Paolo Cirio, Monitoring Control, Nero Editions
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Essere radicali e verticali – come distinguersi nel mondo dell’editoria

«La nostra natura più coatta è il retaggio della cultura locale, di una periferia continuiamo a frequentare». A Roma, un osservatorio della cultura globale Lorenzo Micheli Gigotti racconta gli esordi e l’evoluzione di NERO Editions

Lampoon intervista Lorenzo Micheli Gigotti, co-founder di NERO Editions

Fondata a Roma nel 2004, Nero è una casa editrice internazionale dedicata all’arte, alla critica e alla cultura contemporanea. Lorenzo Micheli Gigotti, classe 1979, uno dei fondatori, è responsabile dei contenuti e curatore occasionale. «Insieme a Francesco de Figuereido, Luca Lo Pinto, Valerio Mannucci abbiamo dato vita a una rivista di cultura contemporanea a distribuzione gratuita. Il modello era quello su carta con inserzioni all’interno – inserzioni che riguardavano principalmente il nostro mondo di riferimento: l’industria culturale, la discografia, il cinema, l’arte e la moda. Volevamo portare all’attenzione di un pubblico generalista contenuti inediti inerenti all’arte contemporanea, la musica elettronica, la musica strumentale, il design e l’architettura. Contenuti per cui normalmente era necessario abbonarsi a una rivista o acquistarne una specializzata» racconta Gigotti.

NERO Editions: storia, evoluzione, distribuzione – dalla rivista al libro

Free press, ma con più verticalità. «Quello che desideravamo offrire era un contenuto più approfondito rispetto al modello della free press che si rifaceva all’informazione di quartiere o generalista. È iniziata quasi in forma di fanzine. Quarantotto pagine in bianco e nero scelte da noi, fatte da noi, distribuite da noi che ne seguivamo ogni passaggio: dai contenuti alla distribuzione. Da lì il progetto si è allargato: siamo partiti da Roma, poi Milano, Firenze, Napoli, Bologna e Torino. Nel tempo questa distribuzione si è allargata e intorno al 2009 abbiamo cominciato a stampare non più solo in italiano ma anche in lingua inglese. A quel punto abbiamo provato a portare la nostra piccola iniziativa editoriale a un pubblico più ampio, anche europeo. La rivista si è sviluppata molto nell’ambito delle arti visive, che è stato l’ambito culturale più ricettivo rispetto alla nostra proposta. Tutto il progetto si è poi ampliato fino ad arrivare alla pubblicazione di libri: la stessa attitudine sperimentale della rivista si è traslata nel formato libro, e contemporaneamente abbiamo sviluppato un ecosistema vero e proprio dove la rivista coesisteva con le pubblicazioni cartacee, una rivista online–corrispettivo a specchio del magazine–e i canali social».

«Frigidaire è un riferimento – culturale e geografico, in quanto si tratta di un’esperienza romana. Nell’Italia di inizi anni Ottanta è stata un’esperienza dirompente, radicale, volta a trattare temi legati alla cultura contemporanea e al dibattito politico anche nelle forme più sperimentali che rompevano con la tradizione del fumetto e dell’informazione». Storica rivista della controcultura nata dalla cooperazione tra Vincenzo Sparagna, Stefano Tamburini e Filippo Scozzari, Frigidaire è stata una rivista di culto negli anni Ottanta e Novanta, apprezzata per lo stile editoriale e i reportage d’inchiesta: «Search&Destroy è stato un altro punto di riferimento, insieme alla maggior parte dell’editoria d’arte nata a cavallo degli anni Sessanta e Settanta statunitense. Penso a tutto quello che ha fatto Seth Siegelaub. Già nei primi tempi, attorno a NERO si è raccolta una piccola comunità di artisti, fanzinari, musicisti opinionisti alla prime armi, scrittori, critici in erba: Contenuti che incontravamo nelle fanzine, nei negozi di dischi, nelle gallerie d’arte, nei centri sociali o in rete venivano inclusi dentro NERO, che si è fatta portatrice di diverse iniziative autonome».

NERO Editions: l’estetica

L’estetica editoriale di Nero è uno dei segni di riconoscimento delle copertine della casa editrice romana, che lancia i propri contenuti attraverso un’immagine di stampo modernista: «Quello dell’estetica dei nostri prodotti e della nostra rivista è un aspetto che in parte è stato fisiologico proprio per la nascita e la storia di Nero. Lo spirito iniziale, che definirei DIY/fanzinaro, si è progressivamente contaminato con le suggestioni provenienti dall’arte contemporanea: in qualche modo ci siamo educati a un certo tipo linguaggio più sperimentale e composto, e ne è venuta fuori un’identità tutta sua. Non abbiamo mai avuto un’aderenza visiva o contenutistica a un’area specifica, quello di Nero è stato sempre un modo di relazionarci al contenuto aperto».

«Da una parte avevamo riferimento internazionali–penso a case editrici come semiotext(e) o Walther König, ad esempio–dall’altra, invece, la nostra natura più coatta, che è invece il retaggio della nostra cultura locale e di un certo tipo di periferia che abbiamo frequentato e che tutt’ora frequentiamo, insieme al linguaggio delle controculture, alle quali abbiamo sempre guardato: queste sono state le nostre scuole culturali, con questa attitudine un po’ punk, un po’ sgraziata, volutamente massimalista. Prendendo come esempio le copertine di Not–la collana di saggistica di NERO–c’è stato alla base un ragionamento sistematico nel creare un linguaggio visivo che mescolasse queste diverse attitudini, che si differenziasse profondamente dalla tradizione editoriale della saggistica italiana più sobria e educata.  Siamo una casa editrice piccola e la nostra identità visiva e la radicalità con la quale approcciamo i contenuti sono per noi alla base».

Not – la collana di libri di NERO Editions

Nel 2018 Nero lancia Not, collana di libri in lingua italiana, con l’obiettivo di presentare al pubblico italiano temi, narrazioni e linguaggi al centro dell’orizzonte contemporaneo. «Not nasce dall’esigenza di tornare a trattare determinati temi e a parlare con il pubblico italiano.  Abbiamo cercato di portare qualcosa che in Italia ci sembrava non esistesse ancora: tanti dei contenuti che abbiamo contribuito a rendere più centrali nel dibattito italiano non venivano trattati o appartenevano a un’editoria di nicchia, credo il nostro contributo non sia stato solo quello di colmare un vuoto ma anche di rendere questi contenuti più accessibili», dice. «Penso a Mark Fisher, per esempio, che avevamo già pubblicato in inglese, ma che in Italia non era mai stato tradotto. Così come Inventare il Futuro di Nick Srnicek e Alex Williams, o Le Visionarie a cura di Ann e Jeff Vandermeer: il tentativo è quello di portare un certo pensiero cosiddetto radicale all’attenzione del pubblico italiana, di diffondere letture anticipatorie del nostro presente. L’obiettivo è anche quello di sostenere autrici e autori che scrivono in italiano e metterli in dialogo con il dibattito internazionale: il nostro lavoro non è solo quello di importare o di tradurre, ma anche quello di costruire e alimentare un dibattito e anticipare questioni centrali che poi trovano spazio nel formato di libro o in un articolo online o in un progetto fisico nella realtà».

NFQ (Nero – Fabio Quaranta) in via Passo Pordoi a Milano

NFQ (Nero – Fabio Quaranta) in via Passo Pordoi a Milano, è uno spazio aperto da Nero Editions e Fabio Quaranta nei pressi di Fondazione Prada, ICA e Reading Room. «NFQ è uno spazio che abbiamo aperto tre anni fa e che abbiamo attivato con una serie di iniziative communities based, nel tentativo di costruire momenti di condivisone, dove si partecipa e non solo dove si vede o si ascolta. Penso a quando abbiamo invitato 8-Ball, una community newyorkese che nel corso di una settimana ho organizzato un radio dove ospiti da fuori e pubblico costruivano il flusso della diretta, producevano talk e conversazioni, performance, lezioni di meditazione, laboratori di video poesia, concerti e video screenings e piccole mostre condivise. Chi ha partecipato ha dato il suo contributo. Ci piacerebbe offrire una proposta culturale alla città completamente gratuita, dove autrici e autori da ogni ambito hanno modo di entrare in contatto tra loro e con un pubblico occasionale, senza limiti di età, genere o provenienza».

NERO Editions, Roma

Alla domanda su Roma, aggiunge: «Roma è una città culturalmente cinica e bella. Non l’abbiamo mai lasciata, anche come segno di resistenza: molte volte siamo stati attratti da Milano, Londra, Berlino, con l’idea di portare il progetto altrove. Ma Roma è parte della nostra identità, non è solo il modo con cui ci riconoscono gli altri, è anche l’atteggiamento con cui guardiamo le cose, un punto di vista speriamo interessante con cui approcciare la cultura contemporanea. Roma è un osservatorio dal quale guardiamo il mondo.  È una città in cui la moda viene vista con sospetto e questo lascia spazio a fenomeni culturali spontanei e sorprendenti. La necessità di doversi spostare fisicamente o attraverso la rete per scovare cose che non sono facilmente reperibili è una delle difficoltà che si presentano quando si decide di rimanere radicati in un territorio (qualsiasi esso sia), e questo aspetto può produrre degli effetti positivi: non c’è il rischio di essere inglobati nel trend del momento e si ha la possibilità di mantenere la giusta distanza con la quale osservare certi fenomeni».

NERO Editions

Casa editrice specializzata nella pubblicazione di libri d’artista, cataloghi, edizioni e saggi. Tra gli autori pubblicati: Mark Fisher, Donna Haraway, Timothy Morton, Basma Abdel Aziz, Ann e Jeff VanderMeer, Alexandre Laumonier, Kenneth Goldsmith, Nick Srnicek e Alex Williams.

Francesca Fontanesi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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