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Nautica: oggi, 300 super yacht producono più CO2 del Liechtenstein e del Burundi

Motori a idrogeno e a propulsione ibridi, sistemi di generazione energetica all’ormeggio, fibra di carbonio per alleggerire le barche: qualcosa si muove nel settore nautico, cronache dal Salone di Genova

Emissioni di gas serra prodotte dal trasporto marittimo

L’industria dei trasporti navali genera ogni anno circa un miliardo di tonnellate di CO2, destinate a diventare 1,6 miliardi nel 2050 (Agenzia europea dell’ambiente). I dati più recenti dell’International Maritime Organization mostrano che, se non si adottano provvedimenti, le emissioni di gas serra prodotte dal trasporto marittimo aumenteranno del 250% entro il 2050, andando a rappresentare il 17% delle emissioni globali. Su questi numeri pesano soprattutto le imbarcazioni che si spostano a fini commerciali – navi cargo – ma anche le crociere turistiche e la nautica da diporto, sportiva e ricreativa.

Nella ricerca Measuring the Ecological Impact of the Wealthy: Excessive Consumption, Ecological Disorganization, Green Crime, and Justice, pubblicata sul The Southern Sociological Society nel 2019, i ricercatori stimavano l’esistenza di circa 300 super-yacht in circolazione nel mondo a cui attribuivano un consumo annuale di circa 32 milioni di galloni di petrolio ed emissioni di biossido di carbonio pari a 285 milioni di chili annui: analoghe a quelle di uno stato come il Burundi e quasi 5,7 volte superiori a quelle di un piccolo stato come il Liechtenstein. Il settore nautico ha iniziato tardi rispetto ad altre categorie di trasporti il lavoro di riconversione in direzione di una maggiore sostenibilità e al suo interno ci sono ancora molte resistenze. Nel novembre 2020 l’International Maritime Organization, agenzia delle Nazioni Unite sulla navigazione marittima internazionale, ha ratificato un accordo giudicato insufficiente dall’Ong Transport&Environment: le misure puntano a ridurre l’intensità di carbonio delle navi esistenti del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2008, ma considerando l’incremento del traffico marittimo previsto per il decennio, il rischio è che il saldo di emissioni sarà ancora positivo.

Alternative ai combustibili fossili nella navigazione

Nel 2021 il giro del mondo a vela in equipaggio The Ocean Race ha svolto un’indagine su un campione di 100 persone attive nel settore della vela e della costruzione di imbarcazioni, supportato da 40 chiamate a stakeholder per approfondire limiti e possibili soluzioni per il settore. Il 90% degli intervistati ha risposto che non si sta facendo abbastanza per ridurre l’impatto del settore. Tre i principali ostacoli indicati: la mancanza di conoscenza tecnica dei materiali alternativi (55%), la carenza di fondi per ricerca e sviluppo (50%) e la preoccupazione che gli sviluppi sostenibili possano avere un effetto sulle prestazioni delle barche. 

Salone-Nautico-Genova
Dettaglio di design di uno yacht presentato al Salone Nautico, Genova, 2021

Aqua, il primo superyacht al mondo alimentato a idrogeno

Ci sono tuttavia numerosi progetti di singole aziende per rimettersi in carreggiata e cercare soluzioni alternative ai combustibili fossili nella navigazione. Al Monaco Boat Show del 2019 la Sinot Yacht Architecture and Design ha annunciato che nel 2024 sarà pronto Aqua, il primo superyacht al mondo alimentato a idrogeno. Una barca di 112 metri che ospiterà 14 ospiti, 31 membri dell’equipaggio, un eliporto, una palestra, uno studio di yoga, un salone di bellezza, una sala massaggi e una piscina a cascata; sarà in grado di raggiungere i 17 nodi di velocità (circa 34 km orari) e avrà un’autonomia di oltre 6000 km. Aqua sarà alimentata con un sistema che sfrutta l’idrogeno liquefatto stoccato nella stiva a -253 gradi in due serbatoi sigillati da 28 tonnellate l’uno. Forse a causa del valore – 590 milioni di euro – qualcuno aveva fatto il nome di Bill Gates e i giornali avevano costruito su quel rumor la leggenda metropolitana, smentita dalla Sinot Yacht, che il miliardario americano fosse il committente.

yacht Sanlorenzo: SL90A

La Sanlorenzo, azienda italiana che produce yacht e superyacht di lusso dai 24 ai 70 metri, ha presentato al Salone nautico di Genova il nuovo modello asimmetrico SL90A di 30 metri: 8 posti letto e 3 per l’equipaggio. Leggerezza ed equilibrio dei volumi, materiali tutti italiani compresi i marmi toscani degli interni. Un pieno per una barca di questo tipo corrisponde a 10350 litri di carburante: difficile in questi termini parlare di sostenibilità. Sanlorenzo a settembre ha annunciato la firma di un accordo con Siemens Energy che si sviluppa su tre linee. La prima prevede lo sviluppo esclusivo di sistemi di celle a combustibile a metanolo per gli yacht di 24-80 metri: l’obiettivo è generare energia elettrica a motori e generatori spenti, aumentando la possibilità di manovra senza consumo di combustibile e di tempo di permanenza all’ancora. Il primo prototipo sarà installato su un superyacht ibrido di 50 metri attualmente in progettazione, che sarà pronto per il 2024. Il secondo e terzo punto dell’accordo con Siemens prevedono: sistemi di propulsione diesel-elettrica di nuova generazione per yacht oltre i 50 metri e sistemi di propulsione ibrida di nuova generazione su imbarcazioni inferiori a 50 metri. L’obiettivo è sempre la riduzione delle emissioni di gas serra e del consumo di carburante.

Gruppo Ferretti: Bilancio di sostenibilità

Nel 2019 il Gruppo Ferretti, che include otto marchi di alto livello – Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, Mochi Craft, CRN, Custom Line e Wally – è stato il primo nel settore nautico a fare un Bilancio di sostenibilità. Il Gruppo sta lavorando all’alleggerimento delle imbarcazioni per ridurre i consumi di carburante e le relative emissioni di inquinanti e gas a effetto serra. La gamma Pershing Generation X ha introdotto la fibra di carbonio come materiale di costruzione primario: il Pershing 9X del 2017 pesa il 30% in meno rispetto a un modello equivalente con materiali tradizionali. Nel Pershing 7X, lanciato nel 2019, sono stati rivisti anche il mobilio e i materiali d’arredo, sono state utilizzate leghe leggere e batterie al litio: soluzioni che hanno ridotto il dislocamento da 39 a 35 tonnellate. Anche il brand Wally ha introdotto la fibra di carbonio negli scafi oltre trent’anni fa e nel 2012 l’ha utilizzata sul Better Place, yacht da 50 metri con cui ha ottenuto la certificazione Rina Green Star.

Il Gruppo Ferretti sta investendo anche nella ricerca di propulsioni alternative – ibridazioni e motori elettrici – e è stata la prima azienda a introdurre l’hybrid propulsion, sistema di propulsione innovativo che permette alle imbarcazioni di meno di 24 metri di funzionare a zero emissioni. Nel 2019 la Divisione del Gruppo dedicata al segmento Difesa e Sicurezza ha vinto una gara per la progettazione e costruzione di 16 motovedette per l’Arma dei Carabinieri dotate di uno scafo in fibra di vetro-carbonio e di un motore ibrido Transfluid diesel-elettrico di nuova concezione che consente una navigazione a zero emissioni anche nelle aree protette dalle normative di tutela ambientale più stringenti.

Suzuki Microplastic Collector

La giapponese Suzuki ha sviluppato il Suzuki Microplastic Collector, primo dispositivo per motori fuoribordo che consente di raccogliere la microplastica presente nell’acqua. Il dispositivo può essere installato all’interno del sistema di raffreddamento e non influisce sulle prestazioni del motore perché impiega solo l’acqua che è già stata utilizzata per raffreddare il motore. L’AS Labruna di Monopoli (Bari) ha progettato Blue Hybrid System, un sistema di propulsione marina meccatronico applicabile a tutti i motori diesel marini che consente di navigare in elettrico fino a 8 nodi per otto ore in tutte le aree marine dove il rispetto dell’ambiente richiede silenzio e zero emissioni inquinanti. Le batterie si ricaricano durante la navigazione. Infine, l’azienda Seares di Livorno ha creato un sistema per generare energia da immagazzinare nelle batterie di bordo anche con la barca ormeggiata: si chiama SeadamPlus e è un ammortizzatore da applicare sulle cime d’ormeggio di poppa che sfrutta il movimento ondulatorio dell’imbarcazione in sosta.

Barche a vela ancora più sostenibili

Altro discorso per le barche a vela, per loro natura molto più sostenibili di quelle a motore. Tra le aziende che hanno investito nella sostenibilità spicca la Baltic Yachts. Il modello Baltic 142 Canova, vincitore del Sailing Yacht of the Year 2020, è completamente elettrico, con un sistema di propulsione diesel-elettrica e idro-generazione che riduce al minimo l’uso di combustibili fossili ed elimina qualsiasi rumore del motore. Un’elica rotante rivolta in avanti genera energia durante la navigazione che attraverso il motore elettrico ricarica le sei batterie agli ioni di litio: a 14 nodi vengono prodotti 20 Kw perdendo solo mezzo nodo per l’attrito. Con una brezza moderata questo yacht potrebbe attraversare un oceano mantenendo quasi tutti i sistemi elettrici funzionanti senza dover ricorrere a un motore a combustione interna. Anche il cantiere finlandese Nautor’s Swan sta introducendo la propulsione elettrica ibrida sulle barche in produzione, a partire dal nuovo maxi-yacht Swan 88. La Northern Light invece ha presentato al Salone nautico di Genova l’imbarcazione da regata Ecoracer, costruita in fibre naturali: le vele, sviluppate dalla OneSails di Bussolengo (Verona), sono fatte di un particolare polietilene ultra-resistente che permette un riciclo al 100% una volta dismesse.

61esima edizione del Salone nautico internazionale di Genova

Si è svolta dal 16 al 21 settembre e ha visto più di 92mila visitatori (il 30% in più rispetto all’edizione 2020), quasi il 20% di contratti firmati in più rispetto all’anno scorso, mille espositori e altrettante barche esposte su 200mila metri quadrati di superficie. Confindustria Nautica ha parlato di una crescita stabile attorno al 23,8% dell’industria nautica italiana per il 2020, prevedendo 6 miliardi di fatturato a fine anno (il 2019 aveva chiuso con un fatturato di 4,78 miliardi, il 12% in più del 2018). Il record del 2008, prima della crisi internazionale, si attestava a 6,2 miliardi.

Nicola Baroni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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