a valorizzare la materia prima e i suoi benefici rendendola attrattiva e creando uno spazio nel mercato italiano. Per farlo, la percentuale di canapa presente nei loro prodotti non è inferiore al novantacinque percento ed è abbinata a fibre innovative e sostenibili (come Burrocanapa, con l’aggiunta del quattro percento di elastan studiato e realizzato da Elasten – Prato). «Noi ci rifornivamo da un’azienda francese per la canapa, poi questa realtà ha smesso di produrre per la competizione cinese e noi siamo stati forzati a prendere quella asiatica», continua Zivieri, «La nostra missione oggi è puntare sulle nuove produzioni europee. Io credo però che sia necessario partire da una canapa a fibra lunga, non cotonizzata. È comprensibile che oggi stia sempre più prendendo piede questa modalità perché permette di utilizzare tutta la pianta, è un buon compromesso, soprattutto per competere con la qualità cinese. Però, non si può usare solo fibra cotonizzata perché i privilegi della fibra lunga di canapa devono essere valorizzati e non ridotti, altrimenti si instaura nel consumatore una percezione sottostimata del tessuto. Non dobbiamo imitare i cinesi, dobbiamo restare focalizzati sul goal della fibra lunga».

EIHA

European Industrial Hemp Association. Da una piattaforma di ricerca e sviluppo per connettere operatori del settore di una filiera disomogenea a unica figura istituzionale in grado di connettere i mercati esteri e proporre sviluppi nel settore. Così nel 2019 la decisione di stabile una maggiore rappresentanza a livello europeo (con sede a Bruxelles) e la creazione di un gruppo di esperti dedicato alla difesa e alla crescita del settore canapiero nelle sue diverse declinazioni. 

Mariavittoria Zaglio

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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