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Fibra di ginestra – dalle campagne calabre alle baguette di Fendi

La pianta cresce spontanea nelle regioni dell’Italia meridionale. Non esiste una filiera e la sua produzione è lenta e alla portata di pochi tessitori. In conversazione con Vincenzo Bossio di Fabbrica Tessile Bossio

Fibra di ginestra

La ginestra in Calabria si trova ovunque. «Cresce dai 100 ai 1800-1900 metri, spontanea. Sono allo studio progetti di coltivazioni specifiche, ma qui nasce da sé. È una pianta infestante», spiega Vincenzo Bossio, alla guida della Fabbrica Tessile Bossio di Calopezzati, Cosenza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il boom economico e la diffusione su scala industriale di lino e cotone, è caduta nel dimenticatoio per anni. Oggi, per le sue proprietà, è di nuovo al centro dell’attenzione di aziende e brand della moda. La fibra di ginestra è della stessa famiglia di canapa e lino. È naturale, con caratteristiche specifiche che la rendono unica. «È regolatrice di ambiente. Assorbe l’umidità quando ce n’è troppa, la rilascia se ce n’è troppo poca. Essendo una fibra lunga, se è filata come si fa col lino, non accumula elettrostaticità. Ha moltissimi usi, anche al di là del tessile, ancora non del tutto esplorati. Studi dell’Università di Potenza hanno dimostrato che può funzionare come serbatoio di energia, ad esempio nella costruzione di batterie. Se è trattata adeguatamente, filtra l’acqua. La Fiat si era detta interessata alla ginestra, per creare imbottiture dei cruscotti delle macchine», racconta Bossio. Crescendo spontaneamente, non ha lo stesso bisogno di acqua di coltivazioni come quelle di cotone. Lavorata senza l’aggiunta di soda in bollitura o coloranti chimici, è uno dei prodotti più naturali nel manufatturiero.

Fabbrica Tessile Bossio: lavorazione della ginestra

In Calabria e nelle regioni vicine, un tempo la ginestra era tra le fibre più diffuse e lavorate. Durante il periodo autarchico e durante le grandi guerre, quando la disponibilità di altre fibre non c’era, si andava in campagna e la si prendeva, spiega Bossio. Come successo ad altre piante dalla tradizione tessile e manufatturiera, ad esempio canapa e ortica, è poi scomparsa quasi del tutto, a favore di altre fibre più facili da lavorare, come il lino e il cotone, su cui le industrie avevano puntato per il loro sviluppo. Oggi non esiste una filiera sviluppata della ginestra. Macchinari specifici che la lavorino sono difficili da costruire e poco diffusi, e questo ne blocca la potenziale diffusione su larga scala. Alla Fabbrica Tessile Bossio, la ginestra si lavora ancora con antichi metodi manuali, tramandati di generazione in generazione da chi non si è spostato dal territorio. 

«La produzione a mano di tessuti in ginestra prevede un processo molto lungo. Questo fa aumentare i costi. È un prodotto di nicchia, non se lo possono permettere tutti. La nostra azienda nasce da tre o quattro generazioni di tessitori. Mia nonna si iscrisse alla sezione artigianato della Camera di Commercio negli anni’50. Prima c’era la bisnonna che tesseva per conto di terzi: le famiglie chiedevano una coperta, un corredo nuziale, lei li faceva. Poi nel ’66 mio padre creò l’azienda come snc -società in nome collettivo- e da lì siamo andati avanti», spiega Bossio. Nella storia della Fabbrica Bossio, così come nella tradizione calabrese, la ginestra ha avuto fortune alterne, a seconda del periodo storico: «Quando la lavorava la mia bisnonna, era un discorso di necessità. Poi ha smesso di essere così diffusa, ma c’è sempre stata una piccola tradizione, chi la cercava per vestiti. Adesso c’è un interesse grandissimo. Sembra che la ginestra stia vivendo una seconda giovinezza. Arrivano moltissime richieste, neanche del tutto soddisfatte. La produzione è continua, ma è lenta perché è manuale. C’è chi vorrebbe produrla meccanicamente, in passato sono stati spesi milioni di euro per la ricerca sulla ginestra, ma non si è arrivati a risultati particolari»

La filatura attraverso appositi filarelli, Fabbrica Bossio

Fendi: la ginestra nel progetto Hand in hand

Il rinnovato interesse per la fibra di ginestra nel tessile è spinto anche dall’attenzione che ha suscitato in grandi atelier. Nel 2020 Fendi ha lanciato il progetto ‘Hand in hand’, una collaborazione con 20 realtà artigianali italiane, una per Regione, per creare 20 versione della sua borsa baguette in edizione limitata, ognuna seguendo la storia tessile del territorio. Per la Calabria, è stata scelta la ginestra, lavorata dalla Fabbrica Bossio. La baguette è ideata dal Maestro tessitore Pasquale Filippelli. In questo caso, non si parla di edizione limitata solo per l’esclusività che il marchio vuole dare alla sua iniziativa. È quasi una necessità, con i tempi e i modi di lavorazione della ginestra: «Per altre Regioni si riusciva a prendere il filato sul mercato. Noi dovevamo prima crearlo, e poi pensare alla borsa. Siamo riusciti a farne solo una decina», sottolinea Bossio. La produzione dell’azienda, che lavora anche seta autoprodotta in filiera corta, si concentra sui tessuti e sul tessile per casa. La ginestra può essere utilizzata, in mischia con cotone, per lenzuola, abiti da sposa, camice e giacche di alta sartoria. «Di recente alcune aziende produttrici di scarpe hanno mostrato il loro interesse per realizzare le parti alte di scarpe estive – le tomaie- con la ginestra, per il suo effetto traspirante», dice Bossio.

Lavorazione della ginestra

Simile al lino e alla canapa, la fibra di ginestra al tatto risulta un po’ più ruvida e legnosa, segno della procedura non meccanica di creazione del filo. Con l’utilizzo, si ammorbidisce: «Più si lava, più si purifica. Assomiglia sempre di più al lino, ma resta più resistente», spiega Bossio. Il processo che porta alla creazione di un capo o un oggetto in ginestra inizia con la raccolta della pianta, che «si pota, senza tagliarla», specifica Bossio. Così, una stessa pianta continua a fornire fibra per anni. Fiorellini gialli nascono su steli lunghissimi, le cui fibre sono la parte impiegata nel tessile. Potandoli, ricrescono ogni anno, ancora più lunghi e dritti. Si raccolgono gli steli in mazzetti -le fascine- che, dopo una prima pulizia, sono messi a bollire con cenere per sei o sette ore. Bollendo, le fascine rilasciano il colore verde. Poi si lasciano a macerare in acqua per una o due settimane, «in grosse tine, possibilmente cambiando l’acqua di tanto in tanto», precisa Bossio. La fibra diventa così più morbida e la pianta è pronta per essere scorticata: si toglie la parte fibrosa e la buccia, la parte verde esterna, per separarla dall’anima legnosa all’interno dello stelo. Lì si trovano le fibre che serviranno per il tessuto. Segue la battitura in acqua con magne di legno, che serve a eliminare le restanti parti di legno e la clorofilla. Si fa poi asciugare al sole e si continua con la pulizia per ottenere la fibra più pura possibile. La si rende poi più soffice con la cardatura, a mano o con pettini simili alla carda per la lana. Avviene poi la filatura, nel caso della Fabbrica Bossio attraverso appositi filarelli. Ultimi passaggi sono la colorazione e la tessitura. «Noi utilizziamo siero di ginestra per colorarla di giallo ocra, oppure foglie di olivo, o mallo di noce, fissati con il sale e non con agenti chimici», spiega Bossio.

Filiera della ginestra

La pianta si raccoglie durante tutto l’anno, anche se «in alcuni periodi la fibra è più tenera che in altri». Va lavorata subito, per non farla seccare. Di un raccolto, si utilizza circa il sette-dieci per cento: con cento chili, si ottengono al massimo dieci chili filabili. Le grandi difficoltà per chi lavora con la ginestra sono due, dice Bossio: non esiste una grande produzione industriale ed è difficile trovare manodopera che la sa lavorare. «La verità è che non c’è filo di ginestra in commercio. C’è interesse a sviluppare la sua filiera da parte delle istituzioni, ma le politiche vanno guidate. Serve chi conosce le caratteristiche e la lavorazione della pianta. Qui da noi è arrivata una ragazza di Parigi che vuole imparare a lavorarla per essere l’unica a farlo in Francia. È una produzione costosa e l’interesse arriva da quel mercato che non guarda troppo alle spese. La ginestra è poca, si può fare una produzione molto piccola. L’obiettivo è arrivare a non dover dire di no alle richieste dei clienti».

Ginestra

La ginestra è un fiore cocciuto. Dove decide di crescere, lo fa. Ha celebrato la sua capacità di nascere in terreni sterili Leopardi: Qui su l’arida schiena del formidabil monte sterminator Vesevo, la qual null’altro allegra arbor né fiore, tuoi cespi solitari intorno spargi, odorata ginestra, contenta dei deserti. Era l’unica pianta a prosperare tra le ceneri del Vesuvio. È stata una delle prime fibre che l’uomo ha iniziato a produrre e a filare. I Greci e i Romani ci costruivano le loro reti da pesca. Avevano già scoperto una delle sue caratteristiche: la resistenza, in particolar modo all’acqua. In Italia è parte di una lunga tradizione tessile delle regioni meridionali. Non solo nelle zone del Vesuvio che cantava Leopardi, ma anche qualche chilometro più a Sud.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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