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Canapa italiana: studio tracciabilità e rapporto con il terreno

On the traces of the Hemp: l’analisi del terreno originario e la sua influenza sulla pianta – lo stato dell’arte con il ricercatore bellunese Marco Calvi 

Lampoon: Marco Calvi

«Questa analisi apporta benefici sia per i produttori che per i consumatori» racconta Marco Calvi «É vero che non esistono ancora disciplinari unificati per la coltivazione della canapa, ma nella nostra idea di partenza c’è anche la volontà di partire per primi e di stimolare l’entrata – in una normativa già esistente, in modo da dare valore aggiunto alla produzione».

Da dove proviene la canapa

Lo studio di Marco Calvi On the traces of the Hemp vuole sviluppare un metodo di tracciabilità per definire l’origine della Cannabis Sativa, destinata al settore alimentare e tessile. Troppo prodotto arriva dall’estero: preso in esame l’olio di canapa, quello di origine italiana è venduto in media a quaranta o cinquanta euro al litro, mentre ne esistono di altri tipi più economici non coltivati nel nostro Paese, difficilmente rintracciabili o verificabili. Non si può tuttavia affermare con certezza che la canapa coltivata in un’area sia più pregiata di quella coltivata in un’altra: ciò che vuole attestare la ricerca al momento è la provenienza della pianta. Alcune realtà danno già la possibilità di ottenere più informazioni sui semi acquistati. Consorzio Canapa Italia dà accesso alla filiera completa di produzione inserendo un numero di dodici cifre sulle confezioni. Inserendolo nel sito, l’utente può verificare parametri come la località della serra o campo di produzione, l’origine e la tipologia del seme, del terreno di coltivazione, il metodo e località di coltivazione, di essiccazione, di lavorazione e di confezionamento.

Analisi degli isotopi stabili

All’avvio del progetto, le aree di prelievo avrebbero dovuto essere tra Veneto e Friuli, Piemonte, Marche, Puglia e Sicilia, zone tra loro diverse dal punto di vista climatico. A causa dell’emergenza sanitaria, sono stati portati a termine solo tre campionamenti che hanno riguardato la zona del triveneto nel 2018 e della Lombardia nel 2019 e nel 2020. Le prime due hanno già potuto fornire risultati, mentre l’ultima è ancora in fase di elaborazione. Una volta prelevata la pianta si esaminano tre livelli, più uno di ricerca, per certificare l’origine geografica: l’analisi degli isotopi, delle terre rare, degli elementi in traccia e dello stronzio. Tali elementi, presenti nella pianta perché assorbiti dal suolo in cui era inserita, danno informazioni sulla geologia del luogo. Si effettuano questo stesso tipo di valutazioni anche per la tracciabilità di altri cibi, come il caffè o l’olio, sempre con l’obiettivo di risalire alla struttura del terreno di coltivazione. In tema di analisi degli isotopi, si fa riferimento in particolare a quelli stabili, quali carbonio, boro, zolfo, ossigeno, idrogeno e azoto, i cui valori rimangono invariati per molto tempo prima del decadimento. Le analisi degli isotopi sono le più rilevanti, in quanto elementi traccianti e direttamente collegati con le condizioni climatiche della zona di coltivazione, con la latitudine, l’altitudine. Lo zolfo, ad esempio, dà indicazioni sul suolo e sulla geologia, sulla vicinanza o lontananza dal mare, mentre l’azoto fornisce informazioni sul tipo di concimazione del terreno.

Le terre rare sono invece un gruppo di elementi chimici della tavola periodica. Nonostante il loro nome, gli elementi delle terre rare sono relativamente abbondanti nella crosta terrestre, ma a causa delle loro proprietà geochimiche, sono in genere dispersi e non si trovano spesso concentrati nei minerali delle terre rare; di conseguenza i depositi minerari sfruttabili sono meno comuni. Gli elementi in traccia sono micronutrienti presenti solo in piccole quantità nella pianta: zinco, rame, manganese, ovvero sostanze utili per la sua crescita. In alcuni casi si tratta di metalli estremamente tossici, anche a basse dosi e spesso soggetti ad accumulo nell’organismo, per cui il reale dosaggio non deve essere banalizzato, ad esempio piombo, cadmio, cromo, cobalto.

Foglia di canapa sativa
Foglia di canapa sativa

Concentrazione dello stronzio nella pianta di canapa 

I campioni prelevati dai primi prelievi del 2018, 2019 e 2020 sono stati effettuati o di persona o sono stati inviati per posta. In una fase successiva hanno subito una serie di processi: all’inizio sono stati congelati per non alterare lo stato di prelievo della pianta, di seguito sottoposti alla fase di liofilizzazione: la canapa congelata è ridotta in pezzetti, passata al liofilizzatore e nella pompa sottovuoto (che toglie tutta l’acqua della pianta, onde evitare il proliferare di muffe e batteri). Da questi due passaggi iniziali si ottiene il campione secco, pronto per essere macinato e sottoposto alle tre analisi: isotopica, delle terre rare e degli elementi traccia. In particolare, per le terre rare avviene un processo di digestione acida, da cui rimane solo parte inorganica. L’ulteriore step di indagine riguarda lo stronzio (Sr). Isotopo radiogenico, risultato dal decadimento del rubidio, è un elemento legato alla roccia madre e alla geografia del suolo. La concentrazione dello stronzio riflette quella d’origine, consentendo di collegare la pianta alla zona di coltivazione, come per le altre analisi precedenti. Questo studio è condotto all’Università di Lubiana, una delle due località europee ad avere la strumentazione adeguata. L’altra è Vienna. I laboratori per le altre valutazioni e per l’elaborazione dei dati si trovano alla Cà Foscari di Venezia oppure in altri enti associati, come ad esempio, la Fondazione Edmund Mach, in Trentino-Alto Adige. L’organizzazione persegue gli obiettivi di istruzione e ricerca scientifica in campo agrario dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige. Questo ente si occupa delle analisi isotopiche dei campioni di canapa, il cui obiettivo principe è quello di trovare le fingerprints isotopiche della canapa industriale.

Certottica

Certottica è un ente privato italiano di certificazione dei prodotti ottici e sostiene le aziende sviluppando progetti attraverso laboratori all’avanguardia. È iscritto all’Albo dei laboratori di ricerca altamente qualificati con riconoscimento del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. La sezione dedicata alla Ricerca in Certottica si occupa di analizzare le richieste e le problematiche imprenditoriali, individuare interlocutori scientifici competenti, realizzare studi di fattibilità ed elaborare ricerche scientifiche in base alle necessità indicate dalle imprese. La realtà bellunese ha voluto puntare anche sulle tematiche ambientali e sulla connessione del territorio. La canapa è stata scelta per via delle molteplici possibilità di impiego. Inoltre fornisce i semi, da cui si estrae un olio per il settore della cosmetica e dell’edilizia. 

Lampoon: On the traces of the Hemp

Il ricercatore Marco Calvi, laureato in Scienze Ambientali all’Università Cà Foscari di Venezia, ha dato il via nel 2018 al suo progetto di dottorato industriale On the traces of the Hemp: developing a procedure to trace Italian Cannabis sativa for its use as a textile and food insieme alla docente Barbara Stenni del Dipartimento di Scienze Ambientali della Cà Foscari. Tre anni di studio, avvalendosi della collaborazione di Certottica, centri di ricerca e altre università nazionali e internazionali. L’emergenza sanitaria del 2020 ha causato ritardi nei prelievi dei campioni di canapa e la chiusura temporanea dei laboratori di analisi. A settembre 2021, sarà probabilmente richiesta una proroga per continuare con la ricerca e la raccolta dei dati.

Eleonora Laura Bruno

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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