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Le elezioni a Milano: Un cittadino qualunque può cambiare la città?

Cambiare la città partendo dal quotidiano: meno traffico, più servizi al cittadino, una visione ecologica a lungo termine

Livelli di inquinamento a Milano

Nel 2020, nonostante la riduzione del traffico dovuta alla pandemia da coronavirus, Milano ha registrato 90 giorni di sforamento dei limiti di PM10 nell’aria. Il massimo tollerato dagli standard europei fissa la soglia a 35 giorni all’anno. Le emissioni di N02 (biossido di azoto, quello prodotto dai motori diesel) sono aumentate, rispetto al 2019, del 7%. «Ci sono le emissioni prodotte dalle caldaie, quelle del riscaldamento domestico. Poi quelle del traffico, particolarmente intenso nelle ore del mattino intorno alle direttrici di Milano, la circonvallazione interna e quella esterna», spiega Pietro Spreafico, candidato al consiglio comunale e al Consiglio di Municipio 1 con Europa Verde come lista in appoggio al sindaco uscente Beppe Sala. Guardando all’inquinamento di biossido di azoto, da una mappa realizzata dall’associazione Cittadini per l’Aria Onlus -alla cui rilevazione ha collaborato anche Spreafico- si nota che nel 2020 la concentrazione più alta di NO2 si è rilevata lungo l’anello della seconda circonvallazione di Milano e nelle grandi arterie che dalla periferia portano al centro o che collegano il perimetro della città: viale Monza, la tangenziale Est e quella Ovest, corso Lodi. Il numero di decessi legati all’inquinamento più alto ogni 100mila abitanti è quello dei quartieri di Barona (126), Morivione (163), Mecenate(148), Bande Nere (158) e Gallaratese (132).

Flussi di traffico a Milano

«I bambini, per la loro altezza, sono i cittadini che raccolgono e respirano il maggior numero di particelle di PM10 e PM2,5 nell’aria, perché più vicini ai tubi di scappamento delle auto. Si può agire sull’organizzazione della mobilità urbana nei pressi degli istituti, in modo da gestirla soprattutto nelle fasce orarie di entrata e di uscita, dalle 8 alle 9 di mattina e al pomeriggio». Il tema dell’inquinamento e del traffico di veicoli è stato, negli anni passati, già al centro di tentativi di riduzione dell’amministrazione attraverso diverse vie. In questo senso si sono mosse l’istituzione dell’Area B, coincidente con gran parte del territorio urbano della città, con divieto di accesso e circolazione, dalle 7:30 alle 19:30, per i veicoli più inquinanti e per quelli più lunghi di 12 metri che trasportano merci. Il Comune ha poi spinto sull’offerta di mezzi alternativi alle auto, partendo dalle metropolitane per arrivare ai servizi di condivisione di biciclette (oltre 15mila secondo dati del Comune), moto elettriche e monopattini (poco meno di 6mila unità), questi ultimi al centro di polemiche per la mancata regolamentazione del loro utilizzo. Da giugno 2020 a settembre 2021 sono 709 le richieste di soccorso arrivate ad Areu – Agenzia Regionale Emergenza Urgenza- per incidenti in monopattino: 83 solo nell’ultimo mese, in media tre al giorno. Anche sulla mobilità alternativa alle auto, per Spreafico, si può intervenire ancora: «Ipotizziamo una città in cui ci si possa muovere in modo coerente tra biciclette e automobili, dove moderare la velocità e dove gestire i flussi di traffico con criterio adatto alle particolarità delle zone. Le piste ciclabili sono una soluzione, ma non possiamo pensare di lasciarle scollegate tra di loro. Vanno incrementate, ma insieme a un piano di collegamenti, ad esempio che passino tra i parchi cittadini». 

M1 Amendola-Fiera, Milano (viaggiata 1963), collezione Van Loon

Cittadini nella gestione delle aree pubbliche

Sono 3 milioni gli alberi che si punta a piantare entro il 2030. Al 20 settembre 2021, ne sono stati messi a dimora 284mila 817. Occorre però gestire gli spazi verdi che già esistono. «Spesso i cittadini chiedono cosa possono fare per aiutare nella gestione delle aree pubbliche. Si dovrebbe dare in concessione cortili, giardini, appezzamenti verdi a gruppi di persone che aiutino l’amministrazione a mantenerli e a svilupparli», spiega Spreafico. Questo tipo di iniziative proseguirebbe con la strada già intrapresa negli ultimi anni a Milano. «Il Comune ha lanciato 12 anni fa l’iniziatica ‘Cura e adotta il verde pubblico’ e da allora sono circa 250mila i metri quadrati gestiti con queste modalità partecipative, in aree come piazza della Repubblica, ma anche il Giambellino, via Carlo Bo, via Lorenteggio. Non per forza zone del centro storico. Significa che questi strumenti possono essere di aiuto alle comunità di quartiere, ovunque esse siano, con l’utilizzo di piante che possono andare dalle specie da piccoli orti urbani a specie ornamentali, a seconda delle zone», spiega Spreafico. 

Pietro Spreafico

Nato nel 1977 a Milano, Spreafico ha deciso di iscriversi a Europa Verde nel giugno 2019. Viene dal mondo del welfare e sanità, dove ha lavorato prima per il settore pubblico e poi per quello privato, adesso in particolare su software e servizi per il welfare aziendale, lo smart working e la mobilità: piattaforme digitali per i benefit aziendali, sanità integrativa, servizi in generale per i dipendenti. In passato aveva già avuto un’esperienza in politica con il Partito Democratico, in corsa per il municipio 1 di Milano, ma senza iscriversi. «Ho deciso di entrare in Europa Verde perché a Milano la politica amministrativa deve cambiare la gestione della qualità dell’aria: possiamo scegliere cosa mangiare, come vestirci e come muoverci in città, ma non che aria respirare». Per la sua zona, il municipio 1, dove è candidato, Spreafico dice che il lavoro dovrebbe concentrarsi «sulla gestione del traffico, anche fino alla chiusura della viabilità in alcuni casi e per alcune zone. È chiaro che dovrà essere un progetto realizzato in maniera programmata e ragionando caso per caso, perché da un lato occorre tutelare il diritto alla salute e alla mobilità dei residenti ma dall’altro anche il diritto al lavoro dei commercianti. Prendiamo come esempio città europee come Barcellona e Parigi, che assomigliano a Milano, e stanno cercando di eliminare tutti i veicoli fossili entro il 2025. È una strada che si può seguire a Milano». Alle elezioni amministrative del tre e del quattro ottobre, Europa Verde, dice Spreafico, punta a un 4-5% dei voti elettorali, per un equivalente di 35-40mila voti in tutto il comune cittadino.

Il concetto di prossimità

In una visione a lungo termine, il binario su cui procedere è quello che ruota attorno al concetto di ‘prossimità’. «Come modello prendiamo città in cui i servizi sono sempre disponibili al cittadino. Asili, scuole, salute devono essere vicini a chiunque, senza la necessità di spostarsi per chilometri. Se una cosa ci è parsa evidente durante la pandemia è stata la totale assenza di servizi sanitari di prossimità in grado di aiutare le persone isolate», dice Spreafico. «È chiaro che, a differenza di azioni più piccole – continua – questi sono temi che si possono affrontare in un arco di tempo tra i cinque e i dieci anni, due periodi amministrativi. Occorre una riforma strutturale dei servizi sanitari che punti all’assistenza, se non domiciliare, quantomeno di prossimità. Adesso si può fare, perché gli investimenti previsti dal Recovery Fund mettono la salute al centro. Questi fondi devono essere gestiti da persone oneste e competenti».

Europa Verde

È un partito politico nato dall’unione fra la Federazione dei Verdi e diversi esponenti dell’associazionismo ambientalista e della società civile. Era stato fondato nel 2019 come lista elettorale per le elezioni europee di quell’anno, mettendo insieme alla Federazione anche Green Italia, Verdi del Sudtirolo-Alto Adige e Possible.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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